Fine di una storia
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Graham Greene, lo scrittore spia, scelse il treno per Istanbul, evocando il fascino dell’Orient Express, per mettere in scena un variegato campionario umano. Pubblicato nel 1932, questo romanzo rappresenta il primo grande successo dell’autore, precedendo di un anno il giallo di Agatha Christie. I passeggeri del treno di Greene, a differenza degli eleganti signori vendicativi di Christie, sono «un’umanità spaventata», come scrive Antonio Manzini. Uomini e donne viaggiano attraverso l’Europa e le proprie esistenze: alcuni affrontano per la prima volta l’amore, altri si confrontano con un idealismo in declino, tutti vittime e carnefici di un cinismo diffuso. Coral, una dolce ballerina, attende una compagnia in Turchia e intreccia una relazione carica di illusioni. Il dottor Czinner, comunista e sognatore, teme che il suo sacrificio non avrà risonanza. Mr. Myatt, un ebreo d'affari, deve regolare un conto con un funzionario infedele, mentre Mabel Warren, una giornalista cinica, è consapevole del tradimento imminente della sua amante. Il ladro Grünlich sfrutta la bontà altrui per salvarsi. In questo ingarbugliarsi di vite, il treno scorre come una macchina da presa, rivelando l’ineluttabile crudeltà umana e il crescente antisemitismo. Greene, con il suo umorismo impassibile, offre una rappresentazione senza tempo di una società complessa, rendendo il romanzo attuale e rilevante anche per l’umanità di oggi.
Robin once had promise. Now he has an unfinished thesis in his drawer. Hidden away in his room in Coventry, he writes a sequence of short stories in four notebooks, each an oblique commentary on his circumstances. Then a comical misunderstanding in a public park lands him in serious trouble. Narrated by: Peter Caulfield Length: 5 hrs and 55 mins
Apparso nel 1984, «La città e la casa» è un romanzo epistolare che racconta la disgregazione della famiglia, la crisi dei ruoli tradizionali, il vuoto drammatico che accompagna la vita dei nostri giorni. La mancanza di virilità, l'assenza della figura paterna, l'insicurezza dei figli compongono i frammenti di un'armonia ormai dispersa in un fitto susseguirsi di eventi spesso drammatici tra Roma, l'Umbria e l'America. Lettera dopo lettera, padri, figli, amici, amanti vengono messi di fronte a se stessi e al loro bisogno di verità. L'autrice ricostruisce le schegge di queste vite e racconta nel consueto stile, asciutto e lirico insieme, la perdita di quel senso di appartenenza che ha il suo simbolo più evidente nella casa: perché «uno le case può venderle o cederle ad altri finché vuole, ma le conserva ugualmente per sempre dentro di sé».
Questa raccolta di saggi e articoli della Ginzburg, scritti in vari anni, affina il suo stile e mette in luce le sue straordinarie capacità comunicative. Pubblicato tra due opere celebri, non risulta ridimensionato dal confronto. Le piccole virtù offre abbozzi, riflessioni e constatazioni sulla realtà che circondava l'autrice: l'ambiente londinese, il rapporto con il secondo marito, e ricordi di un'infanzia e giovinezza mai dimenticati. Il titolo, di carattere antifrastico, indica che le piccole virtù, basate su un perbenismo ostentato e una bonomia superficiale, sono fonti di incomprensione, stupidità e sofferenza. La Ginzburg presenta tutto nel suo stile diretto e immediato, ma evocativo, rivelando una dote di ingenuità che colpisce al cuore delle vicende e dei problemi. Questo stile riesce, con pochi tratti, a ricreare atmosfere e ambienti, sia fisici che mentali. La combinazione di candore ingenuo e acuta ponderatezza conferisce a quest'opera un tocco di maestria, trasformando una semplice raccolta di saggi in un grande lavoro artistico.