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L'ultima fuga

quel che resta di una vita da bandito

Parametri

  • 357pagine
  • 13 ore di lettura

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Renato Vallanzasca, noto per il suo carisma e le sue avventure criminali, è stato il protagonista di un'epoca di bande che ha scosso Milano negli anni Settanta, un periodo già segnato dal terrorismo. Mentre molti dei suoi contemporanei sono morti, pentiti o hanno scontato le loro pene, lui è rimasto in vita, ottenendo nel 2010 la possibilità di lavorare all'esterno del carcere. A sessant'anni, dopo trentanove trascorsi dietro le sbarre, Vallanzasca appare distante dall'immagine di un tempo, ma continua a suscitare interesse. La sua figura è ancora al centro di attenzione, con una letteratura fiorente e adattamenti cinematografici che ne raccontano la storia. La sua fama persiste, forse perché, nonostante abbia riconosciuto pubblicamente le proprie colpe e si impegni a dissuadere i giovani da modelli distruttivi, non ha mai usato la parola "pentimento". Vallanzasca, sempre incline all'esibizionismo, afferma di non poter sopportare l'idea che il suo comportamento possa essere visto come opportunismo. Questo libro rappresenta un bilancio di una vita segnata da scelte sbagliate e una riflessione sul confine tra bene e male, pena e colpa, scelte e destino, raccontando la storia di un bandito in cerca di una via d'uscita dal mito per affrontare i propri rimorsi.

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L'ultima fuga, Renato Vallanzasca, Leonardo Coen

Lingua
Pubblicato
2010
Rilegatura
(In brossura)
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Titolo
L'ultima fuga
Sottotitolo
quel che resta di una vita da bandito
Lingua
Italiano
Pubblicato
2010
Formato
In brossura
Pagine
357
ISBN10
8860737354
ISBN13
9788860737359
Serie
Tag
Descrizione
Renato Vallanzasca, noto per il suo carisma e le sue avventure criminali, è stato il protagonista di un'epoca di bande che ha scosso Milano negli anni Settanta, un periodo già segnato dal terrorismo. Mentre molti dei suoi contemporanei sono morti, pentiti o hanno scontato le loro pene, lui è rimasto in vita, ottenendo nel 2010 la possibilità di lavorare all'esterno del carcere. A sessant'anni, dopo trentanove trascorsi dietro le sbarre, Vallanzasca appare distante dall'immagine di un tempo, ma continua a suscitare interesse. La sua figura è ancora al centro di attenzione, con una letteratura fiorente e adattamenti cinematografici che ne raccontano la storia. La sua fama persiste, forse perché, nonostante abbia riconosciuto pubblicamente le proprie colpe e si impegni a dissuadere i giovani da modelli distruttivi, non ha mai usato la parola "pentimento". Vallanzasca, sempre incline all'esibizionismo, afferma di non poter sopportare l'idea che il suo comportamento possa essere visto come opportunismo. Questo libro rappresenta un bilancio di una vita segnata da scelte sbagliate e una riflessione sul confine tra bene e male, pena e colpa, scelte e destino, raccontando la storia di un bandito in cerca di una via d'uscita dal mito per affrontare i propri rimorsi.