Storia della bruttezza
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La brillante narrativa di Umberto Eco è nota per l'uso giocoso del linguaggio e dei simboli, la sua sorprendente gamma di allusioni e riferimenti e l'intelligente uso di enigmi e invenzioni narrative. I suoi perspicaci saggi sulla cultura moderna sono pieni di un delizioso senso dell'umorismo e dell'ironia. Le sue idee sulla semiotica, l'interpretazione e l'estetica hanno consolidato la sua reputazione come uno dei principali pensatori del mondo accademico.







Benché illustrata dalle immagini di centinaia di capolavori di tutti i tempi, questa non è una storia dell'arte. Le immagini, così come una vasta antologia di testi da Pitagora ai giorni nostri, servono a ricostruire le varie idee di Bellezza che si sono manifestate e sono state discusse dalla Grecia antica a noi. Il libro illustra il modo in cui si è variamente concepita la Bellezza della natura, dei fiori, degli animali, dei corpi umani, degli astri, dei rapporti matematici, della luce, delle pietre preziose, degli abiti, di Dio e del Diavolo. Anche se ci sono rimasti solo i testi dei filosofi, degli scrittori, degli scienziati, dei mistici o dei teologi, e le testimonianze degli artisti, attraverso questi documenti si possono ricostruire anche i modi in cui gli umili, i reietti, l'uomo della strada di tutti i tempi, sentivano la Bellezza. E si vede come non solo attraverso epoche diverse ma talora anche all'interno di una stessa cultura diversi concetti di Bellezza siano entrati in mutuo conflitto. Starà ai lettori, nel ripercorrere le pagine di questo libro, decidere se attraverso queste varie sue apparizioni, l'idea di Bellezza abbia mantenuto alcune caratteristiche costanti. In ogni caso, essi vivranno un'appassionante avventura intellettuale ed emotiva.
Cronache di una società liquida
La nostra immaginazione è popolata da terre e luoghi mai esistiti, dalla capanna dei sette nani alle isole visitate da Gulliver, dal tempio dei Thugs di Salgari all'appartamento di Sherlock Holmes. Ma in genere si sa che questi luoghi sono nati solo dalla fantasia di un narratore o di un poeta. Al contrario, e sin dai tempi più antichi, l'umanità ha fantasticato su luoghi ritenuti reali, come Atlantide, Mu, Lemuria, le terre della regina di Saba, il regno del Prete Gianni, le Isole Fortunate, l'Eldorado, l'Ultima Thule, Iperborea e il paese delle Esperidi, il luogo dove si conserva il santo Graal, la rocca degli assassini del Veglio della Montagna, il paese di Cuccagna, le isole dell'utopia, l'isola di Salomone e la terra australe, l'interno di una terra cava e il misterioso regno sotterraneo di Agarttha. Alcuni di questi luoghi hanno soltanto animato affascinanti leggende e ispirato alcune delle splendide rappresentazioni visive che appaiono in questo volume, altri hanno ossessionato la fantasia alterata di cacciatori di misteri, altri ancora hanno stimolato viaggi ed esplorazioni così che, inseguendo una illusione, viaggiatori di ogni paese hanno scoperto altre terre.
I sei interventi tenuti da Eco nel 1992-93 in occasione delle Norton Lectures - che si svolgono ogni anno alla Harvard University - hanno una leggerezza affabulatoria insolita alla teoria. Questa dipende senza dubbio dal fatto che Eco sapeva di rivolgersi a un pubblico vasto e vario, ma in questa particolare scelta espressiva possiamo forse cogliere anche la sua volontà di affrontare la riflessione sulla narrativa partendo proprio dalll'esperienza del lettore. Svariando da Omero a Spillane, da Cappuccetto Rosso a Nerval, Eco indaga aspettative e modalità con cui leggiamo i romanzi, procedendo in modo errabondo, come una serie di passaggiate appunto. Ma passeggiare per i boschi romanzeschi espone a sconcertanti scoperte: c'è davvero qualcosa in comune tra Manzoni e Agatha Christie, tra Molly Bloom e Milady? Soprattutto ciò che Eco ci mostra è quanto il romanzo - non a caso definito "il fratello carnale della Storia" - si intrecci con la vita e la vita con il romanzo.
La musica seriale, Joyce, la letteratura sperimentale, la pittura informale, l'arte cinetica, le strutture temporali della ripresa televisiva diretta, il nouveau roman e il film dopo Antonioni e Godard, le applicazioni della teoria dell'informazione all'estetica: da una serie di punti di vista diversi emerge una visione dell'arte contemporanea e dei modelli conoscitivi che essa propone, offrendosi come una sorta di "metafora epistemologica" che procede, con mezzi autonimi, a una definizione del mondo affine a quella delle nuove metodologie scientifiche. Apparso all'inizio degli anni Sessanta questo libro ha nutrito le polemiche culturali degli anni successivi, proponendo un approccio estetico non tradizionalmente "umanistico", basato su una dialettica serrata fra i temi critico-filosofici e quelli scientifici. "Opera aperta" rimane ancora oggi un punto di riferimento per una discussione sulle tecniche linguistiche e sul ruolo ideologico delle avanguardie artistiche del Ventesimo secolo, dalle avanguardie "storiche" a quella "neoavanguardia" di cui è la summa teorica più provocatoria e al tempo stesso più distesamente critica.
Il romanzo, pubblicato per la prima volta nel 1980, segna il debutto di Umberto Eco nella narrativa dopo una lunga carriera di saggista. Eco affronta il genere giallo, in particolare il sottogenere deduttivo, con una trama intricata che ruota attorno a un manoscritto latino del XIV secolo e a sette omicidi avvenuti in una biblioteca di un'abbazia. Un ex accusatore dell'Inquisizione si impegna in un'indagine per scoprire la verità dietro questi crimini. In un'epoca in cui pochi avrebbero scommesso sul successo di una simile storia, il romanzo ha invece riscosso un successo straordinario, rivoluzionando i criteri dell'editoria, non solo italiana. La combinazione di ironia, erudizione, ambientazione storica e abilità narrativa ha sorpreso il pubblico. Tuttavia, il segreto del suo successo risiede nel miracoloso equilibrio tra questi elementi, che si intrecciano in modo affascinante nel corso della narrazione. Sotto la superficie del giallo storico si cela un'opera che rappresenta uno dei più importanti romanzi italiani dell'era postmoderna, un classico contemporaneo che continua a coinvolgere e sorprendere lettori di ogni epoca.
In viaggio tra la semiosi ermetica dell'antichità e le fatiche di Gabriele Rossetti alla ricerca di un Dante massonico rosacrociano, tra le attuali pratiche di lettura post-strutturaliste e decostruzioniste fino alla riflessioni suscitate dai commenti ai suoi stessi romanzi, Eco affronta alcuni dei luoghi più problematici di una teoria del testo e dell'interpretazione: la finitezza o meno delle possibili letture, i risvolti di un pensiero del sospetto e del segreto, la differenza tra uso e interpretazione, l'apertura dei testi e la proliferazione dei contesti.
Un episodio di vita quotidiana, di sconcertante banalità, e novantanove variazioni sul tema, in cui la storia viene ridetta mettendo alla prova tutte le figure retoriche, i diversi generi letterari (dall'epico al drammatico, dal racconto gotico alla lirica giapponese), giocando con sostituzioni lessicali, frantumando la sintassi, permutando l'ordine delle lettere alfabetiche. Eco, nella prefazione, dichiara che per anni è stato tentato di tradurre questi racconti, perché erano ritenuti intraducibili, legati come sono al "genio" specifico della lingua francese. E infine la decisione: non si trattava di tradurre, ma di capire le regole del gioco che Queneau si era poste, e quindi giocare la stessa partita con un'altra lingua.