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Prima che il gallo canti

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  • 281pagine
  • 10 ore di lettura

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Prima Che Il Gallo Canti è un titolo che allude al tradimento di se stessi e dei propri ideali che entrambi i protagonisti dei due lunghi racconti scontano con un continuo e inappagato bisogno d'amore. Il giovane esiliato in un aspro paese del sud, di cui l'autore racconta i turbamenti ne "Il Carcere", cosi' come l'intellettuale de "La Casa In Collina" che tenta invano di fuggire al caos violento della guerra, riflettono il dramma tipico di un momento storico ed etico rimasto irrisolto, e forse irrisolvibile. Quello della crisi in cui ogni coscienza è condannata a dibattersi di fronte alla necessita' dell'impegno civile: impegno, pero', che a un'analisi spietata si rivela condizionamento del mito più che della storia. Mentre l'aspirazione di fondo, quella dell'innocenza e del calore umano, che costituì il nucleo centrale del dramma di Pavese, rimane sempre tradita, confermando l'autocondanna dell'uomo alla solitudine.

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Prima che il gallo canti, Cesare Pavese

Lingua
Pubblicato
1967
Rilegatura
(In brossura),
Condizioni del libro
Danneggiato
Prezzo
4,92 €

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Titolo
Prima che il gallo canti
Lingua
Italiano
Pubblicato
1967
Formato
In brossura
Pagine
281
Serie
Categoria
Descrizione
Prima Che Il Gallo Canti è un titolo che allude al tradimento di se stessi e dei propri ideali che entrambi i protagonisti dei due lunghi racconti scontano con un continuo e inappagato bisogno d'amore. Il giovane esiliato in un aspro paese del sud, di cui l'autore racconta i turbamenti ne "Il Carcere", cosi' come l'intellettuale de "La Casa In Collina" che tenta invano di fuggire al caos violento della guerra, riflettono il dramma tipico di un momento storico ed etico rimasto irrisolto, e forse irrisolvibile. Quello della crisi in cui ogni coscienza è condannata a dibattersi di fronte alla necessita' dell'impegno civile: impegno, pero', che a un'analisi spietata si rivela condizionamento del mito più che della storia. Mentre l'aspirazione di fondo, quella dell'innocenza e del calore umano, che costituì il nucleo centrale del dramma di Pavese, rimane sempre tradita, confermando l'autocondanna dell'uomo alla solitudine.