Angol Magyar Szotar
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Dal momento in cui Jaromil viene concepito, egli è il 'poeta'. Così vuole sua madre, e fantastica che Jaromil sia nato non per fecondazione del marito ma di un Apollo di alabastro. Con lo stesso spirito, questa madre accompagnerà invisibilmente il figlio nel letto dei suoi amori, come lo assisterà sul letto di morte: morte di un poeta adolescente che voleva darsi tutto alla rivoluzione. Il poeta, la madre, la giovinezza, la rivoluzione: chi non sente una qualche reverenza verso queste parole? In esse avvertiamo il soffio dell''età lirica', dello spirito adolescente, di ogni pretesa di innocenza. Ma questo romanzo, tanto più duro nella sostanza quanto più arioso nel suo articolarsi e agile nel suo sarcasmo, ci mostra anche il "sorriso insanguinato" dell'innocenza. Qui non si dice nulla contro la poesia 'in sé', ma si svela una possibilità del mostruoso che è interna alla poesia e ben pochi sanno riconoscere. E qui si mette in scena, con una precisione e una distanza che non hanno uguali, quell'èra in cui "il poeta regnava a fianco del carnefice". Ora non potremo più guardare al poeta, alla madre, alla giovinezza, alla rivoluzione con occhi devoti. Ora saremo condotti per mano a constatare come, per un poeta che la morte coglierà prima dei vent'anni, il supremo compimento possa anche essere la delazione. "Forse polizia e poesia vanno molto più d'accordo di quanto alcuni non pensino" riflette il poeta.
This book is subtitled "A Humorous – If Possible – Novella from the Ghetto.” It was published in 1969 by a famous satirist from Prague, a co-creator of the "small form theater” and a contributor to the humorous Porcupine magazine. The author’s coming of age in the Terezín Ghetto presents a unique image amongst the volumes of the Holocaust literature, combining death and terror with absurdity and humor as well as stark openness. The traditional image of the world of adults viewed through the eyes of a child is constructed in a humorous manner, however, through laughter it also presents experience that is beyond description. The text, translated into English by Alex Zucker and with and epilogue by Jáchym Topol, is followed by personal memories of the author’s sister, film documentarian Zuzana Justmanová.