Euripide si pone come l'ultimo dei tre grandi tragici dell'Atene classica. Le sue opere, di cui diciotto sopravvivono complete e frammenti della maggior parte delle altre, si distinguono per la profonda intuizione psicologica e l'esplorazione delle passioni umane. Egli sfidò frequentemente miti e valori morali tradizionali nella sua opera, portando una prospettiva nuova e critica alla tragedia. La sua produzione drammatica rappresenta un contributo significativo al teatro mondiale e continua a ispirare per la sua complessità e atemporalità.
In Euripide si afferma il tema della famiglia come ciclo e assistiamo alla caduta del'eroe maschile. Euripide invece dimostra cosa la donna può fare, nel bene e nel nei suooi impulsi di generosità, nella sua astuzia paziente, nella cupa violenza dei suoi sentimenti, nella sua forza distruttiva.
Immerso nella storia del suo tempo, il teatro di Euripide prende senso attraverso alcune folgoranti e reticenti intuizioni di Tucidide di cui, a sua volta, illumina, con tutte le diffrazioni di cui è capace, il non detto. Alimentata dell'immaginario custodito nei vari rami della tradizione e del patrimonio di saperi accumulati dall'epica e dall'etnografia, fino a Erodoto, la drammaturgia di Euripide non esita a scegliere le versioni piú peregrine, meno valorizzate nella cultura della città, e neppure a contraddire le versioni piú accreditate delle antiche storie, rivelando strane, sconcertanti consonanze con i miti minori, con i racconti che Socrate, sapendo e volendo stupire, risuscita nei dialoghi platonici. Ma, in particolare, la sigla di Euripide si coglie nel confronto costante, duro, profondo del suo teatro con quello eschileo che lo ha preceduto, accompagnando gli inizi della città. È il teatro della memoria teatrale quello di Euripide, consapevole della tradizione drammaturgica in cui si inscrive, della forza del teatro politico che continua a sopravvivere alla sua storia, che riempie ancora le scene dei suoi eroi, che ossessiona ancora il pubblico con il fantasma di Oreste, il matricida ingombrante della leggenda democratica.Dalla Nota introduttiva di Anna Beltrametti
Macerie fumanti, cadaveri sanguinolenti, pianti e grida di dolore: Troia in fiamme rappresenta la caduta di un regno e la devastazione. La drammaturgia di Euripide, basata su materiale mitico, mostra i crimini di guerra e la sofferenza di una popolazione distrutta. L’orrore è visto attraverso gli occhi delle vittime, i cui corpi sono privati della loro identità e ridotti a voci sofferenti. La narrazione si sviluppa attorno a figure femminili come Ecuba, Andromaca e Cassandra, ognuna simbolo di esperienze travolte dalla violenza. Ecuba è una regina senza trono, Andromaca una vedova che ha perso l'unico figlio, e Cassandra è considerata una povera pazza. Tutte condividono il trauma della perdita e dello sradicamento, con la partenza verso un futuro di schiavitù e miseria. In questa impotenza, rimangono solo lamenti, grida di dolore e l'urgenza di raccontare la propria storia. Non ci sono tribunali di guerra che possano riparare l'umiliazione di queste donne, né possibilità di denunciare colpe. La guerra è voluta dagli dei, come sottolinea Elena con la sua bellezza. La tautologia del mito chiude ogni possibilità di rivalsa, mentre le fiamme del rogo finale distruggono ogni costruzione teologica e politica, insieme alla città.
Eracle, dopo aver compiuto le mirabili "fatiche" che l'hanno innalzato definitivamente al rango di eroe, torna a casa e la trova minacciata: l'usurpatore Lico in sua assenza si è fatto re a Tebe e si appresta a sterminare i suoi parenti. Eracle si prepara allo scontro, ma anziché salvare la famiglia, sarà lui stesso a trucidare la moglie e i figli, in preda a un inspiegabile furore. Cosa lo ha spinto a tanto? In questo sfaccettato dramma della follia, Euripide rivisita e sovverte il mito classico, interrogandosi sulla precarietà della condizione umana, tanto fragile e vulnerabile: la forza dell'uomo più forte è debolezza di fronte, se non agli dèi, cui Euripide non crede, al capriccio insondabile del destino. Dello stesso autore Bi Classici ha pubblicato, tra gli altri: Supplici, Medea, Ifigenia in Aulide, ALcesti, Oreste, Le Troiane e Reso. Traduzione di Ettore Romagnoli.
Due tragedie “forti”, in cui la presenza degli dèi ha ormai solo una funzione di immagine-simbolo di valori immanenti nella vita dell’uomo, come la forza dell’eros e l’ideale della purezza. La protagonista di Ippolito, Fedra, e ancor più Medea sono tra i personaggi più drammatici del teatro d’ogni tempo: la tragedia è tutta interiore, il conflitto è dentro l’animo delle due straordinarie figure femminili, nello scontro tra le ragioni del cuore e della passione e la lucidità delle risoluzioni estreme portate a compimento.
Euripide, definito da Aristotele "il più tragico dei tragici", scrisse il suo capolavoro, le "Baccanti", quando ormai era prossimo alla morte. Si tratta, come è stato detto, dell'opera di più sconvolgente tragicità che sia mai stata scritta, e al contempo la più importante fonte a nostra disposizione per la conoscenza della religione dionisiaca. La tragedia, come ha scritto Vernant, non rappresenta la realtà: ma la mette in questione. Nessuna opera, come le "Baccanti", è andata così lontana nel mettere in questione leggi, rapporti, istituzioni, credenze e saperi, fino a presentarci il destino umano nella sua tremenda e assoluta nudità.
Medea ordisce una vendetta tremenda contro il marito che l'ha abbandonata, uccidendo i propri figli e negandogli così l'autorità paterna istituzionalmente riconosciuta. Il genio di Euripide ci presenta un'eroina tragica totalmente nuova per la cultura greca del tempo, una donna appassionata e lucida, in cui l'impulso emotivo si unisce a un estremo controllo intellettuale.
Andromaca è una tragedia di Euripide. Il personaggio principale è Andromaca, della quale viene narrata l'esistenza da prigioniera negli anni successivi alla guerra di Troia. Euripide (Atene, 485 a.C. – Pella, 407-406 a.C.) è stato un drammaturgo greco antico. È considerato, insieme ad Eschilo e Sofocle, uno dei maggiori poeti tragici greci. Traduzione a cura di Ettore Romagnoli.
A landmark anthology of the masterpieces of Greek drama, featuring all-new, highly accessible translations of some of the world's most beloved plays, including Agamemnon, Prometheus Bound, Bacchae, Electra, Medea, Antigone, and Oedipus the King