Sandro Veronesi ha lasciato la sua carriera iniziale nell'architettura per dedicarsi completamente alla scrittura di romanzi e saggi. La sua opera esplora le complesse sfaccettature dell'esperienza umana con sensibilità e profondità. Lo stile di Veronesi è caratterizzato da un linguaggio preciso e da approfondimenti acuti sulla psicologia dei personaggi. La sua prosa invita i lettori a riflettere sulla vita e sulle sue varie dimensioni.
Figlio di immigrati, Dominic ha un grande talento, quasi da cartone animato: il suo braccio. Lo cura, lo allena, lo protegge dai rigori invernali con tubetti e tubetti di balsamo Sloan, sa che grazie a lui, soltanto grazie a lui, potrà riscattare se stesso e la sua famiglia dalla condizione di inferiorità che stanno vivendo, diventando «Dom Molise, il più grande Mancino della Major League». La più grande promessa del baseball della West Coast
Marco Carrera, il protagonista del nuovo romanzo di Sandro Veronesi, è il colibrì. La sua è una vita di continue sospensioni ma anche di coincidenze fatali, di perdite atroci e amori assoluti. Non precipita mai fino in fondo: il suo è un movimento incessante per rimanere fermo, saldo, e quando questo non è possibile, per trovare il punto d’arresto della caduta – perché sopravvivere non significhi vivere di meno. Intorno a lui, Veronesi costruisce altri personaggi indimenticabili, che abitano un’architettura romanzesca perfetta. Un mondo intero, in un tempo liquido che si estende dai primi anni settanta fino a un cupo futuro prossimo, quando all’improvviso splenderà il frutto della resilienza di Marco Carrera: è una bambina, si chiama Miraijin, e sarà l’uomo nuovo. Un romanzo potentissimo, che incanta e commuove, sulla forza struggente della vita.
Pietro Paladini è un uomo apparentemente realizzato, con un ottimo lavoro, una donna che lo ama, una figlia di dieci anni. Ma un giorno, mentre salva la vita a una sconosciuta, accade l'imprevedibile, e tutto cambia. Pietro si rifugia nella sua auto, parcheggiata davanti alla scuola della figlia, e per lui comincia l'epoca del risveglio, tanto folle nella premessa quanto produttiva nei risultati. Osservando il mondo dal punto in cui s'è inchiodato, scopre a poco a poco il lato oscuro degli altri, di quei capi, di quei colleghi, di quei parenti e di tutti quegli sconosciuti che accorrono a lui e soccombono davanti alla sua incomprensibile calma. Così la sua storia si fa immensa, e li contiene tutti, li ispira fino a un finale inaudito eppure del tutto naturale
Pietro Paladini può dirsi un uomo fortunato: ha un lavoro che gli dà grandi soddisfazioni, una donna di cui è innamorato, una figlia di dieci anni. Ma un giorno di fine estate, mentre al mare salva una sconosciuta dall'annegamento, accade l'imprevedibile. E nella vita di Pietro si apre una piega che ingoia tutto. In quello stesso istante, infatti, a chilometri di distanza la sua compagna viene stroncata da un malore. Incapace di affrontare il presente, Pietro comincia a passare le giornate davanti alla scuola della figlia. Rimane lì, immobile, a osservare i volti e i gesti delle persone intorno a lui, quelli teneri di un bambino down o quelli intriganti di una ragazza che porta a passeggio il cane: in un "caos calmo" che gli permette di vedere, come mai aveva fatto, gli altri e sé stesso. I colleghi, gli amici, i parenti accorrono da lui per consolarlo e finiscono per confessargli le loro pene e le loro speranze. Pietro ascolta, guida, partecipa e a poco a poco, attraversando il dolore e il senso di colpa, approda alla più semplice verità: l'accettazione della natura umana nella sua forza come nella sua debolezza.
Gli indifferenti è il primo romanzo scritto da Moravia appena diciottenne e pubblicato nel 1929. Tema principale del libro è la rappresentazione della borghesia nel momento della decadenza nel passaggio da un'epoca all'altra, con tutti i suoi più grandi difetti: la superficialità, le ipocrisie e il suo clima di costante menzogna. Chi vive in questa società, come i protagonisti del romanzo, sono perciò "indifferenti" di fronte alla vita, sono degli inetti incapaci di agire ma solo in grado di subire passivamente ciò che gli accade, dei deboli e degli impotenti che non sanno provare delle passioni vere (per questo accostabili ai personaggi di Svevo e Pirandello). La struttura del romanzo richiama quella di una pièce teatrale; le vicende si svolgono in due soli giorni e sempre in interni borghesi che si alternano, descritti in modo preciso per rispecchiare la vita di chi li occupa, poiché la priorità di Moravia è la rappresentazione psicologica dei protagonisti. Il linguaggio è semplice ed essenziale volto a rendere in maniera realistica i pensieri dei personaggi e gli ambienti in cui si muovono
L'ho detto ai carabinieri, l'ho detto al Procuratore, l'ho detto a tutti quelli che mi hanno chiesto "cosa avete visto?": l'albero, abbiamo visto, l'albero ghiacciato. E stata la prima cosa che abbiamo visto, appena arrivati al bosco - e anche dopo, quando abbiamo visto il resto, è rimasto l'unica cosa intera che abbiamo visto. L'albero. Era lì, al suo posto, all'imboccatura del bosco, cristallizzato come sempre nel suo cappotto di ghiaccio, la cui trasparenza era offuscata dalla neve fresca - ma era rosso. Era rosso, sì, come se Beppe Formento, nell'atto di ghiacciarlo, avesse messo dello sciroppo di amarena nel cannone. In quel bianco fatale era l'unica cosa che mantenesse una forma, e sembrava - non esagero - acceso, pulsante di quell'intima luce aurorale che ancora oggi mi ritrovo a sognare. Sogno quella trasparenza rossa, sì, ancora oggi, e la sogno senza più l'albero, ormai, senza nemmeno più la forma dell'albero: sogno quel colore e nient'altro. Un tramonto imprigionato in un cielo di gelatina, un sipario di quarzo rosso che cala sul mio sonno, un'immensa caramella Charms che si mangia il mondo, ho continuato a sognare quella trasparenza rossa e continuo a farlo, perché è ciò che abbiamo visto, quando siamo arrivati al bosco. Cosa avete visto? Abbiamo visto l'albero ghiacciato intriso di sangue.
Un sereno quarantenne si guadagna da vivere scrivendo libri per ragazzi. Di ritorno da una premiazione, si imbatte in uno strano taxista dall'aspetto contraddittorio, che gli rivela la vera identità di suo padre. Non un austero e conservatore generale democristiano, ma una spia del KGB. Una verità da cui lo scrittore vorrebbe fuggire, ma l'amico di suo padre non gli dà tregua finché il giovane non lo avrà ascoltato fino in fondo. In pochi giorni, il protagonista è costretto a riflettere su molti aspetti della propria esistenza, passata e presente.