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Carlo Emilio Gadda

    14 novembre 1893 – 21 maggio 1973

    Carlo Emilio Gadda è stato uno scrittore e poeta italiano, celebre per la sua magistrale manipolazione della lingua. La sua opera è rinomata per l'approccio innovativo, in cui intreccia elementi di dialetti, gergo tecnico e giochi di parole nella prosa italiana standard. Come ingegnere praticante, Gadda nutriva un rapporto complesso con la sua professione, un tratto che si riflette nella precisione e nel dettaglio riscontrati nelle sue creazioni letterarie, guadagnandosi paragoni con autori di indole scientifica. Il suo stile distintivo, che critica i valori borghesi attraverso la dissonanza linguistica, rende la sua scrittura unica e provocatoria.

    Carlo Emilio Gadda
    Quer pasticciaccio brutto de via Merulana
    Fosca
    Villa in Brianza
    Il castello di Udine
    L'Adalgisa
    La cognizione del dolore
    • La cognizione del dolore

      • 210pagine
      • 8 ore di lettura

      "... Già... tornando al muro. Ma che posso farci, dottore? Sono stanco... sono malato...". Il dottore non ci credeva. "...Pochi e stenti risparmi d'un tenente all'adiaccio... sotto fredde stelle... Chi si amava è nella terra... Era nel suo viso una luce... un sorriso... Sotto fredde stelle... nell'arsura dei fiumi e tra le schegge dei monti infernali... Il misero stipendiucolo dell'ingegnere stanco, vessato... Ed ecco qua i muri: ho dovuto buttare il mio sangue nelle rovine, qua dentro... al rinfazzo dei muri... alle tasse... a tamponare la falla della ipoteca... Ora sono stanco, sono malato". Gli anni irripetibili li aveva dissolti il dolore. La demenza dei tutori aveva straziato il bimbo. Rimaneva la morte.

      La cognizione del dolore
      4,6
    • L'Adalgisa

      Disegni milanesi

      • 297pagine
      • 11 ore di lettura

      «Dopo I promessi sposi , non esiste, nella letteratura italiana, nessuna rappresentazione d'una città così ricca, complessa, variegata, sonora come nella bellissima L'Adalgisa . Come in Manzoni, la città è Milano: la storia, la società, la psicologia, la cultura, i costumi, i riti, la lingua, l'esi­stenza quotidiana di Milano, di cui Gadda vuole rappresentare la totalità enciclopedica. Niente deve sfuggire al suo sguardo onnicomprensivo di storico-entomologo-mineralogista: nemmeno il minimo frammento o la minima possibilità ... La sua Milano era quella moderna: tra la fine dell'Ottocento e il 1940; la Milano degli anni in cui scriveva febbrilmente romanzi destinati a rimanere incompiuti. Malgrado lo sguardo satirico, aveva per quella città un affetto senza limiti. Amava il suo senso di gruppo, l'affettuosità sincera e recitata, “la festevolezza e allegria squillanti”, la bonomia un po' sciocca, il moralismo spesso grottesco, la velocità in tutte le occasioni della vita, l'intraprendenza, il buon senso a volte assurdo, un vago alone di demenza e, soprattutto, una vocalità femminile che nessun freno poteva arrestare». Pietro Citati

      L'Adalgisa
      3,8
    • Come la Madonna dei filosofi anche il secondo libro di Gadda (1934) raduna «pecore randage»: scritture sparse, oscillanti tra le prose di diario, tratte dai ricordi della prima guerra mondiale, e le divagazioni su polemiche letterarie di quegli anni. Nella sua unicità, Il castello di Udine recalcitra a qualsiasi etichetta, anche a quella di «prosa d'arte», che conobbe una stagione particolarmente fortunata tra le due guerre. Ma lascia intravedere tutti i caratteri distintivi, per non dire proverbiali, del Gadda maggiore: l'ossessione dell'ordine e il ribellismo anarcoide, l'odio-amore verso Milano e la sua classe dirigente, la straordinaria perizia retorica e i limiti costruttivi dell'intreccio, il calligrafismo (ma sui generis) e l'oltranza espressionistica del grande pasticheur.

      Il castello di Udine
      3,8
    • Villa in Brianza

      • 67pagine
      • 3 ore di lettura

      Un padre animato dalla passione per i campi e la salubrità dell'aria ma inetto e spropositato, una madre virtuosa e colta ma incline alla bottiglia, tre figli spauriti e malvestiti – la «cara famiglia», insomma –, e soprattutto una casa dissennata nell'avita Brianza, tra nubifragi di mosche, orde di lucertole e le «gutturazioni pleistoceniche» dei locali. Una casa che diventerà, nella Cognizione del dolore, l'epicentro di tutte le nevrosi.

      Villa in Brianza
      3,7
    • Fosca

      Con uno scritto di Carlo Emilio Gadda

      • 192pagine
      • 7 ore di lettura

      «Più che l'analisi d'un affetto, che il racconto di una passione d'amore, io faccio forse qui la diagnosi di una malattia. Quell'amore io non l'ho sentito, l'ho subito.» Tale, al protagonista di questo romanzo di Igino Ugo Tarchetti (1839-1869), esponente di spicco del movimento letterario della scapigliatura morto a soli trent'anni, appare la sua vicenda con Fosca, donna di straordinaria bruttezza e insieme di intenso fascino. La vicenda si snoda in un singolare gioco di specchi, di parallelismi rovesciati: Giorgio e Clara, Fosca e il marito, Fosca e Giorgio riprendono e rivivono, capovolgendola, mutandone i ruoli reciproci, un'unica storia, in un susseguirsi di variazioni sul tema di un amore che ha bagliori vampireschi, quando uno dei due elementi della coppia divora la vita dell'altro per infondergli il suo inquieto malessere, il suo senso di morte. E a fare da sfondo, da controcanto a questo intrecciarsi di storie di inquietante modernità, l'immobile vita di guarnigione di una cittadina dell'Ottocento, dove le acque morte della consuetudine si richiudono sull'irrisolto groviglio di passioni e di sentimenti.

      Fosca
      3,8
    • Roma durante il fascismo. Il commissario di polizia don Ciccio Ingravallo è incaricato di svolgere un'inchiesta su un furto di gioielli avvenuto al 219 di via Merulana, una via popolare nel cuore di un vecchio quartiere. Nella casa abitano due amici del commissario: i coniugi Balducci, dai quali è solito andare a pranzo nei giorni festivi. Per lo scapolo don Ciccio Liliana Balducci è l'incarnazione della dolcezza e della purezza femminile. Un mattino, Liliana viene selvaggiamente assassinata nel suo appartamento: il furto dei gioielli e l'assassinio sono opera di una stessa persona? Da questi episodi prende il via il romanzo gaddiano, che, apparso in "Letteratura" nell'immediato dopoguerra, fu scritto a Firenze nel ricordo di un lontano soggiorno nella capitale (1926-27). Basandosi su un reale fatto di sangue, Gadda costruisce un intrigo poliziesco che gioca su un duplice registro: può essere letto, infatti, come eco del mondo e come bricolage letterario.

      Quer pasticciaccio brutto de via Merulana
      3,6
    • Diese neu übersetzten Erzählungen zeigen "den Vater der modernen italienischen Literatur" als ironischen Beobachter einer bürgerlichen Welt, deren Verwicklungen er die Kunst seines 'Makkaroni-Stils' entgegensetzt.

      List und Tücke. Erzählungen.
      4,0