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Bruce Chatwin

    13 maggio 1940 – 18 gennaio 1989

    Bruce Chatwin è stato un romanziere e scrittore di viaggi inglese le cui opere spesso approfondiscono temi di viaggio, cultura ed esistenza umana. Il suo stile distintivo fonde prosa lirica con un acuto occhio osservatore, sfumando i confini tra fatti e finzione per esplorare verità profonde sulla condizione umana. Chatwin intreccia magistralmente esperienze personali con più ampi arazzi storici e culturali, invitando i lettori a contemplare il nostro posto nel mondo e la natura dell'esistenza nomade. La sua scrittura è caratterizzata da una voce unica che cattura lo spirito dell'avventura e la ricerca umana profondamente radicata di significato.

    Bruce Chatwin
    Utz
    In Patagonia
    Fabula - 46: Il viceré di Ouidah
    Biblioteca Adelphi - 222: Che ci faccio qui?
    Le vie dei canti
    Biblioteca Adelphi - 321: Anatomia dell'irrequietezza
    • Per i lettori che amano Bruce Chatwin, questo libro diventa un breviario; per chi lo conosce meno, è un'introduzione alle sue esperienze e idee, un viaggio alla scoperta di Chatwin. In alcune parti, specialmente nelle notizie autobiografiche e nella lettera al suo editore Tom Maschler, Chatwin rivela il fondo della sua inquietudine di migrante, devoto all'«alternativa nomade». Ma perché il nomadismo è un'alternativa alla civiltà? Le risposte emergono attraverso scritti che coprono vent'anni della sua vita, dal 1968 al 1987, riflettendo le sue varie incarnazioni: esperto d’arte, giornalista, esploratore e narratore. Il libro include racconti brevi, storie di viaggio (dalla Patagonia alla Toscana, dall’Africa a Capri) e ritratti di figure come Konrad Lorenz e Curzio Malaparte. Inoltre, presenta abbozzi di un libro-sogno sul nomadismo, che Chatwin abbandonò ritenendolo «impubblicabile». Questo progetto doveva essere un atto di fede: «Il nomade rinuncia; medita in solitudine; abbandona i rituali collettivi». È anche un’autoanalisi per rispondere a una domanda fondamentale: «Perché divento irrequieto dopo un mese nello stesso posto?». La pubblicazione avviene in Inghilterra e Italia nel 1996.

      Biblioteca Adelphi - 321: Anatomia dell'irrequietezza
      4,0
    • Le vie dei canti

      • 390pagine
      • 14 ore di lettura

      Per gli aborigeni australiani, la loro terra era tutta segnata da un intrecciarsi di «Vie dei Canti» o «Piste del Sogno», un labirinto di percorsi visibili soltanto ai loro occhi: erano quelle le «Impronte degli Antenati» o la «Via della Legge». Dietro questo fenomeno, che apparve subito enigmatico agli antropologi occidentali, si cela una vera metafisica del nomadismo. Questo ultimo libro di Bruce Chatwin, subito accolto con entusiasmo di critica e lettori quando è apparso, nel 1987, potrebbe essere descritto anch’esso come una «Via dei Canti»: romanzo, viaggio, indagine sulle cose ultime. È un romanzo, in quanto racconta incontri e avventure picaresche nel profondo dell’Australia. Ed è un percorso di idee, una musica di idee che muove tutta da un interrogativo: perché l’uomo, fin dalle origini, ha sentito un impulso irresistibile a spostarsi, a migrare? E poi: perché i popoli nomadi tendono a considerare il mondo come perfetto, mentre i sedentari tentano incessantemente di mutarlo? Per provare a rispondere a queste domande occorre smuovere ogni angolo dei nostri pensieri. Chatwin è riuscito a farlo, attirandoci in una narrazione dove i personaggi, i miti, le idee compongono un itinerario che ci guida molto lontano.

      Le vie dei canti
      4,0
    • In questo libro Bruce Chatwin raccolse, negli ultimi mesi prima della morte, quei pezzi dispersi della sua opera che avevano segnato altrettante tappe di una sola avventura, di tutta una vita intensa come «un viaggio da fare a piedi». Qui lo vedremo spuntare nei luoghi più disparati e fra le persone più opposte: al seguito di Indira Gandhi mentre annota un diario esilarante o in visita da Ernst Jünger, alla ricerca dello yeti o in quartieri malfamati di Marsiglia, o in Africa mentre si scatena un colpo di Stato, a cena con Diana Vreeland o con Werner Herzog nel Ghana o con un geomante cinese a Hong Kong. I numerosi lettori di Chatwin sanno che egli fu, prima ancora che un romanziere e un saggista, qualcuno che è sempre in viaggio e osserva ogni esperienza con lo sguardo penetrante di chi, a partire da qualsiasi cosa, vuole andare il più lontano possibile. Con lui riscopriamo che il tono di fondo del narratore in genere è quello del viaggiatore che si ferma a ricordare ciò che ha visto. Il timbro, l’asciuttezza, l’icasticità della prosa di Chatwin sono stati uno dei grandi e preziosi doni letterari degli ultimi decenni. E proprio alla fine di queste pagine Chatwin ci svela, con un guizzo finale di mirabile teatralità, che dietro l’arte della sua prosa ha sempre operato un consiglio che una volta gli diede Noel Coward, «il Maestro»: «Non si lasci mai intralciare da preoccupazioni artistiche».

      Biblioteca Adelphi - 222: Che ci faccio qui?
      3,9
    • Fabula - 46: Il viceré di Ouidah

      • 149pagine
      • 6 ore di lettura

      Più di un secolo dopo la morte di Dom Francisco da Silva, celebre negriero, i suoi discendenti si riuniscono a Ouidah, nel Dahomey, per onorarlo con una messa di requiem e un pranzo. Questa folla variegata, composta da poveri e ricchi, condivide un rimpianto per l'epoca della tratta degli schiavi, un periodo in cui la loro famiglia era ricca e famosa. Ognuno di loro tiene appeso il ritratto di Dom Francisco, sentendosi così connesso all'eternità. La narrazione ci riporta ai primi anni dell’Ottocento, quando il giovane Francisco da Silva si imbarca per cercare fortuna in Africa. Da quel momento, una sequenza di eventi si dispiega con un incessante delirio: il re pazzo del Dahomey, le sue feroci Amazzoni, e le macabre decorazioni con teschi dei nemici. Si alternano immagini vivide e inquietanti, come il negriero tuffato nell’indaco e il lamento di una reclusa centenaria. Con maestria, l'autore ricompone nella sua prosa asciutta e vibrante le schegge di una storia vera, che si snoda come un sogno inestricabile, punteggiato di atroci sorprese. Le voci del passato si intrecciano con quelle dei discendenti, mentre spargono cibo, sangue e gin sul letto, tomba e altare del Morto.

      Fabula - 46: Il viceré di Ouidah
      3,8
    • In Patagonia

      • 264pagine
      • 10 ore di lettura

      Dopo l’ultima guerra, alcuni ragazzi inglesi, fra cui l’autore di questo libro, chini sulle carte geografiche, cercavano il luogo giusto per sfuggire alla prossima distruzione nucleare. Scelsero la Patagonia. E proprio in Patagonia si sarebbe spinto Bruce Chatwin, non già per salvarsi da una catastrofe, ma sulle tracce di un mostro preistorico e di un parente navigatore. Pubblicato nel 1977 come opera prima, questo libro appartiene alla specie rarissima dei libri che provocano una sorta di innamoramento. La Patagonia di Chatwin diventa, per chiunque si appassioni alla sua scrittura, un luogo che mancava alla propria geografia personale e di cui avvertiva segretamente il bisogno.

      In Patagonia
      3,7
    • Utz

      • 129pagine
      • 5 ore di lettura

      Kaspar Utz, protagonista del romanzo, è un collezionista di porcellane di Meissen, costretto a vivere a Praga con i suoi fragili tesori sotto lo sguardo di uno Stato poliziesco. Utz è un uomo astuto, simile a un trickster, e il suo legame con le figurine della sua collezione è quasi idolatrico. Riconosce che un collezionista è un teologo in incognito, spesso un eretico, e il suo rapporto con le porcellane riflette un profondo attaccamento. La sua vita è un segreto da proteggere, nascosto dietro una facciata di anonimato e squallore. La vera battaglia di Utz è contro il "rumore di fondo" della storia, che minaccia di cancellare le sue preziose figurine, simboli di un'epoca che non può essere intaccata dal tempo. La sua esistenza solitaria diventa una lotta per salvaguardare la collezione, un esercito silenzioso da sottrarre alle grinfie delle autorità. Questo romanzo esplora la sua lotta, culminando in una conclusione sorprendente. Pubblicato da Chatwin nell'autunno del 1988, poco prima della sua morte, è stato accolto con ammirazione come una "gemma squisita, compatta, luccicante e riccamente sfaccettata".

      Utz
      3,7
    • La Biblioteca di Repubblica - 58: Utz

      • 126pagine
      • 5 ore di lettura

      Ultimo libro pubblicato da Chatwin, questo romanzo fu subito salutato come "una gemma squisita, compatta, luccicante, riccamente sfaccettata". Secondo Susannah Clapp il protagonista di Utz (1988) ricorda assai da vicino un collezionista praghese di porcelane che Kate Foster, un colega di Sotheby's, "conobbe una trentina d'anni fa e di cui parlò a Bruce, il quale non molto tempo dopo andò a cercarlo... Era un uomo molto freddo e cinico, con una voce sottile e aspra e uno sguardo acuto, un uomo forse un po' grigio, ma di grande vigore intellettuale... la sua biografia si rispecchia, almeno a grandi linee, in quela di Utz: la collezione e la sua inspiegabile scomparsa, i dettagli dei pezzi più significativi, gli attriti con le autorità cecoslovacche, il matrimonio con la governate, il ristorante frequentato dai militanti del Partito".

      La Biblioteca di Repubblica - 58: Utz
      3,3
    • Lady, Lisa Lyon

      • 128pagine
      • 5 ore di lettura

      Mapplethorpe's provocative portrait of Lisa Lyon, the first World Women's Bodybuilding Champion. A commanding work of photography by a modern master of the art.

      Lady, Lisa Lyon
      4,4
    • Under the Sun

      • 554pagine
      • 20 ore di lettura

      "Wonderful...the closest we are ever going to get to a Chatwin autobiography." -William Dalrymple, The Times Literary Supplement (London) The celebrated author of such beloved works as In Patagonia and The Songlines, Bruce Chatwin was a nomad whose desire for adventure and enlightenment was made wholly evident by his writing. This marvelous selection of letters-to his wife, to his parents, and to friends, including Patrick Leigh Fermor, James Ivory, and Paul Theroux- reveals a passionate man and a storyteller par excellence. Written with the verve and sharpness of expression that first marked him as an author of singular talent, Chatwin's letters provide a window into his remarkable life and strikingly detailed insights regarding his literary ambitions and tastes.

      Under the Sun
      4,2