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Stalingrado

Questa saga epica si immerge nel cuore della battaglia più brutale della Seconda Guerra Mondiale, descrivendo gli orrori della guerra e la sofferenza umana con realismo inflessibile. La serie segue le sorti di soldati e civili intrappolati nel crogiolo degli eventi storici, esplorando la loro lotta per la sopravvivenza, la dignità e il significato in mezzo alla distruzione più totale. Offre un esame profondo del tributo psicologico del conflitto e dello spirito indomabile della resistenza umana.

Gli Adelphi - 430: Vita e destino
Stalingrad

Ordine di lettura consigliato

  1. Stalingrad

    • 704pagine
    • 25 ore di lettura

    "Vassily Grossman (1905 -1964) has become well-known in the last twenty years - above all for his novel Life and Fate. This has often been described as a Soviet (or anti-Soviet) War and Peace. Most readers, however, do not realize that it is only the second half of a dilogy. The first half, originally titled Stalingrad but published in 1952 under the title For a just cause, has received surprisingly little attention. Scholars and critics seem to have assumed that, since it was first published in Stalin's lifetime, it can only be considered empty propaganda. In reality, there is little difference between the two novels. The chapters in the earlier novel about the Shaposhnikov family are as tender, and sometimes humorous, as in the later novel. The chapters devoted to the long retreats of 1941 and the first half of 1942 are perhaps still more vivid than the battle scenes in the later novel"-- Provided by publisher

    Stalingrad1
    4,3
  2. «Il libro segue con ottocentesca, tolstojana generosità molteplici destini individuali spostandosi da Stalingrado (città doppia: simbolo di difesa e libertà contro la violenza nazista e insieme luogo-emblema dell’Urss staliniana; solo nella “casa di Grekov” si vive secondo onore e senza gerarchie) ai lager sovietici e ai mattatoi nazisti, da Mosca (le stanze del potere, le celle della Lubjanka) alla provincia russa. E raccontando la “crudele verità” della guerra, le storie intrecciate di eroi e traditori, automi di partito ed esseri pensanti, delatori, burocrati, intriganti, carnefici, martiri, personaggi fittizi e reali, inframmezzando la narrazione con numerosi dialoghi (di ascendenza, questi, dostoevskiana), Grossman continua a interrogarsi sull’essenza di sistemi che uccidono la realtà – di conseguenza anche gli uomini – falsificandola, sostituendola con l’Idea. Al posticcio e menzognero “bene” di Stato lo scrittore può opporre soltanto, per quanto ardua e apparentemente impossibile in tempi disumani, la bontà individuale, rivendicando – sommessamente, ma con tenacia – l’irripetibilità del singolo destino umano. Giacché “Ciò che è vivo non ha copie ... E dove la violenza cerca di cancellare varietà e differenze, la vita si spegne”». Serena Vitale

    Gli Adelphi - 430: Vita e destino2
    4,6