"Non narrerò tanto il destino di me solo, quanto quello di tutta una generazione, della nostra inconfondibile generazione, la quale forse più di ogni altra nel corso della storia è stata gravata di eventi." Il mondo di ieri è il ritratto incantato di un'epoca definitivamente scomparsa, l'epopea di quella "Felix Austria" che tanto condizionò l'intera cultura europea, un mondo nel quale "ognuno sapeva quanto possedeva e quanto gli era dovuto, quel che era permesso e quel che era proibito: in cui tutto aveva una sua norma, un peso e una misura precisi". E al centro di tutto sta la Vienna imperiale, simbolo di un'epoca indimenticabile che Zweig descrive in tutto il suo splendore e in tutte le sue contraddizioni. Pubblicato postumo, Il mondo di ieri è segnato dalla consapevolezza della definitiva scomparsa degli antichi valori e dalla rassegnazione di fronte all'irreversibilità degli eventi, un'atmosfera autunnale che imprime all'intera opera il severo suggello della modernità.
Stefan Zweig Libri
Stefan Zweig fu un autore celebrato a livello mondiale, particolarmente rinomato negli anni '20 e '30 per la sua profonda intuizione psicologica sulla condizione umana. La sua produzione letteraria, che spazia da romanzi a racconti e saggi, è caratterizzata da sottili ritratti di personaggi e da un approccio intuitivo, piuttosto che puramente oggettivo, ai suoi soggetti. Zweig esplorò frequentemente temi come la solitudine e la disillusione, rispecchiando le proprie esperienze di esilio e sradicamento. La sua magistrale capacità di penetrare nelle motivazioni dei personaggi e di cogliere momenti cruciali della storia umana consolida la sua eredità di scrittore senza tempo le cui opere continuano a risuonare.







La biografia di Honoré de Balzac, da molti considerata come l’opera più importante di Stefan Zweig (che non giunse a vederne la pubblicazione, avvenuta solo nel 1946), è una raccolta impressionante di aneddoti, inciampi, curiosità e bizzarrie che hanno segnato la vita del padre del realismo francese; un racconto commovente, tragico e talvolta comico, cui lo scrittore e biografo austriaco dedicò gli ultimi dieci anni della sua vita, prima del suicidio. Balzac, in effetti, ebbe una vita da romanzo, tempestata di avversità, avventure e colpi di teatro degni di quella «Commedia umana» che secondo lui doveva «fare con correnza allo stato civile». Le sue prime opere caddero nel vuoto, la critica si astenne anche solo dal prenderle in considerazione, e allora il giovane Honoré cambiò perfino strada, cimentandosi come editore, stampatore, ma incorrendo sempre e inesorabilmente nel fallimento, e in un accumulo di debiti che proverà a estinguere fino al resto dei suoi giorni, nonostante una produzione che arriverà, nel suo picco, ai famosi novanta romanzi in diciassette anni. Prima di raggiungere la celebrità, Balzac, pur continuando a scrivere, si dedicò a imprese a dir poco folli, come quando andò in Sardegna sognando di arricchirsi con lo sfruttamento delle miniere d’argento abbandonate. Zweig non si limita però a raccogliere le tante picaresche storie di vita del grande francese, ma intesse una trama che riesce a ricreare e a spiegare l’indissolubile intreccio tra finzione e vita che fornì a Balzac la materia prima con cui avrebbe modellato tutta la sua straordinaria opera.
Momenti fatali
- 306pagine
- 11 ore di lettura
Maestro della narrazione storica, come dimostrano le sue biografie di Maria Antonietta, di Erasmo o di Magellano, Zweig ci offre con Momenti fatali, che alla Storia attinge, il racconto – non meno folgorante della novella Amok – di alcuni passaggi decisivi nella vicenda dell’uomo: dalla caduta di Bisanzio, fra urla di turchi e di cristiani, al vagone piombato in cui Lenin attraversa la Germania con destinazione Pietrogrado e la rivoluzione bolscevica; da quell’unico uomo che a Waterloo provoca la disfatta napoleonica (e non è l’Imperatore) alla scoperta del Pacifico; dalle prime parole che corrono lungo un cavo transoceanico nel 1858 al sogno di pace formulato nei quattordici punti del presidente Wilson all’indomani della Grande Guerra. Sono momenti rari, «ore stellari» in cui maturano decisioni che trascendono la contingenza e che, «fulgide e immutabili come le stelle, risplendono sopra la notte dell’umana caducità» illuminando Händel che compone il suo Messiah senza mangiare né dormire, o l’oscuro Rouget de Lisle che esce dall’anonimato per eternarsi con La Marsigliese, Dostoevskij salvato all’ultimo momento dalla fucilazione, o Tolstoj in fuga da Jasnaja Poljana verso la libertà.
A bordo di una nave da crociera due contendenti si sfidano alla scacchiera. Da un lato Mirko Czentovič, campione mondiale in carica, rozzo, arrogante e venale; dall’altro l’enigmatico dottor B., colto, elegante e nervoso, dotato di un talento prodigioso e immaginifico... Due destini lontanissimi e diversamente avvolti dal mistero, due storie affascinanti e distanti che il fato ha portato a convergere sulle 64 caselle bianche e nere, in una partita che non è soltanto un’occasione ludica ma una resa dei conti con la vita. Perché «Non ci si rende già colpevoli di una limitazione offensiva, definendo gli scacchi “un gioco”?». Scritta nel 1941, durante l’esilio brasiliano di Zweig, a pochi mesi dal suicidio, la Novella degli scacchi è considerata il capolavoro dello scrittore austriaco.
Mendel dei libri
- 53pagine
- 2 ore di lettura
La storia di un uomo che forse non ha letto tutti i libri, ma che tutti li conosce. Il sovrano di un mondo parallelo – un mondo di carta.
Estasi di libertà
- 400pagine
- 14 ore di lettura
Estate 1926. Christine Hoflehner è una giovane poverissima postina in un piccolo borgo austriaco. Un giorno riceve un telegramma e viene invitata da una zia che era sparita in un bellissimo hotel a Pontresina. Scopre improvvisamente un mondo felice e lontanissimo dalla sua misera esistenza, ma le invidie che suscita per la sua grazia rendono il ritorno al paesino inevitabile, così come la conseguente depressione. Christine inizia allora a frequentare Vienna, dove conosce Ferdinand, che come lei ha perso la sua gioventù in guerra. Insieme programmano un suicidio, che però non avverrà. Ferdinand le propone di fare una rapina alla posta e poi di scappare e vivere per sempre insieme. Il romanzo finisce con un sì. Finora inedito, iniziato da Zweig nel 1931 e finito durante l’esilio a Londra per sfuggire ai nazisti tra il 1934 e il 1938, è il romanzo che si credeva perduto del grande scrittore austriaco, pubblicato in Germania e in Francia nel 1982 e finalmente proposto anche in Italia.
"Il mondo tra il 1902 e l'inizio della Prima guerra mondiale, visto attraverso gli occhi di una donna": è lo stesso Stefan Zweig a riassumere così questo romanzo, cominciato nel 1941 e interrotto a causa della stesura di un saggio su Montaigne. Clarissa, figlia di un militare austriaco, è nata nel 1894 e ha sempre condotto un'esistenza solitaria. Alla vigilia della guerra incontra a Lucerna, in Svizzera, un insegnante di ginnasio, Léonard. Il giovane, in cui molti hanno rintracciato il profilo dell'amico di Zweig, Romain Rolland, è un socialista francese circondato da un'aura di gentile cordialità, e fin dall'inizio Clarissa lo sente affine e vicino. La guerra però si frappone tra i due amanti e Clarissa rimane sola e incinta. In un'Europa lacerata dalla morsa dell'isteria nazionalista, l'accettazione di questa maternità diventa, più che una scelta personale, un destino e un simbolo, un'occasione per cogliere il senso di una vita che sembra non avere più dignità. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale Zweig fu toccato dalle persecuzioni nei confronti degli ebrei e decise di distruggere il romanzo, ma nel 1990 l'opera fu recuperata, rimessa insieme e data alle stampe
Perdere il favore di coloro da cui dipende la nostra stessa vita. Mordere la polvere quando si sono conosciuti i fasti degli altari. Non essere più amati. È il destino intollerabile che accomuna i protagonisti delle due novelle qui riunite: una dama del Settecento e un cane. E il dolore, il furore, il desiderio di vendetta saranno altrettanto violenti nell’animale e nella donna. Splendida, intelligente e ambiziosa, amica di Voltaire, amante del duca di Borbone, la marchesa de Prie sembra onnipotente e, soprattutto, intoccabile. Ma quando nel 1726 il duca di Borbone cade in disgrazia presso Luigi XV, per lei si spalanca, d’improvviso, il baratro di un esilio avvilente. Confinata in Normandia, rabbiosamente sola, Madame de Prie non può che tormentare il giovane amante, contemplare allo specchio il suo volto che sfiorisce – e progettare una morte degna dei passati splendori. Le forze brutali – distruttive e autodistruttive – che solo l’orgoglio ferito e l’amore ripudiato sanno scatenare innervano anche il secondo racconto, dove a sperimentare la più tremenda delle perdite è Ponto, tirannico bulldog dapprima oggetto di una sfrenata passione e poi di colpo ignorato e bandito dal suo regno non appena la padrona resta incinta. Sagace nel suo odio, l’escluso preparerà la vendetta, suscitando nel lettore un’attesa angosciosa – e una suspense alla Hitchcock.
Il candelabro sepolto
- 176pagine
- 7 ore di lettura
Roma, 455 d.C.: durante il saccheggio i Vandali trafugano come bottino di guerra la Menorah (l’antico candelabro a sette braccia) del Tempio di Gerusalemme, portata a Roma da Tito. Tra la comunità ebraica si diffonde un grande scoramento: il simbolo più antico, il fondamento stesso dell’identità del popolo ebraico è andato perduto e deve essere recuperato a ogni costo. Con il suo stile cristallino Stefan Zweig ricostruisce una vicenda che è per molti versi un vero e proprio mito fondativo del popolo ebraico, e poco importa se a volte il suo racconto ceda il passo alla leggenda. “Le leggende fiorite sulla scomparsa della Menorah sono quasi infinite” si legge nella postfazione di Fabio Isman. “E tutte, come anche il racconto di Stefan Zweig, hanno un unico obiettivo: mantenerla in vita.”

