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A re Mida, Sileno risponde che la cosa più desiderabile per l'uomo è "non essere nato, non essere, essere niente". Questa sentenza, ripresa da vari autori come Erodoto e Plutarco, non deve essere interpretata come un semplice pessimismo metafisico. Umberto Curi avverte che parlare di pessimismo è fuorviante, se non consolatorio. Nietzsche, collocando il mito all'inizio della "Nascita della tragedia", lo rovescia, proponendo un'affermazione della vita in tutte le sue manifestazioni, compreso il dolore, che è al centro del sentimento tragico. La complessità del messaggio si intensifica quando si passa dalle visioni greche a quelle bibliche, che denunciano la miseria umana di fronte alla potenza divina. L'imprecazione di Geremia, la nullità dell'esistenza nel Qohelet e il conflitto di Giobbe con Dio rimandano a una verità paradossale della fede, rielaborata da figure come san Paolo, Kierkegaard e Simone Weil. Il motto di Sileno, nelle sue varie interpretazioni, esprime non tanto la negatività dell'esistenza, quanto l'impossibilità di avere una comprensione definita dell'esistenza stessa, continuando a interrogare il discorso filosofico e le forme del pensiero religioso.
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Meglio non essere nati, Umberto Curi
- Lingua
- Pubblicato
- 2008
- Rilegatura
- (In brossura),
- Condizioni del libro
- In ottime condizioni
- Prezzo
- 10,89 €
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- Titolo
- Meglio non essere nati
- Sottotitolo
- La condizione umana tra Eschilo e Nietzsche
- Lingua
- Italiano
- Autori
- Umberto Curi
- Editore
- Bollati Boringhieri
- Pubblicato
- 2008
- Formato
- In brossura
- Pagine
- 292
- ISBN10
- 8833918408
- ISBN13
- 9788833918402
- Serie
- Categoria
- Descrizione
- A re Mida, Sileno risponde che la cosa più desiderabile per l'uomo è "non essere nato, non essere, essere niente". Questa sentenza, ripresa da vari autori come Erodoto e Plutarco, non deve essere interpretata come un semplice pessimismo metafisico. Umberto Curi avverte che parlare di pessimismo è fuorviante, se non consolatorio. Nietzsche, collocando il mito all'inizio della "Nascita della tragedia", lo rovescia, proponendo un'affermazione della vita in tutte le sue manifestazioni, compreso il dolore, che è al centro del sentimento tragico. La complessità del messaggio si intensifica quando si passa dalle visioni greche a quelle bibliche, che denunciano la miseria umana di fronte alla potenza divina. L'imprecazione di Geremia, la nullità dell'esistenza nel Qohelet e il conflitto di Giobbe con Dio rimandano a una verità paradossale della fede, rielaborata da figure come san Paolo, Kierkegaard e Simone Weil. Il motto di Sileno, nelle sue varie interpretazioni, esprime non tanto la negatività dell'esistenza, quanto l'impossibilità di avere una comprensione definita dell'esistenza stessa, continuando a interrogare il discorso filosofico e le forme del pensiero religioso.


