Marcus Tullius Cicero Libri
Marco Tullio Cicerone è un eminente filosofo, statista, avvocato e teorico politico romano. Ampiamente celebrato come uno dei più grandi oratori e stilisti di prosa di Roma, la sua opera offre profonde intuizioni sul pensiero e sulla retorica romana. L'eredità duratura di Cicerone risiede nella sua eloquente articolazione e nel suo sofisticato approccio al linguaggio, consolidando il suo posto come pietra angolare della letteratura e del discorso classici.







Scritto tra il 54 e il 51 a.C., in un periodo estremamente incerto per la storia di Roma, La repubblica costituisce un libro fondamentale nella storia del pensiero politico antico. In questo dialogo, che si immagina avvenuto nel 129 a.C. tra Scipione Emiliano e alcuni celebri personaggi, Cicerone ripercorre la storia della repubblica romana e delle istituzioni, riportando le sue riflessioni politiche e le critiche ai tempi che stava vivendo. Ispirandosi ai grandi filosofi del passato, Platone, Aristotele, Polibio, e allo stoicismo più rigoroso, Cicerone riflette sulle possibili forme di governo, sulle successioni cicliche e sulle inevitabili degenerazioni. Ma soprattutto delinea la figura dell'uomo di governo ideale, il princeps, modello di incrollabili virtù etiche e civili. Nell'ampia introduzione Francesca Nenci analizza le problematiche letterarie e storiografiche del testo, ne spiega la struttura e inquadra le riflessioni nel clima politico della Roma repubblicana
Il Lelius de amicitia, fortunatissimo dialogo ciceroniano risalente al 44 a. C. e dedicato ad Attico, s'immagina condotto da tre illustri interlocutori, Fannio, Scevola e Lelio, che disquisiscono sul tema dell'amicizia: cos'è, da cosa nasce e a quali fini tende. Mentre l'amicizia per i Romani è anzitutto la creazione di legami personali a scopo di sostegno politico, la tesi di Cicerone espressa per bocca di Lelio e ispirata soprattutto a fonti di orientamento platonico e stoico, è assai innovativa: la vera amicizia è un sentimento del tutto disinteressato, un rapporto insostituibile che, dopo la sapienza, rappresenta il massimo bene cui l'uomo possa aspirare. Sforzandosi di allargare la base sociale dell'amicizia al di là della ristretta cerchia della nobilitas, ponendo come sue fondamenta valori come virtus e probitas, l'amicizia viene sdoganata dall'ambito esclusivamente politico per diventare una sorta dì spinta al miglioramento individuale.
In difesa di Marco Celio
- 180pagine
- 7 ore di lettura
«Nulla è tanto adatto alla natura umana e tanto conforme sia alla buona che alla cattiva sorte»: l’amicizia, dopo la sapienza, è per Cicerone il bene più prezioso. Quel sentimento limpido e disinteressato che non nasce dalla ricerca dell’utile, ma da un’inclinazione assolutamente naturale che unisce due o più uomini, diviene la più nobile delle coesioni quando si allarga alla sfera pubblica e favorisce così il bene dello Stato. La sua più autentica e felice manifestazione è proprio in quella concordia sociale e civile che è alla base della moralità e della forza di un popolo. A distanza di duemila anni, un testo di sorprendente attualità.
Tascabili Economici - 52: L'arte di invecchiare
Edizione integrale/Testo latino a fronte
- 100pagine
- 4 ore di lettura
Edizione integrale, con testo latino a fronte, cura e versione di Bartolomeo Rossetti.
La saggezza
- 70pagine
- 3 ore di lettura
I grandi libri Garzanti - 562: Il sogno di Scipione - Il fato: Con testo a fronte
- 93pagine
- 4 ore di lettura
Testo latino a fronte Uomo eminentemente politico, rientrato dopo un anno di esilio a Roma, Cicerone si dedicò alla scrittura delle sue opere maggiori. I suoi trattati sono improntati a un forte impegno civile, che assoggetta l'educazione etica alla convivenza sociale. Nel Fato affronta la contraddizione tra la concezione stoica del destino, inteso come ferrea necessità, e il libero arbitrio, per definire lo spazio decisionale - e le responsabilità - dell'uomo. Nel Sogno di Scipione avvalora la vita attiva come fondamento e presupposto della futura felicità ultraterrena, che spetta solo a coloro che hanno agito per il bene comune in funzione della patria.



