Bookbot

Renata Colorni

    Gli Adelphi - 700: Autobiografia
    Una scrittura femminile azzurro pallido
    Il soccombente
    La morte della Pizia
    La lingua salvata
    • Con la sua prosa limpida, tesa, vibrante in tutti i particolari, Canetti è qui risalito ai suoi ricordi più remoti, cercando di ritrovare nella propria vita quella diffìcile verità che solo il racconto può dare. Dopo aver vagato per decenni fra migliaia di miti, di fiabe, di trame, si è rivolto a quell'unica storia che per ciascuno di noi è la più segreta ed enigmatica: la propria.

      La lingua salvata1991
      4,2
    • Nel 1936 a Vienna, un alto funzionario ministeriale, sposato con una donna bella e ricca, riceve una lettera con una scrittura femminile azzurro pallido. Questa missiva, apparentemente formale, richiede il suo aiuto per trasferire un giovane tedesco di diciotto anni in una scuola viennese, ma per lui rappresenta il riemergere di un amore del passato, accuratamente rimosso. Il giovane potrebbe essere un figlio ignorato, un legame che ha segnato la sua vita come una "tomba interrata". Quell'amore, forse il più grande della sua esistenza, è stato eliminato dal suo "cuore guasto" per conformarsi alle aspettative della società viennese, descritta con tocchi abili. León, l'elegante protagonista, è distaccato da ogni elemento della sua vita, comprese le sue umili origini e quella passione inaccettabile. L'autore riesce a intrecciare indagine psicologica e analisi sociale con una precisione disturbante, evidenziando che l'amante abbandonata è ebrea, il che rende la sua cancellazione ancora più tragica. Pubblicata in esilio a Buenos Aires nel 1941, questa storia perfetta si legge come un amaro addio a Vienna e alla civiltà mitteleuropea, continuando il discorso di Schnitzler.

      Una scrittura femminile azzurro pallido1991
      3,9
    • La morte della Pizia

      • 68pagine
      • 3 ore di lettura

      «Stizzita per la scemenza dei suoi stessi oracoli e per l’ingenua credulità dei Greci, la sacerdotessa di Delfi Pannychis XI, lunga e secca come quasi tutte le Pizie che l’avevano preceduta, ascoltò le domande del giovane Edipo, un altro che voleva sapere se i suoi genitori erano davvero i suoi genitori, come se fosse facile stabilire una cosa del genere nei circoli aristocratici, dove, senza scherzi, donne maritate davano a intendere ai loro consorti, i quali peraltro finivano per crederci, come qualmente Zeus in persona si fosse giaciuto con loro». Con queste parole spigolose e beffarde ha inizio La morte della Pizia e subito il racconto investe alcuni dei più augusti miti greci, senza risparmiarsi irriverenze e furia grottesca. Ma Dürrenmatt è troppo buono scrittore per appagarsi di una irrisione del mito. Procedendo nella narrazione, vedremo le storie di Delfi addensarsi in un «nodo immane di accadimenti inverosimili che danno luogo, nelle loro intricatissime connessioni, alle coincidenze più scellerate, mentre noi mortali che ci troviamo nel mezzo di un simile tremendo scompiglio brancoliamo disperatamente nel buio». L’insolenza di Dürrenmatt non mira a cancellare, ma a esaltare la presenza del vero sovrano di Delfi: l’enigma.

      La morte della Pizia1988
      4,1
    • Il soccombente

      • 167pagine
      • 6 ore di lettura

      A un corso di Horowitz a Salisburgo, tre giovani pianisti si incontrano: due sono brillanti, mentre il terzo è Glenn Gould, destinato a diventare una leggenda. Durante una performance delle Variazioni Goldberg di Bach, l'amico Wertheimer si sente annientato, consapevole che non potrà mai raggiungere quel livello. Questa scena racchiude il destino dei tre: Gould morirà suonando le Variazioni, cercando di diventare il pianoforte stesso. Wertheimer, invece, sarà sopraffatto dalla feroce emulazione e dalla consapevolezza della sua incapacità di essere unico. Il narratore, il terzo pianista, rinuncia al pianoforte, ma crea una partitura di prosa che esplora temi di grazia e invidia, simile alla rivalità tra Mozart e Salieri, ma soprattutto il terribile tema del non riuscire a essere. Bernhard scrive come Gould suonava, dal basso verso l'alto, rivelando una disputa inestinguibile tra Forza e Debolezza. La Forza si manifesta nella ricerca della perfezione di Gould, mentre la Debolezza si articola nella vita di Wertheimer, un uomo dotato di talento ma che soccombe in un processo sottile e distruttivo. La sua debolezza attira gli altri nella rovina, e alla fine, Wertheimer costruisce un'ombra distorta della perfezione di Gould, come ultima vendetta della debolezza contro la grazia. Il romanzo è stato pubblicato in Germania nel 1983.

      Il soccombente1985
      4,1