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Paolo Rumiz

    Paolo Rumiz è un giornalista e scrittore italiano che offre uno sguardo approfondito sulle complessità delle regioni balcanica e danubiana. Ha fornito reportage in prima linea su momenti storici cruciali, inclusa la dissoluzione della Jugoslavia e i conflitti in Croazia e Bosnia. I suoi resoconti da luoghi come Islamabad e Kabul durante l'attacco statunitense all'Afghanistan dimostrano il suo impegno nel documentare importanti eventi geopolitici. La scrittura di Rumiz è caratterizzata dal suo rigore giornalistico e dal suo sguardo schietto sull'esperienza umana in tempi di crisi.

    Narratori: Il filo infinito
    I narratori: Morimondo
    Il ciclope
    È oriente
    La leggenda dei monti naviganti
    Appia
    • Appia

      • 362pagine
      • 13 ore di lettura

      Un viaggio alla scoperta della Via Appia, la prima grande strada d'Europa, che si estende per oltre 540 km da Roma a Brindisi. L'autore, insieme a compagni di viaggio, esplora antiche ville, chiese medievali e castelli, riscoprendo la storia e la cultura del sud Italia, nonostante l'oblio di secoli.

      Appia
      3,9
    • Dalle Alpi svizzere al Salento, da Vienna al Mar Nero, dalla crosta delle montagne alle pianure incise dal serpente del Danubio, un lungo viaggio, anzi una serie di viaggi, per imparare a guardare e a sentire la spalla orientale dell'Europa. Il volume raccoglie per la prima volta scritti editi e inediti del reporter italiano, in cui convivono gusto per il viaggio e dell'andare (attraversando paesaggi, incontrando uomini, sondando umori), la fascinazione del racconto e della parola

      È oriente
      3,6
    • I narratori: Morimondo

      • 314pagine
      • 11 ore di lettura

      Il Po, il grande fiume, è un'entità complessa e misteriosa. La sua storia e la sua geografia sembrano semplici, ma in realtà rivelano un mondo in trasformazione. Paolo Rumiz, insieme al suo equipaggio, esplora le acque del Po, scoprendo che il fiume è un Dio Serpente, una voce femminile che si esprime tra rive desolate. L'assenza di chi lo reclama rende necessario ascoltarlo, trasformando il viaggio in una storia profonda, ricca di memoria e introspezione. Rumiz riesce a rendere il Po un protagonista vivente, narrando le sue acque con un approccio inedito che risveglia i sensi e reinterpreta i colori delle terre circostanti, i sapori dei cibi e dei vini, e i dialetti delle persone che lo circondano. Gli incontri lungo il fiume arricchiscono il racconto, presentando figure come la cacciatrice di luoghi Valentina Scaglia e il raffinato corsaro Paolo Lodigiani, tra gli altri. Quella che inizia come un reportage si trasforma in un romanzo d'avventura e introspezione, un viaggio nell'immaginazione, immerso in un'atmosfera di mistero e connessione con l'anima del fiume.

      I narratori: Morimondo
      3,8
    • Narratori: Il filo infinito

      Viaggio alle radici d'Europa

      • 174pagine
      • 7 ore di lettura

      Che uomini erano quelli. Riuscirono a salvare l’Europa con la sola forza della fede, seguendo la formula ora et labora. Lo fecero negli anni di violenza e anarchia dopo la caduta dell’Impero romano, quando le invasioni erano devastanti. Con il loro esempio, cristianizzarono e resero europei i popoli pagani, salvando una cultura millenaria e riordinando un territorio in preda all'abbandono. I monasteri divennero presidi di resistenza alla dissoluzione. Sono i discepoli di Benedetto da Norcia, il santo protettore d’Europa. Paolo Rumiz li ha cercati nelle abbazie, dall’Atlantico al Danubio, luoghi più forti delle invasioni e delle guerre. Gli abitanti seguono una Regola valida oggi, in un momento in cui i seminatori di discordia minacciano l’utopia dei padri. Quelle nere tonache ci ricordano che l’Europa è uno spazio di migrazioni, una terra “lavorata” dove è difficile separare l’opera della natura da quella dell’uomo. Una terra benedetta che non dovrebbe essere blindata. Da un mondo duro come l’Appennino, abituato a risorgere, può venire la spinta per ricostruire l’Europa. Quanto c’è di autenticamente cristiano in un Occidente materialista? Rumiz cerca risposte tra coloro che mantengono vivi i valori perduti, in un viaggio che è anche una navigazione interiore. “Cosa hanno fatto i monaci di Benedetto se non piantare presidi di preghiera e lavoro negli spazi più incolti d’Europa per tessere una rete di fili?”

      Narratori: Il filo infinito
      3,7
    • Trans Europa Express

      • 277pagine
      • 10 ore di lettura

      2008. Seimila chilometri a zigzag da Rovaniemi (Finlandia) a Odessa (Ucraina). Un percorso che sembra tagliare, strappare l’Europa occidentale da quella orientale. È una strada, quella di Rumiz, che tra acque e foreste, e sentori di abbandono, si snoda tra gloriosi fantasmi industriali, villaggi vivi e villaggi morti. Rumiz accompagna il lettore, con una voce profonda, ricca di intonazioni, per paesaggi inediti, segreti, struggenti di bellezza. E più avanza, più ha la sensazione di non trovarsi su qualche sperduto confine ma precisamente al centro, nel cuore stesso dell’Europa. Attraversa dogane, recinzioni metalliche, barriere con tanto di torrette di guardia, vive attese interminabili e affronta severissimi controlli, ma come sempre – nel frattempo – conosce anche la generosità degli uomini e delle donne che incontra sul suo cammino: un pescatore di granchi giganti, prosperose venditrici di mirtilli, un prete che ha combattuto nelle forze speciali in Cecenia. Siamo di fronte a un libro raro, dettato da una scrittura che magnifica il viaggiare e la conoscenza del mondo – di quel mondo – attraverso il viaggiare.

      Trans Europa Express
    • An award-winning writer travels the eastern front of Europe, where the push/pull between old empires and new possibilities has never been more evident. Paolo Rumiz traces the path that has twice cut Europe in two—first by the Iron Curtain and then by the artificial scaffolding of the EU—moving through vibrant cities and abandoned villages, some places still gloomy under the ghost of these imposing borders, some that have sought to erase all memory of it and jump with both feet into the West (if only the West would have them). In The Fault Line, he is a sublime and lively guide through these unfamiliar landscapes, piecing together an atlas that has been erased by modern states, delighting in the discovery of communities that were once engulfed by geopolitics then all but forgotten, until now.The farther south he goes, the more he feels he is traveling not along some abandoned Eastern frontier, but right in the middle of things: Mitteleuropa wasn’t to be found in Viennese cafés but much farther east, beyond even Budapest and Warsaw. As in Ukraine, these remain places in flux, where the political and cultural values of the East and West have stared each other down for centuries. Rumiz gives a human face not just to what the Cold War left behind but to the ancient ties of empire and ethnicity that are still at the root of modern politics in flash-point areas such as this.

      The fault line : traveling the other Europe, from Finland to Ukraine
      3,7