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Infanzia e storia. Distruzione dell'esperienza e origine della storia

distruzione dell'esperienza e origine della storia

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L'esperienza umana si colloca non nella parola o nella lingua, ma nello spazio tra di esse. Questo concetto di "in-fanzia" rappresenta un'esperienza originaria, non intesa come infanzia nel senso stretto, ma come la traccia che essa lascia nel linguaggio, evidenziando la scissione tra lingua e parola, caratteristica del linguaggio umano. La ricerca si interroga se l'uomo moderno sia ancora capace di esperienza o se questa sia ormai distrutta. Si propone un ripensamento radicale del problema dell'esperienza, esplorando temi come la solidarietà tra razionalismo e irrazionalismo, il passaggio della fantasia dall'ambito della conoscenza a quello dell'irrealtà, e la scissione tra desiderio e bisogno. Si analizzano anche il rifiuto delle ragioni dell'esperienza da parte dei movimenti giovanili e il cambiamento dell'avventura dal quotidiano allo straordinario. Nella parte finale, tutti questi temi convergono in una teoria dell'infanzia, riformulando questioni cruciali del pensiero contemporaneo, come l'opposizione tra natura e cultura e tra lingua e parola. L'uomo emerge non più come "l'animale che ha il linguaggio", ma come colui che deve riceverlo dall'esterno. Attorno a questo nucleo si sviluppano studi su gioco, rito, tempo, fiaba e presepe, tutti volti a ripensare il rapporto tra l'uomo e la sua storia.

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Infanzia e storia. Distruzione dell'esperienza e origine della storia, Giorgio Agamben

Lingua
Pubblicato
2001
Rilegatura
(In brossura)
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Titolo
Infanzia e storia. Distruzione dell'esperienza e origine della storia
Sottotitolo
distruzione dell'esperienza e origine della storia
Lingua
Italiano
Editore
Einaudi
Pubblicato
2001
Formato
In brossura
Pagine
152
ISBN10
8806139401
ISBN13
9788806139407
Serie
Descrizione
L'esperienza umana si colloca non nella parola o nella lingua, ma nello spazio tra di esse. Questo concetto di "in-fanzia" rappresenta un'esperienza originaria, non intesa come infanzia nel senso stretto, ma come la traccia che essa lascia nel linguaggio, evidenziando la scissione tra lingua e parola, caratteristica del linguaggio umano. La ricerca si interroga se l'uomo moderno sia ancora capace di esperienza o se questa sia ormai distrutta. Si propone un ripensamento radicale del problema dell'esperienza, esplorando temi come la solidarietà tra razionalismo e irrazionalismo, il passaggio della fantasia dall'ambito della conoscenza a quello dell'irrealtà, e la scissione tra desiderio e bisogno. Si analizzano anche il rifiuto delle ragioni dell'esperienza da parte dei movimenti giovanili e il cambiamento dell'avventura dal quotidiano allo straordinario. Nella parte finale, tutti questi temi convergono in una teoria dell'infanzia, riformulando questioni cruciali del pensiero contemporaneo, come l'opposizione tra natura e cultura e tra lingua e parola. L'uomo emerge non più come "l'animale che ha il linguaggio", ma come colui che deve riceverlo dall'esterno. Attorno a questo nucleo si sviluppano studi su gioco, rito, tempo, fiaba e presepe, tutti volti a ripensare il rapporto tra l'uomo e la sua storia.