Piomba libera tutti
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Questi sei racconti, con protagonisti i quattro vecchietti del BarLume e il barrista Massimo, sono stati pubblicati in diverse antologie poliziesche, a partire da Un Natale in giallo del 2011. Nell’inedita prefazione, una sorta di racconto tra i racconti, l’autore illustra la genesi dei personaggi e delle situazioni, richiamando aspetti della sua gente e dei suoi luoghi, ricchi di stranezze, paradossi e umorismo naturale. «Poco di quello che esce dalla bocca di nonno Ampelio è inventato». Le irriverenze, i giochi di parole, le «sudicerie» oltre il politicamente corretto, il cinismo miscredente e i bizzarri avventori del bar riflettono il clima anarchico del paesino toscano di Pineta, intriso di antica libertà municipale. Questo vissuto è rappresentato attraverso l’arte dell’intrattenimento letterario di Marco Malvaldi, definita dall’autore come «arte di non inventarsi nulla». Questa qualità spiega perché i vecchietti del BarLume siano così coinvolgenti. Inoltre, nelle storie si rappresenta e tramanda, con consapevolezza antropologica e un tocco comico, una civiltà locale e una forma di vita popolare, elementi che contribuiscono all’identità degli italiani.
“La briscola in cinque”. Il corpo di una ragazza in un cassonetto in un’alba d’estate, i sospetti su un giovane amico della vittima con problemi di droga. Ma poi entrano in gioco i vecchietti del BarLume che stanno lì tutto il giorno a giocare a carte e a parlare con Massimo, il trentenne padrone del bar di Pineta sulla costa livornese. E l’indagine cambia strada. “Il gioco delle tre carte”. Nel corso di un congresso di chimica un illustre professore giapponese viene colto da malore dopo una cena ed entra in coma. Il catering è stato curato dal BarLume e Massimo, oltre a essere interrogato dalla polizia, si sente in colpa. A quanto pare qualcuno ha voluto uccidere il professore Asahara e mentre i congressisti (che non possono allontanarsi da Pineta) si attardano ogni sera al bar, i vecchietti ascoltano e capiscono. “Il re dei giochi”. A Pineta è tempo di elezioni, si deve scegliere un nuovo senatore e in paese non si parla d’altro. Ma una sciagura automobilistica con i suoi lutti viene a turbare il clima di contesa politica anche perché si tratta di un incidente piuttosto strano complicato da questioni ereditarie ed esecutori testamentari. Questi gli ingredienti del caso che i quattro vecchietti del BarLume, annoiati e alla ricerca di come far passare il tempo, si trovano ad affrontare. Tra un caffè e una partita di biliardo, che provvidenzialmente Massimo ha installato al bar, il pettegolezzo lascia posto alla verità
"Non è che tutti gli anni possono ammazzare qualcuno per farvi passare il tempo", sbotta disperato Massimo il barrista. Ma è impossibile sottrarsi al nuovo intrigo in cui lo trascinano i quattro vecchietti del nonno Ampelio. Dalla vendita sottoprezzo di una villa lussuosa, i pensionati, investigatori per amor di maldicenza, deducono l'omicidio del vecchio proprietario, morto ufficialmente di un male rapido. Massimo, in balìa dei vecchietti che passano le giornate al tavolino del suo bar nel paese immaginario di Pineta, si ritrova a trasformare quel fiume di malignità in un'indagine. Il suo lavoro investigativo si risolve grazie a un'intuizione che ristruttura le informazioni, simile ai classici del giallo deduttivo. I romanzi del BarLume appartengono a questo genere, ma Marco Malvaldi introduce convincenti innovazioni. La situazione comica dei quattro temibili vecchietti, che sprecano le giornate tra battute e calunnie, crea una base informativa e un controcanto farsesco al mistero. La feroce satira smaschera ogni perbenismo ideologico, offrendo una rappresentazione umoristica e realistica della provincia italiana.
Pisa, settembre 1900. Per celebrare la visita del nuovo re d'Italia, Vittorio Emanuele III, viene organizzata una rappresentazione dell'opera di Giacomo Puccini, Tosca, nel teatro della città. Tuttavia, l'opera, con i suoi forti contenuti politici, critica il potere costituito, il che potrebbe risultare problematico, considerando che il re ha appena assunto il trono dopo l'assassinio di suo padre, Umberto I, avvenuto solo due mesi prima. Il ruolo di Cavaradossi è affidato a Ruggero Balestrieri, un tenore noto anche come anarchico militante. Per seguire l'evento, viene inviato da Roma Ernesto Ragazzoni, un poeta e giornalista anticonformista, dotato di un umorismo trasgressivo. Durante il suo soggiorno, Ragazzoni stringe amicizie con vari membri della compagnia e con alcuni cavatori carrarini che cacciano di frodo nella Reale Tenuta. L'attesa per la prima rappresentazione è carica di tensione, poiché il tenore rischia di essere fucilato, sia nel ruolo di Cavaradossi che come Balestrieri. La situazione si fa incandescente, con il pubblico che attende di vedere come si svolgerà la serata.
Un cold case per i Vecchietti del BarLume. Un vecchio omicidio mai risolto, avvenuto nel fatidico 1968, si riapre per una questione di eredità
Cinque anni dopo il suo primo caso criminale, Pellegrino Artusi si trova in un antico castello trasformato in un'azienda agricola d'avanguardia. Invitato per la sua fama di mercante e autore della Scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, Artusi si unisce a un gruppo di illustri ospiti, tra cui il professor Mantegazza, il banchiere Viterbo, il dottor D’Ancona, il giovane turco Reza Kemal Aliyan e il ragionier Bonci con sua figlia Delia, in cerca di avventure. L'incontro ha un fine conviviale ma anche un affare in corso, poiché l'Europa inizia a dominare il commercio dell'Impero Ottomano. Durante un pranzo, un ospite viene trovato morto in camera da letto, chiuso a chiave. Mantegazza è certo che sia stato assassinato. Le circostanze misteriose, i passaggi segreti e le relazioni clandestine coinvolgono i personaggi in un intrigo vivace e teatrale. Malvaldi rappresenta con precisione l'epoca positivistica, mentre Artusi considera la cucina una scienza complessa, paragonabile all'arte dell'investigazione. La narrazione si tinge di elementi gotici, in contrasto con l'atteggiamento scientista del tempo.
Al BarLume, in un paese della costa intorno a Livorno, tra un caffè e una briscola in cinque, quattro vecchietti e il barista si ritrovano a chiacchierare, discutere, contendere, litigare e infine indagare sul delitto di una giovane ragazza. E sotto all’intrigo giallo, la vita di una provincia ricca che sopravvive testarda alla devastazione del consumismo turistico.
Nei gialli alla maniera di Malvaldi, l'ironia cinica dei personaggi si intreccia con l'importanza dei luoghi, creando un equilibrio tra umorismo e suspense. Montesodi Marittimo, un paesino toscano scosceso, è caratterizzato da abitanti con doppi patronimici, il secondo dei quali è sempre Palla, un'eredità di un marchese pentito. Il paese è avvolto da un mistero: è considerato «il paese più forte d’Europa». Per indagare, l'Università invia un genetista, Piergiorgio Pazzi, e un'esperta di archivi, Margherita Castelli. Dopo giorni di indagini, non trovano nulla di sorprendente, tranne la forza degli abitanti, divisi tra due famiglie: il sindaco Armando Benvenuti e la maestra Annamaria Zerbi Palla. Una tempesta di neve isola il paese, e Piergiorgio scopre la signora Zerbi morta in poltrona. Apparentemente un attacco di cuore, ma Piergiorgio intuisce che non è così. Con il paese isolato e tutti con un alibi tranne lui, deve scoprire l'assassino tra ambizioni frustrate e relazioni complicate. La neve diventa un elemento chiave. L'investigazione si snoda attraverso indizi labili, con un'ambientazione toscana vivace e popolare, tipica dei gialli del creatore dei vecchietti del BarLume.