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Federica Aceto

    Quello che manca
    Angeli sulla punta di uno spillo
    Hotel World
    La bellezza delle cose fragili
    • Kweku Sai è morto all'alba, davanti al mare della sua casa in Ghana. Quella casa l'aveva disegnata lui stesso su un tovagliolino di carta, tanti anni prima: un rapido schizzo, poco più che un appunto, come quando si annota un sogno prima che svanisca. Il suo sogno era avere accanto a sé, ognuno in una stanza, i quattro figli e la moglie Fola. Una casa che fosse contenuta in una casa più grande - il Ghana, da cui era fuggito giovanissimo - e che, a sua volta, contenesse una casa più piccola, la sua famiglia. Ma quella mattina Kweku è lontano dai suoi figli e da Fola. Tra loro, adesso, ci sono «chilometri, oceani, fusi orari (e altri tipi di distanze più difficili da coprire, come il cuore spezzato, la rabbia, il dolore calcificato e domande che per troppo tempo nessuno ha fatto)». Perché il chirurgo più geniale di Boston, il ragazzo prodigio che da un villaggio africano era riuscito a scalare le più importanti università statunitensi, il padre premuroso e venerato, il marito fedele e innamorato, oggi muore lontano dalla sua famiglia? Lontano da Olu, il figlio maggiore, che ha seguito le orme del padre per vivere la vita che il genitore avrebbe dovuto vivere. Lontano dai gemelli, Taiwo e Kehinde, la cui miracolosa bellezza non riesce a nascondere le loro ferite. Lontano da Sadie, dalla sua inquietudine, dal suo sentimento di costante inadeguatezza. E lontano da Fola, la sua Fola. Ma le cose che sembrano più fragili, come i sogni, come certe famiglie, a volte sono quelle che si rivelano più resistenti, quelle che si scoprono più forti della Storia (delle sue guerre, delle sue ingiustizie) e del Tempo. L'esordio di Taiye Selasi è un romanzo su una famiglia contemporanea, un affresco potente e vertiginoso del mondo globalizzato (non a caso è stata proprio lei a coniare il termine, subito entrato nel linguaggio comune, di «afropolitan» per descrivere quei figli dell'immigrazione degli anni Sessanta e Settanta, brillanti, privi di complessi d'inferiorità, lontani da ogni stereotipo «etnico»), ma anche un'elegia, delicata, intima, sulla perdita e sulla bellezza.

      La bellezza delle cose fragili
    • Hotel World

      • 212pagine
      • 8 ore di lettura

      «Hotel World è tutto quello che un romanzo dovrebbe essere: inquietante, rassicurante, divertente, provocatorio, triste, sgarbato, pieno di bellezza. Un libro coraggioso e brillante che lascia senza fiato». The Independent Una storia che comincia dalla fine, cinque donne i cui destini si incrociano sullo sfondo del lussuoso Global Hotel: un fantasma che cerca di trattenere i colori, i sapori, i ricordi, le parole, prima che il mondo svanisca per sempre, una barbona ossessionata dagli spiccioli e dalla poesia metafisica, una receptionist afflitta da una misteriosa malattia che le fa dimenticare tutto tranne i jingle delle pubblicità televisive, una giornalista bugiarda patologica con la passione per il porno e una ragazzina che cerca di scoprire se sua sorella si è suicidata o è stata vittima di un assurdo incidente. Un tour de force stilistico, un racconto ipnotico, Hotel World è il rovesciamento postmoderno del memento mori medievale: ricorda che devi vivere. Il libro è stato tradotto con il contributo dello Scottish Arts Council.

      Hotel World
    • Angeli sulla punta di uno spillo

      • 566pagine
      • 20 ore di lettura

      Mosca, fine degli anni ‘60. Makarcev, caporedattore della Pravda, crolla a terra, colpito da un infarto, a pochi passi dal palazzo del Comitato centrale del partito comunista, dove ha appena partecipato a una importante riunione. La debolezza del suo cuore è causata dal continuo stato d’ansia in cui egli ha vissuto fino ad allora, sempre attentissimo com’è a seguire fedelmente la linea del partito, a fare propaganda ortodossa, ad apparire un comunista senza macchia e senza ombre. Del resto ha le sue ragioni: cerca di sopravvivere e conservare il suo elevato stato sociale nel pieno della repressione reazionaria seguita al rovesciamento del troppo liberale Krushchev. E l’improvvisa, misteriosa comparsa sulla sua scrivania di un manoscritto clandestino - e sovversivo - è il colpo di grazia. Da dove viene? Chi l’ha visto, oltre a lui? E che fare, per evitare i guai e il discredito che esso potrebbe procurargli? Mentre Makartsev tenta di riprendersi dal suo attacco, il controllo del giornale, ora diretto dal suo sostituto, gli sfugge dalle mani. L’unico che può aiutarlo è il cinico Yakov Rappoport, un anziano ebreo veterano della seconda guerra mondiale e sopravvissuto a due internamenti in gulag, la mente di tutte le odiose campagne d’opinione del giornale, nonché di tutti i discorsi pubblici dei papaveri del regime. Mentre Rappoport tenta di salvare il suo direttore, accadono fatti inquietanti: un corrispondente viene arrestato con l’accusa di avere legami con il manoscritto; lo stesso figlio del caporedattore finisce nelle mani della polizia con l’accusa di aver guidato ubriaco, provocando un incidente mortale... La situazione precipita in un abisso sempre più profondo e allucinato di assurdità, fino all’incredibile epilogo. Come angeli sulla punta di uno spillo è una grande ricostruzione storica, un romanzo carico d’ironia, una grandiosa macchina narrativa che racconta la sopravvivenza quotidiana in un regime liberticida.

      Angeli sulla punta di uno spillo
    • Quello che manca

      • 368pagine
      • 13 ore di lettura

      Un viaggio è l’occasione per superare un momento difficile: Costanza lo spera quando parte da New York per una vacanza a Firenze. Qui, nella città in cui ha vissuto i giorni più felici della sua infanzia, incontra Andrew, diciassettenne sensibile e brillante, e suo padre Henry, un carismatico medico newyorkese specialista in fecondazione assistita. Un figlio, una verità, un amore: a ognuno dei tre protagonisti manca qualcosa. Sarà proprio il bisogno di colmare quel vuoto a trascinarli in un vertiginoso turbine di eventi. E a unirli per sempre. Una delle esperienze più strazianti che una donna possa provare sulla soglia dei quarant’anni è scoprire che non può diventare madre. Rassegnatasi all’idea, Costanza Ansaldo, traduttrice italoamericana, decide di prendere una pausa dalla sua vita newyorkese per una vacanza a Firenze, città in cui ha trascorso i giorni più felici della sua infanzia. Alla Pensione Ricci Costanza incontra Andrew Weissman, fotografo diciassettenne sensibile e brillante. Il ragazzo soffre per la fine della sua prima storia d’amore e per l’atteggiamento del fratello maggiore, da tempo assente e distaccato. Con Costanza condivide passeggiate, pranzi in trattoria e confidenze; nonostante la differenza d’età, in quei giorni fiorentini tra i due si crea un’intesa speciale. Ma l’armonia di questa amicizia si rompe quando Henry, il padre di Andrew, incontra Costanza. Avvenente e carismatico, Henry è un’istituzione della fecondazione assistita a New York ed è in Italia per una serie di conferenze. Henry è subito affascinato da Costanza; l’attrazione è reciproca e la gelosia di Andrew inevitabile. In autunno i tre si ritrovano a New York, e quella che sembrava un’effimera avventura estiva si trasforma in un travolgente turbinío di eventi inaspettati e desideri riaccesi, mentre Costanza, Henry e Andrew cercano di comprendere – e colmare – quello che manca nelle loro vite, che sia un figlio, la verità sulle proprie origini o l’amore. Dalle strade luminose di Firenze, agli eleganti edifici di Manhattan, fino alle magnifiche coste della Liguria, Michael Frank accompagna i suoi personaggi in un accidentato percorso sentimentale fatto di segreti, passioni, ossessioni alla scoperta di cosa significa essere genitori ed essere figli, e di quel bisogno naturale e imprescindibile di amare ed essere amati.

      Quello che manca