Dal momento in cui Jaromil viene concepito, egli è il 'poeta'. Così vuole sua madre, e fantastica che Jaromil sia nato non per fecondazione del marito ma di un Apollo di alabastro. Con lo stesso spirito, questa madre accompagnerà invisibilmente il figlio nel letto dei suoi amori, come lo assisterà sul letto di morte: morte di un poeta adolescente che voleva darsi tutto alla rivoluzione. Il poeta, la madre, la giovinezza, la rivoluzione: chi non sente una qualche reverenza verso queste parole? In esse avvertiamo il soffio dell''età lirica', dello spirito adolescente, di ogni pretesa di innocenza. Ma questo romanzo, tanto più duro nella sostanza quanto più arioso nel suo articolarsi e agile nel suo sarcasmo, ci mostra anche il "sorriso insanguinato" dell'innocenza. Qui non si dice nulla contro la poesia 'in sé', ma si svela una possibilità del mostruoso che è interna alla poesia e ben pochi sanno riconoscere. E qui si mette in scena, con una precisione e una distanza che non hanno uguali, quell'èra in cui "il poeta regnava a fianco del carnefice". Ora non potremo più guardare al poeta, alla madre, alla giovinezza, alla rivoluzione con occhi devoti. Ora saremo condotti per mano a constatare come, per un poeta che la morte coglierà prima dei vent'anni, il supremo compimento possa anche essere la delazione. "Forse polizia e poesia vanno molto più d'accordo di quanto alcuni non pensino" riflette il poeta.
Aaron Asher Libri



Di questo libro Kundera ha scritto: «Nel Libro del riso e dell’oblio, la coerenza dell’insieme è data unicamente dall’unicità di alcuni temi (e motivi), con le loro variazioni. È un romanzo, questo? Io credo di sì». E lo stesso vale per i numerosissimi lettori che questo libro ha avuto dal 1979 a oggi e che vi hanno riconosciuto una delle più audaci imprese letterarie del nostro tempo: un «romanzo in forma di variazioni». Cambiano totalmente i personaggi e le situazioni, in ciascuna delle sette parti in cui (come d’obbligo in Kundera) il libro si divide. Ciascuna è autosufficiente – e tutte si susseguono «come le diverse tappe di un viaggio che ci conduce all’interno di un tema, all’interno di un pensiero, all’interno di una sola e unica situazione la cui comprensione, per me, si perde nell’immensità». Su tutto, un gesto si mostra con peculiare insistenza: il tentativo di sottrarsi alla cancellazione di ciò che è avvenuto. Come dice un personaggio del romanzo: «la lotta dell’uomo contro il potere è la lotta della memoria contro l’oblio».
This highly original book imitates the protagonist, Agnès, of Kundera's novel Immortality. Like all readers of fiction, when Agnès steps out of the car, she steps out of the world of planned routes, responsibilities, and social self, and gives herself up to the discovery of a new landscape, an experience that will transform her. François Ricard's beautiful essay enters into the writings of Milan Kundera in much the same way. The landscape he explores in Agnès's Final Afternoon includes a chain of ten novels, composed between 1959 and 1999; he takes us through the themes and characters of the novels, their structural composition, and innovations of form and content that stretch the boundaries of the novel to breaking point.François Ricard is a Professor of French Literature at McGill University. He has been writing about the work of Milan Kundera for fifteen years.