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Georges Simenon

    13 febbraio 1903 – 4 settembre 1989

    Georges Simenon, maestro della prosa suspense, era rinomato per la sua straordinaria prolificità e la sua acuta capacità di cogliere le complessità della psiche umana. La sua vasta opera, che abbraccia centinaia di titoli, è caratterizzata da una profonda visione della natura umana e da una narrazione magistrale. In particolare, le sue storie poliziesche con l'Ispettore Maigret hanno trasceso le barriere linguistiche e affascinato il cinema e la radio, dimostrando il suo talento nel creare personaggi indimenticabili e trame avvincenti. Oltre ai suoi famosi detective, Simenon ha esplorato le profondità della motivazione e dell'esperienza umana nei suoi romanzi psicologici e nelle opere autobiografiche, consolidando la sua eredità come figura di spicco della letteratura del XX secolo.

    Georges Simenon
    Il piccolo libraio di Archangelsk
    Gli Adelphi - 439: L'angioletto
    Lettera al mio giudice
    Biblioteca Adelphi - 716: La fattoria del Coup de Vague
    Pedigree
    La finestra dei Rouet
    • Miliardi di animali sulla Terra compiono incessantemente uno sforzo verso un divenire sconosciuto, simile alle formiche che affrontano ostacoli enormi senza cambiare strada. Così Simenon percepiva i primi anni della sua vita, un'epopea della piccolezza e delle esistenze oscure, mentre viveva da sfollato a Fontenay-le-Comte nel 1941. Dopo una diagnosi che lo condannava a due anni di vita, Simenon non smise di scrivere. Decise di raccontare la sua infanzia in una lunga lettera al figlio, che si trasformò nel suo romanzo più personale, riflettendo la sostanza di tutte le sue opere. Non è solo la storia di un artista; la figura della madre Élise emerge con forza. Lei, fragile ma determinata, possiede un occhio acuto e una presenza che ricorda i grandi personaggi della letteratura. Simenon esplora i misteri della piccola borghesia, quella che lotta per mantenere il decoro contro l'umiliazione. La vita di Roger è intrisa di relazioni familiari e quotidiane, creando una rete che grava sulla sua esistenza. Diviso in tre parti, il romanzo fu scritto tra il 1941 e il 1943.

      Pedigree
      4,2
    • Nel piccolo paese di Marsilly, sulla costa atlantica vicino a La Rochelle, vive Jean, un giovane orfano di venticinque anni, insieme alle sue due zie e a un oscuro segreto di famiglia. Come allevatore di cozze, conduce un'esistenza tranquilla e regolare, grazie al controllo che Hortense ed Émilie esercitano sulla casa. Tuttavia, un giorno si profila una tempesta: la fidanzata di Jean, Marthe, è incinta e lui deve sposarla, nonostante non la ami. Ma non è un problema che le zie di Jean non possano risolvere, anche a costo di un sacrificio umano.

      Biblioteca Adelphi - 716: La fattoria del Coup de Vague
      4,1
    • Lettera al mio giudice

      • 206pagine
      • 8 ore di lettura

      Una ragazza minuta, pallida, arrampicata su alti tacchi, nella vita di un uomo «senza ombra», la cui esistenza, così normale, si avvicina sempre più al confine con l’inesistenza. E quella donna è l’ombra stessa, qualcosa di oscuro e lancinante al di là di ogni ragione, che conduce tranquillamente alla morte. Una storia carica di intensità, esaltazione e angoscia.

      Lettera al mio giudice
      4,1
    • Gli Adelphi - 439: L'angioletto

      • 197pagine
      • 7 ore di lettura

      Anche quando divenne un pittore famoso, Louis Cuchas rimase il bambino dall'occhio limpido e svagato, che sembrava non guardare nulla, ma in realtà osservava molte persone e cose, non quelle che ci si aspettava. Non reagiva alle aggressioni e il suo soprannome era «angioletto». Sin da piccolo, dormiva su un pagliericcio, in una sordida stanza di rue Mouffetard, insieme ai suoi cinque fratelli, ciascuno con un padre diverso. Non si turbava per le scene che vedeva, come quella in cui il fratello maggiore, poco più che undicenne, si rivolse a una bambina di nove anni, né per la madre che girava seminuda o per gli uomini che portava a casa ogni sera. Malattie, fame e squallore non lo disturbavano; al contrario, lo incuriosivano e affascinavano. Assorbiva tutto: i tram, la verruca di una donna, un quarto di bue appeso a un gancio, le espressioni delle facce per strada, i facchini delle Halles. Tutto ciò che un giorno sarebbe finito nei suoi quadri, in larghe pennellate di «colori puri», rifletteva la purezza del suo sguardo e della sua anima, che si era appropriato di ogni dettaglio della vita che lo circondava.

      Gli Adelphi - 439: L'angioletto
      4,0
    • Il piccolo libraio di Archangelsk

      • 172pagine
      • 7 ore di lettura

      'She's gone to Bourges.' It was to protect Gina's reputation that Jonas had told the little lie. She had often gone off with younger men since their wedding. In fact her family, most of the neighbours - they all knew. How could the timid little bookseller forsee the dumb hostility and suspicion, the police inquiries, the ugly discoveries his lie would provoke in the place he called home?

      Il piccolo libraio di Archangelsk
      4,0
    • La scala di ferro

      • 179pagine
      • 7 ore di lettura

      Tutto era cominciato con una vertigine e un intenso calore alla gola. Dopo aver consultato vari medici, l'ultimo gli aveva consigliato di tenere un diario delle sue crisi, annotando anche ciò che sua moglie non mangiava. Così, tra le pagine di un libro, iniziò a spiarla, ascoltando le sue telefonate e cercando prove. A volte si sentiva in colpa per i suoi sospetti, considerando quanto si amavano. Altre volte, desiderava afferrarla per le spalle e chiederle la verità, ricordando i quindici anni trascorsi insieme, l'intimità condivisa e il loro letto come universo comune. Ma riuscirà mai a esprimere quella richiesta? In questo romanzo, dall'atmosfera hitchcockiana, l'autore delinea con inquietanti chiaroscuri la figura di una dark lady nella Parigi degli anni Cinquanta.

      La scala di ferro
      3,9
    • In un nebbioso pomeriggio di novembre, Eugène Malou si suicida davanti alla casa del conte d'Estier, dopo aver chiesto invano un prestito. La piccola città è a conoscenza del suo passato rovinato, rivelato da una campagna di stampa. Malou non lascia nemmeno i fondi per il funerale, scatenando tensioni e rancori tra i familiari, mentre i beni vengono messi all'asta. Alain, il figlio minore, rifiuta di trasferirsi a Parigi con la madre, sospettando che lei non abbia venduto i gioielli per aiutare il padre. Non vuole neppure condividere l'appartamento con la sorella, che vive con un amante sposato. Alain si trova di fronte a una sfida: deve affrontare la realtà e assumersi responsabilità, diventando uomo. Per farlo, intraprende un'inchiesta sulla vita di suo padre, raccogliendo ricordi e testimonianze di chi lo ha conosciuto. Durante questo percorso di scoperta, Alain si imbatte in verità inaspettate e nella vera causa del suicidio di Eugène Malou. Alla fine, sarà orgoglioso di essere un Malou, come suo padre e suo nonno, e solo allora potrà trovare il suo posto nel mondo.

      Biblioteca Adelphi - 585: Il destino dei Malou
      3,9
    • Il commissario Maigret deve risolvere il mistero dell'omicidio di un ricco australiano. William Brown, trovato accoltellato nel suo giardino ad Antibes, lavorava per il servizio segreto francese, viveva con due donne e aveva legami con un locale poco raccomandabile a Cannes, la Liberty Bar. Il clima mite del Mediterraneo induce Maigret a una rilassata atmosfera vacanziera. Tuttavia, quando vede una foto della vittima, il suo interesse per il caso si risveglia: l'uomo assomiglia incredibilmente a lui. Il diciassettesimo caso di Maigret si svolge tra Antibes e Cannes sulla Costa Azzurra.

      Liberty Bar
      3,8
    • «Ma cos’hanno i romanzi di Simenon, che ci rimangono incollati alle mani e non ci danno tregua fino all’ultima pagina? E perché ogni volta ci lasciano dentro un’amarezza strana, come se ci avessero portato in un punto dove non volevamo arrivare, che non volevamo conoscere? La risposta probabilmente sta nella profonda onestà intellettuale di Simenon, nella sua incapacità di mentire, di raccontarci la vita migliore di quello che è ... i suoi romanzi nascono dalla consapevolezza di ciò che veramente sono gli esseri umani, di quali forze segrete li muovono, e di quanto provano inutilmente a dimenticare la propria implacabile sostanza. Una conferma arriva da questo romanzo del 1954, L’orologiaio di Everton ». Marco Lodoli

      Gli Adelphi - 368: L'orologiaio di Everton
      3,9
    • Le campane di Bicêtre

      • 261pagine
      • 10 ore di lettura

      Quando René Maugras, direttore di un importante quotidiano parigino, riprende conoscenza in ospedale, ha solo vaghi ricordi della serata precedente, trascorsa a cena con amici influenti. Dopo un momento di assenza, scopre di essere stato trovato privo di sensi. I medici lo rassicurano sulla sua guarigione, ma a lui non importa. La sua mente è affollata da pensieri e ricordi, e una domanda emerge: «A che scopo?». Si interroga sul significato della sua vita e del suo status di persona importante, riflettendo sul suo operato e sul perché abbia faticato tanto per raggiungere il successo. Mentre medici, infermieri, amici e familiari si chiedono cosa stia pensando, Maugras, con una lucidità disarmante, compie un bilancio della sua esistenza. Si sofferma in particolare sulla sua relazione con la moglie Lina, che per lui è diventata quasi estranea e che sta lottando contro l’alcolismo. La sua introspezione lo porta a confrontarsi con la realtà della sua vita e delle sue scelte, rivelando un profondo senso di solitudine e disillusione.

      Le campane di Bicêtre
      3,9
    • Sullo sfondo delle montagne dell’Arizona, un uomo a cavallo percorre la pista verso Tucson, il «Grande Passaggio» un tempo attraversato da uomini e mandrie. Oggi, 7 ottobre 1947, John Evans, noto come Curly John, festeggia i sessantotto anni, mantenendo la postura di un giovane. Ricorda il giorno in cui, trentotto anni fa, ha ucciso Romero, un messicano mandato a eliminarlo. Da quel momento, la sua vita è cambiata: Andy Spencer, il suo amico del Connecticut, è diventato il suo nemico, l’«Innominabile», sospettato di essere il mandante dell’attentato. Un’asta lo porta a scoprire un vecchio baule verde, un evento che cambierà la sua vita. Temi di amicizia virile, vendetta e perdono si intrecciano in un contesto di miniere, deserto, saloon e case da gioco. Con questi elementi, l'autore offre una variazione avvincente sul tema del western.

      Biblioteca Adelphi - 553: Il ranch della giumenta perduta
      3,8
    • Una piccola città, La Rochelle, è avvolta in una gelida pioggia autunnale, mentre borghesi insospettabili si dedicano a partite di bridge. La vita della città viene interrotta da una serie di strani delitti, coinvolgendo due personaggi: un cappellaio rispettabile e un «piccolo sarto» armeno, il cui odore di aglio e miseria li unisce in una comunicazione tragica e segreta. I loro sguardi consapevoli e i punti di vista opposti creano una dipendenza reciproca e una complicità, dando vita a un'indagine vibrante di tensione drammatica. Nel corso di due anni, Simenon, quasi ossessionato, torna tre volte sulla stessa storia. Il racconto iniziale, "Il piccolo sarto e il cappellaio," pubblicato nel marzo '47, è seguito da "Benedetti gli umili," una versione modificata, e infine da "I fantasmi del cappellaio" nel dicembre '48. Il passaggio dalle novelle al romanzo segna un cambio di prospettiva: la narrazione si sposta dal sarto armeno al cappellaio, seguendo il suo lento inabissarsi nella follia. "I fantasmi del cappellaio" è stato pubblicato per la prima volta nel 1949 e include, in appendice, il racconto originale e il capitolo finale di "Benedetti gli umili," che ha vinto un premio dell'«Ellery Queen’s Mystery Magazine» in traduzione inglese.

      Biblioteca Adelphi - 338: I fantasmi del cappellaio
      3,9
    • Quel giorno, nella casa di rue de la Ferme, tutti i collaboratori di Maigret rimasero stupiti del suo comportamento. Fin dal mattino avevano notato qualcosa di inusuale nel modo in cui dirigeva le operazioni ...Quando aveva dato le disposizioni iniziali, il commissario aveva nello sguardo un lampo di gioia addirittura feroce; poi aveva sguinzagliato i suoi uomini per tutta la casa come se lanciasse una muta di cani su una pista fresca, incitandoli con l’atteggiamento più che a parole.Ormai sembrava trattarsi di una questione personale fra lui e Guillaume Serre. Anzi, veniva quasi il sospetto che gli eventi avrebbero seguito un altro corso, che il commissario avrebbe preso una decisione diversa, e in un momento diverso, se il dentista di rue de la Ferme non fosse stato più vigoroso di lui, sia fisicamente che moralmente.

      Le inchieste di Maigret - 222: Maigret e la Stangona
      3,9
    • Frank, il memorabile protagonista di questo romanzo, ha diciannove anni ed è figlio dell’attraente tenutaria di una casa di appuntamenti in una città del Nord durante l’occupazione nazista. Freddo, scostante, insolente, solitario, Frank vuole in segreto una cosa sola: iniziarsi alla vita. E crede che il modo migliore per farlo sia questo: uccidere qualcuno senza ragione. Lo fa. Poi compie altri crimini, sempre in qualche modo gratuiti. Con sbalorditiva sicurezza, Simenon entra nella testa di questo personaggio al limite fra l’abiezione e una paradossale innocenza, abitante di quella psichica terra di nessuno di cui Dostoevskij è l’invisibile guardiano. E intorno a lui fa vivere, fino a dargli una presenza allucinatoria, il mondo della neve sporca , la sordida scena di una città dove tutto è tradimento, rancore, doppio gioco. Non solo: ma su questo sfondo cupo e sinistro riesce a tracciare, quasi prendendoci di sorpresa, una storia d’amore che è una sorta di triplo salto mortale, perfettamente riuscito e convincente. La neve era sporca è apparso per la prima volta nel 1951.

      La neve era sporca
      3,9
    • Quando il capitano Lannec finalmente possiede il suo cargo, è l'inizio della fine. La necessaria garanzia è stata fornita dai Pitard, la famiglia di sua moglie Mathilde. Così, non può impedire a Mathilde di partecipare al viaggio inaugurale della "Tonnere-de-Dieu", il "Donnerwetter". Nell'opprimente ristrettezza della nave, crescono invidia e sospetto, sia tra i coniugi che all'interno dell'equipaggio. Una lettera premonitrice e una tempesta in arrivo non promettono nulla di buono.

      I Pitard
      3,4
    • «Sei così bello» gli aveva detto un giorno Andrée «che mi piacerebbe fare l’amore con te davanti a tutti, in mezzo alla piazza della stazione...». Quella volta Tony aveva accennato un sorriso da maschio soddisfatto: perché era ancora soltanto un gioco, perché mai nessuna donna gli aveva dato più piacere di lei – «un piacere assoluto, animalesco, senza secondi fini, e mai seguito da disgusto, disagio o stanchezza». Del resto, era stata lei a tirarsi su la gonna e a invitarlo con la sua voce roca, la prima volta, a prenderla in mezzo all’erba e alle ortiche che costeggiavano la provinciale: dopo, lui aveva colto nei suoi occhi un’espressione di trionfo. E anche quel 2 agosto, quando lei gli aveva chiesto (avevano appena fatto l’amore, nella camera dell’Hôtel des Voyageurs che da un anno accoglieva i loro incontri clandestini): «Se io mi ritrovassi libera... faresti in modo di renderti libero anche tu?», lui non aveva dato peso a quelle parole, quasi non le aveva udite. Solo più tardi avrebbe compreso l’oscura minaccia che nascondevano. Ancora una volta, nel suo stile asciutto, rapido, implacabile, Simenon ci racconta la storia di una passione vorace e devastante, che non arretra davanti a nulla. Nemmeno davanti a un doppio delitto. Terminato a Noland nel giugno del 1963, La chambre bleue apparve a stampa l’anno seguente. È inedito in Italia.

      Biblioteca Adelphi - 444: La camera azzurra
      3,9
    • I Donadieu sono un potente clan di La Rochelle, isolati nella loro magione e nei loro uffici. Quando partecipano alla messa domenicale, formano una processione che sembra mancare di un elemento fondamentale: Dio. I loro movimenti, rigidamente orchestrati, sembrano scandire il tempo della città con la precisione di un orologio. Tuttavia, la scomparsa del capotribù, Oscar l’Armatore, segna l'inizio di una cronaca di disgregazione. La crisi si diffonde da La Rochelle a Parigi, passando dal torpido ritmo della provincia alla frenesia avvelenata della metropoli. L’ordine Donadieu, che sembrava inespugnabile, crolla, coinvolgendo non solo il clan, ma anche Philippe, l'arrivista che ha contribuito alla loro rovina. Pubblicato nel 1937, il romanzo riflette il successo crescente di Simenon, un periodo in cui scoprire il suo lavoro era considerato un piacere. Con questo libro, Simenon si cimenta in un romanzo di ampio respiro, mantenendo la sua prosa snella e priva di orpelli letterari. Rimane una delle sue opere più complesse e avvincenti, testimoniando la maestria dello scrittore.

      Biblioteca Adelphi - 192: Il testamento Donadieu
      3,9
    • Personaggio paradigmatico dell'universo simenoniano, Popinga si insinua nella mente del lettore con una stupefacente familiarità. E' come una carta da parati che abbiamo visto per anni e improvvisamente si metta a parlare. Dal momento in cui, un giorno, Popinga esce di casa e, chiudendo la porta, esce anche da se stesso, incontriamo di tutto e non riusciamo ad evitare di vederlo con i suoi occhi. Il delitto, il terrore, la fantasticheria, la solitudine, la lucidità, la puntigliosità: sono nuovi pezzi su una vecchia scacchiera, e con il loro aiuto Popinga tenta disperatamente di eludere lo scacco matto. Alla fine, la sua vita, di cui ormai sappiamo tutto, sarà passata davanti ai nostri occhi, e ai suoi, come uno di quei misteriosi treni che amava guardare nella notte.

      L'uomo che guardava passare i treni
      3,9
    • In molti romanzi di Simenon, il protagonista raggiunge un punto di non ritorno, oltre il quale la sua percezione di sé si frantuma, rivelando una verità scomoda. Questo accade anche a Petit Louis, un aspirante gangster che si rivela essere solo un mediocre. La sua esistenza si limita a fare il palo o a intrattenere i turisti di Le Lavandou, mentre i veri criminali, i Marsigliesi, portano a termine rapine. La sua indiscrezione lo porta a rivelare a una signora, che si finge contessa ma è altrettanto ingannevole, di sapere qualcosa su un colpo. Diventando il suo amante, Petit Louis gode di una vita da gigolo, con cibo, alloggio e regali che soddisfano i suoi desideri. Tuttavia, la sua fortuna cambia quando si ritrova in possesso di carte truccate e viene accusato di un delitto che non ha commesso, con tutte le prove contro di lui. Costretto a confrontarsi con una giustizia spietata e inesorabile, il piccolo malavitoso inizia a vivere «la sua vera vita, la vita secondo il suo Destino».

      Biblioteca Adelphi - 559: Corte d'Assise
      3,8
    • La porta

      • 145pagine
      • 6 ore di lettura

      Come in molte vecchie case del quartiere, le finestre, alte e strette, scendevano fino a trenta centimetri dal pavimento e arabeschi in ferro battuto sostenevano la barra d'appoggio. È attraverso questi arabeschi che Foy, dalla sua sedia, seguiva più o meno consapevolmente le andate e ritorni della strada. Frunse le sopracciglia quando vide la piccola auto blu del Dr. Aubonne girare l'angolo di rue des Francs-Bourgeois, immettersi in rue de Turenne e, attraversando la carreggiata in obliquo, fermarsi dietro il camion della cartoleria Herbiveaux.

      La porta
      3,9
    • A tutta prima aveva creduto che fosse un po' svitata. Ora si chiedeva se quella esuberanza non fosse dovuta al fatto che lei recitava, non solo per ingannarlo, non solo per nascondergli qualcosa, ma per il puro piacere di interpretare un ruolo. «Si diverte molto, signorina Clément?». «Mi diverto sempre, commissario». Questa volta lo guardò con tutto il suo ritrovato candore. Nelle scuole femminili c'è quasi sempre almeno una ragazzina di una spanna più alta delle altre e con quelle stesse forme prosperose. A tredici o quattordici anni assomigliano a enormi bambole di pezza, con gli occhi chiari che non vedono niente della vita e un sorriso trasognato sulle labbra. Ma era la prima volta che Maigret ne conosceva una di quarant'anni.

      Le inchieste di Maigret: Maigret e l'affittacamere
      3,8
    • Maigret e gli aristocratici

      • 155pagine
      • 6 ore di lettura

      Uma princesa e um conde se amam desde a juventude e, impedidos de casar, trocam secretas cartas de amor durante cinqüenta anos. A princesa acaba de ficar viúva e parece determinada a realizar o desejo que acalentou durante toda a vida. Mas, subitamente, o conde é assassinado em sua mansão, no mais aristocrático bairro de Paris. Este é mais um caso para o comissário Maigret que, dessa vez, mergulha num mundo que lhe é, ao mesmo tempo, estranho e familiar - o da aristocracia parisiense.

      Maigret e gli aristocratici
      3,8
    • Tutti, compresa una decina di automobilisti di passaggio, facevano capannello attorno al relitto ripescato dal fiume, e alcuni tastavano distrattamente la carrozzeria o si chinavano per guardare dentro. Ed è proprio a uno di quegli sconosciuti che venne in mente di girare la maniglia del bagagliaio. Che, contro ogni aspettativa, nonostante la vettura fosse così deformata, si aprì facilmente; l'uomo cacciò un grido e indietreggiò di qualche passo, mentre chi gli era a fianco si precipitava a vedere. Maigret si avvicinò come gli altri, aggrottò la fronte e, per la prima volta dal mattino, non si limitò a borbottare qualcosa, ma fece sentire chiaramente la sua voce: «Via, fate largo!... Non toccate niente!». Anche lui aveva visto. Aveva visto una forma umana stranamente ripiegata su se stessa, pigiata in fondo al bagagliaio come se quest'ultimo fosse stato richiuso a fatica. Sopra quella specie di fagotto, una cortina di capelli biondo platino suggeriva che si trattava di una donna.

      Le inchieste di Maigret: La Locanda degli Annegati e altri racconti
      3,8
    • Con un cappotto troppo lungo e un incongruo berretto di pelliccia sulla testa, il volto pallido e febbrile, un giovane sconosciuto sbarca, alla vigilia del giorno dei Morti, alla Rochelle da un cargo proveniente da Trondheim. Scoprirà di essere l’erede del vasto patrimonio dello zio, un uomo a lui ignoto, che è vissuto in una feroce solitudine. E scoprirà anche che suo zio teneva in pugno tutti i ricchi notabili della città, riuniti in un sinistro sindacato. Più esattamente: teneva i loro segreti in una cassaforte di cui nessuno ora conosce la combinazione. Comincia così una partita mortale fra il giovane straniero, che tutti vorrebbero docile e sprovveduto, e i vari potenti del luogo, attaccati a un ordine delle cose che deve rimanere intatto. Ma il giovane pallido ha una precisa percezione dei trabocchetti che si aprono a ogni suo passo in quell’inferno di provincia. E una tenace determinazione lo spinge a salvarsi. Così riuscirà anche a trovare, nel terrorizzante groviglio che lo avvolge, il filo di una imprevedibile, perfetta storia d’amore.

      Biblioteca Adelphi - 376: Il viaggiatore del giorno dei Morti
      3,8
    • Maigret si defende

      • 150pagine
      • 6 ore di lettura

      «Leggi...» disse mettendo davanti a Janvier la deposizione della ragazza. Alla ventesima riga Janvier arrossì, così come era arrossito Maigret al mattino in questura. «Chi mai si è permesso di...». Bravo Janvier! Lui e Lucas erano i più vecchi collaboratori di Maigret e fra loro tre non servivano tante parole per capirsi. Subito, senza bisogno di pensarci sopra, Janvier era arrivato alla stessa domanda, quella che Maigret, essendo direttamente coinvolto, ci aveva messo più tempo a formulare. «Chi c’è dietro?». «È proprio quello che vorrei sapere... Chi c’è dietro...».

      Maigret si defende
      3,8
    • Maigret e l'uomo della panchina

      • 171pagine
      • 6 ore di lettura

      Ma c'era anche la questione delle scarpe gialle. Quelle scarpe c'entravano forse qualcosa con l'interesse che Maigret provava nei confronti del signor Louis? Il commissario non osava confessarlo a se stesso. Anche lui, per anni, aveva sognato di indossare delle scarpe color becco d'oca. All'epoca erano di moda, insieme a quei cappotti color beigiolino talmente corti da sembrare giacche da camera. Una volta, appena sposato, aveva deciso di comprarsi delle scarpe gialle, ma già solo a entrare nel negozio si era quasi sentito arrossire. Guarda caso, era proprio il negozio in boulevard Saint Martin, di fronte al Théâtre de l'Ambigu. Non aveva osato metterle subito, e quando a casa aveva scartato il pacchetto davanti alla moglie, la signora Maigret l'aveva guardato lasciandosi scappare una risatina. «Non avrai per caso intenzione di metterle?». Non se le mise mai. Sua moglie andò a restituirle al negozio, con la scusa che gli facevano male.

      Maigret e l'uomo della panchina
      3,8
    • «Si sforzava, suo malgrado, di immaginare quella coppia di stranieri eleganti, sbucata Dio solo sa da dove nello studio di un modesto medico di quartiere. Pardon aveva capito subito che quei due non appartenevano al suo mondo, né a quello di Maigret o della gente che, come loro, abitava attorno a rue Picpus. Capitava spesso, al commissario, di imbattersi in personaggi di quel tipo, che a Londra, New York o Roma si sentono come a casa propria, prendono l’aereo come gli altri prendono il métro, scendono in alberghi di lusso e, a qualunque latitudine, ritrovano le loro abitudini e i loro amici. È una sorta di massoneria internazionale, e non solo del denaro, bensì di un certo stile di vita, di certi atteggiamenti, e anche di una certa morale, diversa da quella del comune mortale. Con loro Maigret non si sentiva mai del tutto a proprio agio, e a stento reprimeva un’irritazione che si sarebbe potuto scambiare per invidia».

      Le inchieste di Maigret - 364: Maigret e il caso Nahour
      3,7
    • Maigret si mette in viaggio

      • 159pagine
      • 6 ore di lettura

      Quella gente gli dava sui nervi, c’era poco da fare. Di fronte a loro era nella stessa posizione dell’ultimo arrivato in un club, per esempio, o in una classe, che si sente impacciato perché non conosce ancora le regole, le abitudini, le parole d’ordine, ha vergogna e pensa sempre che gli altri lo prendano in giro.Era convinto che John T. Arnold, così disinvolto, a suo agio con banchieri e re in esilio, a Londra come a Roma, a Berlino come a New York, si fosse divertito della sua goffaggine e l’avesse trattato con una condiscendenza lievemente compassionevole.Al pari di tutti, forse anzi meglio di tanti altri visto il mestiere che faceva, Maigret sapeva come si trattano certi affari e come si vive in certi ambienti.Ma era una conoscenza teorica, non vissuta in prima persona. E c’erano dei particolari che lo disorientavano.Per la prima volta aveva l’occasione di entrare in contatto con un mondo a parte, di cui la gente comune apprende qualcosa solo grazie ai pettegolezzi dei giornali.

      Maigret si mette in viaggio
      3,8
    • Il treno

      • 146pagine
      • 6 ore di lettura

      Maggio 1940. Le truppe della Wehrmacht invadono il Belgio, minacciando la Francia. Dalle Ardenne, un'evacuazione generale porta sciami di profughi a prendere d'assalto i pochi treni disponibili. In un carro bestiame di un convoglio lento e bombardato dagli Stuka, un uomo mediocre e di salute cagionevole incontra una donna, una cèca di origine ebrea, che ha trascorso del tempo in prigione a Namur. Inizialmente, tra loro ci sono solo sguardi, ma col tempo, senza parole, diventano inseparabili. Durante la prima notte insieme, confusi tra corpi sconosciuti, accade qualcosa di inimmaginabile: nasce una passione amorosa intensa, che Simenon descrive con rarezza, includendo momenti di bruciante erotismo. Questa passione isola i due protagonisti da tutto ciò che li circonda—l'occupazione tedesca e i convogli di sfollati—creando un bozzolo di desiderio, gioco e una felicità effimera e disperata. La loro connessione si trasforma in un rifugio temporaneo, lontano dal caos del mondo esterno, mentre il conflitto infuria attorno a loro.

      Il treno
      3,8
    • In una fredda mattina d’inverno, Norbert Monde, dopo trent’anni alla ditta di import-export del nonno, decide di scomparire. Non è una vera decisione, ma un atto che sembra naturale: radersi i baffi, cambiare abito e dirigersi verso la Gare de Lyon per un biglietto per Marsiglia. Quel giorno particolare, forse il suo compleanno, lo spinge a cercare il mare, e quando lo vede, piange. Le lacrime portano via la stanchezza accumulata in quarantotto anni, mentre si sente finalmente libero, come un clochard di Parigi che ha sempre invidiato. Inizia così una nuova vita in un mondo sconosciuto. Tuttavia, un giorno, un fantasma del suo passato riemerge, costringendolo a riprendere la sua identità e il suo ruolo. Ma Norbert non sarà più lo stesso; avrà abbandonato le sue ombre e guarderà tutto con una nuova prospettiva, caratterizzata da una "fredda serenità".

      Biblioteca Adelphi - 568: La fuga del signor Monde
      3,8
    • Il cane giallo

      • 144pagine
      • 6 ore di lettura

      C’era in lei un’umiltà esagerata. I suoi occhi cerchiati, il suo modo di muoversi senza far rumore, senza sfiorare le cose, quel suo fremere d’inquietudine alla minima parola, corrispondevano abbastanza all’idea che ci si fa della serva abituata a ogni durezza. Sotto quelle apparenze si sentivano però come dei sussulti di orgoglio, che lei si sforzava di non lasciar trasparire. «Era anemica. Il suo seno piatto non era fatto per risvegliare i sensi. Eppure c’era qualcosa di attraente in lei, qualcosa di torbido, di avvilito, di vagamente morboso».

      Il cane giallo
      3,8
    • La pipa di Maigret e altri racconti

      • 139pagine
      • 5 ore di lettura

      Ora Maigret sapeva come erano andate le cose il giorno precedente nella cappella dell'o­spe­dale. Jus­tin, che batteva i denti ed era allo stremo delle forze, aveva avuto una vera e propria crisi di nervi. La messa non poteva ritardare. Con il consenso della madre superiora, la suora sacrestana aveva preso il posto del chierichetto, che nel frattempo riceveva le cure del ca­so in sacrestia. Erano passati dieci minuti prima che alla madre superiora venisse in mente di avvertire la polizia. Bisognava attraversare la cappella. Tutti avevano intuito che stava succedendo qualcosa. Al commissariato di quartiere, il brigadiere di turno ci aveva messo un po' a capire. «Come dice?... La madre superiora?... Superiora di che?...».

      La pipa di Maigret e altri racconti
      3,7
    • «La matassa era ingarbugliata, senza dubbio. Ernest Malik aveva ragione a guardare Maigret con quel sorrisetto tra il sarcastico e lo sprezzante. Quella faccenda non faceva per lui. Si sentiva a disagio. Era un mondo a lui estraneo, che stentava a ricostruire.«Anche l’ambiente gli dava ai nervi per quel tanto di artificioso che vi avvertiva. Ville imponenti con parchi deserti e persiane chiuse, giardinieri che andavano e venivano per i viali, e il pontile, le barche minuscole dalla vernice impeccabile, le auto lucide come specchi ferme nei garage...«E quei tipi pieni di sussiego, quei fratelli e quelle cognate che probabilmente si detestavano ma che, fiutato il pericolo, facevano quadrato contro di lui».

      Le inchieste di Maigret - 212: La furia di Maigret
      3,7
    • Cargo

      • 350pagine
      • 13 ore di lettura

      Fin dall’inizio, Joseph Mittel si trova intrappolato in un incubo di eventi incontrollabili e privi di senso. La sua fuga da Parigi con Charlotte, la compagna che ha ucciso il suo amante per finanziare un mensile anarchico, segna l'inizio di un viaggio turbolento. Giunti a Dieppe, Mittel si ritrova in un "universo incoerente, buio e fradicio", e, in piena notte, si imbarca sul Croix-de-Vie, che trasporta mitragliatrici destinate a un gruppo rivoluzionario in Ecuador. Qui, Mittel lavora come fuochista, mentre il comandante Mopps prende Charlotte come amante. A Panama, la coppia scopre che Charlotte è ricercata con un mandato internazionale, costringendoli a proseguire verso un Sudamerica dove la rivoluzione è fallita e le armi non servono più. Mopps, intanto, diventa sempre più ossessionato da Charlotte. Joseph Mittel si lascia così trascinare in un viaggio senza fine, sperando che le cose possano finalmente prendere forma e liberarlo dall'ombra del padre, il "martire" anarchico Mittelhauser, che si è suicidato in carcere quando lui era bambino. Simenon, con la sua maestria narrativa, dimostra ancora una volta la sua capacità di intrecciare avventure di mare e introspezione profonda.

      Cargo
      3,7
    • La casa dei Krull si trova ai margini del paese, e la famiglia è percepita come straniera, nonostante i loro sforzi per integrarsi. Il loro emporio serve solo le mogli dei marinai, escludendo i residenti locali. Quando viene trovato il cadavere di una ragazza violentata e uccisa, i sospetti ricadono inevitabilmente sui Krull. La tensione cresce mentre l'ostilità della popolazione francese nei confronti della famiglia tedesca aumenta, trasformando l'avversione per una minoranza in odio e violenza. All'interno della casa, ciascun membro deve affrontare le proprie colpe e vergogne. In questo romanzo profetico, scritto alla vigilia della guerra, l'autore esplora un tema a lui caro, adottando il punto di vista di un cugino dei Krull, un ospite inquietante e imbarazzante. Questo cugino, diverso dai Krull e dagli abitanti del paese, porta con sé un buonumore e una leggerezza che contrastano con la rigida etica protestante della famiglia. La sua intollerabile estraneità sarà la scintilla che scatenerà la tempesta, rivelando le dinamiche di odio e paura che si celano sotto la superficie della comunità.

      Biblioteca Adelphi - 662: La casa dei Krull
      3,7
    • Lei veniva avanti, la figura ancora indistinta nella semioscurità. Veniva avanti come la protagonista di un film, o meglio come la donna dei sogni di un adolescente. Era vestita di velluto nero? Fatto sta che era più scura di tutto il resto, che spiccava come un’ombra intensa, sontuosa. E la poca luce ancora sospesa nell’aria si concentrava sui suoi capelli biondi e leggeri, sul viso opaco. «Ho saputo che desidera parlarmi, commissario... Ma la prego, si accomodi...». Il suo accento era più marcato di quello di Carl. La voce cantava, abbassandosi sull’ultima sillaba delle parole. E il fratello le stava accanto come uno schiavo al fianco della regina affidata alla sua protezione.

      Il crocevia delle tre vedove
      3,8
    • Il presidente

      • 155pagine
      • 6 ore di lettura

      Nella sua proprietà normanna degli Ebergues, Augustin, ex presidente del Consiglio, vive ora ritirato, indifferente alle questioni politiche che hanno segnato la sua vita. Tuttavia, quando apprende che il suo ex capo di gabinetto, Philippe Chalamont, sta per formare il prossimo governo della Francia, il vecchio lottatore, nonostante non abbia più illusioni sugli uomini e sulle questioni pubbliche, è tentato di alzare la voce. Chalamont - ne è consapevole, possiede la confessione firmata - non è un uomo onorevole. Anni prima, ha sfruttato le sue funzioni al più alto livello dello Stato per far guadagnare somme considerevoli al padre di sua moglie. Inizia così un braccio di ferro segreto tra il vecchio e il giovane lupo ambizioso, tra padre e figlio forse. Ma un altro scontro si profila dietro il primo, più intimo e decisivo: quello che pone Augustin di fronte al tempo, alla vecchiaia, all'annientamento. Un'opera grave, tesa, spogliata come una tragedia classica, sul tema eterno del potere e delle sue vanità.

      Il presidente
      3,7
    • I complici

      • 158pagine
      • 6 ore di lettura

      Solo Edmonde, la sua segretaria, conosce il terribile segreto che consuma l'industriale Joseph Lambert. Era in macchina. Sa perché Lambert, distratto, ha lasciato il veicolo scorrere in mezzo alla strada. E quale dramma atroce è scaturito da un momento di smarrimento sensuale... Non dirà nulla. Quanto a Joseph, è invano che cercherà conforto presso Nicole, sua moglie, con cui non ha mai avuto un contatto reale, o dalla facile Léa, la sua amante occasionale. Né al fratello, che dirige con lui l'azienda di famiglia, può rivelare la verità. Questo huis clos di un uomo di fronte ai suoi rimorsi - e a ciò che continua a percepire come un'ingiustizia del destino - viene vissuto da Georges Simenon dall'interno, con una verità psicologica e un'intensità drammatica che lo rendono senza dubbio uno dei suoi romanzi più indimenticabili.

      I complici
      3,7
    • Un giovane ricco esce di prigione, non sa dove andare: si ritrova – quasi senza accorgersene – a convivere con una matura vedova in una casa di campagna lungo un canale. È un rifugio, una nicchia di innocente, riposante carnalità, da cui guardare con più leggerezza le cose e le persone intorno – un paesaggio immobile, affocato. La promessa di una stasi biologica, di un auspicato torpore della mente. Ma altre donne interverranno a turbare quel precario equilibrio. Si scatena un inferno provinciale, di interessi e recriminazioni. E insieme si accende l’occasione demoniaca per tornare al delitto. A ragione Gide avvicinò questo romanzo allo Straniero di Camus, che apparve in quello stesso 1942. E aggiunse, in una lettera a Simenon: «... ma trovo che il suo libro si spinga molto oltre, pur senza averne l’aria , e quasi inavvertitamente, il che coincide con il livello più alto dell’arte». Rare volte Simenon è riuscito a rendere altrettanto palpabile il peso del destino.

      Biblioteca Adelphi - 277: La vedova Couderc
      3,7
    • Il primogenito dei ferchaux

      • 363pagine
      • 13 ore di lettura

      Si racconta la storia di un giovane ambizioso, la cui ammirazione per il suo capo si trasforma in un odio mortale. Romanzo psicologico.

      Il primogenito dei ferchaux
      3,7
    • Gli Adelphi - 216: Pioggia nera

      • 127pagine
      • 5 ore di lettura

      Il piccolo protagonista si ricorda ancora, dopo tanti anni, dell'arrivo della zia Valerie. Aveva capito subito che la zia era cattiva, appena era andata ad abitare con lui nella piccola casa sopra il negozio dove sua madre lavorava tutti i giorni, anche la domenica. «"Mi raccomando, sii gentile con la zia Valérie!". Sono passati molti anni, ma Jérome se la ricorda benissimo quella "vecchia foca", con la sua faccia larga, grassa, il flaccido doppio mento, la peluria scura sul labbro superiore e quel disgustoso odore di vecchiaia e di odio. Si era piazzata nella minuscola casa sopra il negozio di tessuti dove sua madre lavorava tutti i giorni, anche la domenica, e lui aveva capito subito che era cattiva, prima ancora che in un momento d'ira lei rompesse gli animaletti a lui cari più di ogni altra cosa al mondo, quelli con cui giocava, seduto per terra, davanti alla finestra a mezzaluna che sormontava l'ingresso del negozio.»

      Gli Adelphi - 216: Pioggia nera
      3,7
    • «Bébé! Che idea chiamarla Bébé!»: sono sposati da dieci anni, e François Donge non è ancora riuscito ad abituarsi a quel ridicolo soprannome che tutti, familiari e amici, hanno sempre usato per sua moglie. E sempre, tutti, aggiungono: «Che donna incantevole!», oppure: «Un pastello!», o ancora: «È più affascinante che mai!». Nessuno, e tanto meno lui, avrebbe potuto neanche lontanamente immaginare che una domenica d’estate, servendo il caffè nel magnifico giardino della loro villa in campagna, proprio quell’essere immateriale, di squisita e vaporosa eleganza, avrebbe versato nella tazzina del marito una dose mortale di arsenico. Bébé Donge in prigione! Inimmaginabile: eppure, eccola avviarsi verso il carcere, tranquilla, enigmatica e impeccabile come sempre. Avrà tutto il tempo, François, durante la degenza in ospedale e dopo, mentre viene istruito il processo, per interrogarsi su quel gesto apparentemente inesplicabile: uno scavo crudele attraverso il quale Simenon lo conduce – e conduce il lettore – alla oscura verità.

      Gli Adelphi - 197: La verità su Bébé Donge
      3,7
    • Povera Cécile! Eppure era ancora giovane! Maigret aveva avuto per le mani i suoi documenti: ventott’anni appena. Ma era difficile immaginare una donna che avesse un’aria più da zitella di lei, che fosse meno aggraziata, malgrado tutta la buona volontà che ci metteva per rendersi attraente. Quei vestiti neri che sicuramente si confezionava da sé usando pessimi modelli... Quel ridicolo cappello verde sotto il quale era impossibile scorgere alcuna grazia femminile... Un volto pallidissimo e, come se tutto ciò non bastasse, un leggero strabismo... Arrivava alle otto del mattino, già rassegnata alla lunga attesa. «Il commissario Maigret, per favore...». «Non so se verrà stamattina... Potrebbe parlare con l’ispettore Berger che...». «No, grazie... Aspetterò...». E aspettava tutta la giornata, senza muoversi, senza mostrare il benché minimo segno di impazienza, alzandosi di scatto, come in preda all’emozione, appena il commissario spuntava su dalle scale.

      Le inchieste di Maigret - 175: Cécile è morta
      3,7
    • Un lento e soffocante pomeriggio estivo, in un modesto appartamento di Faubourg Saint-Honoré, una donna ricuce un vecchio vestito. Oltre la sottile parete, due corpi giovani si abbandonano all'amore, e lei immagina ogni gesto, percependo il calore e l'intimità di quel momento. Prima di provare il vestito, si osserva nel lungo specchio dell'armadio, toccando i suoi seni, consapevole della bellezza del suo corpo, mai sfiorato da un uomo, che rimane invariato dai sedici anni. Si avvicina alla finestra e spia la ricca famiglia dei Rouet, proprietari del palazzo e di gran parte della zona. Per ore, osserva le loro vite: i genitori al piano di sopra e il giovane Hubert con la sua bella moglie Antoinette al piano di sotto. In questo assolato pomeriggio di luglio, diventa testimone di eventi che potrebbero sfociare in un omicidio. Da quel momento, la donna inizia a vivere per procura la vita di Antoinette, una vita intensa e proibita, che lentamente si intreccia con la sua. Con questa storia di torbida ossessione, l'autore offre un romanzo tra i più sottilmente perversi.

      Biblioteca Adelphi - 543: La finestra dei Rouet
      3,7
    • Maigret

      • 134pagine
      • 5 ore di lettura

      Maigret accese la pipa, lasciò che il fiammifero bruciasse fino in fondo e poi si alzò chiamando: «Cameriere!». Ritto in mezzo alla sala con la sua mole imponente, aspettava il resto guardandosi tranquillamente attorno. «Dove andiamo?» gli chiese Philippe quando furono usciti. Maigret si voltò a guardarlo come se fosse stupito di trovarselo davanti. «Tu vai a dormire» rispose. «E tu, zio?». Il commissario alzò le spalle, si ficcò le mani in tasca e si allontanò senza rispondere. Aveva trascorso una delle peggiori giornate della sua vita. Per tutte quelle ore, seduto nel suo angolo, si era sentito vecchio e rammollito, privo di risorse e di idee. Ma adesso dentro di lui era scattato qualcosa, si era accesa una fiammella. Doveva approfittarne subito. «La vedremo, perdio, eccome se la vedremo!» borbottò per farsi coraggio.

      Maigret
      3,7
    • Il commissario Maigret, nelle sue Memorie, racconta in modo esilarante di come abbia fatto visitare i locali della Polizia giudiziaria a uno scrittore, Georges Sim. In realtà, fu Xavier Guichard, il direttore della polizia, a invitare Simenon, già autore di diversi romanzi su Maigret, a trascorrere alcuni giorni al Quai des Orfèvres per rendere più verosimile il suo personaggio. Simenon colse l'occasione per scrivere articoli, ma come già emerso nei precedenti volumi di reportage, il romanziere spesso sovrasta il giornalista. Così, non solo annota spunti per futuri romanzi, ma racconta anche celebri inchieste e casi giudiziari, offrendo uno spaccato della Parigi dell'epoca. La narrazione rivela la fauna dei quartieri malfamati, gli immigrati delle periferie, i borghesi delle strade eleganti e i piccoli artigiani dei quartieri più poveri, presentando una città in profonda trasformazione, oggi quasi scomparsa. Simenon descrive anche la polizia dell'epoca, mostrando i suoi ultimi esemplari e rivelando un certo rimpianto per i metodi sbrigativi ma efficaci di quel tempo. Con una Nota di Ena Marchi.

      Piccola Biblioteca - 786: Dietro le quinte della polizia
      3,5
    • "Scritto intorno agli anni Trenta da un genio, questo breve capolavoro è il romanzo della polizia, del controllo, dell'annullamento totale dell'uomo sotto la più potente, importante e demiurgica dittatura poliziesca che l'uomo moderno abbia mai conosciuto. Ha un predecessore altrettanto profetico: Franz Kafka... Simenon con pochi tratti, come un grande pittore appunto, costruisce scene, costumi e nomi e personaggi che paiono coperti dalla cipria bianca della pittura surrealista e metafisica. La sua semplice chiara prosa di umile scrittore di gialli è percorsa dal vento dei Balcani, evoca, con la sola parola Mar Nero, un mare nero, descrive gli uomini a due dimensioni: una di faccia e l'altra di profilo." (Goffredo Parise)

      Gli Adelphi - 205: Le finestre di fronte
      3,7
    • L'ombra cinese

      • 143pagine
      • 6 ore di lettura

      «Su un angolo della scrivania c’era, aperto, il bollettino della polizia con le foto segnaletiche di una ventina di ricercati. Quasi tutte facce dai tratti bestiali, che portavano il marchio della depravazione. «“Ernst Strowitz, condannato in contumacia dal Tribunale di Caen per aver ammazzato una contadina sulla strada per Bénouville...”. «E la postilla, in rosso: «“Pericoloso. Gira sempre armato”. «Un tipo destinato a vender cara la pelle. Maigret, tuttavia, avrebbe preferito aver a che fare con lui piuttosto che con quel vischioso grigiore, con quelle storie di vicende familiari, con quel delitto ancora inesplicabile ma che sospettava atroce».

      L'ombra cinese
      3,6
    • In caso di disgrazia

      • 179pagine
      • 7 ore di lettura

      La sera in cui Lucien Gobillot – uno dei più celebri avvocati di Parigi, la cui brillante carriera deve molto alle relazioni di sua moglie negli ambienti politici e mondani della capitale – riceve la visita di quella ragazza con «un viso da bambina e da vecchia allo stesso tempo, un misto di ingenuità e di astuzia ... di innocenza e di vizio», cinica e palesemente pronta a tutto, ma anche, in un suo strano modo, commovente, che gli chiede di difenderla in un processo per tentata rapina, non immagina che la sua intera esistenza ne sarà sconvolta dalle fondamenta. A cominciare dalla ferrea, incrollabile complicità che per più di vent’anni lo ha legato alla moglie – la bella, la raffinata, la sprezzante Viviane. Con mano da maestro, Simenon ci fa percorrere tutte le tappe di un amour fou turbinoso e funesto, regalandoci uno dei suoi romanzi più intensamente erotici, più strazianti e appassionati. Scritto a Cannes nel 1955, En cas de malheur fu pubblicato l’anno seguente, e nel 1958 fu portato sullo schermo da Claude Autant-Lara.

      In caso di disgrazia
      3,7
    • «Spero che questa lettera non si perda nei vostri uffici e che lei la leggerà di persona ... Mi stupisce che i giornali non rivelino quale fosse la vera personalità di Oscar Chabut. Possibile che nessuno, fra quelli che hanno contattato, abbia detto loro la verità? Invece si parla di lui come di un uomo di grande valore, audace e caparbio, che con le sue sole forze ha creato una delle più importanti aziende vinicole. È davvero sconfortante! Quell’uomo era un farabutto, gliel’ho detto e lo ripeto, pronto a sacrificare chiunque alla sua ambizione e alla sua mania di grandezza. Tanto che mi chiedo se in fondo non fosse pazzo. È difficile credere che un uomo sano di mente possa comportarsi come faceva lui. Nei rapporti con le donne, prevaleva il bisogno di infangarle. Voleva possederle tutte, ma per svilirle e sentirsi superiore. Del resto si vantava delle sue conquiste senza preoccuparsi della loro reputazione».

      Le inchieste di Maigret - 381: Maigret e il produttore di vino
      3,6
    • «Maigret non voleva ammetterlo, ma quello che lo lasciava più perplesso era il volto della vittima. Per il momento, ne conosceva un solo profilo. Che fossero le contusioni a darle quell’espressione imbronciata? Sembrava una bambina, una bambina di cattivo umore. I capelli scuri, morbidissimi, buttati indietro, erano naturalmente ondulati. Sotto la pioggia, il trucco si era un po’ sciolto, e questo, anziché invecchiarla o imbruttirla, la rendeva ancora più giovane e attraente».

      Le Inchieste di Maigret - 271: Maigret e la giovane morta
      3,7
    • In un lindo cottage di una tranquilla cittadina americana, una ragazza diciottenne, Belle Sherman, viene uccisa. Quella sera, casualmente, il professor Spencer Ashby – che ospitava la giovane, figlia di un’amica della moglie – era rimasto solo in casa con lei. Questa circostanza fa di Ashby il principale indiziato del delitto, e a poco a poco la scuola in cui insegna, la piccola comunità puritana, «i giusti», cominciano a guardarlo con sospetto, a trovarlo «diverso», a isolarlo. È quanto basta per far riaffiorare in lui antichi turbamenti, fantasie sessuali, un disordine interiore che, dopo anni di vita senza scosse, credeva sopito, represso. Il coroner incalza con i suoi interrogatori, e il precario equilibrio del professore si sfalda. Un’altra realtà verrà fuori, dal guscio dell’orrore. La morte di Belle è, nell’opera di Simenon, uno dei grandi romanzi dell’ossessione: ossessione di essere guardati dal di fuori, giudicati, costretti dagli altri a essere qualcosa – anche un assassino. La morte di Belle apparve per la prima volta nel 1952.

      Biblioteca Adelphi - 312: La morte di Belle
      3,6
    • Élie Nagéar non sapeva neanche come si chiamasse esattamente l'uomo che aveva ucciso a colpi di chiave inglese sul treno Bruxelles-Parigi. Sapeva solo che aveva con sé dieci mazzette di banconote, e che era olandese: tant'è che la sera prima, quando quel grosso personaggio ridanciano aveva cominciato a offrire champagne alle entraîneuse del night club, Sylvie lo aveva soprannominato Van der Coso. A Bruxelles, Élie contava di vendere certi tappeti bloccati alla doga­na, ma l'affare era andato a monte, i soldi stavano per finire, e Sylvie aveva cominciato a trattarlo in modo sprezzante. Così, senza quasi rendersi conto di quel che faceva, aveva comprato la chiave inglese e aveva seguito l’olandese sul treno delle 00.33. Quando è tornato a Bruxelles, è stata Sylvie a prendere in mano la situazione e a decidere dove sarebbe andato a nascondersi: nella pensione per studenti tenuta da sua madre a Charleroi. A poco a poco, la casetta con le tendine bian­che e i mattoni anneriti dalla polvere di carbone è diventata per Élie una sorta di bozzolo caldo e protettivo, da cui vorrebbe non uscire mai più. Ma che cosa accadrà quando la sorella di Sylvie, o qualcuno dei pensionanti, o la stessa affittaca­me­re, che prova per lui una tenerezza quasi materna, comincerà a sospettare che l'assassino di cui parlano i giornali è proprio lui? O quando la polizia deciderà di interrogare Sylvie?

      Biblioteca Adelphi - 631: Il pensionante
      3,6
    • Biblioteca Adelphi - 607: Faubourg

      • 136pagine
      • 5 ore di lettura

      Quando scendono dal treno nella stazione di una cittadina di provincia, si conosco­no da un paio di mesi appena. Quel quarantenne un po' sciupato ma ancora di bell'aspetto, e con qualche pretesa di eleganza – un cappello a larghe tese, un bastone da passeggio con l'impugnatura d'oro –, che si fa chiamare De Ritter, Léa lo ha incontrato nella casa chiusa di Clermont-Ferrand dove lavorava; se lo ha seguito è solo perché lui le ha fatto baluginare la possibilità di una combine che frutte­rà loro parecchio denaro. Da subito, però, Léa sente che c'è qualcosa di poco chiaro, di inquietante perfino, nella scelta del luogo: perché mai De Ritter ha deciso di tornare proprio lì, in quel buco dov'è nato e che ha lasciato a diciot­t'an­ni, nella convinzione che avrebbe fatto grandi cose? Per di più, adesso che ci sono, di denaro non se ne vede, e lei riprende a rimorchia­re gli uomini nei caffè – gli stessi caffè dove lui tiene banco con il racconto delle sue mirabolanti avventure in giro per il mondo. Quello che non dice è che in quei luoghi esotici, Tahiti, Giava, Rio de Janeiro, Bombay, ha vissuto di lavoretti umilianti, di piccole truffe; e che da Panama è stato perfino costretto a fuggire per evitare di farsi un paio d'anni di galera... In questo romanzo attraversato da oscure tensioni Simenon delinea magistralmente una febbrile ricerca del tempo perduto che non può sfociare in altro che nel disgusto di sé e nel delitto.

      Biblioteca Adelphi - 607: Faubourg
      3,5
    • La prima inchiesta di Maigret

      • 178pagine
      • 7 ore di lettura

      A dire il vero, il mestiere che aveva sempre sognato non esisteva. Da ragazzo, al paese, aveva come l’impressione che un sacco di gente non fosse al posto suo, o prendesse una strada sbagliata unicamente perché non aveva le idee chiare. E immaginava un uomo di infinita saggezza, e soprattutto di infinita perspicacia, al tempo stesso medico e sacerdote, un uomo in grado di intuire con un’occhiata il destino delle persone ... Un uomo da consultare come si consulta un medico. Una specie di accomodatore di destini. E non solo perché intelligente – forse non aveva neanche bisogno di un’intelligenza eccezionale –, ma perché capace di vivere la vita di chiunque, di mettersi nei panni di chiunque. Maigret non aveva mai parlato di questo con nessuno. Né osava pensarci troppo seriamente per paura di sentirsi ridicolo. Non potendo portare a termine gli studi di medicina, era comunque entrato nella polizia, per caso. Ma era stato poi veramente un caso? E i poliziotti non sono qualche volta proprio degli accomodatori di destini?

      La prima inchiesta di Maigret
      3,6
    • Maigret e l'uomo solitario

      • 184pagine
      • 7 ore di lettura

      La stanza era piuttosto spaziosa, e i vetri delle due finestre erano stati rimpiazzati da cartoni e carta da pacchi. Il pavimento sconnesso, con larghe fessure tra i listelli di legno, era ingombro di un incredibile ciarpame, oggetti per lo più rotti e totalmente inutilizzabili. Colpiva, in particolare, sopra una branda di ferro coperta da un vecchio pagliericcio, un uomo completamente vestito e palesemente morto. Il petto era coperto di sangue rappreso, ma il volto aveva conservato un'espressione serena. L'abbigliamento da barbone strideva con il volto e le mani. Era piuttosto anziano e aveva lunghi capelli argentei dai riflessi azzurrini. Anche gli occhi erano azzurri, ma la loro fissità metteva a disagio e Maigret glieli chiuse. Portava baffi bianchi leggermente arricciati e un pizzetto, bianco anche quello, alla Richelieu. Per il resto era rasato di fresco, e Maigret ebbe un'altra sorpresa notando le mani estremamente curate. «Sembra un vecchio attore nel ruolo di un barbone» mormorò.

      Maigret e l'uomo solitario
      3,5
    • Gli intrusi

      • 198pagine
      • 7 ore di lettura

      Una piovosa sera di ottobre, in una cittadina di provincia, tutto sembra immerso in un’atmosfera stagnante. Hector Loursat, dopo aver cenato in silenzio con la figlia, si rinchiude nel suo studio con una bottiglia di bourgogne e si immerge nella lettura. Da diciott’anni vive così, da quando sua moglie lo ha lasciato con una bambina. A quarantotto anni, è un avvocato trasandato e solitario, considerato un talento sprecato e un ubriacone. Ma quella notte, un colpo di arma da fuoco irrompe nella sua routine: un’ombra fugace e un uomo che muore in una stanza dismessa. Hector si interroga su quell’intruso, sull’omicidio e sui segreti della sua vecchia dimora. Anche sua figlia nasconde tormenti dietro un’apparenza placida. La vergogna, la compassione e il bisogno di amore spingono Loursat a uscire dalla sua solitudine e a difendere il giovane amante di sua figlia, riemergendo nella vita, almeno per un po’. Scritto nel 1939, il romanzo fu pubblicato l’anno successivo.

      Gli intrusi
      3,6
    • Gli Adelphi - 145: L'uomo di Londra

      • 138pagine
      • 5 ore di lettura

      Sospesa fra le nebbie di Dieppe, la cabina di vetro di Louis Maloin – ferroviere addetto agli scambi – è l’occhio col quale, notte dopo notte, egli scruta ossessivamente la città e il porto. Un occhio sgranato nel buio, capace di mettere a fuoco con visionaria nitidezza dettagli minimi, impercettibili. Come l’uomo in grigio che attende fumando sulla banchina. E l’ombra che, dalla prua del traghetto appena giunto dall’Inghilterra, gli lancia una valigetta. Dettagli minimi, e fatali: perché il secondo uomo – l’uomo di Londra –, catturato dall’occhio di Maloin, sta per uccidere, freddamente, brutalmente, il suo compagno. Durante la colluttazione la valigetta cade in acqua, e sarà Maloin a recuperarla. È l’inizio di una caccia febbrile e segreta. Maloin e l’uomo di Londra si cercano, si spiano, si sfuggono, mentre la loro intesa si fa sempre più tormentosa e profonda. Ma ormai Maloin ha scelto, non importa a quale prezzo, un destino diverso e una nuova dignità: il testimone che scruta e si ritrae è diventato complice e protagonista, e la trama poliziesca – degna del miglior Simenon – ha lasciato posto alla tragedia.

      Gli Adelphi - 145: L'uomo di Londra
      3,5
    • Ai giovani e fragili come Joseph Timar, l'arrivo nelle colonie può portare a un «colpo di luna». Conoscendo l’Africa solo attraverso i libri, partono per un'avventura, ma si trovano di fronte alla realtà torbida del mondo coloniale: da un lato, la massa inafferrabile e minacciosa dei neri; dall'altro, una comunità di bianchi composta da funzionari cinici e corrotti, e naufraghi della vita, segnati dal caldo e dalle febbri tropicali. Timar, partito da La Rochelle con entusiasmo, si sente un vero colono quando, nella grande sala dell’Hôtel Central di Libreville, riceve un whisky. Tuttavia, la sua prima notte africana, piena di rumori e insetti sconosciuti, lo destabilizza. Al risveglio, incontra Adèle, la moglie del proprietario, che lo scruta con uno sguardo carico di sensualità e ironia. La serata culmina con l'assassinio del boy dell’hotel; tutti sanno chi è il colpevole, ma le regole del mondo coloniale impongono il silenzio. Per Timar, quel silenzio si riempie di fantasmi inquietanti. Scritto in un periodo di grande creatività, il romanzo esplora le tenebre dell'Africa, evocando atmosfere simili a quelle descritte da Céline nel suo celebre lavoro. Completato nel settembre del 1932, il libro fu pubblicato nella primavera del 1933.

      Biblioteca Adelphi - 457: Colpo di luna
      3,5
    • Quando la giovane e incinta Germaine scompare, non ci vuole molto per trovare i sospettati: una famiglia fiamminga viene accusata. Ma perché? Forse perché i commercianti fiamminghi a Givet, in Francia, sono estranei e più benestanti rispetto al resto della comunità? O forse perché il figlio della famiglia aveva una relazione con la giovane donna, ma aveva in mente una prospettiva migliore? Maigret deve ristabilire il buon nome della famiglia. Il quattordicesimo caso di Maigret si svolge a Givet, una cittadina nelle Ardenne, al confine franco-belga.

      Maigret e la casa dei fiamminghi
      3,5
    • Hôtel del ritorno alla natura

      • 181pagine
      • 7 ore di lettura

      Uno scienziato tedesco e la sua compagna vivono in solitudine su una delle isole Galápagos, convinti di abbandonare così la civiltà corrotta e «riavvicinarsi allo stato di natura». Ma anche la contessa von Kleber, affiancata da due gigolò, ha dei piani su quel frammento abbagliante di terra circondata dal mare: costruirsi l’Hôtel del Ritorno alla Natura, per tutti i devoti dell’idillio. Non sarà però l’idillio a regnare sulla splendida isola: piuttosto la rovina e il terrore, scanditi dal ritmo inesorabile di Simenon. Scritto nel 1935 e pubblicato nel 1938, questo romanzo è un terribile apologo: come la natura incontaminata possa allettare i suoi devoti alla più feroce autodistruzione. E potrà sembrare una risposta vaticinatoria alla voga oggi dominante secondo cui la natura, nella sua purezza, sarebbe qualcosa di bonario e roseo – e l’unico problema per noi quello di adeguarsi a essa. Di fatto, tale voga dura da più di due secoli, e l’ispirazione per questo affascinante romanzo fu offerta a Simenon da una storia vera, un caso criminale che avvenne nel 1934 a Floreana, nelle Galápagos, con protagonisti assai simili a quelli che appaiono nel romanzo.

      Hôtel del ritorno alla natura
      3,4
    • A seguito di un terribile errore medico di cui si sente responsabile, il dottor Elie Bergelon fugge. Dalle spiagge corse ad Anversa, scappa dalla moglie e dai figli che, pensa, lo giudicano; fugge dal marito della sfortunata donna morta durante il parto a causa sua, che ha giurato di vendicarsi; fugge da una vita segnata dalla mediocrità e dal fallimento... Ma il piccolo dottore imparerà che arriva sempre un momento in cui bisogna affrontare e espiare, e scoprirà che a volte certe punizioni sono peggiori della morte.

      Biblioteca Adelphi - 730: Il dottor Bergelon
      3,5
    • Se «la vecchia» ha proprio con lui, Vladimir, un rapporto così speciale, è perché loro due si somigliano: provano entrambi un profondo disgusto per tutto quanto li circonda, e la medesima pietà per se stessi. Due mascalzoni infelici, intrisi di amarezza e di cinismo, questo sono. Perciò, lasciando che gli scrocconi vaghino annoiati nella grande villa, Jeanne Papelier si ubriaca insieme a lui; finisce sempre che si mettono a piangere, e poi vanno a letto insieme. Sono anni che Vladimir ricopre il duplice ruolo di amante e di domestico; e che si occupa dell’ Elektra , lo yacht attraccato nel porticciolo di Golfe-Juan, insieme a Blinis, russo bianco come lui, con il quale ha diviso l’esilio e la miseria prima che trovassero la gallina dalle uova d’oro. Un equilibrio apparentemente perfetto, che si romperà allorché farà la sua comparsa una donna giovane e bella, la figlia della vecchia Papelier – una che non ha nulla a che fare né con quella ricchezza né con quell’abiezione. Per Vladimir comincerà allora una storia diversa, una storia in cui ci sarà prima il desiderio, poi il tradimento, poi il rimorso, e poi anche una sorta di delitto espiatorio. Per finire in un naufragio che sarà per lui come una liberazione.

      Biblioteca Adelphi - 526: Senza via di scampo
      3,3
    • Questo libro segna l’atto ufficiale (1931) del commissario Maigret. «La presenza di Maigret al Majestic aveva inevitabilmente qualcosa di ostile. Era come un blocco di granito che l’ambiente rifiutava di assimilare. «Non che somigliasse ai poliziotti resi popolari dalle caricature. Non aveva né baffi né scarpe a doppia suola. Portava abiti di lana fine e di buon taglio. Inoltre si radeva ogni mattina e aveva mani curate. «Ma la struttura era plebea. Maigret era enorme e di ossatura robusta. Muscoli duri risaltavano sotto la giacca e deformavano in poco tempo anche i pantaloni più nuovi. «Aveva in particolare un modo tutto suo di piazzarsi in un posto che era talora risultato sgradevole persino a molti colleghi»

      Le Inchieste di Maigret - 53: Pietr il Lettone
      3,5
    • Rimasta orfana a sedici anni, Edmée arriva alle Irrigations, l'immensa proprietà dello zio materno a Neeroeteren, nella provincia belga del Limburgo: "terre basse, con filari simmetrici di pioppi interrotti qua e là dallamacchia nera di un bosco di abeti"; anche il cielo è basso e grigio, e in fondo, lungo i canali, scivolano lentamente le chiatte. Edmée è graziosa, minuta, pallida, quasi anemica e non parla una parola di fiammingo - ma ha una volontà di ferro, ed è abituata a farsi obbedire. Non ci vorrà molto perché entrambi i cugini si lascino ammaliare dal fascino acerbo, ambiguo, di quella creatura inquietante e dominatrice, così diversa da loro. E il dissidio tra i fratelli rivali non potrà che sfociare in tragedia.

      La casa sul canale
      3,4
    • Tre camere a Manhattan

      • 181pagine
      • 7 ore di lettura

      New York, notte. Un uomo e una donna camminano lungo la Quinta Strada. Entrano in un bar. Ne escono. Un altro bar. E riprendono a camminare, instancabili, come se non potessero fare altro che camminare: «come se avessero sempre camminato così, per le strade di New York, alle cinque del mattino». Come se la notte non dovesse mai finire. Lui non sa niente di lei, lei non sa niente di lui. Lei traballa un po’ sui tacchi troppo alti, e ha una voce roca, una voce che fa pensare a una pena oscura; su una delle sue calze chiare spicca una smagliatura sottile – come una cicatrice. Non è né giovanissima né prepotentemente bella; sul suo viso, i segni di una stanchezza, di una ferita remota: ma è proprio questo a renderla seducente. Si sono incontrati solo poche ore prima, in una caffetteria nei pressi di Washington Square, come due naufraghi, e ora «sono così tenacemente avvinti l’uno all’altro che la sola idea della separazione risulta loro intollerabile». Ma come si può rimanere in quel territorio privilegiato, fuori del tempo e dello spazio, che è l’ amour fou ? Con Tre camere a Manhattan (di cui disse: «È uno dei pochissimi romanzi che abbia scritto a caldo – e questo mi faceva paura») Simenon si impone come un grande romanziere della passione. Tre camere a Manhattan fu scritto negli Stati Uniti nel 1946.

      Tre camere a Manhattan
      3,4
    • Biblioteca Adelphi - 668: Il Sorcio

      • 155pagine
      • 6 ore di lettura

      Raramente Simenon ha creato un intreccio così ricco e frizzante come in questo romanzo, definito «un Maigret senza Maigret», con alcuni celebri «comprimari»: Lucas, promosso commissario, e l'ispettore Lognon. Ambientato nei quartieri chic di Parigi, tra i caffè degli Champs-Élysées e gli alberghi di lusso attorno all'Opéra, l'autore mescola abilmente la scomparsa di un cadavere, una banda di gangster, una bellissima donna, un faccendiere ungherese, l'alta finanza, l'alta società, la Polizia giudiziaria e un rapimento in stile americano. Al centro della storia c'è Ugo Mosselbach, detto il Sorcio, un anziano barbone alsaziano, ex organista e insegnante di solfeggio, che affronta la sua condizione con un guizzo beffardo. Descritto come un ometto magro con occhi vivaci e una peluria rossiccia, il Sorcio indossa stracci con una dignità quasi elegante. La sua vita cambia quando trova un portafogli pieno di dollari, progettando di acquistare la canonica di Bischwiller-sur-Moder dove sogna di vivere. Tuttavia, il portafogli si trova accanto a un cadavere, e la sua curiosità, unita alla voglia di sfidare l'ispettore Lognon, lo spinge a intraprendere un'indagine parallela che lo catapulta in una serie di guai. Un romanzo dai toni di commedia poliziesca, magistralmente orchestrato da Simenon.

      Biblioteca Adelphi - 668: Il Sorcio
      3,2
    • Turista da banane

      • 180pagine
      • 7 ore di lettura

      Oscar Donadieu, giovanotto sensibile e introverso, ultimo erede di un potente clan di armatori della Rochelle, sbarca a Tahiti sognando «di immergersi nella natura, di vivere a tu per tu con lei e con lei sola, rinunciando agli agi della civiltà». Eppure, già nel corso della traversata, qualcuno lo ha messo in guardia: «Forse farebbe meglio a non scendere dalla nave e a tornarsene dritto in Francia». Eviterebbe così di diventare uno di quelli che i locali definiscono sprezzantemente «turisti da banane», relitti della vita tropicale vaganti fra sbronze tristi, ragazze facili, squallide notti e sordidi intrallazzi. Con fierezza, Donadieu pensa che queste cose possono succedere ad altri, non a lui. Ma la realtà è vischiosa, e il destino ignora la geografia. E a dispetto dello scenario di palme e luce abbagliante, la cupa sorte della famiglia Donadieu non tarderà a compiersi, in questo romanzo dell’evasione impossibile. Compiuto a Porquerolles nel 1936 dopo un viaggio intorno al mondo durato cinque mesi, Turista da banane fu pubblicato nel 1938.

      Turista da banane
      3,1
    • Contiene:Maigret e il pazzo di Bergerac (Le fou du Bergerac, 1932).L'innamorato della signora Maigret (L'amoreux du M.me Maigret, 1944).L'amica della signora Maigret (L'amie de Madame Maigret, 1950).Un Natale di Maigret (Un Noël de Maigret, 1951).

      Maigret e la moglie