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Dante Alighieri

    30 maggio 1265 – 13 settembre 1321

    Dante Alighieri si pone come uno dei poeti preminenti della lingua italiana, la sua opera profondamente segnata sia dall'amore idealizzato che dalla politica turbolenta. La figura di Beatrice, sebbene il loro legame fosse in gran parte immaginario, divenne un potente simbolo di virtù celestiale e una guida nel cammino verso la salvezza nel suo capolavoro. Le lotte politiche e l'esilio da Firenze conferirono alla sua scrittura un'appassionata urgenza morale e politica. I versi di Dante racchiudono una visione del mondo medievale, esplorando le profondità dell'anima umana e cercando l'ordine nel caos terreno.

    Dante Alighieri
    Commedia. Paradiso
    La divina commedia
    De vulgari eloquentia
    Divina Commedia
    Vita nuova
    Commedia Inferno
    • Cento canti di altissima poesia: la Divina Commedia è considerata il primo testo della letteratura italiana. L'opera immortale del nostro sommo poeta è qui presentata in un'edizione che riproduce il testo critico secondo l'ultima vulgata stabilita da Giorgio Petrocchi. Il primo a definire "Divina" la Commedia di Dante fu Boccaccio; il titolo Divina Commedia risulta per la prima volta in una edizione del 1555. Il senso del viaggio dantesco nell'oltretomba può essere rintracciato nella discussa Epistola a Cangrande della Scala - al quale l'autore dedica il Paradiso: Dante spiega di aver voluto mostrare agli uomini che l'unico modo per elevarsi dalla loro condizione di peccatori e per conquistare verità e salvezza è affidarsi al retto uso della ragione. Un viaggio allegorico attraverso cui il poeta, e con lui l'umanità tutta, riesce ad abbandonare "la selva oscura" della propria miseria per rendersi degno di attingere al divino. -- 4ème de couverture

      Divina Commedia
    • Studio critico della storia letteraria del Duecento, l'opera è un contributo al dibattito che vedeva contrapposti il latino e il volgare italiano. Dopo aver affrontato l'origine del linguaggio, il suo dar forma alle lingue, il loro suddividersi in idiomi e dialetti, Dante spiega le ragioni della sua avversità alle parlate regionali e propone che, in mancanza di un idioma unitario, sia affidata agli scrittori un'opera di raffinamento della lingua viva, che sappia cogliere il meglio emerso nella produzione letteraria italiana: è il primo tentativo di dare dignità e struttura formale all'italiano nel suo farsi lingua.

      De vulgari eloquentia