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Giuseppe Gioachino Belli

    7 settembre 1791 – 21 dicembre 1863

    Giuseppe Gioachino Belli fu un poeta italiano, celebre per i suoi sonetti scritti in romanesco, il dialetto di Roma. La sua opera cattura vividamente la vita e la cultura della città con un distintivo mix di umorismo e acuta osservazione. L'uso del dialetto da parte di Belli conferisce alla sua poesia una voce autentica e immediata, immergendo i lettori nello spirito della società romana del XIX secolo.

    I Sonetti 2
    Scritti sul teatro. Da recensore a censore
    Sonetti
    Nun sai c'a lo spedale ce se more?
    Tutti i sonetti romaneschi
    Poesie romanesche
    • "Io ho deliberato di lasciare un monumento di quello che oggi è la plebe di Roma": così scriveva Giuseppe Gioachino Belli nell'introduzione ai propri 2279 sonetti romaneschi. composti in uno stato di isolamento, anzi di vera e propria clandestinità, e pubblicati postumi, i sonetti belliniani rappresentano sia la memoria della civiltà e della storia di Roma, sia una straordinaria metafora, comica e tragica, dell'esistenza. Questa edizione integrale del sommo capolavoro romanesco riproduce con rigore filologico il testo e le note dell'autore. Il curatore ha corredato l'opera di un'ampia introduzione e ha annotato e commentato ciascun sonetto con puntuali riferimenti storici e critici, e con frequenti rimandi alle fonti culturali e letterarie del poeta.

      Tutti i sonetti romaneschi
      4,0
    • Sonetti

      • 701pagine
      • 25 ore di lettura

      L'ampia e ragionata scelta dei sonetti romaneschi del Belli - che con Carlo Porta è il maggior autore di versi in vernacolo della nostra letteratura mette in luce la straordinaria varietà di temi e di registri della sua poesia, grazie anche alla sensibilità del curatore, Giorgio Vigolo, poeta a sua volta.

      Sonetti
      4,0
    • "Io ho deliberato di lasciare un monumento di quello che oggi è la plebe di Roma": così scriveva Giuseppe Gioachino Belli nell'introduzione ai propri 2279 sonetti romaneschi. composti in uno stato di isolamento, anzi di vera e propria clandestinità, e pubblicati postumi, i sonetti belliniani rappresentano sia la memoria della civiltà e della storia di Roma, sia una straordinaria metafora, comica e tragica, dell'esistenza. Questa edizione integrale del sommo capolavoro romanesco riproduce con rigore filologico il testo e le note dell'autore. Il curatore ha corredato l'opera di un'ampia introduzione e ha annotato e commentato ciascun sonetto con puntuali riferimenti storici e critici, e con frequenti rimandi alle fonti culturali e letterarie del poeta.

      Tutti i sonetti romaneschi. Volume quarto