Euripidés Libri
Euripide si pone come l'ultimo dei tre grandi tragici dell'Atene classica. Le sue opere, di cui diciotto sopravvivono complete e frammenti della maggior parte delle altre, si distinguono per la profonda intuizione psicologica e l'esplorazione delle passioni umane. Egli sfidò frequentemente miti e valori morali tradizionali nella sua opera, portando una prospettiva nuova e critica alla tragedia. La sua produzione drammatica rappresenta un contributo significativo al teatro mondiale e continua a ispirare per la sua complessità e atemporalità.







Medea ordisce una vendetta tremenda contro il marito che l'ha abbandonata, uccidendo i propri figli e negandogli così l'autorità paterna istituzionalmente riconosciuta. Il genio di Euripide ci presenta un'eroina tragica totalmente nuova per la cultura greca del tempo, una donna appassionata e lucida, in cui l'impulso emotivo si unisce a un estremo controllo intellettuale.
Garzanti i grandi libri: Andromaca-Troiane. Testo greco a fronte
- 190pagine
- 7 ore di lettura
Classici Greci e Latini - 40: Medea - Ippolito: Testo a fronte
- 220pagine
- 8 ore di lettura
Tutte le tragedie
- 400pagine
- 14 ore di lettura
Immerso nella storia del suo tempo, il teatro di Euripide prende senso attraverso alcune folgoranti e reticenti intuizioni di Tucidide di cui, a sua volta, illumina, con tutte le diffrazioni di cui è capace, il non detto. Alimentata dell'immaginario custodito nei vari rami della tradizione e del patrimonio di saperi accumulati dall'epica e dall'etnografia, fino a Erodoto, la drammaturgia di Euripide non esita a scegliere le versioni piú peregrine, meno valorizzate nella cultura della città, e neppure a contraddire le versioni piú accreditate delle antiche storie, rivelando strane, sconcertanti consonanze con i miti minori, con i racconti che Socrate, sapendo e volendo stupire, risuscita nei dialoghi platonici. Ma, in particolare, la sigla di Euripide si coglie nel confronto costante, duro, profondo del suo teatro con quello eschileo che lo ha preceduto, accompagnando gli inizi della città. È il teatro della memoria teatrale quello di Euripide, consapevole della tradizione drammaturgica in cui si inscrive, della forza del teatro politico che continua a sopravvivere alla sua storia, che riempie ancora le scene dei suoi eroi, che ossessiona ancora il pubblico con il fantasma di Oreste, il matricida ingombrante della leggenda democratica.Dalla Nota introduttiva di Anna Beltrametti
Universale Economica Feltrinelli / Classici: Troiane
- 191pagine
- 7 ore di lettura
Macerie fumanti, cadaveri sanguinolenti, pianti e grida di dolore: Troia in fiamme come emblema della caduta di un regno, come luogo archetipico della distruzione e del saccheggio. A partire dal materiale mitico della tradizione arcaica, la drammaturgia di Euripide presenta al pubblico lo spettacolo dei crimini di guerra e la deriva di una popolazione devastata. L'orrore è focalizzato nella prospettiva delle vittime, dei corpi umiliati e spogliati delle loro identità, delle soggettività ridotte a voci sofferenti e inermi. Attraverso una complessa costruzione di genere, il destino dei vinti si articola in un defilé di figure femminili che rappresentano altrettanti ruoli e altrettante esperienze travolte dalla spirale della violenza. Ecuba, Andromaca, Cassandra: una regina privata del trono, una vedova cui viene ucciso l'unico figlio, una figlia ritenuta da tutti una povera pazza. Su tutte incombe il trauma della perdita e dello sradicamento: la partenza verso un altrove che significa schiavitù e miseria. Nella condizione di una totale impotenza restano solo il lamento, le grida di dolore, le imprecazioni rancorose, i paradossi di una ragione allucinata, l'urgenza emotiva di dirsi e di raccontare un'ultima volta la propria storia e il proprio diverso passato. Nessun tribunale di guerra potrà riparare la catastrofe e l'umiliazione di queste donne. Nessuna possibilità di denunciare colpe e responsabilità. La guerra è stata voluta dagli dei, ribadisce Elena protetta dalla sua inossidabile bellezza. La nuda tautologia del mito chiude ogni discorso e ogni rivalsa. Nelle fiamme del rogo finale, costruzioni teologiche e mediazioni politiche crollano insieme alle case e agli edifici della città.
Transcending the literal bounds of genre, Euripides' Helen has been characterized as both a comedy and a tragedy. In this evocative translation by James Michie and Colin Leach, Euripides' delicate balance - in all its subtlety of texture and tone - is beautifully captured. The reader encounters myriad reversals, worlds - real/ideal, tragic/comic - surprisingly juxtaposed and, as in any story of Helen, the pathos of the impossible, all allowing Euripides to comment of the futility of war and the difficult distinction between appearance and reality. Originally written in 412BC.



