Attingendo a una ricchezza di diverse esperienze di vita e professioni, questo autore si è rivolto alla letteratura con una prospettiva unica. La sua scrittura è plasmata da un punto di vista politicamente impegnato, esplorando temi con una profonda coscienza sociale. Attraverso i suoi sforzi letterari, caratterizzati da una forte voce personale, offre ai lettori spunti distintivi sulla condizione umana. Il suo approccio combina l'acutezza giornalistica con la sensibilità poetica, creando opere che sono sia intellettualmente stimolanti che emotivamente risonanti.
La memoria di una città, la memoria di uno scrittore… Una città perennemente sognata, in cui è più facile perdersi che trovare la prospettiva che tutta la contiene. Maggiani dedica a Genova un libro narrativo/fotografico in cui lo scrittore e fotografo celebra a suo modo la città e Genova dedica a Maggiani, suo figlio adottivo, una mostra.
Un prete ragazzo e una regina bambina si incontrano in un contesto di contrasti tra il porto di Genova e un'isola sperduta nel Pacifico. Le loro vite si intrecciano nell'innocenza e giovinezza, sopra le ferite della storia e l'invadenza del caso, segnate dalla speranza. Questo romanzo esplora l'innocenza dei popoli, l'aristocrazia delle anime e il pudore dell'amore materno, popolato da animali e paesaggi straordinari. La storia inizia all'inizio del secolo nel porto di Genova, un luogo di caos e diversità. Giacomo, figlio della sensualità di Sascia e della bellezza di Paride, è un giovane sacerdote che, dopo la guerra, viene inviato come missionario su un'isola del Pacifico. A Moku Iti, sotto un vulcano, Giacomo scopre una comunità che vive in un'indolenza febbrile, consapevole che non ha bisogno della sua religione. Accanto a lui cresce Lucy, figlia di re John, dotata di una voce straordinaria e di una ferma determinazione, destinata a diventare una regina. Giacomo e Lucy comunicano attraverso parole indecifrabili, creando un ponte tra due civiltà e mondi minacciati dalla fine, ma custodi di una verità disadorna e preziosa.
Maurizio Maggiani celebra l’amore con un romanzo cantabile come una canzone. Nell’arco di una giornata, che sembra qualunque e si scopre invece particolare, lo sposo rievoca i suoi amori, da quelli acerbi della giovinezza fino all’ultimo, senza malizia, pieno di dolcezza e comprensione.
Tredici "pezzi", suonati o cantati con la voce dell'emozione, tredici brani il cui tema conduttore è l'amore. L'amore che si fa, che sfa, che strugge e che distrugge. L'amore coniugale, quello che dura e quello che non dura, l'amore detto, cantato, raccontato. Di episodio in episodio viene modellandosi un mondo interiore compromesso dall'amore, dall'assenza dell'amore, dalla meraviglia dell'amore. E su ogni piccolo evento passano le note di una canzone.
Saverio è figlio di un fornaio anarchico di Alessandria d'Egitto, cresciuto con la passione della libertà e con la nostalgia per il paese degli antenati. La morte del padre lo costringe ad affrontare la sua confusa identità , le sue radici. Parte per un suo viaggio di iniziazione, dal deserto, alla città , dal presente a un oscuro e misterioso passato. Da questo racconto fatto di dolci asprezze liguri-toscane, emerge l'unico vero paese dell'anima: quel desiderio di libertà che è come il tenace volo del pettirosso. Annotation Supplied by Informazioni Editoriali
„Il centro dell'Universo è rigurgito della Terra rappreso in purissimo cristallo. L'Hoggar. Semplicità.” Un ricercatore delle migrazioni animali si trova sul colle dell'Asekrem, immerso in un tramonto di colori, in attesa delle rondini. In questo deserto nudo e essenziale, percepisce la bellezza pura dell'esistenza, simile a quella che un monaco francese, noto come „le père”, ha vissuto in questi luoghi. Mentre attende, il protagonista apprende dall'accompagnatore Jibril, ascolta il poeta viaggiante Tighritz, vive un amore mercenario con la berbera Jashmina e affronta l'incongruenza di Marguerite, una giornalista in cerca di storie sul popolo dei tagil. Davanti all'essenzialità del centro dell'Universo e alla saggezza dei tagil, egli riflette sulla distanza dal mondo, che altrove è travolto dalla guerra. Racconta a Jibril storie di erranze e migrazioni: l'orsa Amapola, l'armeno Zingirian, il principe polacco Péotocky e la donna che viaggia con una sporta di plastica, Perfetta, legata all'orsa Amapola. Queste storie, orali e migranti, si intrecciano in un romanzo che esplora la pietà umana. È un volo di rondine sopra la barbarie di un secolo ancora in corso.
C’era una volta il popolo e il sogno di costruire una nazione attraverso di esso. Le storie di uomini, donne e famiglie costituivano la premessa dell’essere popolo e nazione. Maggiani rievoca la storia della sua famiglia mentre questa inizia a svanire. La morte di madre e padre segna la perdita di legami di sangue e di idee, della città e della memoria di chi ha lavorato per destini comuni e speranze condivise. L'autore esplora il romanzo di una nazione quando esso tramonta, rivelando che la chiusura di un mondo apre a un altro, il “sogno di una cosa”. Si narra di genitori che si spengono, portando con sé un mondo di certezze legate alla cura dell’orto, della casa e delle relazioni familiari. Il figlio-narratore ricorda la fatica di procurarsi il pane e di inseguire sogni lontani, tra lotte politiche e scioperi, fino alla notizia della morte di Togliatti. Con un balzo indietro, si racconta la costruzione del porto di La Spezia, concepito da Cavour come il più attivo del Mediterraneo. Si parla di fondatori, di ebrei e palestinesi, e di come si cresce e si fondano speranze anche quando sembrano svanire.
Questa è una storia leggendaria di una dinastia di ribelli che, nonostante le sconfitte, perseverano nel perseguire un sogno. È un racconto di eterna rivolta, di vite dimenticate e gesta non raccontate, che attraversa epoche e continenti, da Genova a New York e San Pietroburgo, da Domokos a Sidone. Al centro c'è una figura leggendaria, una donna nata nel 1901, conosciuta come Canarina, che ha vissuto ogni storia. Durante la Grande Guerra, le giovani donne come lei lavoravano nell'industria bellica, e a sedici anni, nascondeva grani di tritolo sotto le unghie dei piedi, sottraendo un po' di guerra alla guerra. È suo nipote, l'Artista, a narrare le storie di una progenie di figli unici che rendono omaggio a figure storiche come Garibaldi, Anita, Meucci, Goldman, Bresci, Tresca e Pertini. L'autore scrive un grande romanzo della rivolta libertaria, dedicato a chi vive senza un mito collettivo che li unisca, ma che continua a credere nella costruzione di un sogno di bellezza. È un invito appassionato a partecipare alla leggenda e a costruire nuovi capitoli, sentendosi eredi di legami che non si sciolgono mai quando sono legami di libertà.