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Robert Chandler

    Robert Chandler è un autore britannico il cui lavoro esplora le profondità dell'esperienza umana attraverso traduzioni magistrali e poesia originale. Il suo approccio alla letteratura consiste nel far rivivere attentamente le voci di altri scrittori, scoprendo temi universali che risuonano attraverso culture e lingue. L'abilità di Chandler nel cogliere lo spirito dell'originale, sia esso prosa russa o poesia antica, lo rende una figura significativa nella traduzione letteraria. I suoi contributi portano opere durature ai lettori, arricchendo al contempo il panorama letterario contemporaneo con la sua prospettiva unica.

    Dubrovsky and Egyptian nights
    Biblioteca Adelphi - 534: Vita e destino
    Il popolo è immortale
    • 2024
    • 2003

      One of Pushkin’s most thrilling prose works, Dubrovsky follows the adventures of an aristocrat-turned-brigand and his audacious scheme for revenge. It is published here with the short story Egyptian Nights. Dubrovsky is the son of a landowner whose property has been confiscated by a corrupt and malicious general. After his father dies, and his faithful servants burn his ancestral home to the ground, Dubrovsky turns to crime. But to achieve his ultimate aim of avenging his father, he must resort to subtler means than banditry. Masquerading as a French tutor, he enters the General’s house and sets about beguiling his daughter. Asking hard questions of our faith in social institutions, in particular the law, Dubrovsky displays the considerable storytelling skill of Russia’s greatest poet. Alexander Pushkin wrote lyric and narrative poems, but his masterwork is the verse novel Eugene Onegin.

      Dubrovsky and Egyptian nights
    • 1995

      «Ho appena terminato un grande romanzo a cui ho lavorato per quasi dieci anni...» scriveva nel 1960 Vasilij Grossman, scrittore noto in patria sin dagli anni Trenta (e fra i primi corrispondenti di guerra a entrare, al seguito dell’Armata Rossa, nell’inferno di Treblinka). Non sapeva, Grossman, che in quel momento il manoscritto della sua immensa epopea (che aveva la dichiarata ambizione di essere il Guerra e pace del Novecento) era già all’esame del Comitato centrale. Tant’è che nel febbraio del 1961 due agenti del KGB confischeranno non solo il manoscritto, ma anche le carte carbone e le minute, e perfino i nastri della macchina per scrivere: del «grande romanzo» non deve rimanere traccia. Gli occhiuti burocrati sovietici hanno intuito subito quanto fosse temibile per il regime un libro come Vita e destino: forse più ancora del Dottor Zivago. Quello che può sembrare solo un vasto, appassionante affresco storico si rivela infatti, ben presto, per ciò che è: una bruciante riflessione sul male. Del male (attraverso le vicende di un gran numero di personaggi in un modo o nell’altro collegati fra loro, e in mezzo ai quali incontriamo vittime e carnefici, eroi e traditori, idealisti e leccapiedi – fino ai due massimi protagonisti storici, Hitler e Stalin) Vasilij Grossman svela con implacabile acutezza la natura, che è menzogna e cancellazione della verità mediante la mistificazione più abietta: quella di ammantarsi di bene, un bene astratto e universale nel cui nome si compie ogni atrocità e ogni bassezza, e che induce a piegare il capo davanti alle sue sublimi esigenze. «Libri come Vita e destino» ha scritto George Steiner «eclissano quasi tutti i romanzi che oggi, in Occidente, vengono presi sul serio».

      Biblioteca Adelphi - 534: Vita e destino