Scienza e idee - 143: So quel che fai. Il cervello che agisce e i neuroni specchio
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Giulio Giorello è stato un filosofo e matematico italiano, profondamente dedito all'epistemologia. Il suo lavoro si è spesso concentrato sulla filosofia della scienza, esplorando l'intricato rapporto tra pensiero scientifico, ragione e società. Giorello era noto per la sua capacità di collegare concetti scientifici complessi con indagini filosofiche e culturali più ampie. I suoi saggi sono apparsi in importanti pubblicazioni culturali e la sua carriera accademica ha lasciato un'eredità duratura nel campo della filosofia della scienza.






In una lettera del 1857, Charles Darwin esprimeva il timore di affrontare la questione umana nel suo lavoro sulle "trasmutazioni", riconoscendo però che fosse il problema più interessante per un naturalista. Per secoli, corpo, mente ed emozioni sono stati considerati ambiti distinti. Giulio Giorello, nell'Introduzione, sottolinea come il mistero della mente umana, complessa e flessibile, abbia spesso ostacolato spiegazioni naturalistiche. Con l'espansione delle conoscenze in genetica, biologia e neurologia, la sfida per gli scienziati è ora spiegare come l'evoluzione abbia generato, tra 150.000 e 45.000 anni fa, la mente umana, con le sue facoltà uniche come linguaggio, capacità astrattiva, immaginazione, senso morale e religioso. Questo libro, agile e accessibile, raccoglie e rielabora gli interventi di studiosi partecipanti alla Conferenza mondiale sull'evoluzione, offrendo un quadro delle conoscenze attuali sullo sviluppo cognitivo e culturale della nostra specie. La teoria neo-darwiniana emerge come uno strumento utile per comprendere i confini tra istinti, emozioni e pensiero razionale.
Se una sorprendente concatenazione di accidenti ecologici non si fosse verificata, noi non saremmo qui. Lo stesso vale per la nascita di piante e animali nel Cambriano, per l’estinzione dei dinosauri e la successiva fortuna dei mammiferi: in sintesi, per tutto ciò che ci ha permesso di diventare umani. Siamo dunque figli di una radicale contingenza storica, il processo evolutivo resta intrinsecamente imprevedibile ma proprio la contingenza e l’imprevedibilità del nostro divenire evolutivo, e non le deleghe a fondamenti esterni, sono il sostegno di virtù morali e vita autentica.
Che cosa distingue la nostra mente da quella di un animale? Si potrebbe pensare alla capacità di progettare utensili o alla comprensione del passato, che ci inducono a considerare noi stessi come la specie più eminente del pianeta. In anni recenti, però, queste affermazioni sono state confutate da una rivoluzione nello studio della cognizione animale. Se consideriamo il modo in cui i polpi usano le noci di cocco per mimetizzarsi o la prodigiosa memoria di cui dà prova un giovane scimpanzé oggetto di studio all’Università di Kyoto, dobbiamo concludere che la capacità di ideare strumenti o di ricordare il passato non sono caratteristiche esclusivamente umane. Frans de Waal, che in questo ambito di studi non ha rivali al mondo, riporta qui ricerche condotte sulle più varie specie, dai delfini alle pecore, dalle vespe ai pipistrelli, per mostrare quanto sia vasta l’intelligenza degli animali e quanto noi siamo stati sciocchi a sottovalutarne le capacità così a lungo.
Partite in automobile per un lungo viaggio: siete davvero sicuri di non incappare in qualche incidente? E quel test per una data malattia è risultato positivo: siete inesorabilmente condannati? La nostra vita non si svolge sempre nel chiaro mattino delle certezze bensì nel "crepuscolo delle probabilità". Ma il calcolo delle probabilità è lo strumento principale per mettere ordine nelle nostre credenze e soppesare i rischi delle nostre stesse azioni. Questo testo di Gigerenzer insegna l'arte del "rischio calcolato", dalla medicina al diritto alle assicurazioni, in un mondo in cui, come diceva Benjamin Franklin, "di certo ci restano solo la morte e le tasse".
Testamento biologico, clonazione, fecondazione assistita... le questioni che spaccano società e ricerca
Fecondazione assistita, trapianto di organi, stato vegetativo permanente, eutanasia: come già notava Darwin, il mondo della vita è anche pieno di sofferenza e di morte. È dalla consapevolezza di questa situazione ambivalente che nascono i grandi dilemmi della nostra epoca.Un oncologo di fama mondiale, Umberto Veronesi, e un matematico filosofo, Giulio Giorello, che ritiene oggi più viva che mai l’eredità dell’Illuminismo si confrontano sul “benessere” del nostro corpo (salute) e della nostra società (libertà).
La farfalla è la scienza come noi oggi la conosciamo. Essa è nata dalla crisalide della filosofia, un intreccio di modi di pensare spesso rivali tra loro, comunque capaci di influenzare la nostra vita associata. Ma più o meno 4 secoli fa la scienza ha cominciato a ribellarsi al dominio della filosofia, a conquistare una sua autonomia e a rappresentare una costellazione di discipline che vanno dalla fisica all’intelligenza artificiale. Tra i due approcci, quello filosofico e quello scientifico, si è così spalancato un abisso, che pare difficile colmare. Ma ne vale davvero la pena? Edoardo Boncinelli sostiene che la crisalide è stata ormai abbandonata da una scienza che procede in piena indipendenza. Cosa resta allora ai filosofi?
La filosofia della mente si distingue dagli altri ambiti filosofici attuali per il fatto che tutte le sue teorie più famose e influenti sono false. John R. Searle, il più autorevole studioso della mente, smonta così le pretese della disciplina a cui egli stesso appartiene. Ma mentre confuta le teorie più accreditate rivela gli aspetti segreti e sconcertanti di quella elusiva entità che chiamiamo appunto mente umana. Comparsa dell'intelligenza, natura della coscienza, possibilità di un libero arbitrio, debolezza della volontà, struttura della decisione: tutto questo e altro ancora è al centro della riflessione di Searle.
Dice la Bibbia: "Lotta fino alla morte per la verità e il Signore combatterà per te". In questo volume il teologo Vito Mancuso non esita a polemizzare con papi e cardinali della sua Chiesa. Come scrive Carlo Maria Martini, è dunque un libro che "incontrerà opposizioni e critiche", eppure "sarà difficile parlare dei suoi argomenti" - l'esistenza dell'anima, il peccato, il giudizio, la salvezza e la perdizione, negli scenari dell'inferno, del purgatorio e del paradiso - senza tener conto di quanto ne dice l'autore "con penetrazione coraggiosa", in un discorso rivolto soprattutto alla coscienza laica nutrita di scienza e di filosofia. Valeva la pena rischiare? In gioco è l'interrogativo capitale che da sempre inquieta gli esseri umani: se esista e come possa essere la vita dopo la morte.
Più rapido del signor Bianconiglio, più imprevedibile delle collere della Regina di Cuori, più esclusivo del sorriso del Gatto del Cheshire è il mondo dei quanti che la fisica del Novecento ha rivelato a ricercatori che confessavano di "non credere ai propri occhi", cioè a quello che con formule ed esperimenti stavano dimostrando. Eppure la sconcertante realtà della microfisica è alla base della stessa fisica degli oggetti quotidiani in cui abitualmente ci muoviamo e persino dell'architettura delle galassie dell'universo. Ricalcado le orme del grande Carroll, Gilmore presenta una moderna Alice anch'essa sospesa tra piccolo e grande, capace di guidarci con straordinaria abilità nel paese delle meraviglie della fisica dei quanti.
Chi siamo e che tipo di relazioni stabiliamo gli uni con gli altri? Luciano Floridi sostiene che gli sviluppi nel campo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione stiano modificando le risposte a domande così fondamentali. I confini tra la vita online e quella offline tendono a sparire e siamo ormai connessi gli uni con gli altri senza soluzione di continuità, diventando progressivamente parte integrante di un'"infosfera" globale. Questo passaggio epocale rappresenta niente meno che una quarta rivoluzione, dopo quelle di Copernico, Darwin e Freud. L'espressione "onlife" definisce sempre di più le nostre attività quotidiane: come facciamo acquisti, lavoriamo, ci divertiamo, coltiviamo le nostre relazioni. In ogni campo della vita, le tecnologie della comunicazione sono diventate forze che strutturano l'ambiente in cui viviamo, creando e trasformando la realtà. Saremo in grado di raccoglierne i frutti? Quali, invece, i rischi impliciti? Floridi suggerisce che dovremmo sviluppare un approccio in grado di rendere conto sia delle realtà naturali sia di quelle artificiali, in modo da affrontare con successo le sfide poste dalle tecnologie correnti e dalle attuali società dell'informazione.
Un percorso singolare, che propone un'inedita prospettiva sulla filosofia occidentale - uno sguardo, per così dire, bagnato dal vino. Già cara a Dioniso, e insignita assai presto di un alto valore simbolico anche dalla ragione filosofica, tale bevanda consente una profonda riconsiderazione del rapporto tra vita e pensiero, tra vizio e virtù, ragione e passione, misura e dismisura. Ciò cui si allude, nel contesto di un'analisi insieme rigorosa e gustosamente anedottica, è un'altra immagine della filosofia in quanto tale. E proprio a partire dal vino. Dalla condanna più radicale al più sincero entusiasmo, da un interesse più specificatamente scientifico a un non meno frequente e radicale investimento simbolico, diversi sono stati gli atteggiamenti nei confronti della sua potenza seduttiva. Ma costante doveva rimanere la pregnanza di una suggestione che di continuo ha dischiuso orizzonti nuovi e affascinanti.
La scienza nasce dallo stupore di fronte all’insolito, all’inatteso, al bizzarro. Cosa c’è di più strano del fatto che l’universo esista, con la sua complessa architettura di galassie, stelle, sole e pianeti? Per millenni teologia e filosofia hanno cercato di spiegarci le meraviglie del cosmo. Dopo Copernico e Galileo, Newton e Einstein, la fisica ha finalmente ricostruito la storia dell’universo come l’evoluzione a partire dalla grande esplosione iniziale, il big bang. Siamo così davvero riusciti a penetrare nel mistero della creazione? Martin Rees, “autorità indiscussa nel campo dell’astronomia”, come dice di lui Stephen Hawking, ci spiega che il big bang da cui avrebbe tratto origine il nostro mondo non è altro che un evento locale in un multiuniverso di cui ci sfugge la configurazione globale. Rinasce così, sulle basi della fisica più avanzata, l’antica idea della pluralità dei mondi (e dei loro eventuali abitatori), quella stessa per la quale fu bruciato sul rogo nel 1600 il filosofo Giordano Bruno. Più la scienza avanza nella comprensione della natura, più il nostro stupore è destinato ad aumentare.
Invecchiamento, morte, immortalità
La morte non è più quella di un tempo. Si arriva spesso a una vecchiaia estrema e innovazioni tecnologiche come le interfacce elettroniche suggeriscono un modo nuovo di sopravvivere alla morte. Aggiornato dal punto di vista scientifico, senza dimenticare il versante poetico e mitologico, questo è un libro su tutti gli aspetti dell'invecchiamento e della morte. Ognuno potrà trovarvi quello a cui è più interessato, dal mito di Aurora e Titone ai meccanismi dell'invecchiamento cellulare, dalla saga di Gilgamesh alle ragioni dell'incredibile allungamento della vita che stiamo tutti vivendo. L'autore Guy Brown dirige un gruppo di ricerca che, presso l'Università di Cambridge, in Gran Bretagna, studia la morte cellulare e i suoi rapporti con le patologie cerebrali e cardiache e con il cancro.
L'uomo contemporaneo è ammalato, forse gravemente. E l'origine del "disagio della civiltà" va cercata, in particolare, in quel nichilismo che, sul finire del secolo scorso, Nietzsche ha reso in modo così pesante. Di fronte all'assenza di senso che lo accompagna in ogni passo dell'assoggettamento tecnico-scientifico del mondo, dopo aver sperimentato cocenti delusioni, angosce e paure, ha rivolto lo sguardo al "remoto" passato, col desiderio di ritornare alle proprie radici culturali. Ha così riscoperto la saggezza dei Greci, che di nuovo si impone come un punto di riferimento ineludibile per chiunque intenda costruire la propria identità. Questo libro traccia una sorta di itinerario fra i mali che affliggono l'uomo d'oggi, mostrando come la saggezza antica riveli i modi per la "cura" del disagio contemporaneo. Queste "terapie", forse, non riusciranno a guarire, ma almeno leniranno il dolore e la disperazione.
In questa opera prima, Simone Rossi, un protagonista della ricerca neurologica di frontiera, affronta importanti progressi delle neuroscienze e racconta come lui stesso li ha avvicinati. Tra le pagine del libro si scopre dove nasce l'informazione nervosa, come si sposta, come funzionano le connessioni cerebrali, cosa sono le oscillazioni cerebrali. E ancora: com'è possibile registrare le attività del cervello ed eventualmente - novità degli ultimi anni - come la neuromodulazione possa interagire con queste attività per curare malattie neurologiche e psichiatriche. Il cervello elettrico è una lettura che ci porta all'avanguardia delle neuroscienze, sui fronti più caldi della ricerca e della clinica, fino all'elettroceutica e al neuroenhancement, inclusi gli interrogativi, tecnologici ed etici, che l'applicazione di correnti, seppur deboli, al nostro cervello può creare. Sempre con uno stile accattivante, perché è scritto in prima persona da un protagonista delle neuroscienze italiane, che sa rendere intrigante la lettura attraverso il racconto di divertenti episodi della sua "vita da scienziato".
Come vivere, agire, lottare, morire quando si può contare solo su se stessi? È la sfida cruciale per un nuovo Illuminismo, inteso non solo come difesa di fronte al dispotismo, ma come compagno di strada anche per coloro che ancora avvertono il bisogno d'amore a cui un tempo si dava il nome di Dio. Da "ateo protestante", l'autore di questo libro non mira a dimostrare che Dio non c'è ma a definire l'orizzonte di un'esistenza senza Dio. Una vita, quindi, che prescinda da qualsiasi forma di sottomissione al divino, rifiutando rassegnazione e reverenza, ritrovando il piacere della sperimentazione nella scienza e nell'arte, e riscoprendo infine il gusto della libertà, soprattutto quando essa appare eccessiva alle burocrazie di qualsiasi "chiesa". Un ateismo non dogmatico che può essere utilizzato persino da ogni credente stanco della furia dei vari fondamentalismi che hanno sostituito al dono della Grazia del Signore il paesaggio desolato della repressione e dell'intolleranza.
il primo genio universale
Da "il caso e la necessità" al "caso e la libertà". Scienziati, psicologi e filosofi pongono l'accento sul valore critico della scelta, della creatività e della responsabilità del ricercatore.Contributi di Henri Atlan, John D. Barrow, Remo Bodei, Jerome S. Bruner, Jean-Pierre Dupuy, Paolo Fabbri, Paul K. Feyerabend, Stefano Rodotà, René Thom.
Giorello riafferma la necessità di critica che se fondata rivoluziona il pensiero e la scienza, mentre se infondata rafforza la certezza. Certezza che a Giorello stona preoccupato com'è di coltivare l'eterno dubbio convinto che solo nel dialogo possa nascere e svilupparsi una società libera ed aperta nella tolleranza e l'" indifferenza", quest'ultima da intendersi come libertà assoluta di aderire a qualsiasi fede o idea senza ledere la libertà altrui e quella complessiva. Ciò che esce vincente dalla lettura è la fallibilità che viene contrapposta all'infallibilità considerata pericolosa.