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Il poema dei lunatici

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Nel Il poema dei lunatici , pubblicato per la prima volta nel 1987, vive una pianura padana incantata e surreale, piccola come un villaggio e sterminata come un continente, abitata da personaggi ariosteschi, figure marginali ed eccentriche che fanno risuonare oniriche narrazioni. E quel che si narra è, come l'acqua dei pozzi, influenzato dalla luna. Il loro vagheggiare di imprese famose, le loro fantasticazioni, i loro ribollimenti di pensieri producono la magia di far ribollire chi legge, in misura diversa da persona a persona, là dove il lettore riconosce qualcosa, un affine. Quando Fellini lo lesse decise di trarne un film, che è poi il suo ultimo, La voce della luna. In un appunto aveva annotato: «Sono attratto da un racconto che pur provocando continuamente il riso per l'arbitrio che domina sovrano e toglie significato a ogni azione, gesto, pensiero, diventa a tratti straziante per il bisogno disperato di darglielo comunque un significato, perché la sua assenza stringe il cuore di paura, e rende la vita assurda. Un racconto picaresco in una dimensione, in un paesaggio, che sta fra Bosch, il mondo attuale dell'industria, don Camillo, la pubblicità della Montedison, i ricordi dell'infanzia, in un percorso quotidiano continuamente minacciato da fantasmi interiori, attraversato da brividi d'inferno in una incessante condizione di umiliato e ugualmente esaltato senso di emarginazione».

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Il poema dei lunatici, Ermanno Cavazzoni

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(In brossura)
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Titolo
Il poema dei lunatici
Lingua
Italiano
Formato
In brossura
Pagine
288
Serie
Descrizione
Nel Il poema dei lunatici , pubblicato per la prima volta nel 1987, vive una pianura padana incantata e surreale, piccola come un villaggio e sterminata come un continente, abitata da personaggi ariosteschi, figure marginali ed eccentriche che fanno risuonare oniriche narrazioni. E quel che si narra è, come l'acqua dei pozzi, influenzato dalla luna. Il loro vagheggiare di imprese famose, le loro fantasticazioni, i loro ribollimenti di pensieri producono la magia di far ribollire chi legge, in misura diversa da persona a persona, là dove il lettore riconosce qualcosa, un affine. Quando Fellini lo lesse decise di trarne un film, che è poi il suo ultimo, La voce della luna. In un appunto aveva annotato: «Sono attratto da un racconto che pur provocando continuamente il riso per l'arbitrio che domina sovrano e toglie significato a ogni azione, gesto, pensiero, diventa a tratti straziante per il bisogno disperato di darglielo comunque un significato, perché la sua assenza stringe il cuore di paura, e rende la vita assurda. Un racconto picaresco in una dimensione, in un paesaggio, che sta fra Bosch, il mondo attuale dell'industria, don Camillo, la pubblicità della Montedison, i ricordi dell'infanzia, in un percorso quotidiano continuamente minacciato da fantasmi interiori, attraversato da brividi d'inferno in una incessante condizione di umiliato e ugualmente esaltato senso di emarginazione».