Grandi tascabili economici Newton narrativa: Jezabel. Ediz. integrale
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Irène Némirovsky fu un'autrice straordinaria, abile nel catturare le complessità della natura umana e i mutamenti sociali. La sua opera è caratterizzata da acuta intuizione psicologica e da una critica pungente degli strati sociali. Scrisse con uno stile raffinato, possedendo una profonda capacità di trasmettere la profondità emotiva dei suoi personaggi. Le narrazioni di Némirovsky esplorano spesso temi di identità, sradicamento e la ricerca di significato in epoche turbolente.







Dario Asfar, il giovane medico protagonista di Il signore delle anime , vive tra miserie e compromessi nella Francia meridionale. Proviene dai bassifondi di qualche popolosa città orientale e tutto in lui ispira diffidenza, come se il suo destino fosse segnato dal marchio del levantino falso e insidioso. Ma quando si trasferisce a Parigi e intuisce quanto potrebbe essere redditizia la cura delle “malattie nervose”, comincia a sfruttare il suo fascino e diventa un dottore ricco e affermato. Il suo studio è frequentato da belle signore e ricchi professionisti, tutti lo stimano ma lui sa che, in fondo, rimarrà un mascalzone e un ciarlatano, secondo la sua stessa definizione. È il marchio che lo accompagnerà sempre, il destino a cui non può sfuggire.
Pierre Hardelot, erede delle cartiere, è fidanzato con una ragazza scelta dalla sua famiglia, ma ama un'altra donna, della piccola borghesia e senza dote, che non potrà mai sposare. Tuttavia, alla vigilia del matrimonio, decide di rompere la barriera sociale che lo separa dall'amore vero, sfidando le convenzioni familiari e le aspettative della sua classe. Inizia così un grande romanzo che attraversa trent'anni di storia francese, dalla vigilia della prima guerra mondiale all'occupazione tedesca. Attraverso la storia degli Hardelot, l'autrice racconta le trasformazioni sociali e culturali del tempo, esplorando le tensioni tra le passioni individuali e le norme sociali. Nelle pagine finali, Némirovsky sorprende il lettore, rivelando una lucidità profetica sui destini dell'umanità, simile a quella espressa in un'altra delle sue opere, che scriveva in parallelo. La narrazione si distingue per il suo sguardo affettuoso e ironico, rendendo il racconto non solo una storia d'amore, ma anche una riflessione profonda sulle dinamiche sociali e sulle sfide del tempo.
Basta vederlo una sola volta, quel bambino ricco, ben vestito, dai riccioli bruni e grandi occhi brillanti, per capire che lo amerà per sempre, in un amore assoluto e inestinguibile. A Kiev, Ada vive nella parte bassa della città, tra gli ebrei poveri, e suo padre è un makler, un umile intermediario che si guadagna da vivere comprando e vendendo di tutto. Tra le due città regnano disprezzo e invidia. Tuttavia, quando Harry incontra Ada, prova una strana attrazione e repulsione, come un cagnolino ben curato che percepisce il richiamo dei lupi. Anni dopo, a Parigi, il destino li riunisce e Harry deve affrontare l'irresistibile attrazione che Ada esercita su di lui. Nella prima edizione del romanzo, l'autrice avvertiva che si trattava di "una storia di ebrei", sottolineando la sua intenzione di rappresentare il popolo a cui apparteneva con i suoi pregi e difetti, affermando con orgoglio che "in letteratura non ci sono argomenti tabù". Oggi, i lettori riconoscono la sua capacità di raccontare il mondo degli "ebrei venuti dall'Est, dall'Ucraina o dalla Polonia" con verità e amore.
In questo breve ma densissimo romanzo Irène Némirovsky punta il suo sguardo acuminato non già sull’ambiente dell’alta borghesia ebraica in cui è cresciuta, né su quello dei ghetti dell’Europa orientale, bensì sull’angusto, gretto mondo della provincia francese. Il quadro è, in apparenza, di quieta, finanche un po’ scialba agiatezza campagnola: la figlia di due ricchi proprietari terrieri sta per sposare l’erede di un’altra famiglia in tutto e per tutto simile, un bravo ragazzo, come si dice, innamorato e devoto. Eppure bastano poche note stridenti (che l’autrice è abilissima a insinuare fin dalle prime pagine) per farci intuire che dietro la compatta, liscia superficie di perfetta felicità agreste – in cui sembra che ogni sentimento si sia come pietrificato – si spalancano voragini insospettate: nessuno, insomma, è al riparo dalla passione, dalla violenza, persino dal delitto, quando è infiammato dal «calore del sangue». Con la consueta scioltezza narrativa, e la soave crudeltà che le è propria, la Némirovsky ci fa assistere a un lancinante dramma familiare nel corso del quale vedremo, a una a una, cadere tutte le maschere.
"Appartengo a una razza levantina, oscura, c'è in me un miscuglio di sangue greco e italiano: sono uno di quelli che voi francesi chiamate metechi, immigrati" dice, a una donna in cui vede l'immagine stessa della purezza, Dario Asfar, giovane medico che negli anni successivi alla prima guerra mondiale conduce un'esistenza miserabile nel Sud della Francia. E con sorprendente chiaroveggenza conclude: "Io credo che esista una fatalità, una maledizione. Credo che il mio destino era di essere un mascalzone, un ciarlatano ... Non si sfugge al proprio destino". Anche quando, molti anni dopo, non sarà più il "medicastro" che con il suo aspetto "miserabile e selvatico" e il suo accento straniero ispira solo diffidenza, anche quando sarà diventato ricco e famoso, e l'alta società parigina andrà umilmente a chiedergli di guarirla da quelle malattie dell'anima, da quelle "turbe psichiche", da quelle "fobie inspiegabili" che solo lui, il Master of souls (come viene definito da chi lo accusa di sfruttare la credulità del prossimo), è in grado di curare - anche allora il dottor Asfar si porterà dietro il marchio indelebile del suo destino, delle sue origini, del suo sangue. E quegli angiporti dell'Oriente da cui proviene, e che ha cercato di lasciarsi alle spalle, gli rimarranno per sempre negli occhi.
Nei mesi che precedettero il suo arresto e la deportazione ad Auschwitz, Irène Némirovsky compose febbrilmente i primi due romanzi di una grande "sinfonia in cinque movimenti" che doveva narrare, quasi in presa diretta, il destino di una nazione, la Francia, sotto l'occupazione nazista: Tempesta in giugno (che racconta la fuga in massa dei parigini alla vigilia dell'arrivo dei tedeschi) e Dolce (il cui nucleo centrale è la passione, tanto più bruciante quanto più soffocata, che lega una "sposa di guerra" a un ufficiale tedesco). Pubblicato a sessant'anni di distanza, Suite francese è il volume che li riunisce.
Quando entra nell'aula di tribunale per l'omicidio del suo giovane amante, Gladys Eysenach è accolta dai mormorii di un pubblico ansioso di conoscere i dettagli di un'affaire scandalosa. Con il suo pallore spettrale, evoca l'ombra di Jezabel, mantenendo una bellezza che sembra sfuggire al tempo. Le donne presenti sussurrano i nomi dei suoi innumerevoli amanti, mentre la condanna si preannuncia lieve, grazie all'attenuante del movente passionale. Tuttavia, la verità che Gladys cerca di occultare rimane oscura. Si dichiara colpevole e supplica i giudici di infliggerle la pena che merita, rifiutandosi di rispondere a qualsiasi domanda. Irène Némirovsky, con la sua abilità nel sondare l'animo femminile, rivela il vero e inconfessabile movente dell'omicidio, ripercorrendo la storia tumultuosa di Gladys. Questa donna, amata con passione e dedizione, ha cercato a tutti i costi di mantenere il suo status, calpestando senza consapevolezza chi le stava intorno, arrivando fino all'estremo di uccidere.
«Diceva bene il primo editore francese di Irène Némirovsky, che questo romanzo, il suo “primo d'amore”, era bello almeno quanto il celeberrimo David Golder. Forse è più bello. Ha una vena nuova, per nulla ironica, ma ugualmente dura, raffinata, indagatrice, ha un timbro esclusivamente femminile, questo romanzo magnifico sull'essere in due. I giovani reduci della prima guerra mondiale, tornando a casa, “accusano” quella guerra ormai finita, nei fasti di una Parigi che vuole rinascere, ma non possono dimenticare il fango delle trincee. Sono loro i veri protagonisti di queste relazioni strane, sghembe, eppure così comprensibili, così moderne per essere ambientate negli anni Venti ... Un capolavoro di psicologia e sociologia, imbarazzante per la sua verità dispiegata. Una penna magnifica, un libro imprescindibile». Valeria Parrella
Il ballo ha la perfezione esemplare di un piccolo classico, poiché riesce a mescolare, pur nella sua brevità, i temi più ardui: la rivalità madre-figlia, l’ipocrisia sociale, le goffe vertigini della ricchezza improvvisata, le vendette smisurate dell’adolescenza – che passano, in questo caso eccezionale, dall’immaginazione alla realtà. Perché è proprio una vendetta, quella della quattordicenne Antoinette nei confronti della madre: non premeditata, e per questo ancora più terribile. In poche pagine folgoranti, con la sua scrittura scarna ed essenziale, Irène Némirovsky condensa, senza nulla celare della sua bruciante crudeltà, un dramma di amore respinto, di risentimento e di ambizione. Nel 1929, quando Némirovsky pubblica David Golder, il suo primo romanzo (a cui l’anno dopo seguirà Il ballo), la critica manifesta tutta la sua sbalordita ammirazione di fronte a questa giovane donna elegante e mondana, appartenente a una ricca famiglia di émigré russi di origine ebrea, che si rivela una brillante scrittrice. Per tutti gli anni Trenta Irène Némirovsky continuerà a pubblicare con immutato successo. Nel dopoguerra, tuttavia, sulla sua opera cala il silenzio. Solo a partire dall’autunno del 2004 la critica, ma soprattutto i lettori, hanno cominciato a restituire a Irène Némirovsky il posto che le spetta fra i più grandi, e i più amati, narratori del Novecento.
Per i Kampf l’organizzazione del ricevimento, a cui sono invitati i maggiorenti della città, è un’occupazione serissima. Tutto deve funzionare alla perfezione, come il meccanismo di un prezioso orologio. Proprio per questo, il ballo, che dovrebbe segnare l’ingresso della famiglia nell'alta società parigina, è un sogno tanto per la madre, volgare e arcigna parvenue, quanto per la quattordicenne Antoinette, che però ne rimane esclusa. Con una scrittura precisa e senza fronzoli, Irène Némirovsky racconta la vendetta che Antoinette saprà prendersi.
As the crisis pushes the family to the brink of dissolution, Tatiana struggles to adapt to life in Paris and waits in vain for her cherished first snow of autumn.
Set against the backdrop of early 20th-century Russia, the narrative follows Baruch, a gifted young poet and songwriter whose talent captivates a Princess. While she offers him an escape from his challenging life in an Orthodox Jewish community, his infatuation leads to despair as he realizes her affection is superficial. As Baruch's health deteriorates and he loses his creative gift, he faces the harsh reality of being cast aside, ultimately returning to his family and confronting the tragic fallout of his unrequited love.
But over the course of his stay he is made privy to the inner world of the man he must kill - his failing health, his troubled domestic situation and, most importantly, the tyrannical grip that the Czar himself holds over all his Ministers, forcing them to obey him or suffer the most deadly punishments.
The Misunderstanding is Irène Némirovsky's first novel, written when she was just twenty-one and published in a literary journal two years later. An intense story of self-destructive and blighted love, it is also a tragic satire of French society after the Great War. Yves Harteloup, scarred by the war, is a disappointed young man, old money fallen on hard times, who returns for the summer to the rich, comfortable Atlantic resort of Hendaye, where he spent blissful childhood holidays. He becomes infatuated with a beautiful, bored young woman, Denise, whose rich husband is often away on business. Intoxicated by summer nights and Yves' intensity, Denise falls passionately in love, before the idyll has to end and Yves must return to his mundane office job. In the mournful Paris autumn their love flounders on mutual misunderstanding, in the apparently unbridgeable gap between a life of idle wealth and the demands of making a living, between a woman's needs and a man's way of loving. As Denise is driven mad with desire and jealous suspicion, Yves, too sure of her, tortures himself and her with his emotional ambivalence. Taking her sophisticated mother's advice, Denise takes action...which she may regret forever. With a sharp satirical eye and a characteristic perception for the fault lines in human relationships, Irène Némirovsky's first novel shows sure signs of the brilliant novelist she was to become.
Irène Némirovsky als große Könnerin der kleinen Form Die im vorliegende Band versammelten neun Erzählungen, darunter die viel gerühmte Erzählung »Rausch«, greifen all die Themen auf, um die das literarische Schaffen Irène Némirovskys kreist: Intrigen, verbotene Leidenschaften, dunkle Geheimnisse, unstillbare Freiheitssehnsucht und kopflose Flucht. Pointiert und unsentimental beobachtet die große französische Schriftstellerin eine Welt, deren Existenz gefährdet ist.
V nepříliš rozsáhlém, čechovovsky laděném románu Podzimní mouchy aneb Žena z dávných dob autorka vykresluje úpadek ruské rodiny, které se ve vřavě revoluce zhroutí svět. Karinovi prchající před bolševiky se uchýlí do Francie a v rodinném sídle ponechají jen věrnou chůvu Taťánu Ivanovnu. Nakonec se i ona vydává v jejich stopách a opouští domov, který bolševický režim nadobro zničil.Irène Némirovsky vypráví s citem a bez přehnaného patosu příběh o lidech, kteří zažívají konec jedné éry a bolest ze ztráty domova i těch, které tolik milovali. Chůva, žena z dávných dob, je ochránkyní vzpomínek na Rusko. Vzpomínek, které v emigraci slábnou a rozpouští se ve starostech o živobytí. S její smrtí odchází i starý svět. Ačkoliv se z hrdinů ve chvílích beznaděje stávají malátné a unavené „podzimní mouchy, které […] vyčerpaně a podrážděně poletují, narážejí do oken a táhnou za sebou polomrtvá křídla“, nakonec i oni docházejí k trpkému smíření s novou každodenností.Rozsah knihy připomíná, že silného účinku lze dosáhnout i nemnoha slovy. Jediné, co se dá totiž románu vytknout, je, že ho přečtete tak rychle. Nejspíš na jeden zátah.
„Ida“ ist der Star, seit Jahrzehnten die erfolgreichste Revuetänzerin in Paris. Doch wie lange kann sie sich noch die Konkurrenz vom Leibe halten? In der zweiten Erzählung dieses Buchs, „Im Rausch des Weins“, erlebt Hjalmar, der bäuerliche Milizsoldat, in einer einsamen Villa mit Aïno, der schüchternen, hochmütigen Bürgerfrau, den Beginn einer erotisch-zärtlichen Nacht. Die Situation, wirklichkeitsnah und behutsam erzählt, ergreift uns Leser, wir möchten den Verliebten Glück wünschen. „Idas“ Zeit verrinnt. Niemand steigt zweimal in denselben Fluss. Uhren unterstreichen den ständigen Wandel: Sie heiratet Marc, einen kleinen, maghrebinischen Uhrmacher; ihre Liebe, der Tod ihres Kindes, beides wird vom Pendelschlag unzähliger Uhren begleitet. Ida ist eine äußerst erfolg- reiche Tänzerin in Paris, niemand kann ihr das Wasser reichen. Wird sie mit über 60 Jahren ihrer Rolle immer noch gerecht? „Im Rausch des Weins“ erzählt davon, wie sich die Hauptpersonen unerwartet einer aufgewiegelten Menge gegenübersehen. Was kann der Wein des geplünderten Palastes in einem finnischen Dorf anrichten? Die französischsprachige Autorin verstarb 1942 im KZ. Ihr bekanntester Roman wurde erst in den 1990er Jahren entdeckt.
Irène Némirovsky, Autorin des hochgelobten Welterfolgs «Suite française», beweist auch in der kleinen Form ihre literarische Größe: In ihren bewegenden Erzählungen richtet sie den Blick auf die Macht des Schicksals. Mit außergewöhnlichem Einfühlungsvermögen spürt sie den Träumen und Vorahnungen ihrer Figuren nach und zeichnet dabei ein stimmungsvolles Bild vom Paris der 1920er und 30er-Jahre. Eine geheimnisvolle Prophezeiung schickt den jungen Russen Sascha auf die lebenslange Suche nach seiner großen Liebe. Aline steht vor der gleichen folgenschweren Entscheidung, die ihre Mutter Jahre zuvor zu treffen hatte. Hélène wird von den Geistern der Vergangenheit verfolgt – und tut alles, um sie abzuschütteln … Auf kleinstem Raum entwirft Irène Némirovsky das präzise Porträt einer langen, in den Mühen des Alltags erstarrten Ehe, einer zerbrechlichen ersten Liebe oder einer tiefen Freundschaft, die das Leben prägt. Vielschichtig und unberechenbar sind die Charaktere, deren Sehnsüchte und Leidenschaften sie ausleuchtet. Némirovskys Erzählungen sind packende psychologische Studien und ein mitreißendes Leseerlebnis.
Über 60 Jahre lag der Roman Suite française, das Vermächtnis der einstigen französischen Starautorin Irène Némirovsky, unentdeckt in einem Koffer – bis ihre Tochter Denise Epstein dieses Sittengemälde aus der Zeit der deutschen Besatzung in Frankreich während des Zweiten Weltkriegs zufällig entdeckte. Es wurde zu einem Sensationserfolg. Nun hat der französische Illustrator Emmanuel Moynot es als eindringliche Graphic Novel gestaltet. Dieser erste Teil der Suite française, »Sturm im Juni«, schildert die Zeit vom Sommer 1940 bis zum Frühjahr 1941. Er berichtet von der Besetzung von Paris und der Flucht der Stadtbevölkerung anhand von drei Familien. Mit wachem Blick hat Irène Némirovsky ihre Mitmenschen beobachtet: ihre Hoffnungen und Illusionen, ihre Niedertracht und Selbstgefälligkeit, aber auch ihre Lebenslust und große Sehnsucht nach Frieden. Le Figaro schreibt: »Trotz der durch die Form der Bildergeschichte unvermeidlichen Vereinfachung gelingt es Emmanuel Moynot, auch dank der sehr treffgenauen Dialoge, weder die Züge seiner Figuren zu vergröbern noch den Porträts ihre Schärfe zu nehmen. Eine großartige Graphic Novel!«
Ein bewegendes Porträt aus der Feder der französischen Bestsellerautorin Nichts in Frankreich kann der betagten Tatjana Iwanowna den geliebten russischen Winter ersetzen. Während sie in Gedanken noch in der Heimat weilt, stürzen sich die Jüngeren der Emigrantenfamilie atemlos in das Pariser Leben. – Irène Némirovsky (1903–1942), die in den 1920er-Jahren zum Star der französischen Literaturszene avancierte, bezaubert mit einer atmosphärisch dichten Herbstgeschichte.
Ce recueil rassemble quinze textes écrits entre 1934 et 1942, période où l'auteure, émigrée juive russe, est arrêtée par les nazis. Les écrits explorent les tourments de l'enfance, la peur de la vieillesse chez les jeunes femmes et les relations mère-fille, tout en conservant la grâce et l'acidité du Bal.
Irène Némirovsky, morte à Auschwitz en 1942, est l'auteur d'une oeuvre étonnante qui fait d'elle un des plus grands écrivains de l'entre-deux-guerres. À la croisée des cultures juive, française et slave, cette romancière ne cesse de surprendre par sa modernité. Comme la plupart de ses romans, Les Chiens et les Loups (1940) n'est pas étranger à son histoire personnelle. La douleur de l'exil (issue de la haute bourgeoisie, Irène Némirovsky fuit Kiev et la révolution d'Octobre avec sa famille avant de trouver refuge en France), le poids de la société et la fatalité du destin sont au centre de ce roman qui évoque l'amour insensé de deux jeunes gens, Ada, une artiste révoltée, et Harry, un riche banquier, les deux facettes d'une même personne. Tragiquement attirés l'un vers l'autre, rien ne peut les réunir, si ce n'est le sentiment de leur propre perte. Empreint de mélancolie, Les Chiens et les Loups est un texte bouleversant sur l'enfance et l'innocence perdues, un chef-d'œuvre de la littérature, à découvrir ou à redécouvrir.
Qu'est-ce qui peut attirer la belle et sage Thérèse vers Bernard, ce rebelle un peu voyou, qui s'engage à dix-huit ans dès que la guerre éclate ? À son retour, en 1918, avide de vivre cette jeunesse qui lui a échappé, il prend goût à l'argent facile. De cette passion ne peuvent naître que déceptions et souffrances. Mais ils s'aiment et, lorsque Bernard, prisonnier pendant la Seconde Guerre, est libéré, Thérèse est là, qui l'attend. Parue en 1948, six ans après la disparition d'Irène Némirovsky - couronnée à titre posthume par le prix Renaudot 2004 pour Suite française -, cette fresque romanesque, habitée par le climat fiévreux et délétère de l'entre-deux-guerres, est tout autant une peinture cruelle de la bourgeoisie conventionnelle et hypocrite que le portrait plus intime d'êtres en quête d'une impossible liberté.
Malade, trahi et abandonné par les siens, David Golder, financier redoutable, pourrait accepter la ruine de sa banque. Mais pour sa fille Joyce, frivole et dépensière, sur laquelle il n'a d'ailleurs aucune illusion, le vieil homme décide de reconstruire son empire, et entame cet ultime combat avec une énergie farouche. Paru en 1929, ce roman marquait les débuts d'une jeune romancière d'origine russe, aussitôt saluée comme un écrivain de premier ordre. Elle devait mourir en 1942 à Auschwitz.
" Rien n'est plus amer que de voir de surhumains efforts donner si peu de bonheur. Il ne reste qu'une consolation possible : se dire qu'il n'y a pas de bonheur. " Paru pour la première fois en 1938, ce roman aux accents stendhaliens raconte l'ascension sociale puis la chute d'un jeune ambitieux, Jean-Luc Daguerne, que l'amour pour sa belle mènera à sa perte. Sur cette trame éprouvée, Irène Némirovsky fait danser les mots avec humour et se joue brillamment des passions humaines et des cruautés du sort. Mais cette Proie doit pourtant beaucoup aux années folles, à leur énergie tragique, à leurs espoirs brisés. C'est cette course éperdue vers le gouffre qui en fait la modernité.
Die russische Jüdin Irene Nemirovsky erzählt in ihrem Roman 'Der Fall Kurilow' die fiktive Autobiographie des Revolutionärs und Anarchisten Leon M. Der sollte 1903 im zaristischen Rußland den Erziehungsminister des Zaren ermorden, den zynischen, schwerkranken, dekadenten Kurilow. Als Hausarzt verschafft Leon M. sich Zugang zu seinem Opfer. Aus der Nähe betrachtet, gewinnt der Minister menschliche Züge. Eine Irritiation für das geplante Attentat, das denoch verübt wird. Erst am Ende seines Lebens durchschaut der alte Bolschewik die revolutionäre Moral und stellt sie in Frage.