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I rusteghi

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  • 106pagine
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Nella critica del costume borghese Goldoni scrive negli anni '60 le sue commedie più mature e audaci. I rusteghi aprono la serie: Goldoni entra in netta polemica con il conservatorismo ormai rozzo della classe cui appartiene e in cui ha per molto tempo ciecamente creduto. Il mercante lucido e avveduto, che per lunghi anni, nei panni di Pantalone, aveva impersonato il prototipo di un individuo socialmente responsabile, consapevole dell'interesse proprio e altrui, aperto e illuminato, si è ormai svilito a una caricatura di se stesso. Chiuso nella propria casa, gelosamente attaccato al proprio meschino tornaconto, si rifiuta di concedere a chi gli è sottomesso (le donne e i figli) qualunque autonomia di comportamento. Canciano, Lunardo, Simon e Maurizio, il quartetto dei reazionari-misantropi, accaniti lodatori del tempo trascorso (che agli occhi del Goldoni non ha più nessuna ragion d'essere rivissuto) cedono, in fine di commedia, sotto le pressioni delle mogli e dei giovani, a un nuovo modo di concepire la vita: ma è chiaro che il loro consenso è un puro esito teatrale, non convince neppure Goldoni.

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I rusteghi, Carlo Goldoni

Lingua
Pubblicato
1970
Rilegatura
(In brossura)
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Molto buono
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Titolo
I rusteghi
Lingua
Italiano
Editore
Einaudi
Pubblicato
1970
Formato
In brossura
Pagine
106
ISBN10
8806290096
ISBN13
9788806290092
Serie
Categoria
Valutazione
3,55 su 5
Descrizione
Nella critica del costume borghese Goldoni scrive negli anni '60 le sue commedie più mature e audaci. I rusteghi aprono la serie: Goldoni entra in netta polemica con il conservatorismo ormai rozzo della classe cui appartiene e in cui ha per molto tempo ciecamente creduto. Il mercante lucido e avveduto, che per lunghi anni, nei panni di Pantalone, aveva impersonato il prototipo di un individuo socialmente responsabile, consapevole dell'interesse proprio e altrui, aperto e illuminato, si è ormai svilito a una caricatura di se stesso. Chiuso nella propria casa, gelosamente attaccato al proprio meschino tornaconto, si rifiuta di concedere a chi gli è sottomesso (le donne e i figli) qualunque autonomia di comportamento. Canciano, Lunardo, Simon e Maurizio, il quartetto dei reazionari-misantropi, accaniti lodatori del tempo trascorso (che agli occhi del Goldoni non ha più nessuna ragion d'essere rivissuto) cedono, in fine di commedia, sotto le pressioni delle mogli e dei giovani, a un nuovo modo di concepire la vita: ma è chiaro che il loro consenso è un puro esito teatrale, non convince neppure Goldoni.