Gli elefanti: Penna Papers
Tra memoria e filologia un poeta straordinario raccontato attraverso le sue «carte» - Nuova edizione ampliata
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Tra memoria e filologia un poeta straordinario raccontato attraverso le sue «carte» - Nuova edizione ampliata
Arturo, il guerresco ragazzo dal nome di una stella, vive in un'isola tra spiagge e scogliere, pago di sogni fantastici. Non si cura di vestiti né di cibi. È stato allevato con latte di capra. La vita per lui è promessa solo di imprese e di libertà assoluta. E ora ricorda. Queste sono le sue memorie, dall'idillio solitario alla scoperta della vita; l'amore, l'amicizia, il dolore, la disperazione. Secondo romanzo della Morante dopo 'Menzogna e sortilegio' (1948), 'L'isola di Arturo' (Premio Strega 1957) confermò tutte le qualità della scrittrice romana - l'impasto di elementi realistici e fiabeschi, la forte suggestione del linguaggio.
«Caro Michele»: il piú classico degli incipit epistolari è quello che Natalia Ginzburg sceglie come titolo del suo romanzo. Una madre già avanti negli anni ma ancora giovane e un figlio lontano fisicamente e ancor piú (e soprattutto) distante nelle idee, nelle esigenze, negli affetti e nei dolori. Un figlio per il quale la madre prova rancore, ma dal quale non riesce a staccarsi; e l'ultimo, irrescindibile cordone ombelicale è fatto di sole lettere. Sorta di Lessico famigliare dieci anni dopo, Caro Michele è un romanzo dai personaggi dispersi, divisi dall'incomunicabilità e destinati alla solitudine, e la scelta del genere epistolare suona provocatoria e simbolica.
Quarant'anni di vita italiana e una famiglia indimenticabile sono al centro di una straordinaria autobiografia che allinea una serie di personaggi famosi, da Filippo Turati a Cesare Pavese. Un libro unico, un ritratto di famiglia dell'Italia migliore che continua a incantare e divertire anche i lettori delle nuove generazioni.
La solitudine dell'infanzia e lo stupore della vecchiaia, i film visti e i libri letti, le esperienze di lavoro, la psicanalisi, la musica lirica (il titolo è tratto dal libretto del Lohengrin ), le faccende domestiche, la politica, il credere o il non credere in Dio: i brevi saggi raccolti in questo volume risalgono alla fine degli anni Sessanta e stanno idealmente accanto alle Piccole virtù . Somigliano alle pagine di quel diario che l'autrice dichiarava di non tenere. Di certo sono vicini, per affinità tematica e sapienza di racconto, a Lessico famigliare e, come altrove nell'opera di Natalia Ginzburg, sono inseparabili dalla vocazione del narrare di sé. Nella loro casualità, nel loro placido disordine quotidiano, affrontanno questioni che appartengono a ciascuno di noi. Mai devi domandarmi diventa cosí un'esperienza familiare, un oggetto destinato a farci compagnia giorno dopo giorno. Con la cronologia della vita e delle opere, la bibliografia ragionata e l'antologia della critica.
Uscito nel 1942 sotto lo pseudonimo di Alessandra Tornimparte, La strada che va in città è la storia di una ragazza che sceglie di fare un matrimonio d'interesse, di prendere la strada che va in città. Per poi accorgersi che il vero amore è altrove. Passioni senza via di uscita, vite alla deriva, anime alla ricerca di un approdo sicuro dove lenire le proprie delusioni: con uno sguardo impietoso ma distaccato, Natalia Ginzburg, in questo suo primo romanzo, descrive la solitudine di un'esistenza che nel gioco della memoria rievoca ciò che le è passato accanto come un mistero incomprensibile e inafferrabile.
Marco Giusti ha scelto e montato dagli spettacoli di Benigni degli ultimi dieci anni il meglio della sua scatenata comicità, quell'inconfondibile misto di allegra ferocia giullaresca, irriverenti provocazioni, estri linguistici, gusto del nonsense, che è arrivato ad una surreale riscrittura della Bibbia. E' la prima volta che Benigni accetta di raccogliere in volume il meglio del suo lavoro teatrale e televisivo, in cui ha dato voce satirica alle rabbie e alle frustrazioni degli italiani, prendendo di mira il lungo crepuscolo della prima repubblica, con la sua fauna di incredibili personaggi.
Il libro, presentato da Fernando Taviani, raccoglie descrizioni, racconti, cronache di spettacoli, usciti tra il 1972 e il 1977 sul Mondo e sul Corriere della Sera. La prosa di Garboli riesce a cogliere non solo i tratti salienti degli spettacoli che recensisce, ma l'intera atmosfera di quegli anni, quasi che il teatro non fosse che lo specchio in cui si rivela il volto segreto di uno Stato in disordine.