Martin Heidegger fu un filosofo tedesco il cui lavoro è spesso associato alla fenomenologia e all'esistenzialismo, sebbene il suo pensiero debba essere identificato con tali movimenti solo con estrema cautela. Le sue idee hanno profondamente influenzato lo sviluppo della filosofia europea contemporanea, estendendo il loro impatto ben oltre i confini tradizionali. L'evidenza della sua portata si trova in campi come la teoria architettonica, la critica letteraria, la teologia, la psicoterapia e le scienze cognitive, a testimonianza dell'ampiezza e della profondità dei suoi contributi filosofici.
Nuova edizione ampliata. «Come Nietzsche aveva riconosciuto in Wagner il suo unico antagonista esistente e con ciò gli aveva tributato il più grande onore, così Heidegger ha dedicato a Nietzsche il suo scritto più articolato che tratti di un pensatore moderno, anche se in questo caso cronicamente inattuale, dandogli il supremo onore di definirlo “l'ultimo metafisico dell'Occidente”. E come Nietzsche si distacca in tutto dagli oppositori di Wagner, così Heidegger non ha molto a che fare con tutte le generazioni di critici e biasimatori di Nietzsche – è molto di più, è l'unico che risponda a Nietzsche». - Roberto Calasso
La raccolta di sei saggi, pubblicata per la prima volta nel 1949/50, riunisce opere fondamentali di Heidegger scritte tra il 1936 e il 1946. Tra i temi trattati vi è la questione dell'essenza dell'arte, esplorata in "L'origine dell'opera d'arte", e l'analisi della fondazione del mondo moderno attraverso la metafisica in "Il tempo dell'immagine del mondo". Heidegger offre anche un'interpretazione del concetto speculativo di esperienza di Hegel nella "Fenomenologia dello spirito", una sintesi delle sue grandi interpretazioni di Nietzsche in "La parola di Nietzsche: Dio è morto", un dialogo con la poesia di Rilke in "A cosa serve il poeta", e una lettura del presocratico Anassimandro in "Il detto di Anassimandro". In queste sei opere, Heidegger mette in evidenza e sviluppa questioni chiave del pensiero ontologico, la cui prima articolazione è presente nei "Contributi alla filosofia (Dall'evento)".
In questo corso universitario, tenuto a Friburgo nel semestre invernale 1942/1943, il nome di Parmenide sta per tutto ciò che esso rappresenta: il pensiero aurorale dei greci quale inizio e fondamento della civiltà occidentale. Heidegger orchestra una polifonia sorprendentemente ampia di motivi, in cui Parmenide diventa il pre-testo per trattare temi e problemi quali la verità, la giustizia, la politica, il divino.
L'interesse di Heidegger per Aristotele, testimoniato da questo corso universitario che il filosofo tenne nel 1924, si colloca nel periodo cruciale dell'elaborazione dell'analitica ontologico-esistenziale di Essere e tempo. In particolare, nell'analisi della Retorica aristotelica compaiono già, in nuce, alcuni 'concetti fondamentali della filosofia heideggeriana' - come Dasein (esserci), In-der-Welt-sein (essere nel mondo) e Befindlichkeit (il sentirsi situato, la situatività, e anche la situazione emotiva) - destinati a lasciare un segno indelebile nella filosofia del Novecento. Ma, soprattutto, Heidegger si impegna qui - come raramente in seguito - in una brillante fenomenologia dei páthe, delle "passioni", e del ruolo determinante che esse svolgono nella vita e nell'esistenza dell'uomo. La messa in questione del tradizionale privilegio accordato agli atti intellettivi superiori che questo implica suggerisce l'idea che siano costitutivi dell'uomo, allo stesso titolo della ragione, anche gli elementi 'inferiori', quali la sensibilità, le affezioni e le passioni
Il corso di lezioni del 1942 di Martin Heidegger interpreta l'inno "L'Ister" di Friedrich Hölderlin nel contesto dell'opera poetica e filosofica di Hölderlin, con particolare enfasi sul dialogo di Hölderlin con la tragedia greca. Durante l'estate del 1942, questo corso è stato tenuto all'Università di Friburgo. Le discussioni di Heidegger sul significato del "politico" e del "nazionale" rivelano il suo pensiero di quel periodo, in cui sottolinea la difficoltà e la necessità di trovare "il proprio" attraverso un dialogo con "l'altro". In questo contesto, Heidegger riflette sulla natura della traduzione e dell'interpretazione. Una lettura dettagliata del famoso coro dell'Antigone di Sofocle, noto come "ode all'uomo", è una caratteristica fondamentale del corso.
Martin Heidegger impartì la materia di Logica nel semestre invernale del 1925-1926 a Marburgo. In questo corso, contrappone alla logica tradizionale una logica filosofante in cui si interroga sul logos, una logica della verità. Nella prima parte, Heidegger si rifà all'interpretazione aristotelica della verità, mentre nella seconda sviluppa la domanda radicale sulla verità nell'orizzonte dell'analitica dell'esistenza, dove il peso principale ricade sulla tematica del tempo. La sua interpretazione della Critica della ragion pura mostra il significato della problematica del tempo per Kant. Questo corso è imprescindibile per comprendere la genesi del pensiero di Heidegger.
Nel semestre invernale del 1920/1921, Martin Heidegger dedica una lezione intitolata Introduzione alla fenomenologia della religione, un'opera che rappresenta un'importante riflessione sulla vita religiosa. Nella prima parte, Heidegger si concentra sulla questione di definire e delimitare il metodo fenomenologico, adattandolo alla vita fattuale. Nella seconda parte, analizza l'esperienza originaria di San Paolo, considerando le sue lettere non come scritti dottrinali, ma come documenti della sua esperienza vitale di credente. In questo modo, offre un'analisi della concezione cristiana della vita, influenzata dall'aspettativa della venuta imminente del Messia. La fenomenologia della religione di Heidegger rappresenta uno studio approfondito dell'esperienza originaria della religiosità, evidenziando la visione cristiana primitiva della vita fattuale. Inoltre, Heidegger esplora il fenomeno religioso e l'esperienza religiosa fondante, rivelando i momenti costitutivi dell'esistenza umana articolati nel mondo proprio, nel mondo condiviso e nel mondo circostante.
Se nei primi anni Venti il giovane Heidegger, ancora assistente di Husserl, aveva interrogato soprattutto Aristotele, divenuto professore a Marburgo inizia, con le dense lezioni universitarie qui raccolte - fondamentali nell'evoluzione del suo pensiero -, un cammino a ritroso che penetra nelle maglie concettuali di Platone. Ed è in questo percorso che matura quell'indagine sulla questione dell'essere che illuminerà, di lì a breve, l'analitica di Essere e tempo, e rimarrà sempre cifra ispiratrice di tutta la speculazione heideggeriana. Nell'abbordare il problema ontologico per via negationis, attraverso la ricostruzione dello statuto del non-essere, del nulla - cruciale per tutto l'Occidente sin da Parmenide -, Heidegger mostra come sia dunque di importanza centrale la definizione del «sofista», nucleo dell'omonimo dialogo platonico. Assumendo infatti che egli professi pensieri privi di sussistenza, e affermi cose che non sono, si ammette implicitamente - contro il divieto di Parmenide - la realtà di ciò che non è. Ne consegue l'inevitabilità di una riflessione sul «nulla» - il che obbliga a un fondamentale ripensamento della questione dell'essere.La rigorosa chiarificazione storico-filosofica - prima ancora che filologica - del testo platonico (ma anche di decisivi passaggi di Aristotele) fa così emergere nel cuore del Novecento la domanda più radicale - e ineludibile: perché l'essere e non piuttosto il nulla?
Nonostante il suo carattere di schizzo, il corso di Marburgo del semestre estivo del 1926 può essere considerato un tentativo di Heidegger, nella fase di concezione di "Essere e Tempo", di percorrere filosoficamente la storia della filosofia greca fino ad Aristotele. Ripete l'inizio decisivo della filosofia occidentale come processo di scoperta dell'essere a partire dall'ente, che si configura in modo sempre più ricco e differenziato, poiché solo così la filosofia attuale potrebbe appropriarsi in modo soddisfacente delle possibilità contenute nel suo interrogare. Nella prima sezione, il corso affronta il trattamento che Aristotele fa nel primo libro della "Metafisica" della filosofia greca che lo precede. La seconda sezione del corso, che inizia con Talete e si occupa dei pensatori e delle correnti di pensiero significativi, tratta stadi importanti della filosofia greca. Heidegger vede un movimento ascendente di autodepliegamento del pensiero dell'essere fino al suo apogeo nella filosofia aristotelica. Questo corso costituisce una prova che il modo heideggeriano di formulare e sviluppare il pensiero dell'essere corrisponde a una parte essenziale della sua occupazione con la storia, le forme del pensiero e i concetti fondamentali della filosofia greca.
Le prime lezioni di Heidegger a Friburgo e Marburgo rivestono un'importanza particolare, poiché offrono uno sguardo sul suo percorso di pensiero nel decennio tra la sua abilitazione (1916) e la pubblicazione di "Essere e Tempo" (1926). In questi anni, Heidegger non pubblicò quasi nulla, ma grazie alla sua attività didattica, il suo leggendario prestigio si diffuse tra le università. In queste lezioni, spesso della durata di un'ora, si riunirono giovani studenti e futuri professori di filosofia, affascinati dai primi passi verso una nuova direzione del pensiero, che si concretizzò poi nel suo principale lavoro. Il tema di queste lezioni (semestre estivo 1923) è la "ermeneutica della fatticità", ovvero l'autointerpretazione del soggetto come Da-sein, essere-nel-mondo, cura. Anche se in seguito i percorsi di pensiero di coloro che si riunirono come "allievi" si separarono, nessuno ha mai completamente abbandonato l'influenza di questa scuola.
Queste lezioni del '29-30 - specie nei loro capitoli conclusivi - ci consentono di cogliere in fieri meglio di qualunque altro testo di Heidegger, come il progetto sistematico di ricondurre ogni genuina questione filosofica alla sua scaturigine e ai suoi presupposti originari nella finitezza dell'essere, cioè all'identità antimetafisica di tempo ed essere, abbia condotto Heidegger sulla via di una scepsi sempre più radicale e affine a quella intrapresa, in tempi diversi e con esiti altrettanto diversi, da Nietzsche. "Concetti fondamentali della metafisica" rappresentano perciò un capitolo essenziale nel cammino che avrebbe portato Heidegger, qualche anno più tardi, a decretare la fine della metafisica.
Compresa fra gli anni friburghesi di Heidegger, questa lezione dedicata alle Interpretazioni fenomenologiche di Aristotele costituisce un'introduzione di eccezionale significato a quello che è il maggior laboratorio filosofico del Novecento. ecento. Cercando di comprendere l'Io storico nel suo stesso spazio mondano, Heidegger ripercorre le esperienze fondamentali del suo tempo: l'ermeneutica di Dilthey e il metodo fenomenologico di Husserl. Dilthey e Husserl costituiscono anche il punto di vista storico attraverso cui Heidegger tenta di accedere alle fonti greco-cristiane del suo problema: l'antropologia cristiana e quella greca.
I testi di questi Seminari, qui tradotti per la prima volta, compendiano l’insegnamento orale dell’ultimo Heidegger, consentendoci di guardare direttamente nel laboratorio del filosofo. In quel periodo (si va dal 1951 al 1973) Heidegger, ormai lontano dalle aule universitarie, dove per lunghi anni aveva presentato le sue opere principali – a partire da Essere e tempo – sotto forma di corsi d’insegnamento, si dedicò in rare occasioni, soprattutto fuori dai confini tedeschi, e in forma ristretta e privata, alla interrogazione diretta, martellante dei testi filosofici. Tanto più preziosa apparirà dunque la testimonianza di questo suo insegnamento che sarebbe fondato definire «esoterico». I temi sono fra i più ardui e imprescindibili (e spesso le formulazioni che essi trovano in questa forma seminariale aggiungono, nella loro stringatezza, qualcosa di essenziale alle trattazioni più diffuse): alcuni frammenti di Parmenide ed Eraclito, la «questione dell’essere», il dominio della natura attraverso la tecnica, il senso della «lacerazione» in Hegel e della «produzione» in Marx, la distruzione-decostruzione da cui nacque Essere e tempo. I Seminari sono stati pubblicati per la prima volta nel 1977.
One of the most important philosophical works of our time, a work that has had tremendous influence on philosophy, literature, and psychology, and has literally changed the intellectual map of the modern world.
Offers an assessment of Kant's thought. This title talks about the problem of how the author proposed to enact his destruction of the metaphysical tradition and the role that his reading of Kant would play therein.
Reconstructs Martin Heidegger's lecture course at the University of Marburg, devoted to an interpretation of Plato's "Sophist" and Aristotle. The lectures approach Plato through a detailed reading of the "Nichomachean Ethics", providing one of Heidegger's major interpretations of Aristotle.
Introduction to Phenomenological Research , volume 17 of Martin Heidegger's Gesamtausgabe, contains his first lectures given at Marburg in the winter semester of 1923–1924. In these lectures, Heidegger introduces the notion of phenomenology by tracing it back to Aristotle's treatments of phainomenon and logos . This extensive commentary on Aristotle is an important addition to Heidegger's ongoing interpretations which accompany his thinking during the period leading up to Being and Time. Additionally, these lectures develop critical differences between Heidegger's phenomenology and that of Descartes and Husserl and elaborate questions of facticity, everydayness, and flight from existence that are central in his later work. Here, Heidegger dismantles the history of ontology and charts a new course for phenomenology by defining and distinguishing his own methods.
The text of Martin Heidegger's 1927--28 university lecture course on Immanuel Kant's Critique of Pure Reason presents a close interpretive reading of the first two parts of this masterpiece of modern philosophy. In this course, Heidegger continues the task he enunciated in Being and Time as the problem of dismatling the history of ontology, using temporality as a clue. Within this context the relation between philosophy, ontology, and fundamental ontology is shown to be rooted in the genesis of the modern mathematical sciences. Heidegger demonstrates that objectification of beings as beings is inseparable from knowledge a priori, the central problem of Kant's Critique. He concludes that objectification rests on the productive power of imagination, a process that involves temporality, which is the basic constitution of humans as beings.
Includes a treatment of the history of metaphysics and an elaboration of a philosophy of life and nature. This work defines and develops Heidegger's concepts of organism, animal behaviour, and environment.
Martin Heidegger's reading of Aristotle was one of the pivotal influences in the development of his philosophy. First published in German in 1981 as volume 33 of Heidegger's Collected Works, this book translates a lecture course he presented at the University of Freiburg in 1931. Heidegger's careful translation and his probing commentary on the first three chapters of Book IX of Metaphysics show the close correlation between his phenomenological interpretation of the Greeks (especially of Aristotle) and his critique of metaphysics. Additionally, Heidegger's confrontation with Aristotle's Greek text makes a significant contribution to contemporary scholarship on Aristotle, particularly the understanding of potentiality in Aristotle's thought. Finally, the book exemplifies Heidegger's gift for teaching students how to read a philosophical text and how to question that text in a philosophical way.
Heidegger's lecture course at the University of Marburg in the summer of 1925, an early version of Being and Time (1927), offers a unique glimpse into the motivations that prompted the writing of this great philosopher's master work and the presuppositions that gave shape to it. The book embarks upon a provisional description of what Heidegger calls "Dasein," the field in which both being and time become manifest. Heidegger analyzes Dasein in its everydayness in a deepening sequence of terms: being-in-the-world, worldhood, and care as the being of Dasein. The course ends by sketching the themes of death and conscience and their relevance to an ontology that makes the phenomenon of time central. Theodore Kisiel's outstanding translation premits English-speaking readers to appreciate the central importance of this text in the development of Heidegger's thought.--
Gregory Fried, a prominent philosopher and chair of the Philosophy Department at Suffolk University, explores the intersections of Heidegger's thought in his works. His notable publication, "Heidegger's Polemos: From Being to Politics," delves into the philosophical implications of Heidegger's ideas, while he also contributes as an editor to "A Companion to Heidegger's Introduction to Metaphysics," collaborating with Richard Polt to provide insights into this foundational text.
"The fugally structured work comprises six "joinings" - "Echo," "Playing-Forth," "Leap," "Grounding," "The Ones to Come," and "The Last God" - and a final section, "Be-ing," which together illuminate what enowns and thus enables thinking."--BOOK JACKET.
The book presents a systematic exploration of Heidegger's late philosophy, making it a crucial resource for understanding his thoughts. Renowned thinker Hannah Arendt highlights its significance, suggesting that it rivals even Heidegger's seminal work, Being and Time. The text delves into the nature of thinking and its implications, offering readers an engaging and profound insight into Heidegger's philosophical evolution.
Joan Stambaugh's translations of the works of Heidegger, accomplished with his guidance, have made key aspects of his thought and philosophy accessible to readers of English for many years. This collection, writes Stambaugh, contains Heidegger's attempt "to show the history of Being as metaphysics," combining three chapters from the philosopher's Nietzsche ("Metaphysics as a History of Being," "Sketches for a History of Being as Metaphysics," and "Recollection in Metaphysics") with a selection from Vorträge und Aufsätze ("Overcoming Metaphysics").
Martin Heidegger's Nietzsche's Second Untimely Meditation presents crucial elements for understanding Heidegger's thinking from 1936 to 1940. Heidegger offers a radically different reading of a text that he had read decades earlier, showing how his relationship with Nietzche's has changed, as well as how his understandings of the differences between animals and humans, temporality and history, and the Western philosophical tradition developed. With his new reading, Heidegger delineates three Nietzschean modes of history, which should be understood as grounded in the structure of temporality or historicity and also offers a metaphysical determination of life and the essence of humankind. Ullrich Hasse and Mark Sinclair offer a clear and accessible translation despite the fragmentary and disjointed quality of the original lecture notes that comprise this text.
Focussing on Leibniz's principle: 'nothing is without reason', this book shows
that the principle of reason is in fact a principle of being. It also contains
discussions of language, translation, reason, objectivity, and technology - as
well as readings of Leibniz, Kant, Aristotle, and Goethe.
First Published in German in 1981 as Grundbegriffe (volume 51 of Heidegger's collected works), this translation of Martin Heidegger's lecture course at the University of Freiburg in the winter semester of 1941 offers a concise introduction to new directions in the philosopher's later thought. Shifts in Heidegger's thought from the problem of the meaning of being to the question of the truth of being are evident in this outstanding translation.
"Heidegger is widely regarded as the Twentieth Century's most original philosopher. This volume brings together the two seminal lecture courses of 1918 - The Idea of Philosophy and The Problem of Worldview and Phenomenology and Transcendental Philosophy of Value - as well as the lecture, On the Nature of the University and Academic Study."--Jacket
This revised and expanded edition of Martin Heidegger's BASIC WRITINGS includes ten key essays plus the Introduction to BEING AND TIME. An essential collection, BASIC WRITINGS provides a concise introduction to the thought of this controversial and important 20th-century philosopher.
A complete English translation of the correspondence between the philosopher Martin Heidegger and the novelist and essayist Ernst Jünger, together with a translation of Jünger's essay Across the Line.
This thoroughly revised commentary uses the most recent insights in Heidegger studies to lead the reader through the sometimes difficult text of Being and Time. The clearly marked section-by-section analysis explains the structure of Being and Time, illuminates obscure passages, and presents examples of human experience to elucidate Heidegger's points. So that the reader does not lose sight of the main argument, Gelven summarizes the relevant concepts of Heidegger's chapters prior to his explicit interpretation of each section. Even though Gelven's commentary is primarily intended to be used as a supplement to Being and Time, the text also serves as an articulate study in Heideggerian philosophy.
Exploring the nature of thought, this work delves into how shifting perspectives can transform our understanding of familiar situations. It challenges readers to engage with profound questions that arise when we encounter the ordinary in new and unexpected ways. The text invites introspection and encourages a deeper examination of our perceptions, ultimately fostering a more nuanced approach to everyday experiences.
Essential reading for students and anyone interested in the great philosophers, this book opened up appreciation of Martin Heidegger beyond the confines of philosophy to the reaches of poetry. In Heidegger's thinking, poetry is not a mere amusement or form of culture but a force that opens up the realm of truth and brings man to the measure of his being and his world.
The book offers a comprehensive collection of the correspondence between philosopher Martin Heidegger and his student Karl Löwith, shedding light on their intellectual exchanges and personal relationship. This unprecedented compilation enhances the understanding of German intellectual and cultural history, providing insights into Heidegger's philosophical development and the influence he had on Löwith.
The collection features essential writings from influential philosophers and cultural theorists of the twentieth century, exploring the foundational ideas that have shaped urban environments and architectural experiences. It delves into the theoretical frameworks that underpin contemporary architecture, offering insights into the cultural and philosophical contexts that inform our understanding of space and design. This compilation serves as a critical resource for those interested in the intersection of architecture, philosophy, and urban theory.
Die "Beiträge zur Philosophie (Vom Ereignis)" gelten als Heideggers zweites Hauptwerk nach "Sein und Zeit". Sie bieten eine neue Perspektive auf die Seinsfrage, indem sie das Wesen des Seins im Kontext des ereigneten Entwurfs untersuchen. Diese Arbeit markiert den Übergang von der Metaphysik zur Wahrheit des Seins und vollzieht die "Kehre" im Denken.
Heideggers Erörterungen haben in ihrer Vielfalt der Philosophie des 20.
Jahrhunderts ungeahnte Perspektiven eröffnet, nachhaltig ist besonders sein
Einfluss auf die Theologie.
Přednáška Nač básníci? byla proslovena v nejužším kruhu přátel u příležitosti 20. výročí úmrtí R. M. Rilkeho, který zemřel 29. prosince 1926. Analyzuje básnické dílo R. M. Rilkeho a odkazuje i na několik básní F. Hölderlina. Heideggerovi přátelé, pro které přednášku napsal, byli jistě podobně jako on sám důvěrně obeznámeni s tvorbou obou těchto velkých německých básníků. Takovou obeznámenost nelze předpokládat u českého publika, a proto překladatel svými překlady většinu zmiňovaných děl doplnil. Přeložil Ivan Chvatík.
Der Band, erschienen zum 80. Geburtstag von Martin Heidegger (1889--1976), vereinigt vier Stücke: den 1962 im Rahmen des Freiburger Studium Generale gehaltenen Vortrag "Zeit und Sein", das Protokoll eines Seminars zu diesem Vortrag, die deutsche Erstveröffentlichung des Vortrags "Das Ende der Philosophie und die Aufgabe des Denkens" aus dem Jahr 1964 sowie den Beitrag "Mein Weg in die Phänomenologie", 1963 zuerst als Privatdruck erschienen in der Festgabe für den Verleger Hermann Niemeyer zum 80. Geburtstag.
In der Vorlesung des Sommersemesters 1927 unter dem Titel "Die Grundprobleme der Phänomenologie" nimmt Martin Heidegger eine "Neue Ausarbeitung des 3. Abschnitts des I. Teiles von 'Sein und Zeit'" in Angriff. Der "Gesamtbestand der Grundprobleme der Phänomenologie in ihrer Systematik und Begründung" besteht in der "Diskussion der Grundfrage nach dem Sinn von Sein überhaupt und der aus ihr entspringenden Probleme". Die so gekennzeichnete Thematik von "Zeit und Sein" wird auf dem "Umweg" einer phänomenologischen Erörterung von vier geschichtlichen Thesen über das Sein behandelt. Die phänomenologisch-kritische Diskussion dieser Thesen führt zu der Einsicht, dass allem zuvor die Grundfrage nach dem Sinn von Sein überhaupt beantwortet sein muss, um die aus den vier geschichtlichen Thesen herausgeschälten vier Grundprobleme in zureichender Weise systematisch ausarbeiten zu können. Wer "Sein und Zeit" als einen Weg zur Ausarbeitung der Seinsfrage überhaupt als dem Ziel studiert, bleibt auf "Die Grundprobleme der Phänomenologie" verwiesen.
Wie konnte sich einer der größten Denker des 20. Jahrhunderts im Nationalsozialismus engagieren, wie nah oder fern steht er zum Antisemitismus? Darüber gab es in den letzten beiden Jahren heftige öffentliche Auseinandersetzungen. Dieses Buch dokumentiert den entstandenen Widerstreit: Führende Heidegger-Forscher und andere Protagonisten des Diskurses stellen kurz und prägnant ihre Sicht zu Heideggers politischen Verirrungen dar. Außerdem werden aus der Korrespondenz zwischen Martin und Fritz Heidegger diejenigen Briefe veröffentlicht, in denen sich die Brüder in den 30er und 40er Jahren über gesellschaftliche und politische Themen austauschen.
Im Jahr 1809 erschien die Abhandlung „Über das Wesen der menschlichen Freiheit“. Sie ist das größte Werk Schellings und zugleich eines der tiefgründigsten Werke der deutschen Philosophie. Zwei Jahre vor Schellings Abhandlung über die Freiheit erschien 1807 Hegels erstes und größtes Werk, die „Phänomenologie des Geistes“. Die Vorrede zu diesem Werk, die eine entschieden ablehnende Haltung Schellings enthielt, führte zum endgültigen Bruch der beiden Freunde aus Jugendtagen. Der dritte im Bunde der jugendlichen Freundschaft der drei Schwaben, Hölderlin, wurde von seinen Göttern in den Wahnsinn gehüllt.
Nejvýznačnější filosof 20. století Martin Heidegger jako básník? I pro ty, kdo se zabývají Heideggerovou filosofií to bude zřejmě překvapivé. Sám autor píše: „Mé „návrhy“ se ostře odlišují od každého druhu poezie: od poetické básně, avšak především od básně „naučné“, protože žádnou „nauku“ do veršů nevnášejí. To už jsou spíše spřízněny s výroky raných myslitelů, příbuzné snad raným počátkům myšlení, a přesto z jiného „vrhu“ bytí. „Návrhy“ jsou vzkazy bytí, jež se vyřklo do jazyka, a zároveň platí, že jazyk toto sycené ticho chová jako chvění uvnitř svobodného klidu.“
1. Nietzsches metaphysische Grundstellung (Sein und Schein). 2. Skizzen zu Grundbegriffe des Denkens. Übungen Sommersemester 1937 und 1944
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Im Seminar von 1937 untersucht Heidegger die Transformation der Frage nach dem Sein im abendländischen Denken, insbesondere bei Nietzsche, hin zur Problematik des Willens zur Macht. Diese Entwicklung wird als Zeichen der Seinsvergessenheit im Nihilismus interpretiert, der sich in der ewigen Wiederkehr des Gleichen manifestiert. Heidegger argumentiert, dass diese Wiederkehr den philosophischen Diskurs an sein Ende führt und die Notwendigkeit eines neuen Anfangs aufzeigt. Der Zusammenhang mit späteren Arbeiten, insbesondere den "Beiträgen zur Philosophie", wird ebenfalls thematisiert, wobei der Fokus auf Nietzsches Wertedenken liegt.
In diesem Band wird Heideggers Manuskript "Der Spruch des Anaximander" veröffentlicht, das als Vorlesung aus 1942 konzipiert wurde. Es eröffnet eine Reihe von Vorlesungen über die griechischen Denker und zielt darauf ab, verborgene Möglichkeiten des abendländischen Denkens zu erschließen, besonders im Kontext der metaphysischen Krise.
Von 1931 bis in die frühen siebziger Jahre dokumentiert Heidegger in seinen "Schwarzen Heften" Gedanken und philosophische Experimente. Die 'Anmerkungen I-V' (1942-1948) bieten Einblicke in seine schmerzhafte Neuorientierung und thematisieren den intellektuellen Niedergang Deutschlands sowie seine gescheiterten universitätspolitischen Ambitionen.
Der Band 11 der Gesamtausgabe vereinigt in seinem ersten Teil drei gedankentiefe Vortragstexte aus der Mitte und der zweiten Halfte der funfziger Jahre: Was ist das - die Philosophie? (1955), der die Frage nach dem kunftigen Wesen der Philosophie in die Notwendigkeit einer Erorterung des Verhaltnisses von Denken und Dichten einmunden lasst; Der Satz der Identitat (1957), in dem die Identitat aus dem Ereignis als dem Zusammengehoren von Sein und Mensch gedacht wird; Die onto-theo-logische Verfassung der Metaphysik (1957), deren Wesensherkunft aus der Differenz als dem Austrag von entbergender Uberkommnis und sich bergender Ankunft bestimmt wird. Der zweite und der dritte Text wurden von Heidegger unter dem Buchtitel Identitat und Differenz veroffentlicht, den er auch als Titel fur den Sammelband 11 der Gesamtausgabe festgelegt hat. Der zweite Teil enthalt die Erstveroffentlichung (1962) des vierten Vortrags Die Kehre aus den Bremer Vortragen von 1949 sowie die Erstveroffentlichung (1958) des ersten Vortrags der Freiburger Vortragsreihe von 1957 Grundsatze des Denkens, deren Mitte der Vortrag Der Satz der Identitat ist. Die fur die Veroffentlichung in Briefform verfassten Texte fur Pater W.J. Richardson (1962) zur Kehre und fur den Japaner Takehiko Kojima (1963) zum Wesen der neuzeitlichen Technik gelangen im dritten Teil zum Wiederabdruck.
Martin Heideggers Vier Hefte I und II, entstanden zwischen 1947 und 1950, erscheinen als der sechste Band der Schwarzen Hefte. Heidegger hat ihnen eine so grosse Bedeutung beigemessen, dass er sie sogar als den vielverlangten 'II. Teil von Sein und Zeit' (GA 98, 61) bezeichnet. Bereits in den Anmerkungen - anderen Schwarzen Heften, die parallel zu den Vier Heften verfasst wurden - weist Heidegger immer wieder auf sie hin. Der Band 99 der Gesamtausgabe enthalt zwei Hefte, die allerdings keineswegs die eigentlichen Vier Hefte darstellen. Vielmehr wird in diesen beiden Heften das Projekt der Vier Hefte ausfuhrlich thematisiert. Zudem ist in ihnen von einem Manuskript der Vier Hefte die Rede. Mit der durchaus fur Heidegger ungewohnlichen Betonung der Vier erhalt Heideggers Gedanke des Gevierts einen neuen, unerwarteten Kontext.
Die "Winke I und II" als der Band 101 der Gesamtausgabe gehören zu Heideggers sogenannten Schwarzen Heften. Ende der Fünfzigerjahre entstanden, setzen sie das Projekt eines sich immer mehr in sich selbst verdichtenden Denkens fort. Seine wichtigste Suche gilt einer Sprache, die dem seit Jahrzehnten verfolgten und oft variierten Gedanken des "Ereignisses" zu entsprechen vermag. Wiederholt werden diese Versuche von Spuren aus dem Leben des Philosophen bereichert und die vermeintliche Grenze von Leben und Denken überschritten. Die beiden Hefte bezeugen so die enorme Kraft eines Denkens, das sich nirgendwo auf einmal erreichten Erkenntnissen ausruht. So wird die Radikalität eines Philosophierens deutlicher, das das Motto der Gesamtausgabe "Wege, nicht Werke" uneingeschränkt verwirklicht.
Der Band 102 der Gesamtausgabe ist der letzte der Schwarzen Hefte, deren erstes Heidegger 1931 angefertigt hat. Die vier letzten Hefte, die den bemerkenswerten Titel Vorlaufiges tragen, sind - was Datierungen in den Heften betrifft - ungefahr zwischen 1963 und 1970 entstanden, wobei man davon ausgehen kann, dass die letzten Aufzeichnungen noch weiter in die Siebzigerjahre hineinreichen. Ihr Ton hat sich beruhigt und vereinfacht. Gibt es im ersten Heft noch verletzte Bemerkungen zu Gunter Grass und Theodor W. Adorno, verschwindet im Verlauf der Uberlegungen alle personliche Polemik. Dafur taucht uberraschend eine Beschaftigung mit der Kybernetik, der Industriegesellschaft und sogar dem Computer auf. Die in schwer lesbarer Handschrift verfasste vorletzte Aufzeichnung der Hefte bestimmt das Denken als ein unhorbares Gesprach mit den entflohenen Gottern.
Od roku 1931 do začátku 70. let si Martin Heidegger zaznamenával své myšlenky
do sešitů vázaných v černém voskovaném plátně. Záznamy nejsou datovány, ale
představují svérázný myslitelský deník, který nechává čtenáře nahlédnout
hluboko do autorovy mysli, ať už jde o jeho filosofické dílo, či o to, jak si
představoval obrodu Německa nacionálním socialismem po 1. světové válce a jak
byly jeho představy faktickým vývojem zklamávány. V rámci obsáhlého
Heideggerova díla, které sám na sklonku života uspořádal a rovněž určil, v
jakém pořadí mají jednotlivé svazky vycházet, bylo 34 „černých sešitů“
zařazeno až na úplný konec jako svazky 94–102. První sešit (Úvahy I) se
nedochoval. Až do zveřejnění v předchozím desetiletí nesměli mít k těmto
zápiskům přístup ani specializovaní badatelé. MARTIN HEIDEGGER (1889–1976), od
roku 1919 asistent E. Husserla, se stal r. 1928 jeho nástupcem na univerzitě
ve Freiburgu a v letech 1933–1934 jejím rektorem. Vyšel z Husserlovy
fenomenologie a v dialogu se svými antickými i novověkými předchůdci
celoživotně rozvíjel otázku po bytí.
Im Wintersemester 1966/67 fand an der Universität Freiburg i. Br. auf Anregung von Eugen Fink ein von Martin Heidegger und Eugen Fink gemeinsam veranstaltetes Heraklit-Seminar statt. Das Heraklit-Seminar ist die letzte Lehrveranstaltung, die Martin Heidegger an der Universität Freiburg abgehalten hat. In 13 Sitzungen erörterten Heidegger und Fink Fragen vorsokratischer Philosophie an Hand des Textes von Heraklit in Rede und Antwort. Dieser Band gibt den genauen Wortlaut wieder und ist ein lehrreiches Exercitium zum Nachdenken über die Anfänge der griechischen Philosophie.
Der Band enthält die Schriften: - Identität und Differenz - Gelassenheit -
Hebel - der Hausfreund - Aus der Erfahrung des Denkens - Was ist das - die
Philosophie?
Překlad dvou významných přednášek z roku 1953 (Otázka techniky. Věda a zamyšlení), které reprezentují Heideggerovo definitivní stanovisko k novověké vědě a moderní technice.
Filosofie se rodí v dialogu a pouze v něm zůstává nadále živá. Klást otázky patří k základnímu étosu opravdové filosofické práce, která se nesmí zastavit před žádnou autoritou. Klást filosofické otázky Martinu Heideggerovi se často však redukuje na (vposled oprávněné) morální a politické ostouzení, obviňování a odmítání bez samotného zabývání se záležitostí jeho myšlení. Nicméně politické pohoršení tak při vší legitimnosti mnohdy slouží pouze jako alibismus maskující skutečnou neochotu či neschopnost zabývat se jeho náročným, a přeci přínosným filosofováním. Když je Heideggerovo myšlení poctivě a kriticky dotazováno „sine ira et studio“, ukazuje se jako produktivní a inspirativní. Mezinárodní kolektiv autorů představuje nové perspektivy, ze kterých recentní badatelský zájem pohlíží na konkrétní aspekty Heideggerova myšlení. Autory jednotlivých kapitol uvádějících Heideggerovo myšlení do konkrétních forem dialogu jednak s jinými dějinnými autoritami, jednak speciálně s novověkou (přírodo)vědou, jsou Ladislav Benyovszky, Jana Kružíková, Jakub Marek, Aleš Novák, Peter Trawny a Holger Zaborowski.
Seit den frühen achtziger Jahren ist bekannt, dass es zwischen Martin Heidegger und Hannah Arendt – über die Lehrer-Schüler- und spätere professionelle Verbindung hinaus – eine Liebes- und Freundschaftsbeziehung gegeben hat. Die Dokumente, die das Verhältnis belegen und in den Nachlässen Arendt und Heidegger im Deutschen Literaturarchiv Marbach lagern, waren bislang nicht zugänglich. In diesem Band werden sie erstmals veröffentlicht. Dieser Publikation mit ihrem großen Fundus an Materialien kommt erhebliche biographische und werkgeschichtliche Bedeutung zu. Die Ausgabe enthält zusätzlich zu den aus den Handschriften übertragenen Texten einen Anmerkungsteil mit kommentierenden Hinweisen, ein erläuterndes Nachwort sowie Register. It has been known since the early eighties that Martin Heidegger and Hannah Arendt had a love affair which went well beyond their teacher-student relationship and later professional connection. The documents that prove this relationship were stored in Arendt´s and Heidegger´s respective bequests in the Deutsches Literaturarchiv Marbach, and were not previously accessible. They are published for the first time in this volume. This publication with its large fund of materials has considerable biographical, philosophical, and historical significance. In addition to the texts transcribed from the manuscripts, the edition contains a commentary, a detailed afterword, and indices.
Von 1931 bis in die frühen siebziger Jahre dokumentiert Heidegger in den "Schwarzen Heften" seine Gedanken und philosophischen Experimente. Besonders im Band 94 wird seine Auseinandersetzung mit der Rektorenzeit in Freiburg und seine kritischen Bedenken gegenüber den Nationalsozialisten deutlich. Diese Hefte bieten einen einzigartigen Einblick in sein Denken.
Die "Wegmarken" bieten einen umfassenden Einblick in Martin Heideggers Denken von 1919 bis 1961. Die Sammlung enthält wichtige Randbemerkungen aus seinen Handexemplaren und bereichert zentrale Texte wie "Was ist Metaphysik?", "Vom Wesen des Grundes" und "Brief über den Humanismus".
Sv. 11: Studie z roku 1946 pochází ze sbírky textů vydané autorem v roce 1950 pod názvem Holzwege. Studie promýšlí jeden z nejstarších filosofických výroků, podává jeho výklad a zdůvodňuje jeho svérázný překlad. Autor se snaží ukázat, jaký význam má promýšlení Anaximandrova výroku pro porozumění rozdílu mezi celkem jsoucího a bytím. Osvětlení tohoto rozdílu pak má přispět k odstranění zapomenutosti na bytí a zásadním způsobem pomoci překonat zmatek, v němž se nachází dnešní člověk, posedlý světovládou a bezmezným ovládnutím přírody. Přeložil I. Chvatík.
Cyklus přednášek z letního semestru r. 1931 na universitě ve Freiburku s podtitulem „Bytnost a skutečnost mohoucnosti“, v nichž autor analyzuje Aristotelovy pojmy dynamis a energeia.
Heideggerova studie, jejíž provokativní titul již na první pohled upoutává čtenářskou pozornost, si klade za úkol vyložit Nietzscheho myšlení jako geniální dovršení dějin evropské metafysiky. Zároveň však odmítá Nietzscheho přesvědčení, že kritickou analýzou novověkého „nihilismu“ a rozvrhem „nadčlověka“ budoucnosti, který by byl schopen pozitivním způsobem uplat-ňovat „vůli k moci“, tuto metafysiku překonal a opustil. Heidegger podává výsledky svého uvažování o „dějinách bytí“, které předestřel v pěti semestrech přednáškového cyklu na toto téma na universitě ve Freiburku v letech 1936–1940. Nihilismus, jehož zkratkovitým vyjádřením je věta citovaná v titulu, je podle Nietzscheho „vnitřní logikou“ dvou tisíciletí dějin Evropy, která se marně snaží vymanit z pojetí hierarchicky uspořádaného jsoucna tradovaného theologickým hellénisticko-židovským výkladem světa, jehož základní strukturu vytyčil na počátku evropské metafysiky Platón. Podle Heideggerovy pozdní filosofie, která se zde začíná rýsovat, nezachrání lidstvo Nietzschem hlásané „přehodnocení“ všech metafysikou „znehodnocených“ hodnot, nýbrž dosud nikdy nezahájené vážné a hluboké zamyšlení nad tím, jak rozumíme bytí.
Vom Ereignis - III. Abteilung: Unveröffentlichte Abhandlungen
521pagine
19 ore di lettura
"[Heidegger's] greatest work... essential for all collections." --Choice ..". students of Heidegger will surely find this book indispensable." --Library Journal Contributions to Philosophy (From Enowning), written in 1936-38 and first published in 1989 as Beitrage zur Philosophie (Vom Ereignis), is Heidegger's most ground-breaking work after the publication of Being and Time in 1927. If Being and Time is perceived as undermining modern metaphysics, Contributions undertakes to reshape the very project of thinking.
Freiburger Vorlesung Sommersemester 1934 auf der Grundlage des Originalmanuskripts
200pagine
7 ore di lettura
Das lange verschollene Manuskript von Heideggers Vorlesung Logik als die Frage nach dem Wesen der Sprache, bereits 1998 auf Grundlage einer Nachschrift als Band 38 der Gesamtausgabe veröffentlicht, erscheint hier neu als Band 38A. In der Vorlesung arbeitet Heidegger an einer "Erschütterung der Logik", aus der ein gewandeltes Verhältnis zur Sprache entspringen soll. Diese Verwandlung der Logik soll zugleich die Selbstauffassung des Menschen verändern. Die mit Descartes anbrechende Neuzeit soll durch eine "Umwälzung" einem neuen Zeitalter weichen. Die Vorlesung reagiert auf die nationalsozialistische Machtergreifung im Jahr 1933, um ausdrücklich darauf hinzuweisen, dass sie nicht "zum eifrigen Mittun" auffordern will. Sie bietet ein Beispiel dafür, wie unnachahmlich Heidegger seine Hörer in seine Revolution des Denkens
Kniha Věc myšlení, kterou si Martin Heidegger věnoval ke svým osmdesátým
narozeninám v roce 1969, představuje jakési jeho filosofické memento. Tento
soubor textů z první poloviny 60. let obsahuje kromě jiného dva z
Heideggerových nejdůležitějších textů vůbec. Ve freiburgské přednášce Čas a
bytí se autor po pětatřiceti letech vrací z pozice svého pozdního myšlení k
problematice třetího - nikdy nedokončeného a údajně spáleného - oddílu svého
hlavního díla Bytí a čas. Proslule obtížný text, který poprvé vychází v českém
překladu, předvádí, že když bez předsudků přemýšlíme o bytí toho, co jest,
jsme nevyhnutelně přivedeni před otázku po čase, a když následně přemýšlíme o
čase, jsme nevyhnutelně dovedeni zpět k otázce po bytí. Věcný vztah obojího -
bytí a času, času a bytí - pak Heidegger uchopuje v ústředním pojmu svého
pozdního díla: události uvlastnění (Ereignis). Pařížská přednáška Konec
filosofie a úkol myšlení, jejíž klasický překlad byl pro přítomné vydání znovu
přehlédnut, formuluje tezi, že filosofie jako nauka o jsoucím jakožto jsoucím
v naší epoše končí, protože jednotlivé vědy si již celek jsoucího bezezbytku
rozebraly mezi sebou. Úkolem myšlení, které je dědicem filosofie, je poté
podle Heideggera promýšlet věcné vztahy ukryté ve světlině bytí, která se
rozevírá spolu s časem a ve které se veškeré jsoucí teprve stává zjevným a
uchopitelným, - tedy promýšlet právě to, o co se autor sám pokusil v přednášce
Čas a bytí.
Die im Wintersemester 1929/30 an der Freiburger Universität gehaltene Vorlesung ist in zweierlei Hinsicht bedeutend. Sie bietet eine umfassende Analyse der in der Freiburger Antrittsvorlesung „Was ist Metaphysik?“ nur angedeuteten Langeweile und eine detaillierte Wesensbestimmung des Organismus und des Lebens – Themen, die in „Sein und Zeit“ nur erwähnt werden. Die Vorlesung beginnt mit einer Erörterung des Begriffs der Metaphysik und kommt zu dem Schluss, dass die drei metaphysischen Fragen nach Welt, Endlichkeit und Vereinzelung aus einer Grundstimmung heraus gestellt werden müssen. Der erste Teil hat die Aufgabe, die tiefe Langeweile als Grundstimmung des Philosophierens zu wecken, wobei drei Grundformen der Langeweile aufgezeigt werden. Im zweiten Teil werden die drei metaphysischen Fragen weiter ausgearbeitet. Die Frage nach der Welt erfolgt durch den Vergleich dreier Thesen: ‚der Stein ist weltlos‘, ‚das Tier ist weltarm‘, ‚der Mensch ist weltbildend‘, beginnend mit der mittleren These. Die Untersuchung der Weltarmut des Tieres führt zur Wesensbestimmung der Tierheit, des Organismus und des Lebens. Der Übergang zur These ‚der Mensch ist weltbildend‘ beinhaltet eine Wesensanalyse der Welt und der Weltbildung des Menschen. Diese Vorlesung gilt als eine der bedeutendsten von Heidegger und fast als ein zweites Hauptwerk.
Zu Kants Lehre von den transzendentalen Grundsätzen
189pagine
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Die Schrift bringt den Text einer Vorlesung, die im Wintersemester 1935/36 unter dem Titel »Grundfragen der Metaphysik« an der Universität Freiburg/Br. gehalten wurde. Sie ist zu einem wesentlichen Teil Auslegung der Lehre Kants vom 'System aller Grundsätze des reinen Verstandes' in der »Kritik der reinen Vernunft« und führt fort, was in der Abhandlung »Kant und das Problem der Metaphysik« (1929) begonnen wurde.
Für die hier vorgelegte sechste Auflage der Einzelausgabe der „Erläuterungen zu Hölderlins Dichtung“ wurde die Textgestalt des Bandes 4 (1981) der Gesamtausgabe zugrundegelegt, so daß von jetzt ab der Text der Einzelausgabe wort- und seitengleich mit dem Band 4 ist. Mit der Textangleichung ist die sechste Auflage gegenüber der fünften (1981) erweitert durch einen Anhang, durch die Randbemerkungen aus Heideggers Handexemplaren sowie durch einen Brief Heideggers an Detlev Lüders aus dem Jahre 1953.
Die „Erläuterungen zu Hölderlins Dichtung“ stammen aus der Zeit von 1936 bis 1968. Im Vorwort zur zweiten Auflage der Einzelausgabe schreibt Heidegger: „Die Erläuterungen gehören in das Gespräch eines Denkens mit einem Dichten, dessen geschichtliche Einzigkeit niemals literarhistorisch bewiesen, in die jedoch durch das denkende Gespräch gewiesen werden kann.“ Dieses denkende Gespräch mit der Dichtung Hölderlins setzte Anfang der dreißiger Jahre mit dem Beginn von Heideggers seinsgeschichtlichem Denken ein, auf dessen Ausarbeitungsweg Hölderlin zum unablässigen Begleiter wurde. Die „Erläuterungen zu Hölderlins Dichtung“ finden ihre Ergänzung in den inzwischen erschienenen drei großen Hölderlin-Vorlesungen aus dem Wintersemester 1934/35, dem Wintersemester 1941/42 und dem Sommersemester 1942.
Filozofie Martina Heideggera (1889-1976) ilustruje originální dvojznačnost přítomnou v celém jeho díle: završení filozofické tradice, která začíná u Aristotela a Platóna a končí u Hegela a Nietzscheho, a současně dosažení jejího zničení. V jeho nejvýznačnějším díle Bytí a čas (1927)se na scéně a rétoricky naposledy objevuje otázka bytí (ontologie), ale jen proto, aby odhalila své vlastní selhání. Smysl bytí se vymyká jakékoliv teorii, a proto s ním nelze nakládat jako s objektem, neboť předchází jakékoliv tematizaci. Filozofii tudíž přísluší dvojí úkol. Rozebrat dějiny ontologie a vnímat bytí výhradně v souvislosti s tím, jak se projevuje a interpretuje. Filozofie se tak stává fenomenologií a hermeneutikou.
Der Band enthält den Text der 1959 erschienenen Einzelausgabe "Unterwegs zur Sprache," die mittlerweile in siebter Auflage (1982) vorliegt. Gemäß Heideggers Anweisungen wurden einige kleine Textverbesserungen aus seinen Handexemplaren übernommen, die im Nachwort des Herausgebers verzeichnet sind. Die Randbemerkungen Heideggers aus der ersten Auflage sind als Fußnoten abgedruckt. Die Texte, mit Ausnahme eines 1953/54 niedergeschriebenen Gesprächs, sind Vorträge, die Heidegger zwischen 1950 und 1959 hielt. Sie reflektieren das Wesen der Sprache, das im Hören auf das Sprechen erfahrbar wird, und betrachten die Beziehung zwischen Welt und Ding sowie die Zwiefalt von Anwesen und Anwesendem. In den ersten beiden Texten führt Heidegger ein Gespräch mit der Dichtung Georg Trakls und behandelt in den vierten und fünften Texten die Spätlyrik Stefan Georges. Zudem gibt er einen kurzen, aufschlussreichen Hinweis auf die Dichtung Gottfried Benns. Das Nachdenken über das Wesen der Sprache erwächst aus der Einsicht in die Wesensnähe von besinnlichem Denken und Dichten. Die Vorträge suchen eine denkende Erfahrung mit der Sprache im Kontext der dichterischen Erfahrung Georges und führen zu einer tiefgehenden Wesensbestimmung dieser Nachbarschaft. Der Band ist nur für Subskribenten der Heidegger Gesamtausgabe erhältlich. Der angegebene Preis gilt für die Subskription der I. Abteilung der Gesamtausgabe. Für weitere Informationen zu den Subskript
Rozhovor s Martinem Heideggerem pro německý časopis Der Spiegel / V roce 1966 napsal M. Heidegger čtenářský dopis časopisu Spiegel, v němž projevil nesouhlas s některými údaji o svém chování za třetí říše kolportovanými v literatuře. Po dvaceti letech jeho mlčení k tomuto tématu byl tento krok něčím senzačním. Redaktoři R. Augstein a G. Wolff uskutečnili ještě téhož roku s Heideggerem rozhovor, který dalekosáhle přesáhl problematiku jeho postojů za vlády nacismu a zachytil jeho názory na současný stav světa. Na Heideggerovo přání byl rozhovor uveřejněn až po jeho smrti roku 1976, tedy 10 let poté, co k němu došlo. Dodnes nicméně neztratil na zajímavosti. Přeložil I. Chvatík.