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Biagio Marin

    29 giugno 1891 – 24 dicembre 1985

    Biagio Marin è stato un poeta e scrittore italiano che ha composto nell'antico dialetto veneto della sua isola natale, Grado. La sua produzione letteraria è profondamente plasmata dalla sua terra natale, dal paesaggio e dalla cultura della sua infanzia, nonché dai suoi ultimi anni. Lo stile e il linguaggio distintivi di Marin riflettono un profondo legame con la sua eredità locale, immergendo i lettori in un'esperienza linguistica e culturale unica. Attraverso il suo dialetto caratteristico, la sua opera si addentra nelle profondità dell'esperienza umana, esplorando temi di memoria, identità e transitorietà.

    Strade e rive di Trieste
    Ti devo tanto di ciò che sono
    • Ti devo tanto di ciò che sono

      Carteggio con Biagio Marin

      • 406pagine
      • 15 ore di lettura

      Claudio Magris, ancora liceale, incontra Biagio Marin nella Trieste degli anni Cinquanta. Marin, un intellettuale e poeta di grande talento, è ammirato dai critici ma lontano dalla fama che meriterebbe. Nonostante i quasi cinquant'anni di differenza, tra i due nasce un'amicizia intensa, alimentata per quasi trent'anni da incontri e lettere, ora pubblicate per la prima volta grazie a Renzo Sanson. Le loro comunicazioni rivelano un legame profondo tra allievo e maestro, caratterizzato da stima e ammirazione. Marin, che ha perso il figlio Falco in guerra, riversa su Magris l’affetto di un padre, mentre Magris trova in Marin un modello di libertà. Le lettere mostrano un affetto sincero, ma anche scontri e incomprensioni, tracciando due vite parallele che si intrecciano nel tempo. Marin desidera che Magris sia il suo erede, pur sapendo che ciò è impossibile, e gli chiede aiuto per ottenere il riconoscimento che gli sfugge. Magris, nel suo percorso di crescita intellettuale, cerca spesso il consiglio di Marin, ma si confronta anche con il peso della sua personalità, definita "fronte di tempesta". Attraverso pagine cariche di umanità, l'opera disegna l'autobiografia inedita di due grandi scrittori, uno rappresentante del Diciannovesimo secolo e l'altro proiettato nelle inquietudini del Novecento.

      Ti devo tanto di ciò che sono
      5,0