Grandi tascabili economici Newton narrativa: Jezabel. Ediz. integrale
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Irène Némirovsky fu un'autrice straordinaria, abile nel catturare le complessità della natura umana e i mutamenti sociali. La sua opera è caratterizzata da acuta intuizione psicologica e da una critica pungente degli strati sociali. Scrisse con uno stile raffinato, possedendo una profonda capacità di trasmettere la profondità emotiva dei suoi personaggi. Le narrazioni di Némirovsky esplorano spesso temi di identità, sradicamento e la ricerca di significato in epoche turbolente.







Dario Asfar, il giovane medico protagonista di Il signore delle anime , vive tra miserie e compromessi nella Francia meridionale. Proviene dai bassifondi di qualche popolosa città orientale e tutto in lui ispira diffidenza, come se il suo destino fosse segnato dal marchio del levantino falso e insidioso. Ma quando si trasferisce a Parigi e intuisce quanto potrebbe essere redditizia la cura delle “malattie nervose”, comincia a sfruttare il suo fascino e diventa un dottore ricco e affermato. Il suo studio è frequentato da belle signore e ricchi professionisti, tutti lo stimano ma lui sa che, in fondo, rimarrà un mascalzone e un ciarlatano, secondo la sua stessa definizione. È il marchio che lo accompagnerà sempre, il destino a cui non può sfuggire.
Suite francese, ultimo capolavoro di Irène Némirovsky, rimasto incompiuto, fu pubblicato in Francia solo nel 2004 e ha permesso al grande pubblico internazionale di conoscere una donna straordinaria e una grande scrittrice rimasta in ombra per molto tempo. Nelle intenzioni dell’autrice, Suite francese doveva essere una «sinfonia in cinque movimenti» sull’epopea vissuta dal popolo francese sotto l’occupazione tedesca. Purtroppo, “i movimenti” furono solo due: Tempesta di giugno e Dolce, due romanzi che raccontano l’uno, la fuga dei parigini mentre in città stanno per arrivare i tedeschi; l’altro, il drammatico rapporto tra una donna francese e un ufficiale tedesco. L’arresto e la deportazione a Auschwitz impedirono alla Némirovsky di completare la sua sinfonia. A Suite francese è legato anche un piccolo mistero: come ha potuto salvarsi dalla furia nazista che volle con la solita precisione e meticolosità distruggere tutto quello che apparteneva a Irène e alla sua famiglia?
Pierre Hardelot, erede delle cartiere, è fidanzato con una ragazza scelta dalla sua famiglia, ma ama un'altra donna, della piccola borghesia e senza dote, che non potrà mai sposare. Tuttavia, alla vigilia del matrimonio, decide di rompere la barriera sociale che lo separa dall'amore vero, sfidando le convenzioni familiari e le aspettative della sua classe. Inizia così un grande romanzo che attraversa trent'anni di storia francese, dalla vigilia della prima guerra mondiale all'occupazione tedesca. Attraverso la storia degli Hardelot, l'autrice racconta le trasformazioni sociali e culturali del tempo, esplorando le tensioni tra le passioni individuali e le norme sociali. Nelle pagine finali, Némirovsky sorprende il lettore, rivelando una lucidità profetica sui destini dell'umanità, simile a quella espressa in un'altra delle sue opere, che scriveva in parallelo. La narrazione si distingue per il suo sguardo affettuoso e ironico, rendendo il racconto non solo una storia d'amore, ma anche una riflessione profonda sulle dinamiche sociali e sulle sfide del tempo.
Basta vederlo una sola volta, quel bambino ricco, ben vestito, dai riccioli bruni e grandi occhi brillanti, per capire che lo amerà per sempre, in un amore assoluto e inestinguibile. A Kiev, Ada vive nella parte bassa della città, tra gli ebrei poveri, e suo padre è un makler, un umile intermediario che si guadagna da vivere comprando e vendendo di tutto. Tra le due città regnano disprezzo e invidia. Tuttavia, quando Harry incontra Ada, prova una strana attrazione e repulsione, come un cagnolino ben curato che percepisce il richiamo dei lupi. Anni dopo, a Parigi, il destino li riunisce e Harry deve affrontare l'irresistibile attrazione che Ada esercita su di lui. Nella prima edizione del romanzo, l'autrice avvertiva che si trattava di "una storia di ebrei", sottolineando la sua intenzione di rappresentare il popolo a cui apparteneva con i suoi pregi e difetti, affermando con orgoglio che "in letteratura non ci sono argomenti tabù". Oggi, i lettori riconoscono la sua capacità di raccontare il mondo degli "ebrei venuti dall'Est, dall'Ucraina o dalla Polonia" con verità e amore.
In questo breve ma densissimo romanzo Irène Némirovsky punta il suo sguardo acuminato non già sull’ambiente dell’alta borghesia ebraica in cui è cresciuta, né su quello dei ghetti dell’Europa orientale, bensì sull’angusto, gretto mondo della provincia francese. Il quadro è, in apparenza, di quieta, finanche un po’ scialba agiatezza campagnola: la figlia di due ricchi proprietari terrieri sta per sposare l’erede di un’altra famiglia in tutto e per tutto simile, un bravo ragazzo, come si dice, innamorato e devoto. Eppure bastano poche note stridenti (che l’autrice è abilissima a insinuare fin dalle prime pagine) per farci intuire che dietro la compatta, liscia superficie di perfetta felicità agreste – in cui sembra che ogni sentimento si sia come pietrificato – si spalancano voragini insospettate: nessuno, insomma, è al riparo dalla passione, dalla violenza, persino dal delitto, quando è infiammato dal «calore del sangue». Con la consueta scioltezza narrativa, e la soave crudeltà che le è propria, la Némirovsky ci fa assistere a un lancinante dramma familiare nel corso del quale vedremo, a una a una, cadere tutte le maschere.
"Appartengo a una razza levantina, oscura, c'è in me un miscuglio di sangue greco e italiano: sono uno di quelli che voi francesi chiamate metechi, immigrati" dice, a una donna in cui vede l'immagine stessa della purezza, Dario Asfar, giovane medico che negli anni successivi alla prima guerra mondiale conduce un'esistenza miserabile nel Sud della Francia. E con sorprendente chiaroveggenza conclude: "Io credo che esista una fatalità, una maledizione. Credo che il mio destino era di essere un mascalzone, un ciarlatano ... Non si sfugge al proprio destino". Anche quando, molti anni dopo, non sarà più il "medicastro" che con il suo aspetto "miserabile e selvatico" e il suo accento straniero ispira solo diffidenza, anche quando sarà diventato ricco e famoso, e l'alta società parigina andrà umilmente a chiedergli di guarirla da quelle malattie dell'anima, da quelle "turbe psichiche", da quelle "fobie inspiegabili" che solo lui, il Master of souls (come viene definito da chi lo accusa di sfruttare la credulità del prossimo), è in grado di curare - anche allora il dottor Asfar si porterà dietro il marchio indelebile del suo destino, delle sue origini, del suo sangue. E quegli angiporti dell'Oriente da cui proviene, e che ha cercato di lasciarsi alle spalle, gli rimarranno per sempre negli occhi.