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Anna Raffetto

    Biblioteca Adelphi - 412: La quarta Vologda
    Fuoco pallido
    • Fuoco pallido

      • 321pagine
      • 12 ore di lettura

      Nel dicembre del 1961, sei anni dopo la pubblicazione di Lolita, Nabokov termina un'opera audace e segreta, caratterizzata da un poema di 999 versi e un commento. Al centro del poema c'è John Shade, un sessantunenne poeta e professore al Wordsmith College, i cui ricordi si intrecciano con interrogativi metafisici sulla morte, accentuati dal suicidio della figlia. Nonostante il tono sereno e ironico della sua conclusione, Shade ignora che la morte è di nuovo in agguato. Il commento è affidato a Charles Kinbote, un visiting professor snob e bizzarro, che cerca di guidare il lettore verso una corretta interpretazione del poema, raccontando le avventure del suo presunto ispiratore, lui stesso, esule da Zembla, un regno europeo. Le sue note, tra gossip e accademia, parodiano i mondi contrapposti di Zembla e dell'America borghese che lo ha accolto. L'opera offre una complessa mimesi della realtà, ponendo interrogativi su Kinbote: è un re in esilio, un pedante profugo, o un soggetto psichiatrico? E il poema è autentico o una parodia? Con molteplici livelli di realtà, l'intreccio si sviluppa in una pastorale che esplode in commedia, culmina in un'elegia e si trasforma in racconto avventuroso, mantenendo come nota dominante la tragica solitudine. Scritto in inglese tra il 1960 e il 1961, il libro fu pubblicato nel 1962.

      Fuoco pallido2002
      4,2
    • Dopo aver trascorso ventun anni nei campi di lavoro sovietici, in condizioni atroci che egli seppe raffigurare come nessuno, e dopo aver scritto, con I racconti della Kolyma , il grande epos del Gulag, Šalamov volle ripercorrere l’epoca della sua infanzia e formazione a Vologda, città del Nord nivea e cupuliforme, densa di significati sovrapposti nella storia russa – primo fra tutti l’essere stata città-simbolo dei confinati politici sotto gli zar. E così passò dalla impersonalità obbligatoria di un inferno collettivo all’evocazione di un destino singolare e drammatico, il suo, che lo rivela scrittore nella linea della più alta tradizione russa, da Aksakov a Cechov. Con naturalezza, cercando sempre di mantenere la «percezione giovanile degli eventi», e oscillando nel tempo come seguisse il «mugolio che accompagna il dondolarsi ritmico dello sciamano» (di ascendenze sciamaniche era la sua famiglia), Šalamov riesce a mescolare la corrente della sua vita al turbinoso flusso della storia russa, senza mai distaccarsi dal tono fondamentale della sua opera, che è quello aspro e definitivo della verità. Scritto tra il 1968 e il 1971, La quarta Vologda fu pubblicato per la prima volta in Russia con alcuni tagli nel 1988, e integralmente nel 1991.

      Biblioteca Adelphi - 412: La quarta Vologda2001