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La nemica

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Irène Némirovsky aveva pensato di iniziare questo suo secondo romanzo, <i>La nemica</i>, con una citazione tratta da <i>Il ritratto di Dorian Gray</i> di Oscar Wilde: "I figli iniziano amando i propri genitori; più tardi, li giudicano; mai o quasi li perdonano". Resta il fatto che tutto questo breve ma intensissimo romanzo si incentra sul complesso, drammatico rapporto tra una madre e una figlia, intorno alle quali l'intero mondo 'familiare' diventa quasi un campo di battaglia che non risparmia né colpi né vittime. La 'nemica' infatti è la madre, una donna frivola, incapace di amare altri che se stessa, tutta rinchiusa nella sua ansia di piacere, di essere amata, di non invecchiare, del tutto indifferente rispetto ai bisogni prima delle due figlie e poi dell'unica figlia che le resterà: Gabri, che coverà fin da bambina un rancore tale da soggiogare la propria stessa vita, da renderla una sorta di controfigura della madre, in attesa soltanto della sua vendetta finale.

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La nemica, Irène Némirovsky

Lingua
Pubblicato
2013
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(In brossura)
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Titolo
La nemica
Lingua
Italiano
Editore
Ellint
Pubblicato
2013
Formato
In brossura
Pagine
151
ISBN10
8861923402
ISBN13
9788861923409
Serie
Valutazione
3,95 su 5
Descrizione
Irène Némirovsky aveva pensato di iniziare questo suo secondo romanzo, <i>La nemica</i>, con una citazione tratta da <i>Il ritratto di Dorian Gray</i> di Oscar Wilde: "I figli iniziano amando i propri genitori; più tardi, li giudicano; mai o quasi li perdonano". Resta il fatto che tutto questo breve ma intensissimo romanzo si incentra sul complesso, drammatico rapporto tra una madre e una figlia, intorno alle quali l'intero mondo 'familiare' diventa quasi un campo di battaglia che non risparmia né colpi né vittime. La 'nemica' infatti è la madre, una donna frivola, incapace di amare altri che se stessa, tutta rinchiusa nella sua ansia di piacere, di essere amata, di non invecchiare, del tutto indifferente rispetto ai bisogni prima delle due figlie e poi dell'unica figlia che le resterà: Gabri, che coverà fin da bambina un rancore tale da soggiogare la propria stessa vita, da renderla una sorta di controfigura della madre, in attesa soltanto della sua vendetta finale.