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The new novel from the master storyteller is his best in years and brilliantly McEwan, a moving love story and a mystery, yet, for all its gripping plotline one of the most ethically and morally layered novels written for our times. Set in 1980s London, the story revolves around Charlie: young and reckless, and in love with his upstairs neighbour, the enchanting Miranda whose hidden, murky past hangs between them. He has spent his inheritance on the acquisition of one of twenty-four highly developed robotic humans--named Adam or Eve--developed by Alan Turing after his success on the Enigma codebreaking machine, central to the Allies WWII victory. As London is consumed by the huge protests over England and Argentina's Falklands War and Margaret Thatcher's jingoistic ambitions, Charlie courts Miranda, and his Adam finds himself central to their affair. Great novelist that he is, McEwan pulls us into the question of what it means to love, what it means to be human in our fast-changing times, and how precarious a construct is the world we live in and think we know.
Fin da ragazzi Parker e Jocelyn hanno condiviso tutto: letture, progetti, ambizioni letterarie. Le alterne fortune degli esordi non hanno fatto che temprare un'amicizia apparentemente destinata a durare per sempre. Perfino oltre l'improvviso successo di Jocelyn e l'altrettanto rapido declino di Parker. Perfino nei mondi ormai irrimediabilmente antitetici delle loro mezze età: una famiglia numerosa, un lavoro da insegnante e pochi libri all'attivo, tutti dimenticati, in un caso; un matrimonio fallito, la fama, il bel mondo delle lettere, nell'altro. Perfino allora, drasticamente separati dalla vita, Parker e Jocelyn restano inseparabili, «una famiglia», come amano ripetersi. Fino al giorno in cui, nella splendida casa dell'amico, Parker trova il dattiloscritto del suo ultimo romanzo. Lo legge d'un fiato: è il migliore che Jocelyn abbia mai scritto, la porta di accesso alla posterità. Come resistere alla tentazione di diventare lui? Del resto che cosa significa essere io, essere lui? Secondo una prospettiva particolarmente cara ai romanzieri, ci ricorda McEwan nel saggio che compendia il volume, l'io non è che «un racconto incessantemente riscritto», la «storia che raccontiamo a noi stessi». Se la biografia si sdoppia, dunque - lo scrittore di successo versus l'everyman travolto dal quotidiano - anche il racconto che l'io ne fa si può sdoppiare, ed è così che fra le pagine di un unico profumato romanzo viola si può consumare il crimine perfetto.
La vita delle ragazze e delle donne , pubblicato per la prima volta in Canada nel 1971, è l'unica incursione di Alice Munro nella forma-romanzo, seppure declinata secondo il metodo e lo stile inconfondibile dell'autrice. In principio Del ha nove anni, l'età delle curiosità complesse di un bambino che anticipa la propria pubertà. Sono gli anni Quaranta: da qualche parte è in corso una guerra i cui echi contaminano anche l'egloga rude di un Ontario lontanissimo dal precipizio della Storia. Quali e quanti sono i riti di passaggio dall'infanzia alla giovinezza, dall'inesperienza all'ingresso nel solco della vita? Non esiste un'età edenica per le ragazze e le donne di Alice Munro: la bambina Del fiuta il pericolo senza saperlo nominare; l'adolescente Del gioca con il sacro animata dal desiderio di contraddire la laicità di sua madre e dallo zelo di un sentimento acerbo e acceso come ogni primo amore. Del rifiuta e insieme difende le stravaganze della madre che illuministicamente si ostina a vendere enciclopedie nel medioevo fanatico di religione di una campagna inospitale. Ha nostalgia di Dio, ma registra il Suo eterno scacco nella vita degli uomini e degli animali. A quattordici anni Del è attratta dai languidi misteri del sesso fantasticato, conosce l'agrodolce di una complicità tradita con l'amica Naomi, e nel fervore con cui anno dopo anno un'insegnante si dedica ad allestire la recita della scuola, intuisce il seme tragico di una vita senza sbocchi. Poco dopo Del è pronta per un privato rito di iniziazione sessuale, come la Gerty MacDowell di James Joyce, una Nausicaa corrotta dal desiderio di sapere, vedere, piacere. L'Eden che non c'è mai stato è ora comunque inesorabilmente alle spalle; è tempo di battesimi, di vere e proprie deliberate rinascite. Del ha diciassette anni e già intravede anche il concludersi dell'adolescenza. Sperimenta la perdita e l'amore; si tuffa nel delirio di una relazione senza ossigeno. E infine accetta per sé la necessità della scrittura e si congeda con la promessa di un'integrità scintillante che rimanda i lettori al dono di storie radiose, credibili, sublimi. Le storie di Alice Munro.
Georgia incontra Maya a una cena, sono entrambe «mogli» e si riappropriano del loro essere donne diventando migliori amiche. Fino a quando Georgia non conosce un uomo e Maya tradisce la sua fiducia, o forse la mette soltanto di fronte alla realtà. Non si parleranno più. Brenda invece ha un amante, Neil, lo incontra di nascosto in un bosco, dentro a un furgone e questo basta a entrambi, sembra perfetto. Poi qualcosa si incrina, lui non lo capisce ma Brenda sa che finiranno con l'odiarsi, e che quella loro passione è destinata a svanire. Anita e Margot invece si rivedono dopo anni, sono state inseparabili, il passato le ha divise ma in quello stesso passato forse ritroveranno il bisogno l'una dell'altra. In questa raccolta di racconti, la settima di Alice Munro, ci sono i paesaggi senza fine del Canada e le donne e gli uomini che in tutto quello spazio si avvicinano, si feriscono, si lasciano e poi continuano a vivere. E c'è la scrittura di un'autrice che raggiunge una consapevolezza e una maturità assolute, ed è in grado di definire con un dettaglio l'essenza di una vita.
Peter Fortune sogna di far sparire l'intera famiglia con un'immaginaria Pomata Svanilina; oppure sogna di poter togliere al gatto di casa la pelliccia, di farne uscire l'anima felina e di prenderne il posto, vivendone per qualche giorno la vita; oppure sogna che le bambole della sorella si animino e lo aggrediscano per scacciarlo dalla sua camera... Fin dalle prime pagine di questo libro ritroviamo il campionario di immagini perturbanti che sono un po' il «marchio di fabbrica» di McEwan. Specialmente nella prima stagione della sua narrativa ci aveva abituato a profondi e terribili scandagli nel microcosmo della famiglia, e in quei mondi chiusi e violenti i bambini e gli adolescenti giocavano sia il ruolo delle vittime, sia quello dei carnefici. Nell' Inventore di sogni McEwan ritorna sul luogo del delitto, ma scegliendo il registro sereno e sdrammatizzante del «racconto per ragazzi».
All'età di tredici anni, in un caldo giorno d'estate del 1935, Briony Tallis sente di essere diventata una scrittrice. La sera stessa, accusando di un crimine odioso un innocente, commette l'errore che la segnerà per tutta la vita. Eppure la giornata era iniziata sotto i migliori auspici. C'era la commedia da mettere in scena, i cugini arrivati dal nord per trascorrere qualche tempo in casa Tallis, e da Londra era atteso l'amatissimo fratello Leon con un amico, industriale della cioccolata. Soltanto la sorella maggiore Cecilia impensieriva Briony, con quel suo misterioso rapporto che la legava a Robbie Turner, il figlio della loro donna di servizio. Tutti i personaggi entrano in scena ma, nella commedia della vita, non ci sono prove prima della recita e ogni gesto assume un carattere definitivo. Presto, sarà troppo tardi per fermare la macchina dell'ingiustizia e la guerra arriverà a spazzare via il vecchio mondo con le sue raffinate ipocrisie.
«Chi ti credi di essere?» Troppe volte Rose si è sentita rivolgere questa domanda nel paesino di West Hanratty in cui è cresciuta. Prima fra tutti dalla sua matrigna Flo, donna pratica e un po' volgare, meschina e generosa insieme, l'incarnazione di quella realtà provinciale da cui Rose vorrebbe e sa di non poter fuggire. Per quanto studi, per quanto si ribelli, per quanto scappi. Come dieci capitoli di un anomalo romanzo di formazione, i racconti di questa formidabile raccolta delineano con sapienza il personaggio di Rose, privilegiando il ruolo che il rapporto con la matrigna Flo ha avuto nel complesso definirsi della sua identità. Quarant'anni e dieci racconti in sequenza perché Rose arrivi a capire chi davvero crede di essere, chi davvero è.
Felicità? Troppa felicità? Qual è il limite entro cui ci si può dire felici? Per Alice Munro è chiaro: la felicità sta nel potenziale di spregiudicatezza della vecchiaia, l'età che permette di spingersi fino a fondo nel vortice della vita. E se poi la felicità è troppa, restano le storie. Storie di omicidi, furti, suicidi, crudeltà, bugie, che portano allo scoperto le crepe e le fratture che sfregiano silenziosamente anche le esistenze normali. E rendono visibile quello che si nasconde dietro ad ogni illusione, ad ogni tentativo di dimenticare e di distorcere ciò che è stato. Con una scrittura sempre piú consapevole e mai cosí grande Alice Munro trascina il lettore in un caleidoscopio di racconti di bellezza incandescente, animati «da un'elettricità inedita, una scarica di tremenda libertà».
La vita del giudice dell'Alta Corte britannica Fiona Maye è stata da sempre una difficile pratica di misura e sobrietà. In servizio presso la Sezione Famiglia ha cercato di restituire ragionevolezza a situazioni nelle quali sembrava esserci solo irrazionalità. Sposata da trentacinque anni e senza figli viene d'improvviso lasciata dal marito per un «ultimo giro» extraconiugale con la ventottenne Melanie. Umiliata, ferita, «abbandonata agli albori della vecchiaia», Fiona cerca rifugio, come d'abitudine, nel caso successivo. Quello di Adam Henry, malato di leucemia, che per ubbidire a un precetto religioso rifiuta la trasfusione che può salvarlo. Incontrandolo, Fiona dovrà dare un nuovo senso alla parola responsabilità e scoprirà una passione che non conosce ragione, se non quella di bruciare.