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Claudia Zonghetti

    Zuleika apre gli occhi
    Il popolo è immortale
    La Russia di Putin
    Biblioteca Adelphi - 534: Vita e destino
    Gli Adelphi - 430: Vita e destino
    • Il popolo è immortale

      • 285pagine
      • 10 ore di lettura

      Vasily Grossman ha scritto tre romanzi sulla Seconda Guerra Mondiale, ognuno dei quali offre una visione unica di cosa possa essere un romanzo di guerra. Stalingrado è una storia commovente e avvincente di difesa disperata e del cambiamento delle sorti del conflitto, ma è anche un monumento per i numerosi caduti. Vita e destino, invece, è un'opera di filosofia morale e politica, che esplora se sia possibile comportarsi eticamente di fronte a una violenza travolgente. Il popolo è immortale è qualcosa di completamente diverso. Ambientato nei catastrofici primi mesi dell'invasione tedesca dell'Unione Sovietica, racconta di un battaglione dell'esercito inviato a rallentare il nemico in avanzata a qualsiasi costo, con l'accerchiamento e l'annientamento come fine promesso. Una storia avvincente di resistenza, Il popolo è immortale è il romanzo come arma in mano.

      Il popolo è immortale2024
      4,0
    • Zuleika apre gli occhi

      • 504pagine
      • 18 ore di lettura

      Nell'immensa e sperduta tajga siberiana, dal 1930 al 1946, la storia individuale di una donna si mescola alla Storia mondiale. Zulejcha è una contadina insignificante, analfabeta, protagonista inconsapevole di eventi incredibili e capace soltanto di guardare con i suoi enormi occhi verdi una realtà sempre più complessa, sempre più sfuggente. Un racconto che non lascia spazio a moralismi, condanne esplicite, dita puntate. L'occhio calmo dell'autrice mette a fuoco gli eventi, lasciando che parlino da soli: la difficile vita di una donna in un villaggio contadino ai confini dell'Unione Sovietica, maltratta dal marito, condannata a vivere senza diritti, incapace di ribellarsi alla sua condizione; la follia del regime staliniano che colpisce tutti, senza troppe distinzioni; l'arrivo brutale dell'Armata Rossa, le violenze, gli arresti e le uccisioni, in nome di leggi, decreti e politiche inconcepibili per persone comuni, per il popolo; la dekulakizzazione, l'esilio coatto, gli stenti e la fame nella gelida Siberia. Eppure, in mezzo a tanto orrore, si mostra una piccola luce, un'umanità diffusa, la resistenza dell'uomo e la sua volontà a restare umano, là dove sembra non ne sia rimasta più traccia.

      Zuleika apre gli occhi2017
    • Gli Adelphi - 430: Vita e destino

      • 750pagine
      • 27 ore di lettura

      «Il libro segue con ottocentesca, tolstojana generosità molteplici destini individuali spostandosi da Stalingrado (città doppia: simbolo di difesa e libertà contro la violenza nazista e insieme luogo-emblema dell’Urss staliniana; solo nella “casa di Grekov” si vive secondo onore e senza gerarchie) ai lager sovietici e ai mattatoi nazisti, da Mosca (le stanze del potere, le celle della Lubjanka) alla provincia russa. E raccontando la “crudele verità” della guerra, le storie intrecciate di eroi e traditori, automi di partito ed esseri pensanti, delatori, burocrati, intriganti, carnefici, martiri, personaggi fittizi e reali, inframmezzando la narrazione con numerosi dialoghi (di ascendenza, questi, dostoevskiana), Grossman continua a interrogarsi sull’essenza di sistemi che uccidono la realtà – di conseguenza anche gli uomini – falsificandola, sostituendola con l’Idea. Al posticcio e menzognero “bene” di Stato lo scrittore può opporre soltanto, per quanto ardua e apparentemente impossibile in tempi disumani, la bontà individuale, rivendicando – sommessamente, ma con tenacia – l’irripetibilità del singolo destino umano. Giacché “Ciò che è vivo non ha copie ... E dove la violenza cerca di cancellare varietà e differenze, la vita si spegne”». Serena Vitale

      Gli Adelphi - 430: Vita e destino2013
      4,6
    • Nel 1960, Vasilij Grossman, scrittore noto sin dagli anni Trenta e corrispondente di guerra, completò un grande romanzo a cui aveva dedicato quasi dieci anni. Ignorava che il manoscritto della sua epopea, ambiziosa quanto il "Guerra e pace" del Novecento, fosse già sotto esame del Comitato centrale. Nel febbraio del 1961, due agenti del KGB confiscano non solo il manoscritto, ma anche le carte carbone e i nastri della macchina da scrivere, per garantire che non rimanesse traccia del "grande romanzo". I burocrati sovietici percepirono immediatamente la minaccia rappresentata da un'opera come "Vita e destino", considerandola forse più pericolosa del "Dottor Zivago". Ciò che appare come un vasto affresco storico si rivela rapidamente una profonda riflessione sul male. Attraverso le vicende di numerosi personaggi interconnessi, Grossman esplora la natura del male, rivelando come esso si mascheri da bene universale, giustificando atrocità e bassezze. La sua analisi mette in luce la menzogna e la cancellazione della verità, inducendo a piegarsi davanti a ideali sublimi. George Steiner ha osservato che "libri come Vita e destino" superano quasi tutti i romanzi seriamente considerati in Occidente.

      Biblioteca Adelphi - 534: Vita e destino2008
      4,6
    • La Russia di Putin

      • 293pagine
      • 11 ore di lettura

      L'Occidente ha cercato di rassicurarsi sulla Russia, presentando Vladimir Putin come un leader benevolo. Tuttavia, questo libro di Anna Politkovskaja, giornalista moscovita nota per il suo coraggio nel denunciare le violazioni dei diritti umani, smaschera tale autoinganno con pagine ben documentate e drammatiche. L'autrice narra storie pubbliche e private della Russia contemporanea, soffocata da un regime che, pur apparendo come una democrazia in evoluzione, è ancora intriso di sovietismo. Politkovskaja chiarisce che il suo lavoro è un insieme di appunti appassionati sulla vita in Russia oggi, piuttosto che una biografia di Putin, che rimane sullo sfondo fino a un capitolo finale incisivo, dove emerge come un ex ufficiale del K.G.B. con ambizioni imperiali. In primo piano ci sono squarci di vita quotidiana, a volte grotteschi, a volte tragici: la guerra in Cecenia e i suoi cadaveri "dimenticati", le degenerazioni dell'ex Armata Rossa, il crack economico del '98 che ha colpito la media borghesia, la mafia di Stato radicata nella corruzione, l'eccidio al teatro Dubrovka di Mosca e la strage dei bambini a Beslan.

      La Russia di Putin2005
      4,1