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Milan Kundera

    1 aprile 1929 – 11 luglio 2023

    Milan Kundera è stato uno scrittore la cui opera è celebrata per le sue profonde esplorazioni filosofiche e il suo stile letterario unico. Scrisse sia in ceco che in francese, considerando le sue edizioni francesi revisionate da sé come creazioni originali piuttosto che traduzioni. I suoi romanzi approfondiscono le complessità dell'esistenza umana, dell'identità e degli assurdità della vita, toccando spesso temi di esilio e memoria. La voce distintiva di Kundera fonde il rigore intellettuale con un approccio narrativo avvincente, facendo sì che la sua scrittura risuoni profondamente con i lettori.

    Milan Kundera
    L'insostenibile leggerezza dell'essere
    I testamenti traditi
    Biblioteca Adelphi - 292: I testamenti traditi
    L'immortalità
    Lo scherzo
    Jacques e il suo padrone
    • Jacques e il suo padrone

      • 112pagine
      • 4 ore di lettura

      Kundera scrisse questa commedia – unico suo testo teatrale, mai tradotto finora in Italia – dopo l’invasione russa della Cecoslovacchia, quando il suo nome e la sua opera erano stati ufficialmente cancellati dall’esistenza. Si tratta, dunque, di un «divertimento in tempi di peste». Ed è un caso di straordinaria simbiosi con un autore amato, Diderot, come se con un salto mortale nella letteratura Kundera riuscisse a evadere dall’oppressione incombente. Al pari del romanzo di Diderot, Jacques il fatalista, sulle cui figure e scene è ricalcato, questo testo di sfrenata leggerezza nasconde le sue punte acuminate (che non sono poche) in un «festino dell’intelligenza, dello humour e della fantasia». Jacques e il suo padrone, scritto in ceco, è stato pubblicato per la prima volta nel 1971.

      Jacques e il suo padrone
      4,5
    • «Con Lo scherzo, il “tono” di Kundera è già nato splendidamente: quel dono di unire la rabbia e il gioco, l’odio e la tenerezza, la solidità e il capriccio, la disperazione e la melodia, il nichilismo e il sogno... Quello che non finisce di avvincerci è la fluidità: il dono supremo del narratore. Questa fluidità nasce da una totale dedizione ed effusione del corpo, della mente e dell’anima: incanta e conquista il Tempo, il Tempo della narrazione e del mondo, dove si installa come signore; e di lì, dal cuore stesso del tempo, si rivolge ad ognuno di noi, come diceva Tolstoj, per contagiarci, come se ciascuno di noi fosse il più fraterno dei complici» (Pietro Citati).

      Lo scherzo
      4,2
    • L'immortalità

      • 366pagine
      • 13 ore di lettura

      «Nessuno, oggi, possiede la grazia di Kundera: il suo tocco: quella combinazione inimitabile di ironia e amarezza, di malinconia e leggerezza. Basta aprire il libro, leggere due righe, corteggiare un’immagine, inseguire disperatamente un motivo; e ci diciamo sorridendo: “È Kundera”» (Pietro Citati su L’immortalità).

      L'immortalità
      4,2
    • Questo saggio si presenta come un romanzo che esplora il romanzo stesso, rivelando pensieri estremi e segreti di Kundera. L'autore non si limita a presentare idee, ma le tratta come personaggi, creando una narrazione polifonica ricca di figure, passioni e conflitti. Tra i protagonisti troviamo Stravinskij e Kafka, insieme ai loro amici Ansermet e Max Brod, oltre a Hemingway, Céline e Majakovskij, tutti messi alla prova dalla loro epoca. Il romanzo emerge come un protagonista onnipresente, incarnando una "sapienza" unica che solo il romanzo può offrire, e che irrita coloro che la ignorano. Kundera risponde a domande politiche con la sua identità di romanziere, sottolineando la fragilità di questa sapienza. L'autore e l'opera d'arte, per la loro stessa esistenza, affrontano persecuzioni e tradimenti, evocando figure come amici devoti, biografi invadenti e traduttori che cercano di migliorare le opere. La narrazione esprime una furia e una rivolta radicale, affrontando i delicati temi del bene e del male in relazione all'arte, che suscita rancore per la sua natura al di là di queste categorie. Pubblicato per la prima volta in francese nel 1993, il testo offre una riflessione profonda e provocatoria sul ruolo del romanzo e dell'arte.

      Biblioteca Adelphi - 292: I testamenti traditi
      4,0
    • Un saggio che può essere letto come un romanzo che ha per protagonista il romanzo stesso. La migliore introduzione a quella forma di conoscenza che soltanto il romanzo può dare e che sembra irritare sommamente tutti quelli che la ignorano. I testamenti traditi è stato pubblicato per la prima volta in francese nel 1993.

      I testamenti traditi
      4,1
    • "Il suo romanzo ci dimostra come nella vita tutto quello che scegliamo e apprezziamo come leggero non tarda a rivelare il proprio peso insostenibile. Forse solo la vivacità e la mobilità dell'intelligenza sfuggono a questa condanna: le qualità con cui è scritto il romanzo, che appartengono a un altro universo da quello del vivere." (Italo Calvino) "Chi è pesante non può fare a meno di innamorarsi perdutamente di chi vola lievemente nell'aria, tra il fantastico e il possibile: mentre i leggeri sono respinti dai loro simili e trascinati dalla 'com-passione' verso i corpi e le anime possedute dalla pesantezza. Così accade nel romanzo: Tomáš ama Tereza, Tereza ama Tomáš: Franz ama Sabina, Sabina (almeno per qualche mese) ama Franz; quasi come nelle «Affinità elettive» si forma il perfetto quadrato delle affinità amorose." (Pietro Citati)

      L'insostenibile leggerezza dell'essere
      4,1
    • L'arte del romanzo

      • 228pagine
      • 8 ore di lettura

      In sette testi relativamente indipendenti ma collegati come altrettante tappe di un singolo saggio, Kundera ci parla di quella creatura singolare, imprevedibile, grandiosa e delicata che è il romanzo europeo ("arte nata come eco della risata di Dio"). Il suo discorso scavalca con sicurezza ogni pretesa di rigido inquadramento teorico e si dedica invece a un'analisi amorosa di ciò che il romanzo, creatura polimorfa, diventa nelle mani di scrittori così diversi come Kafka e Cervantes, Broch e Tolstoj, Gombrowicz e Flaubert, Diderot e Musil, Rabelais e Sterne - e infine Kundera: perché qui si troveranno i due testi dove Kundera ha detto l'essenziale per chi vuole accedere al segreto dei suoi romanzi. Anche come saggista, Kundera ha il dono stupefacente della trasparenza: le questioni più intricate appaiono nelle sue parole con una nettezza e un'evidenza tali da farci pensare che le stiamo vedendo per la prima volta. E l'aspetto di confessione, da parte di Kundera, sull'arte che oggi egli conosce più di ogni altro, dà a questo libro una pulsazione ulteriore, per noi preziosa: "Devo sottolineare che non ho la minima ambizione di fare della teoria e che tutto il libro non è altro che la confessione di uno che fa della pratica? L'opera di ogni romanziere contiene implicitamente una visione della storia del romanzo, un'idea di cos'è il romanzo; ed è proprio quest'idea, insita nei miei romanzi, che ho cercato di far parlare."

      L'arte del romanzo
      4,0
    • La vita è altrove

      • 350pagine
      • 13 ore di lettura

      Dal momento in cui Jaromil viene concepito, egli è il poeta . Così vuole sua madre, e fantastica che Jaromil sia nato non per fecondazione del marito ma di un Apollo di alabastro. Con lo stesso spirito, questa madre accompagnerà invisibilmente il figlio nel letto dei suoi amori, come lo assisterà sul letto di morte: morte di un poeta adolescente che voleva darsi tutto alla rivoluzione. Il poeta, la madre, la giovinezza, la rivoluzione: chi non sente una qualche reverenza verso queste parole? In esse avvertiamo il soffio dell’ età lirica , dello spirito adolescente, di ogni pretesa di innocenza. Ma questo romanzo, tanto più duro nella sostanza quanto più arioso nel suo articolarsi e agile nel suo sarcasmo, ci mostra anche il «sorriso insanguinato» dell’innocenza. Qui non si dice nulla contro la poesia in sé , ma si svela una possibilità del mostruoso che è interna alla poesia e ben pochi sanno riconoscere. E qui si mette in scena, con una precisione e una distanza che non hanno uguali, quell’èra in cui «il poeta regnava a fianco del carnefice». Ora non potremo più guardare al poeta, alla madre, alla giovinezza, alla rivoluzione con occhi devoti. Ora saremo condotti per mano a constatare come, per un poeta che la morte coglierà prima dei vent’anni, il supremo compimento possa anche essere la delazione. «Forse polizia e poesia vanno molto più d’accordo di quanto alcuni non pensino» riflette il poeta. La vita è altrove è apparso per la prima volta nel 1973.

      La vita è altrove
      4,0
    • Il libro del riso e dell'oblio

      • 273pagine
      • 10 ore di lettura

      Di questo libro Kundera ha scritto: «Nel Libro del riso e dell’oblio, la coerenza dell’insieme è data unicamente dall’unicità di alcuni temi (e motivi), con le loro variazioni. È un romanzo, questo? Io credo di sì». E lo stesso vale per i numerosissimi lettori che questo libro ha avuto dal 1979 a oggi e che vi hanno riconosciuto una delle più audaci imprese letterarie del nostro tempo: un «romanzo in forma di variazioni». Cambiano totalmente i personaggi e le situazioni, in ciascuna delle sette parti in cui (come d’obbligo in Kundera) il libro si divide. Ciascuna è autosufficiente – e tutte si susseguono «come le diverse tappe di un viaggio che ci conduce all’interno di un tema, all’interno di un pensiero, all’interno di una sola e unica situazione la cui comprensione, per me, si perde nell’immensità». Su tutto, un gesto si mostra con peculiare insistenza: il tentativo di sottrarsi alla cancellazione di ciò che è avvenuto. Come dice un personaggio del romanzo: «la lotta dell’uomo contro il potere è la lotta della memoria contro l’oblio».

      Il libro del riso e dell'oblio
      4,0