Autobiografia
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L’origine - La cantina - Il respiro - Il freddo - Un bambino
Thomas Bernhard, autore austriaco, si colloca tra i più illustri scrittori di lingua tedesca della seconda metà del XX secolo. Sebbene a livello internazionale sia più acclamato per i suoi romanzi, fu anche un prolifico drammaturgo. I suoi personaggi, spesso immersi in opere monumentali che durano una vita, affrontano temi come il suicidio, la follia e l'ossessione, condividendo la peculiare relazione di amore-odio di Bernhard con l'Austria. La sua prosa è al contempo tumultuosa e sobria, filosoficamente risonante con una cadenza musicale e un abbondante umorismo nero, offrendo ai lettori un'esperienza letteraria intensa e provocatoria.







L’origine - La cantina - Il respiro - Il freddo - Un bambino
Per abbandonare il ginnasio, con la sua mistura di nazismo e pietà cattolica, il giovane Bernhard abbandona il centro di Salisburgo e finisce nel quartiere più malfamato della città. E in quel quartiere si ferma nel negozio del signor Podlaha: una cantina adibita a spaccio di alimentari, sempre piena di clienti, di movimento, di cose da fare. Quel luogo ha qualcosa di oscuramente attraente: i clienti vi entrano anche senza ragione, trafficano con i bollini delle tessere annonarie, parlano della guerra e delle storie che li riguardano. L'apprendista Bernhard li ascolta con attenzione, attraverso loro entra in molte vite, il suo dono di osservatore si acuisce. È la prima sortita, anche se ancora non lo sa, in quello che sarà il suo territorio di scrittore.
Salzburg è la bellezza, l'arte, la cultura. È anche una città con un clima pessimo, popolata da borghesi ottusi, meschini, materialisti e ipocriti, una città odiata dall'autore che vi è nato e che non può mai tornarvi senza sentirsi nuovamente oppresso dall'atmosfera che vi aleggia, dove ogni essere sensibile si sente condannato a tutti gli abbandoni e talvolta al suicidio. È l'idea del suicidio che ossessionava il giovane studente mentre, nel ripostiglio delle scarpe dell'istituto dove lo aveva collocato il nonno, studiava il violino. L'istituto, diretto da un nazista, seguiva metodi collaudati, non molto diversi da quelli dei buoni cattolici che lo sostituirono dopo la sconfitta. Nel frattempo c'è stata la guerra e i bombardamenti con le loro visioni di orrore. Primo volume autobiografico di Thomas Bernhard, L'origine ci immerge nell'inferno quotidiano dell'internato in cui trascorse la sua adolescenza. Un sorprendente romanzo di formazione scritto in una lingua ammirevole.
A un corso di Horowitz a Salisburgo, tre giovani pianisti si incontrano: due sono brillanti, mentre il terzo è Glenn Gould, destinato a diventare una leggenda. Durante una performance delle Variazioni Goldberg di Bach, l'amico Wertheimer si sente annientato, consapevole che non potrà mai raggiungere quel livello. Questa scena racchiude il destino dei tre: Gould morirà suonando le Variazioni, cercando di diventare il pianoforte stesso. Wertheimer, invece, sarà sopraffatto dalla feroce emulazione e dalla consapevolezza della sua incapacità di essere unico. Il narratore, il terzo pianista, rinuncia al pianoforte, ma crea una partitura di prosa che esplora temi di grazia e invidia, simile alla rivalità tra Mozart e Salieri, ma soprattutto il terribile tema del non riuscire a essere. Bernhard scrive come Gould suonava, dal basso verso l'alto, rivelando una disputa inestinguibile tra Forza e Debolezza. La Forza si manifesta nella ricerca della perfezione di Gould, mentre la Debolezza si articola nella vita di Wertheimer, un uomo dotato di talento ma che soccombe in un processo sottile e distruttivo. La sua debolezza attira gli altri nella rovina, e alla fine, Wertheimer costruisce un'ombra distorta della perfezione di Gould, come ultima vendetta della debolezza contro la grazia. Il romanzo è stato pubblicato in Germania nel 1983.
Nel suo primo grande romanzo, pubblicato nel 1967, Thomas Bernhard rivela con la sua tipica spietatezza, ironia e soprattutto con una prosa sicura, il lato angoscioso della vita umana, che spesso si manifesta come un indicibile dolore. Un medico e suo figlio si avventurano in oscure valli del Stiria, dove il sole non penetra mai. I pazienti, diversi per posizione e natura della loro sofferenza, offrono al giovane studente un'immagine della vita umana come una malattia cronica. Mentre nella prima parte del racconto assistiamo alla descrizione di una psiche umana turbata, nella seconda parte la narrazione prosegue con la confessione del principe Saurau, visitato dal medico nel suo castello immerso nei boschi: Saurau, nel suo lungo e logorante monologo, riflette su un mondo contemporaneo in decomposizione, esprimendo il desiderio di porre fine a un'esistenza che percepisce come un anacronismo. Questa inquietudine si svolge in un breve periodo prima della "catastrofe" ed è uno dei romanzi più convincenti di Bernhard, che anticipa la sua successiva produzione letteraria.
Un chirurgo incarica un suo studente di studiare segretamente il comportamento di suo fratello, un anziano pittore isolato a Weng, un paesino d'alta montagna. Durante lunghe passeggiate in un paesaggio gelido e malinconico, lo studente si perde nei monologhi ossessivi del pittore, dove verità lancinanti emergono tra allucinazioni, manie e memorie autobiografiche. Il romanzo coinvolge progressivamente lo studente e il lettore nella psicosi visionaria del pittore e nella vita quotidiana di un villaggio abitato da persone prive di ogni luce di redenzione. Questo lavoro, pubblicato nel 1963, ha rivelato Bernhard come uno dei grandi scrittori del Novecento. I lunghi monologhi di Strauch, il pittore pazzo, introducono un nuovo stile e una sintassi labirintica che caratterizzeranno le opere successive di Bernhard e i suoi epigoni. Tra memorie, deliri, congetture filosofiche e allucinazioni, Strauch trasforma il suo orrore per il mondo in una performance istrionica, ironica e complice con il suo interlocutore, rappresentando la reazione naturale dei lettori.
'Extinction features, without doubt, the funniest passage in the whole of literature. The dreadful becomes hilarious, joyful - and it makes one thirst for more of the similar.' - Geoff Dyer Franz-Josef Murau is the intellectual black sheep of a powerful Austrian land-owning family. He now lives in Rome in self-imposed exile, surrounded by a coterie of artistic and intellectual friends. On returning from his sister's wedding on the family estate of Wolfsegg, having resolved never to go home again, Murau receives a telegram informing him of the death of his parents and brother in a car crash. Not only must he now go back, he must do so as the master of Wolfsegg: and he must decide its fate. The summit of Thomas Bernhard's artistic genius - mesmerising, addictive, explosively tragicomic - Extinction is a landmark of post-war literature.
Roithamer, a character based on Wittgenstein, has committed suicide having been driven to madness by his own frightening powers of pure thought. We witness the gradual breakdown of a genius ceaselessly compelled to correct and refine his perceptions until the only logical conclusion is the negation of his own soul. schovat popis
'Probably nothing exists that would prepare one for Bernhard's machined vehemence, though once you've read one, you perhaps start to crave the bitter taste and the savage not-quite-humour ... Genius.' - Michael Hofmann Instead of the book he is meant to write, Rudolph, a Viennese musicologist, produces this dark and grotesquely funny account of small woes writ large, of profound horrors detailed and rehearsed to the point of distraction. We learn of Rudolph's sister, whose help he invites then reviles; his 'really marvellous' house which he hates; the suspicious illness he carefully nurses; his ten-year-long attempt to write the perfect opening sentence; and his escape to the island of Majorca, which turns out to be the site of someone else's very real horror story, and ultimately brings him no release from himself. Concrete is Thomas Bernhard at his very finest: a bleakly hilarious insight into procrastination and failure that scratches the murky depths of our souls.
Old Masters (1985) is Thomas Bernhard's devilishly funny story about the friendship between two old men. For over thirty years Reger, a music critic, has sat on the same bench in front of a Tintoretto painting in a Viennese museum, thinking and railing against contemporary society, his fellow men, artists, the weather, even the state of public lavatories. His friend Atzbacher has been summoned to meet him, and through his eyes we learn more about Reger - the tragic death of his wife, his thoughts of suicide and, eventually, the true purpose of their appointment. At once pessimistic and exuberant, rancorous and hilarious, Old Masters is a richly satirical portrait of culture, genius, nationhood, class, the value of art and the pretensions of humanity.
How to Live is a health bible for life. Whether you are in your 20s or 70s, it will help you to empower your body against ageing and degenerative disease and live at maximum strength.
Thomas Bernhard was one of the most original writers of the twentieth century. His formal innovation ranks with Beckett and Kafka, his outrageously cantankerous voice recalls Dostoevsky, but his gift for lacerating, lyrical, provocative prose is incomparably his own.One of Bernhard's most acclaimed novels, The Loser centers on a fictional relationship between piano virtuoso Glenn Gould and two of his fellow students who feel compelled to renounce their musical ambitions in the face of Gould's incomparable genius. One commits suicide, while the other—the obsessive, witty, and self-mocking narrator—has retreated into obscurity. Written as a monologue in one remarkable unbroken paragraph, The Loser is a brilliant meditation on success, failure, genius, and fame.
It is 1967, in a Viennese hospital. In separate wards: the narrator named Thomas Bernhard, is stricken with a lung ailment; his friend Paul, nephew of Ludwig Wittgenstein, is suffering fom one of his periodic bouts of madness. Bernhard traces the growth of an intense friendship between two eccentric, obsessive men who share a passion for music, a strange sense of humor, brutal honesty, and a disgust for bourgeois Vienna. "[Wittgenstein's Nephew is] a meditative fugue for mad, brilliant voices on the themes of death, death-in-life and the artist's and thinker's role in society . . . oddly moving and funny at the same time."—Joseph Coates, Chicago Tribune "Mr. Bernhard's memoir about Paul Wittgenstein is a 'confession and a guilty homage to their friendship; it takes the place of the graveside speech he never delivered. In its obsessive, elegant rhythms and narrative eloquence, it resembles a tragic aria by Richard Strauss. . . . This is a memento mori that approaches genius.'"—Richard Locke, Wall Street Journal
Thomas Bernhard, one of the most distinct, celebrated, and perverse of 20th century writers, took his own life in 1989. Perhaps the greatest Austrian writer of the 20th century, Bernhard's vision in novels like Woodcutters was relentlessly bleak and comically nihilistic.
The Loser is a brilliant fictional account of an imaginary relationship among three men—the late piano virtuoso Glenn Gould, the unnamed narrator, and a fictional pianist, Wertheimer—who meet in 1953 to study with Vladimir Horowitz. In the face of Gould's incomparable genius, Wertheimer and the narrator renounce their musical ambition, but in very different ways. While the latter sets out to write a book about Gould, Wertheimer sinks deep into despair and self-destruction.
The narrator, a scientist working on antibodies and suffering from emotional and mental illness, meets a Persian woman, the companion of a Swiss engineer, at an office in rural Austria. For the scientist, his endless talks with the strange Asian woman mean release from his condition, but for the Persian woman, as her own circumstances deteriorate, there is only one answer. "Thomas Bernhard was one of the few major writers of the second half of this century."—Gabriel Josipovici, Independent "With his death, European letters lost one of its most perceptive, uncompromising voices since the war."—Spectator Widely acclaimed as a novelist, playwright, and poet, Thomas Bernhard (1931-89) won many of the most prestigious literary prizes of Europe, including the Austrian State Prize, the Bremen and Brüchner prizes, and Le Prix Séguier.
"Walking records the conversations of the unnamed narrator and his friend Oehler while they walk, discussing anything that comes to mind but always circling back to their mutual friend Karrer, who has gone irrevocably mad."--Amazon.com.
A collection of six Bernhard plays, all in English for the first time. Save Yourself if You Can is a collection of six plays that span the entirety of Thomas Bernhard's career as a dramatist. The plays collected in this long-awaited addition to Bernhard's oeuvre in English--The Ignoramus and the Madman, The Celebrities, Immanuel Kant, The Goal Attained, Simply Complicated, and Elizabeth II--traverse somber lyricism and misanthropy to biting satire and glorious slapstick. They explore themes that will be familiar to longtime readers of Bernhardt, but here they are presented in a subtly different register, attuned to the needs of the stage.
Beloved Austrian writer Thomas Bernhard (1931-89) began his career in the early 1950s as a poet. Over the next decade, Bernhard wrote thousands of poems and published four volumes of intensely wrought and increasingly personal verse, with such titles as On Earth and in Hell, In Hora Mortis, and Under the Iron of the Moon. Bernhard's early poetry, bearing the influence of Georg Trakl, begins with a deep connection to his Austrian homeland. As his poems saw publication and recognition, Bernhard seemed always on the verge of joining the ranks of Ingeborg Bachmann, Paul Celan, and other young post-war poets writing in German. During this time, however, his poems became increasingly obsessive, filled with an undulant self-pity, counterpointed by a defamatory, bardic voice utterly estranged from his country, all of which resulted in a magisterial work of anti-poetry--one that represents Bernhard's own harrowing experience, with the leitmotif of success-failure, that makes his fiction such a pleasure. For all of these reasons, Bernhard's Collected Poems, translated into English for the first time by James Reidel, is a key to understanding the irascible black comedy found in virtually all of Bernhard's writings--even down to his last will and testament. There is much to be found in these pages for Bernhard fans of every stripe.
Ein Schriftsteller wollte er nicht sein, vielmehr „jemand, der schreibt“. Zugleich begriff er sich als „Geschichtenzerstörer“ und „Übertreibungskünstler“, wurde von andern als „Misanthrop“ oder „Alpenbeckett“ charakterisiert. Eins steht bei solch unterschiedlichen Ansichten fest: Bernhards Werke, die Prosa wie die Dramen, zählen unbestritten zur Weltliteratur und sind in annähernd 50 Sprachen auf dem Erdball zu lesen. Die vorliegende Quarto-Ausgabe präsentiert seine neun Romane im gesicherten Textbestand – vom Debütroman Frost aus dem Jahr 1963 über Das Kalkwerk und Korrektur bis zum gewaltigen Schlußband Auslöschung von 1986. Martin Huber und Wendelin Schmidt-Dengler beschreiben Entstehung, Relevanz und Wirkung des Bernhardschen Romanwerks in einem ausführlichen Schlußessay. Dieser Band bietet im Vergleich zu den Einzelbänden eine Preisersparnis von 71%.
Mit 30 Jahren und ohne Resonanz auf seine drei veröffentlichten Gedichtbände, überzeugt von seinem schriftstellerischen Können, wandte sich Thomas Bernhard im Oktober 1961 an Siegfried Unseld: "Vor ein paar Tagen habe ich an Ihren Verlag ein Prosamanuskript geschickt. Ich kenne Sie nicht, nur ein paar Leute, die Sie kennen. Aber ich gehe den Alleingang." Obwohl der Suhrkamp Verlag das Manuskript ablehnte, begannen der Alleingänger und der Verleger mit der Veröffentlichung von Bernhards erstem Roman "Frost" 1963 eine gemeinsame Reise in die Weltliteratur. In etwa 500 Briefen zwischen beiden entfaltet sich ein einzigartiges Zwei-Personen-Schauspiel: Mal ist es eine Tragödie, wenn Bernhard seine bekannten Schimpftiraden auf den Verleger loslässt, während dieser auf die Überzeugungskraft des Arguments setzt. Dann wird Unseld zum Helden, wenn Bernhard 1973 schreibt: "mit grösster Aufmerksamkeit, mit allen Möglichkeiten, gehe ich gern mit Ihnen." 1984 agieren sie als Kämpfer für die Literatur bei der Beschlagnahme von "Holzfällen". Das Beziehungsdrama dominiert, während der Autor unabdingbare Forderungen stellt und der Verleger erkennt, dass Bernhards rücksichtslose Selbstbezogenheit für seine Produktivität notwendig ist. Ein solcher dramatischer Briefwechsel, in dem bei jeder Zeile alles auf dem Spiel steht, ist dem Publikum bislang unbekannt.
„DIE URSACHE“ UND IHRE FOLGEN: In fünf Erzählungen zwischen Dichtung und Wahrheit legt Thomas Bernhard offen, wie er der Schriftsteller wurde, der er war – von der Kindheit über die Internatszeit in Salzburg, die Lehre und das Studium bis zur Isolation des Achtzehnjährigen in einer Lungenheilstätte. Wer die Welt des Thomas Bernhard verstehen will, findet hier den Schlüssel: „Das ist die Geschichte eines jungen Menschen, auf dem eigentlich nur herumgetrampelt worden ist, sei es von Seiten der Stadt, ihrer Bewohner, der Verwandtschaft, ganz gleich.“ (Thomas Bernhard)
Soubor pěti autobiografických novel (Příčina, 1975; Sklep, 1976; Dech, 1978; Chlad, 1981; Dítě, 1982), ve kterých se nejčtenější rakouský autor minulého i tohoto století vyrovnává formou "negativního" životopisu s traumaty, a současně zachycuje atmosféru poválečného Rakouska, je strhující tragikomickou výpovědí o světě. Bernhard hledá příčiny svého neštěstí, své plicní choroby, neutěšených rodinných poměrů i lidské nenávisti. Rozhodně si ale nebere servítky a bezohledně spílá všem, kteří jsou ochotni mu naslouchat.
Soubor povídek Thomase Bernharda nastoluje všechna ústřední témata a postupy autorovy tvorby: problém viny a trestu, institucionální moci a osudu jedince, tradice moderního myšlení i jeho sebedestrukce. A jakkoli svět Bernhardova Rakouska připomíná čtenáři takřka nezaměnitelně současný český kontext, jakkoli se autorova nenávist a láska k osudovému místu střední Evropy zdá tak důvěrně blízká našim banálním a tragikomickým příběhům, jakkoli slova o tuposti státní moci často doslovně mapují i český prostor, právě v povídkách se snad ještě průzračněji odhaluje smysl zvláštní litaničnosti Bernhardova vyprávění, v němž rytmus řeči zpochybňuje každou ustálenou myšlenku a každou tezi mění ve svůj protiklad. Bernhardův povídkový soubor navazuje na nejlepší evropskou tradici tohoto literárního žánru: jen málokterý současný vypravěč ovšem dokáže stylistickou vypjatostí a pohybem své promluvy vyjádřit nepřímo napětí existence postav, které zobrazuje. Bernhardovy povídky jsou neodmyslitelnou součástí jeho velkých románů, stejně jako je dnes už jeho dílo neodmyslitelnou součástí velké prózy dvacátého století.
Thomas Bernhard ist einer der größten Schriftsteller des zwanzigsten Jahrhunderts. <i>Auslöschung</i>, sein letzter Roman, nimmt die Form des autobiografischen Zeugnisses von Franz-Josef Murau an. Der intellektuelle Außenseiter einer mächtigen österreichischen Grundbesitzerfamilie lebt im selbstgewählten Exil in Rom. Besessen und wütend über seine Identität als Österreicher beschließt er, niemals auf das Familienanwesen Wolfsegg zurückzukehren. Doch als die Nachricht vom Tod seiner Eltern eintrifft, findet er sich als Herr von Wolfsegg wieder und muss über dessen Schicksal entscheiden.<br /><br />In Bernhards nahtlosem Stil ist <i>Auslöschung</i> der endgültige Beweis für sein außergewöhnliches literarisches Genie.
Mit dem Geld seines ersten Literaturpreises und einem Honnorarvorschuß seines Verlegers hat Thomas Bernhard 1964 den verfallenen Vierkanthof Obernathal in Ohlsdorf bei Gmunden erworben und - damals noch einigermaßen bei Gesundheit - an seinem Ausbau mitgearbeitet.Einige Jahre später kam die Krucka, ein altes Bauerngehöft auf dem Grasberg nahe dem Traunsee hinzu, schließlich das abseits gelegene Haus am Waldrand in Ottnang mit dem Blick hinüber nach Wolfsegg.Hier schloß er sich ein, um zu schreiben, und von hier flüchtete er - in den von ihm geliebten Mediterannée. Doch regelmäßig kehrte er stets nach wenigen Wochen oder Monaten in die Welkt seiner Häuser zurück, und bis zuletzt lag ihm die Perfektion ihrer Einrichtung am Herzen.Dieses Buch dokumentiert Thomas Bernhards große Passion - seine Häuser. Erika und Wieland Schmied, seine Nachbarn und Freunde, waren Augenzeugen von Bernhards Umgang mit seinen Häusern, ihrem Ausbau, ihrer Einrichtung. Wieland Schmied beschreibt, was sie für Bernhard bedeutet haben, und wie sich seine Einstellung zu ihnen im Laufe der Jahre verändert hat.Die Fotos von Erika Schmied zeigen Thomas Bernhard über mehr als zwei Jahrzehnte in seinen Häusern und stellen schließlich die Möbel vor, die er für seine Wohnung in Gmunden entworfen hat.
Programová brožura k inscenaci Oběd u Wittgensteina. Inscenace měla premiéru 7. listopadu 2019 ve Stavovském divadle. Brožura zahrnuje mj. text hry Oběd u Wittgensteina (Ritter, Dene, Voss) v překladu Zuzany Augustové a texty režiséra inscenace Daniela Špinara a dramaturgyně Marty Ljubkové.
Kniha přináší pět divadelních her předního rakouského spisovatele a dramatika - Slavnost pro Borise, Společnost na lovu, Síla zvyku, Světanápravce a U cíle.
Der vorliegende Band versammelt jene Stücke Thomas Bernhards, deren Premieren zwischen 1979 und 1984 stattfanden.
Ein Schwanken zwischen Anpassung und Auflehnung Mit der Einweisung in die Lungenheilstätte Grafenhof endet der dritte Teil von Thomas Bernhards Jugenderinnerungen, und ein neues Kapitel in der Leidensgeschichte des Achtzehnjährigen beginnt. Ein Schatten auf seiner Lunge verbannt ihn in die isolierte Welt des Sanatoriums, aus der es so leicht kein Entrinnen gibt. Ärzten, Pflegepersonal und Mitpatienten ausgeliefert, toben in ihm die widersprüchlichsten Gefühle. Mit nichts als Hoffnungslosigkeit konfrontiert, schwankt er immer wieder zwischen absoluter Anpassung und Auflehnung.
Tři romány Thomase Bernharda (Korektura, 1975; Ztroskotanec, 1983; Mýcení, 1984) vycházejí v kazetovém vydání u příležitosti dvaceti let od autorova úmrtí. Ústředním motivem všech tří románů je posedlost tvořením, uměleckou tvorbou a zároveň její tragické selhávání, ztroskotávání a míjení se s uměleckou pravdou i realitou. Tyto momenty mají v určité míře společné i hlavní postavy: architekt Roithamer v Korektuře, klavíristé Wertheimer a Glenn Gould ve Ztroskotanci i hudební skladatel Auersberger v Mýcení. Tragika je však v Bernhardových prózách bytostně spjata s komikou, s uměním nadsázky a často i s vědomou provokací. Proto také v autorově vlasti přijímali jeho tvorbu nejednoznačně, s podrážděním i odporem. Snad nejvýrazněji se to projevilo právě v případě románu Mýcení, v němž se někteří protagonisté možná i oprávněně poznali a zažalovali Bernarda pro nactiutrhání. Kazetové vydání románů doplňuje samostatný a jinak neprodejný sešit s titulem Zrod tří románů Thomase Bernharda, který líčí složité a někdy až dramatické okolnosti doprovázející autorovo psaní – od prvního nápadu přes vyjednávání s nakladatelstvím, neustálé odklady termínů a proměny uměleckého záměru až k vydání knihy. Text vybral a přeložil z editorských dodatků k jednotlivým svazkům německého kritického vydání Bernhardova Díla Radovan Charvát.
13 Gespräche mit Thomas Bernhard
Thomas Bernhard spricht mit Viktor Suchy, Armin Eichholz, Brigitte Hofer, Nicole Casanova, Erich Böhme/Hellmuth Karasek, Niklas Frank, Jean-Louis de Rambures, Rita Cirio, Peter Mörtenböck, Patrick Guinand, Andreas Müry, Asta Scheib und Conny Bischofsberger/Heinz Sichrovsky. Mit einem Vorwort von Wendelin Schmidt-Dengler und einem Nachruf von Elfriede Jelinek.
Svazek obsahuje následujících pět her: Minetti (1977); Před penzí (1979); Zdání klame (1983), Divadelník (1984), Náměstí hrdinů (1988). Kniha je opatřena studií Hanse Höllera.
Třetí svazek souborného vydání dramatického díla Thomase Bernharda obsahuje rané dramatické texty, libreta a dramolety z přelomu 50. a 60. let (pouštní růže, 1959; Hora; Hlavy, 1957; Vybájená; Róza; Jaro) a dvě celovečerní hry z počátečního období (Ignorant a šílenec, 1972; Prezident, 1975). Doslovem opatřil Miroslav Petříček.
Thomas Bernhard, 1931 in Heerlen geboren, wuchs in Salzburg und Bayern auf. Sein Durchbruch gelang 1963 mit dem Roman Frost. Er schrieb acht große Romane und zahlreiche Prosabücher. 1970 feierte sein Stück Ein Fest für Boris Uraufführung. Bernhard starb 1989 in Gmunden. Seine Werke erscheinen im Suhrkamp Verlag in 22 Bänden.
Goethes Gedicht Wandrers Nachtlied ist titelgebend für Thomas Bernhards im Jahr 1981 verfaßte und im darauffolgenden Jahr uraufgeführte Komödie mit dem Untertitel Ein deutscher Dichtertag um 1980.Im Zentrum des Stückes steht der Schriftsteller Moritz Meister, der sich mühevoll aus tristen Verhältnissen an die Spitze der deutschsprachigen Literaturszene hinaufgearbeitet hat. Er lebt nun zurückgezogen, dem Studium seiner Bienenvölker hingegeben, mit seiner Gattin in einem von der Stadt kostenlos zur Verfügung gestellten Haus, das vor dem Krieg jüdische Besitzer hatte. Moritz Meister hat sein Lebenswerk, seine Tetralogie, vollendet und empfängt eine Doktorandin, einen Journalisten der FAZ und seinen Verleger. Nach dem Abendessen liest er ihnen aus seinem bisher unveröffentlichten Werk vor. Dabei wird eine durch das ganze Stück von allen Beteiligten behauptete Größe und Erhabenheit als lächerlicher Schein entlarvt.
Na szczytach panuje cisza, Komediant i Plac Bohaterów tworzą drugi tom Dramatów Thomasa Bernharda (1931–1989), wybitnego austriackiego pisarza i dramaturga. W sztukach z lat osiemdziesiątych XX wieku autor podejmuje wiodące motywy swojej twórczości: życia jako teatru, losów przegranych artystów megalomanów i opętanych artystycznymi wizjami samozwańczych geniuszy czy przemocy psychicznej w rodzinie. Wprowadza też ważny temat zafałszowanego obrazu historii i braku rozliczenia się austriackiego narodu z epoką nazizmu, przedstawiając go brawurowo w Placu Bohaterów, którego wiedeńska premiera została oprotestowana w mediach i na ulicy. Czy Thomas Bernhard, jak mu się do dziś zarzuca, „kalał własne gniazdo”, czy może domagał się prawdy o przeszłości w trosce o Austrię i jej społeczeństwo, a przerażał go stan umysłów i ducha współczesnych mu rodaków?
»Eine Famulatur besteht ja nicht nur aus dem Zuschauen bei komplizierten Darmoperationen, aus Bauchfellaufschneiden, Lungenflügelzuklammern und Fußabsägen, sie besteht wirklich nicht nur aus Totenaugenzudrücken und aus Kinderherausziehen in die Welt.« Mit diesem Satz beginnt der erste Roman von Thomas Bernhard. »Frost« erschien im Jahr 1963 und bildet den Ausgangspunkt des weltliterarischen Kontinents dieses Autors. Bis zur Veröffentlichung von »Frost« war Thomas Bernhard nur einem kleineren Kreis vor allem als Lyriker bekannt. Sein Romandebüt kam jedoch nicht so unverhofft, wie es damals den Anschein hatte. Der Nachlaß des Autors im Thomas-Bernhard-Archiv in Gmunden zeigt, daß dem Roman, der Thomas Bernhards Weltruhm begründen wird, mehrere große Prosaversuche vorausgehen. Die Niederschrift von »Frost« selbst wurde Anfang 1962. begonnen und im September desselben Jahres beendet.
Der Theatermacher. Ritter, Dene, Voss. Einfach kompliziert. Elisabeth II
Der vorliegende Band enthält die vier neuesten Theaterstücke von Thomas Bernhard. In »Der Theatermacher« plant der Staatsschauspieler Bruscon, sein Welttheater »Das Rad der Geschichte« im Tanzsaal des »Schwarzen Hirschen« in Utzbach aufzuführen. Trotz der Zustimmung des Feuerwehrhauptmanns, die Lichter am Ende der Aufführung zu löschen, kommt es nicht zur Aufführung. In »Ritter, Dene, Voss« konzentriert sich der Autor auf Dene, die ihren Bruder, einen Philosophen, aus der Anstalt Steinhof in die geerbte Villa holt, um ihn zu heilen. Der Versuch endet nicht in einer Katastrophe, sondern wird durch das Wetter beeinflusst, da die Familie Worringer seit dreißig Jahren weiß, wie man mit verregneten Nachmittagen umgeht. In »Einfach kompliziert« lebt ein 82-jähriger Mann allein in einem verwahrlosten Zimmer, hat seit zwölf Jahren keinen Brief mehr beantwortet und das Telefon abgemeldet, studiert jedoch Stellenangebote in der Zeitung. Der berühmte Schauspieler spielt die Rolle seines Lebens, ganz einfach kompliziert. »Elisabeth II« ist eine eigene Gattung und, wie der Untertitel besagt, »keine Komödie«. Bernhard präsentiert hier das Theater als Welttheater, wobei die Welt als »ein abstoßendes Schauspiel« erscheint.
Der Ignorant und der Wahnsinnige. Die Macht der Gewohnheit.
Nicht einmal achtzehnjährig wurde Thomas Bernhard im Jahre 1949 aus seinem musikalischen Studien durch eine schwere Krankheit herausgerissen. Er versinkt im stumpfen Weiß der Krankenhaussäle, dem geschulten Blick des Personals ausgeliefert, das ihn zielsicher unter die Sterbenden einordnet. Die letzte Station des gerade noch Lebenden ist das Badezimmer, aus dem nur die Toten wieder herauskommen. Umgeben von dieser Atmosphäre, die den Lebenswillen tötet, weiß er aber plötzlich, daß er nicht aufhören darf zu atmen, daß er leben will.
Bei meinem ersten Besuch bei Thomas Bernhard auf seinem Bauernhof in Ohlsdorf war ich unvorbereitet. Mein Bericht über diese Begegnung erschien 1971 in der Münchner „Abendzeitung“ und erregte Bernhards Aufmerksamkeit, wie mir später ein Theaterregisseur erzählte. Bei unserem zweiten Treffen bemerkte Bernhard, dass ich seine Melancholie in einer Beschreibung seines wippenden Fußes eingefangen hatte. Die Baronin Agi Teuß, die das Interview arrangierte, äußerte in einem Brief, sie sei ambivalent über ihre Vermittlung. Bernhards Hof ist oft verriegelt, er hat kein Telefon, beantwortet selten Briefe und meidet öffentliche Auftritte. Trotz seines literarischen Ruhms, den er unter anderem mit dem Österreichischen Staatspreis und dem Büchner-Preis erlangte, äußert er scharfe Kritik an seiner Heimat und dem Zustand der Menschheit. Er sieht das Leben als hoffnungslos und die Gesellschaft als eine „Sterbensgemeinschaft“. Mein Wunsch, Bernhard näher kennenzulernen, führte zu zahlreichen erfolglosen Versuchen, ihn zu erreichen. Schließlich erhielt ich den entscheidenden Tipp von Peter Turrini, die Baronin Agi zu kontaktieren. Sie war bereit, mir zu helfen und stellte die Bedingung, dass ich sie duze. Auch Elias Canetti, den ich in Wien traf, gab mir den Rat, Bernhard von ihm zu grüßen, um ihn zugänglicher zu machen.
Thomas Bernhard, 1931 in Heerlen (Niederlande) geboren, starb im Februar 1989 in Gmunden (Oberösterreich). Er zählt zu den bedeutendsten österreichischen Schriftstellern und wurde unter anderem 1970 mit dem Georg-Büchner-Preis und 1972 mit dem Grimme-Preis ausgezeichnet. Der Suhrkamp Verlag publiziert eine Werkausgabe in 22 Bänden.
Svazek Hry IV je poslední z řady Bernhardových textů vydaných Divadelním ústavem v Praze. Obsahuje hru Velikáni (překlad Václav Cejpek), která završuje první Bernhardovu dramatickou etapu, a celovečerní hry a dramolety ze středního a závěrečného autorova tvůrčího období: Immanuel Kant (překlad Josef Balvín), Nad vrcholky strání a výš (překlad Zuzana Augustová), Nebožtík, Májová, Zápas, Zproštění viny, Zmrzlina, Německý oběd, Všechno nebo nic (překlad Jitka Jílková), Claus Peymann opouští Bochum a jde jako ředitel Burgtheatru do Vídně, Claus Peymann a Hermann Beil na Huspeninové louce (překlad Barbora Schnelle) a Claus Peymann si kupuje kalhoty a jde se mnou na oběd (překlad Zuzana Augustová). Svazek zakončuje doslov Alfreda Pfabigana Thomas Bernhard. Rakouský světový experiment.
Thomas Bernhard, geboren 1931 in Heerlen, hatte 1963 mit dem Roman 'Frost' seinen Durchbruch. Er veröffentlichte acht große Romane und zahlreiche Prosabücher. 1970 feierte sein erstes Stück 'Ein Fest für Boris' Premiere. Er erhielt den Georg-Büchner-Preis und veröffentlichte zwischen 1975 und 1982 fünf Teile seiner Autobiographie. Bernhard starb 1989.
Dramolette Das Titelsignet zeight einen der ersten Entwurfe des Architekten Gottfried Semper fur das Burgtheater.
Als öffentlichkeitsscheu galt Thomas Bernhard – doch seine ersten Schreibversuche unternahm er als Reporter einer Zeitung. Leserbriefe schrieb er gerne, seine letzte Publikation ist ein Brief an die Salzkammergut-Zeitung. Inzwischen ist klar: Thomas Bernhard hat durch Artikel, Interviews, Reden, Feuilletons sein Bild als Mensch und Schriftsteller ganz präzise konturiert. Es ist ihm zwar nicht gelungen, mit der öffentlichen Meinung so zu spielen, dass sie ihn genauso betrachtet, wie er sich betrachtet wissen wollte, doch der sich der Medien bedienende Autor setzte alles daran, sich als eine Figur seiner Romane zu inszenieren. Die vorliegende Ausgabe versammelt zum ersten Mal sämtliche zwischen 1950 und 1989 von Thomas Bernhard für die Öffentlichkeit bestimmten Texte – von den Gerichtsreportagen im Salzburg der fünfziger Jahre über die Tiraden der sechziger und siebziger Jahre gegen Gott und den Rest der Welt bis zu den Interviews im Zusammenhang mit Heldenplatz kurz vor seinem Tod.
Als Misanthrop galt Thomas Bernhard, und er verstand es sehr gut, dieses Bild während seines ganzen Lebens zu vermitteln. Er gab in dieser Rolle zahlreiche Interviews, die inzwischen legendären Charakter besitzen. Das hier zum ersten Mal veröffentlichte Interview, das Peter Hamm 1977 führte, ist eine Sensation: Thomas Bernhard vertraute Peter Hamm, der den ersten (1957 erschienenen) Gedichtband des inzwischen berühmt gewordenen Autors hymnisch begrüßt hatte, in besonderem Maße. So antwortete er, ungespielt, ohne Zurückhaltung, offen, auf sämtliche Fragen des Lebens und Schreibens. In diesem großen Interview ist also zu erfahren, warum Bernhard schrieb, wie er schrieb, warum er so lebte, wie er lebte
Zweipersonenstück um zwei alternde Künstler, die in Gesprächen ihr Leben reflektieren.
In Salzburg ist Thomas Bernhard aufgewachsen, hier hat er die prägenden Jahre seines Lebens verbracht, hier sind seine ersten Theaterstücke aufgeführt worden und seine ersten Bücher erschienen. „Eine perfide Fassade, hinter der alles Künstlerische absterben muss“, hat er Salzburg genannt, aber auch immer wieder beschrieben, dass es nichts Schöneres gebe als den Blick vom Mönchsberg hinunter auf die Festspielstadt. Ausgewählte Zitate belegen diese lebenslange Hassliebe, der kongeniale Zeichner Nicolas Mahler illustriert sie mit präzisen, liebevollen Bildern und der Experte Manfred Mittermayer begleitet sie mit einem kenntnisreichen Nachwort. Ein unverzichtbares Geschenk für Salzburg-Fans und Bernhardianer, die schon alles haben!
Ritter, Dene, Voss ist ein Theaterstück, das Ludwig Wittgenstein thematisiert. Voss (Ludwig Wittgenstein) wird von seinen beiden Schwestern für kurze Zeit aus der Steinhof-Anstalt nach Hause geholt. Eine Schwester ist jung (Ritter) und die andere alt (Dene), und sie haben sein Lieblingsdessert, die österreichischen Profiteroles, zubereitet. In einem prunkvollen Raum, der an einen Palast erinnert, passt Thomas Bernhard die Figur des Wittgenstein in sein eigenes Schreibklima an. Er verwandelt ihn in eine Figur, die verrückt, paranoid, niemandem vertrauend, seine Schwestern nicht liebend, von allem angewidert ist und die österreichische Kultur sowie deren Künstler und Köche verachtet. Interessanterweise hat er auch eine inzestuöse Beziehung zu seiner jüngeren Schwester Ritter. Für Leser, die neugierig sind, wie Ludwig Wittgenstein durch die Feder von Thomas Bernhard dargestellt wird, bietet Ritter, Dene, Voss eine alternative Lesart von Wittgenstein.
Thomas Bernhard hat sich selten auf Interviews vor laufender Kamera eingelassen. Die Fernsehjournalistin Krista Fleischmann allerdings schätzte er als einfühlsame Gesprächspartnerin, mit der zusammen zwei – mittlerweile legendäre – Filminterviews entstanden: die Monologe auf Mallorca (1981) und der in Madrid gedrehte Film Die Ursache bin ich selbst (1986). Ein Interview zu Bernhards 1984 erschienenem Roman Holzfällen rundet diesen Band ab, der über die Filmfassungen hinaus auch die nicht gesendeten Texte enthält. Bernhard selbst fand Krista Fleischmanns Arbeit »ganz großartig ... Am liebsten würde ich sofort wieder etwas mit Ihnen machen, meinen Nachruf vielleicht.« Nachdenklich und charmant, unterhaltsam, ironisch und maßlos übertreibend – Thomas Bernhard zeigt sich in diesem Band für Einsteiger wie für Kenner von seiner besten, von einer höchst vergnüglichen Seite.
Nach Thomas Bernhard kann die Kunst der Übertreibung auch die Form der Untertreibung annehmen. In Sinne einer solchen Untertreibung muß die Publikation von »Meine Preise« als Sensation gelten: Zum 20. Todestag im Februar 2009 wird diese Prosaarbeit erstmals veröffentlicht. Bernhard hat sie 1980 fertiggestellt, zu Lebzeiten aber nie publiziert. Der Text gliedert sich in neun Kapitel und einen Anhang. Zornig Rückschau haltend, zieht Bernhard darin eine Bilanz der ihm verliehenen Literaturpreise. Detailliert schildert der begnadete Komiker die Tragödien, zu denen sich die Überreichung seiner Literaturpreise jeweils entwickelte. Ob Bremer Literaturpreis, ob Staatspreis für Roman, ob Grillparzer-Preis, ob Georg-Büchner-Preis: Als Auslöser von Skandalen dienten sie dem Geehrten allemal. Für den Autor sind die mit den Preisen verbundenen Geldbeträge aber auch ein Anlaß, sich in Abenteuer zu stürzen.
In diesem faszinierenden Meisterwerk mit dem rätselhaften, vieldeutigen Titel "Der Ignorant und der Wahnsinnige" wird die forensische Wissenschaft beauftragt, die prächtigste und strahlendste aller Opern von Mozart, die Zauberflöte, zu zerlegen und zu analysieren. Gleichzeitig wird mit der Präzision eines Skalpells die Beziehung zwischen Eltern und Kind sowie die Beziehung zwischen Künstler, Bühne und Publikum untersucht, wobei die Verantwortlichkeiten auf beiden Seiten dargestellt werden. Doch auch die forensische Wissenschaft ist dazu verurteilt, sich um ihre für alle anderen unverständliche Selbstreferenzialität zu drehen. Alle Helden des Werkes - die Diva, der Vater, der Doktor, die Kostümbildnerin, der Kellner - haben nicht einmal Namen. Sie sind dazu verurteilt, nur das zu sein, was ihre Rolle andeutet. Die Menschen sind somit keine Menschen mehr, sondern Marionetten, die in vorgezeichneten Rollen gefangen sind. Das Theater ist für Bernhard kein Ort des Spiels und der Forschung; selbst die Rollen binden die Schauspieler an ihr Recht auf autonome Existenz, sie beschränken und komprimieren sie durch die Sklaverei der Wiederholung, die sie verlangen.
Tři autorovy kratší prózy ze šedesátých let spojuje téma trýznivého prožitku lidského údělu. V novele Ungenach (1968) zpracovává motiv dědictví, který o téměř dvacet let později rozvinul ve svém vrcholném románu Vyhlazení. Ve světě zachváceném rozpadem se mladý hrdina v konfrontaci s minulostí pokouší vypořádat se s rozvolňováním hodnot. V rané próze Amras (1964) se dva bratři na krátkou dobu po sebevraždě rodičů ocitají na hranici života a smrti. Bernhard zde kombinuje vyprávění s prvky deníku, útržky korespondence a aforismy; vše má jen podobu fragmentu, protože svět se pro oba bratry rozpadl. Také závěrečné Moušlování (1969) je zprávou o zraněném životě a o jednotvárnosti lidské existence. Čtyři muži se po léta scházejí v hospodě u karet. Ale jednoho večera je zvyk porušen, protože jeden z hráčů se už nedokáže ke hře dostavit. Na jediné situaci Bernhard ukazuje, jak se konvence a všední očekávání pod tíhou a tlakem nevypočitatelné skutečnosti rozpadají, jak se z norem, z nichž se skládá život, náhle bez pravidel rodí katastrofa. Soubor vyšel v roce 2000 pod názvem Tři novely.
Zbiór 38 opowiadań Bernharda obejmuje różne okresy jego twórczości, ukazując kluczowe wątki, które później pojawią się w jego wielkich powieściach. Tematy takie jak obcość, osamotnienie, trudności w nawiązywaniu kontaktów, nihilizm, sztuczność oraz kontrowersyjny wizerunek kobiet są obecne w tych tekstach. Choć zbiór nie zawiera dwóch dłuższych opowiadań, które zostały wydane w osobnym tomie, oferuje wgląd w rozwój tematów i technik narracyjnych autora. W literackim debiucie Bernharda słowo Heimat wywołuje nie tylko idylliczne skojarzenia, ale także zapowiada opisy śmierci bohaterów. Po raz pierwszy pojawia się motyw poszukiwania miejsca do życia oraz akceptacji własnej egzystencji w obliczu negatywnych postaw społeczeństwa. Narrator wyraża niechęć do miasta, co wprowadza problematykę sztuczności, charakterystyczną dla późniejszych dzieł. W opowiadaniach można dostrzec również kontrowersyjny wizerunek kobiet oraz temat osamotnienia i nihilizmu, które będą dominować w dojrzałej twórczości Bernharda. Zbiór ten stanowi przygotowanie do mistrzowskiego rozwinięcia tych motywów w jego późniejszych powieściach.
Ein uralter, gelähmter, fast tauber Privatgelehrter, Philosoph und Haustyrann zugleich, soll für seinen kaum verständlichen »Traktat zur Verbesserung der Welt« die Ehrendoktorwürde erhalten und wartet zusammen mit seiner Lebensgefährtin, seinem »notwendigen Übel«, zu Hause auf die Verleihungszeremonie. Bis zum Eintreffen der Honoratioren vergeht einige Zeit, während deren nicht nur die komödiantisch ausgekosteten Altersbosheiten, die erbarmungslose Ironie eines Sprachkünstlers und das erschreckende Zerrbild einer Ehe zu erleben sind, sondern auch die Widersprüche und die Verletzlichkeit eines sonderbaren Menschen, dessen Traktat auf die »totale Abschaffung« der Welt zielt und der von dieser »verrückten« Welt geehrt, aber nicht wirklich verstanden wird.
Wenn Thomas Bernhard sich äußert, wirkt er wie die Hauptpersonen seiner Werke: Die Welt wird zum Katastrophenroman, bevölkert von Bornierte, Böswillige und Nichtkönnern, die er mit gerechtem Zorn und Übertreibung anklagt und der Lächerlichkeit preisgibt. Seine Interventionen sind oft von Skandalen begleitet: Eine frühe Kritik am Spielplan führt zu einem Prozess, eine Dankesrede bei einer Preisverleihung endet in der Absage einer weiteren Auszeichnung, und ein Interview sorgt für Aufregung unter Politikern und Journalisten. Der vorliegende Band präsentiert den „öffentlichen Bernhard“ in chronologischer Reihenfolge: seine bedeutenden journalistischen Arbeiten, Leserbriefe, öffentliche Erklärungen und folgenreiche Interviews. Er beginnt mit einem Vortrag aus dem Jahr 1954 und endet mit einem Leserbrief, der drei Tage nach seinem Tod veröffentlicht wird. Der Band zeigt, wie Bernhard von der Öffentlichkeit wahrgenommen werden möchte, wie er mit ihr spielt und sie für seine Zwecke nutzt, während er gleichzeitig seine Vorlieben, Sympathien und Vorbilder offenbart.
Heißt das Stück von Thomas Bernhard Einfach kompliziert, weil das Komplizierte einfach und das Einfache kompliziert ist? Thomas Bernhard hat ein Stück für Bernhard Minetti geschrieben. Das erscheint naheliegend, weil es nicht das erste Stück ist, das er für den großen alten Schauspieler geschrieben hat. Aber ist das einfach? Thomas Bernhard hat wieder ein Stück für einen Schauspieler geschrieben, das gleichzeitig ein Stück über einen Schauspieler ist. Ist das kompliziert? Wenn man Einfach kompliziert gelesen hat, weiß man es. Drei Szenen, eine am frühen Morgen, eine gegen Mittag und eine letzte gegen Abend; man könnte auch sagen, drei Sätze einer Komposition. Denn es ist müßig, nach tagespolitischen Botschaften zu suchen. Thomas Bernhard fasziniert und verwirrt uns mit der Musik seiner Sprache, ihrem Rhythmus, ihrer Harmonie, ihrer Disharmonie und ihrer Melodie.
Roman
In der Nacht vom 24. zum 25. Dezember erschießt Konrad seine verkrüppelte, seit Jahren an den Rollstuhl gefesselte Frau. Zwei Tage später findet ihn die Polizei halb erfroren in einer ausgetrockneten Jauchegrube. Er läßt sich widerstandslos abführen. Thomas Bernhard beschreibt in seinem Roman Konrads Gründe für diese Tat.
Thomas Bernhard erkundet, in Form von Dramoletten, die theatralisch-wirkliche Dimension des Theatergeschehens, anhand drei wichtiger Situationen des Regisseurs: dessen Weggang aus Bochum (»(Claus Peymann verläßt Bochum und geht als Burgtheaterdirektor nach Wien«), eines Treffens der beiden in Wien (»Claus Peymann kauft sich eine Hose und geht mit mir essen«) und nach einer Shakespeare Aufführung – also naturgemäß vor einer Bernhard-Aufführung (»Claus Peymann und Hermann Beil auf der Sulzwiese«).
Lobby velkého hotelu, Silvestr. Rázná sněhová bouře. Minetti, dávno zapomenutý herec, přichází ve skvělé náladě, aby prodiskutoval svůj návrat jako Král Lear s divadelním režisérem. Zatímco trpělivě čeká v hotelovém lobby, Minettiho obsesivní osobnost se odhaluje v sérii podivných setkání s ostatními hosty, zatímco si stěžuje na nešťastný osud.
Soubor Bernhardových nejranějších prozaických textů – většinou novinových příspěvků z let 1950 až 1956 – je poprvé takto souhrnně představen českému čtenáři. V těchto prózách je zřetelný vliv Bernhardova dědečka, spisovatele Johannese Freumbichlera (1881–1949), neboť jsou ještě plné vztahu k idylickému venkovu. Literární identifikace se světem venkova, představující v padesátých letech už poněkud anachronický mýtus v opozici k městu, nám pomáhá pochopit zaujetí, s nímž autor v pozdějším díle ničí venkovskou idylu. K těmto raným prózám je přiřazen fragment Ital (1964), který Bernhard později ještě rozvinul v románě Vyhlazení (1986). Závěrečnou povídku, napsanou původně pod názvem Listonoš (vyšla 1963), autor později pozměnil a vydal pod názvem Kulterer (1969).
Eine Komödie von deutscher Seele
Gerichtspräsident und Landtagsabgeordneter Höller führt ein Doppelleben. Tagsüber spricht er als seriöser Richter Recht oder verhindert als erfolgreicher Abgeordneter den Bau einer Giftfabrik vor den Toren seines Hauses. Zu Hause führt er ein zurückgezogenes Leben mit seinen Schwestern Vera und Clara. Zu Vera pflegt er ein innigstes Verhältnis, der durch einen Kriegsunfall querschnittgelähmten Clara gewährt er das Leben außerhalb der Anstalt. Zehn Jahre hatte er, versteckt, Gras über seine Vergangenheit wachsen lassen - nun steht er als hoher Richter vor der Pensionierung. Aus jährlich am 7. Oktober wiederkehrendem festlichen Anlass schart er seine kleine familiäre "Verschwörung wider den Ungeist des Lebens" um sich und macht sich ernsthafte Sorgen über den zukünftigen Ruhestand, in dem die Vergangenheit möglicherweise für Unruhe sorgen könnte...
Thomas Bernhard, am 9. Februar 1931 im niederländischen Heerlen geboren, wuchs im salzburgischen und südbayerischen Raum auf. Nach drei Gedichtbänden, die in der Öffentlichkeit kaum wahrgenommen wurden, gelang ihm 1963 mit dem Roman Frost der Durchbruch. Es folgten weitere acht große Romane sowie zahlreiche Prosabücher (u. a. »Amras«, »Ungenach« und »Gehen«). 1970 hatte unter der Regie von Claus Peymann Bernhards erstes abendfüllendes Stück, Ein Fest für Boris, seine Uraufführung in Hamburg. Im selben Jahr wurde der Autor mit dem Georg-Büchner-Preis ausgezeichnet. Zwischen 1975 und 1982 legte er u. a. die fünf Teile seiner Autobiographie vor, »Die Ursache«, »Der Keller«, »Der Atem«, »Die Kälte«, »Ein Kind«. Wenige Monate nach der Uraufführung seines letzten Stückes, Heldenplatz, starb Thomas Bernhard am 12. Februar 1989 im oberösterreichischen Gmunden. Im Suhrkamp Verlag erscheint die Ausgabe seiner Werke in 22 Bänden.
Der Präsident. Die Berühmten. Minetti. Immanuel Kant
Dieser zweite Band der Stücke von Thomas Bernhard enthält diejenigen Dramen (Komödien? Tragödien? Keine Komödien? Keine Tragödien?), die in den Jahren zwischen 1975 und 1978 uraufgeführt wurden.
Gespräche mit Thomas Bernhard von 1981 bis 1988. Zwischen 1981 und 1988 stand der sonst ausgesprochen unzugängliche Thomas Bernhard dem Journalisten Kurt Hofmann in mehreren Interviews Rede und Antwort. Die dabei entstandenen Aufzeichnungen wurden zu einem autobiographischen Vermächtnis.
Mit dem Land in einem Zustand wachsender Anspannung hat das Präsidentenpaar gerade einen Anschlag überlebt, bei dem der geliebte Hund der Präsidentin und auch ein Colonel ums Leben kamen. Der Terror, den Präsident und Präsidentin erleben – verstärkt durch das Risiko, von ihrem eigenen Sohn, der sich den anarchistischen Reihen angeschlossen hat, ermordet zu werden – wird allmählich den Abgrund offenbaren, der die scheinbare Solidität ihrer Macht von der Mediokrität ihrer tatsächlichen Fragilität trennt. Die politische Farce, die Thomas Bernhard konstruiert, greift ohne jegliche Zugeständnisse die Blasen der Machtzentren an, um diese gnadenlose Röntgenaufnahme einer familiären Intimität zu bieten, in der die Gesellschaft von Masseuren, Vertrauten und offiziellen Geliebten nur dazu dient, die unvermeidlichen Einsamkeiten eines Führerpaares mit diktatorischen Ambitionen abzulenken, die ebenso unfähig sind, mit ihrem Volk wie mit sich selbst zu kommunizieren.
Als ich erneut, wenn auch diesmal viel besonnener, zum Spielball meiner Krankheit wurde, dachte ich, was machen wir jetzt? Ich setzte mich hin und begann zu schreiben. Während ich schrieb, dachte ich nur daran, dass ich, sobald ich fertig bin, etwas Warmes essen werde. Plötzlich setzte ich die Mütze auf, alle tragen so eine Mütze, dachte ich, während ich schrieb und schrieb... Mit dem Werkzeug des Monologs balanciert der Autor die Erzählung und macht sie fesselnd. Sein radikaler, persönlicher Schreibstil stellt eine Herausforderung für die nachkriegsdeutsche Literatur dar und eröffnet neue Wege des literarischen Genusses. Die Protagonisten sind alltägliche Menschen, die an die Grenzen ihrer Belastbarkeit stoßen: ein Pädagoge leidet unter Schlaflosigkeit, ein psychisch Gestörter hat eine Obsession für eine Mütze, ein Medizinstudent, der das Theater verabscheut, schreibt darüber, ein Steinbrucharbeiter ertrinkt in seinem Arbeitsumfeld, ein Botschaftsangehöriger begeht Selbstmord, ein behindertes Kind wird von seiner Familie abgelehnt und ein ehemaliger Häftling findet nicht in sein verlorenes Leben zurück.