Lettera ai truffatori dell'islamofobia che fanno il gioco dei razzisti
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Il 5 gennaio 2015, due giorni prima di essere ucciso nell’attentato al suo giornale, il direttore di Charlie Hebdo, Charb (Stéphane Charbonnier), ha consegnato al suo editore un testo che è diventato il suo manifesto e testamento editoriale. Attraverso le pagine significative della storia di Charlie, Charb affronta le minacce e le polemiche che il giornale ha suscitato, rispondendo con logica acuta alle accuse di islamofobia. Si interroga su perché l’umorismo dovrebbe essere considerato incompatibile con l’islam, sostenendo che affermare tale incompatibilità è altrettanto assurdo quanto dire che l’islam non possa coesistere con la democrazia o la laicità. Charb mette in evidenza il rischio di discriminazione nei confronti dei musulmani, suggerendo che l’idea che non si possa ridere di certi aspetti dell’islam possa essere una forma di paternalismo. In queste pagine postume, risponde non solo ai suoi assassini, ma anche all’ipocrisia della classe politica e intellettuale che ha isolato il giornale. Ricorda che sottomettere la libertà individuale a qualsiasi principio, comprese le credenze, è un tragico errore.







