Renato Vallanzasca, noto per il suo carisma e le sue avventure criminali, è stato il protagonista di un'epoca di bande che ha scosso Milano negli anni Settanta, un periodo già segnato dal terrorismo. Mentre molti dei suoi contemporanei sono morti, pentiti o hanno scontato le loro pene, lui è rimasto in vita, ottenendo nel 2010 la possibilità di lavorare all'esterno del carcere. A sessant'anni, dopo trentanove trascorsi dietro le sbarre, Vallanzasca appare distante dall'immagine di un tempo, ma continua a suscitare interesse. La sua figura è ancora al centro di attenzione, con una letteratura fiorente e adattamenti cinematografici che ne raccontano la storia. La sua fama persiste, forse perché, nonostante abbia riconosciuto pubblicamente le proprie colpe e si impegni a dissuadere i giovani da modelli distruttivi, non ha mai usato la parola "pentimento". Vallanzasca, sempre incline all'esibizionismo, afferma di non poter sopportare l'idea che il suo comportamento possa essere visto come opportunismo. Questo libro rappresenta un bilancio di una vita segnata da scelte sbagliate e una riflessione sul confine tra bene e male, pena e colpa, scelte e destino, raccontando la storia di un bandito in cerca di una via d'uscita dal mito per affrontare i propri rimorsi.
Renato Vallanzasca Ordine dei libri (cronologico)


Per dare un senso al proprio presente, ogni uomo vive anche del proprio passato. Un ergastolano solo di quello. Renato Vallanzasca deve al suo passato un futuro sbarrato da un "fine pena: mai". Renato Vallanzasca ha rapinato, ha ucciso. "Per pudore" nei confronti delle sue vittime, spiega, non ha mai chiesto perdono. "Per lealtà con se stesso" e con il suo personale codice d'onore ha sempre rifiutato di vestire i panni del collaboratore di giustizia. Ora, dal chiuso di un carcere di massima sicurezza, a quarantanove anni appena compiuti, ventotto dei quali trascorsi in cella, ha accettato di raccontare la storia della sua vita, di frugare nel secchio della memoria. Senza apparenti infingurienti, senza repentine e sospette conversioni. Il ritratto che ne scaturisce è quello di un uomo che, dopo aver contribuito a costruirlo, accetta di fare i conti con il proprio Mito negativo. Non per rinnegarlo, ma per accettarne la sconfitta, svelandone nel contempo mediti retroscena. una storia violenta, quella di Renato Vallanzasca. una storia di cui, per la prima volta, vengono messe completamente a nudo le radici. Per raccontarcela insieme a lui, Carlo Bonini ha passato dodici giorni nel carcere speciale di Novara.