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Biagio Marin

    29 giugno 1891 – 24 dicembre 1985

    Biagio Marin è stato un poeta e scrittore italiano che ha composto nell'antico dialetto veneto della sua isola natale, Grado. La sua produzione letteraria è profondamente plasmata dalla sua terra natale, dal paesaggio e dalla cultura della sua infanzia, nonché dai suoi ultimi anni. Lo stile e il linguaggio distintivi di Marin riflettono un profondo legame con la sua eredità locale, immergendo i lettori in un'esperienza linguistica e culturale unica. Attraverso il suo dialetto caratteristico, la sua opera si addentra nelle profondità dell'esperienza umana, esplorando temi di memoria, identità e transitorietà.

    Ti devo tanto di ciò che sono
    Strade e rive di Trieste
    • 2014

      Ti devo tanto di ciò che sono

      Carteggio con Biagio Marin

      • 406pagine
      • 15 ore di lettura

      Faceva ancora il liceo Claudio Magris quando nella Trieste degli anni Cinquanta conobbe Biagio Marin, figura leggendaria di intellettuale e maestro, ma soprattutto poeta luminoso, ammirato dai critici seppure ancora lontano dalla fama nazionale che sentiva di meritare. Il quasi mezzo secolo di età che li separava non impedì lo sbocciare di un'amicizia febbrile, coltivata per quasi trent'anni attraverso incontri e, sempre più frequentemente, lettere che qui si pubblicano per la prima volta, grazie all'appassionata cura di Renzo Sanson. Gli scambi tra i due testimoniano di un rapporto tra allievo e maestro fatto di stima e ammirazione: Marin aveva perso in guerra il figlio Falco, e riversò l'affetto di un padre su Magris, «figlio d'anima»; Magris in Marin trovò il suo modello di libertà. Rivelano un affetto fortissimo, ma testimoniano senza pudori di scontri, asprezze e incomprensioni, raccontando due vite parallele che si intrecciano e si ritrovano nel corso degli anni: Marin vorrebbe Magris suo erede esclusivo, pur sapendo che sarà impossibile, e soprattutto gli chiede di aiutarlo a conquistare quel riconoscimento che ancora pare sfuggirgli; Magris, soprattutto negli anni della sua formazione e della crescita intellettuale, gli chiede spesso consiglio e conforto, ma non esita a replicare l'eterno dramma del conflitto con il padre quando avverte il peso della personalità e della irruenza di un uomo non a caso chiamato in famiglia «fronte di tempesta». Attraverso pagine ricche di forza e di umanità, Ti devo tanto di ciò che sono disegna così l'inedita autobiografia di due grandi scrittori, l'uno espressione del Diciannovesimo secolo («voce di una generazione maturatasi prima della Grande Guerra, esperta delle crisi ma non incrinate da esse», nelle parole di Magris), l'altro proiettato nelle nevrosi e nelle inquietudini del Novecento.

      Ti devo tanto di ciò che sono