Il Cirano, "commedia eroica" sull'impossibile amore del cadetto dal naso spropositato per la cgna Rossana, divenne popolare in Italia nella nella traduzione in versi di Mario Giobbe del 1898. Questa di Franco Uomo è la prima traduzione di allora, La trasposizione in prosa dei versi alessandrini originali fu tra gli elementi determinanti - com'ebbe a riconoscere la stessa critica francese - al fine di una nuova lettura del personaggio, che andasse oltre gli appelli romantici per risalire alle radici della sua disperazione, del suo malessere, della sua smania suicida di duellare
Il giovane e ribelle cadetto Cirano di Bergerac, famoso per il naso enorme e per il suo forte temperamento, è disperatamente innamorato della bellissima Rossana, sua cugina. Giustamente definita una “commedia eroica”, questa è la prima traduzione in prosa in italiano, una vera e propria rilettura del personaggio, che abbandona così qualcosa della sua natura romantica per rivelare in parte il suo malessere, la sua disperazione e la sua smania suicida di duellare. L’altro mondo o Stati e Imperi della luna è un breve romanzo utopistico che, dal lontano Seicento francese, dimostra l’erudita fantasia di Cirano di Bergerac, che – oltre a questo – scrisse anche una commedia, una tragedia e un secondo romanzo.
Il Codice Macbeth è una pietra leggendaria, su cui è scritto il segreto degli antichi re Dairiada. Cavaliere templare coraggioso e gentile, Gunther d'Amalfi si lancia avventurosamente alla sua ricerca, dalla Terrasanta alla Scozia, tra castelli, cripte, roccaforti, nella speranza di poter in tal modo salvare un regno e ritrovare se stesso.
Parigi, 1314. Odore di carne tra le fiamme si leva dalle pire su cui bruciano i templari traditi da Esquieu de Floyran, da tutti detto Squinn. E lui l'uomo che ha consegnato agli inquisitori di Filippo il Bello il gran maestro Jacques de Molay. Ma perché ha tradito? Lo ha fatto per interesse, oppure il suo è stato un estremo tentativo di restituire al Tempio l'antica dignità, abbattendone i simboli ormai corrotti? Squinn è l'ultimo ad aver visto la sacra teca che potrebbe assicurare al suo detentore un potere di ricatto enorme sul papato e sulle monarchie di diritto divino, cambiando così il corso della storia, e suo malgrado diventa l'uomo più ricercato di Francia: lo inseguono gli agenti del re, i mendicanti assassini della corte dei miracoli dove vive la bellissima zingara Corinna, che lo ama perdutamente - e soprattutto i neri cavalieri kadosh, i "santi" della cavalleria esoterica, delle cui schiere aveva un tempo fatto parte. Ma lui vorrebbe solo allontanarsi da tutto, dimenticare se stesso, il proprio passato, e trovare quella pace che soltanto la morte può concedergli. E quando, peregrinando per l'Europa, stringerà una profonda amicizia con il più grande viaggiatore nell'aldilà, quel Dante Alighieri maestoso personaggio di questo romanzo, la sua curiosità per ciò che ci aspetta alla fine della vita diverrà insaziabile.
Il humanista e statista inglese Thomas Morus (1478-1535) scrisse la sua opera fondamentale nel 1515/16 a Bruges durante le sue trattative con i mercanti fiamminghi. L'opera di Morus contrasta due mondi. Nel primo parte, attraverso un dialogo, vengono messe in luce le ombre dell'Inghilterra contemporanea, dove la proprietà privata è vista come la radice dell'arroganza e di tutti i mali, che spacca la società in classi: nobiltà e alto clero accumulano ricchezze sfruttando la popolazione lavoratrice. In risposta alla domanda su come possa funzionare una società in cui alcuni si basano sul lavoro degli altri, il narratore Raphael Hythlodeus, un "sognatore" viaggiatore, invita a visitare l'isola di Utopia, dove ha vissuto a lungo. Anche se il sogno di una comunità ideale è svanito, possiamo lasciarci ispirare da Morus per concepire un modello di società globale che viva in pace, protetta dal diritto. L'opera stimola a riflettere sugli impulsi "utopici" di Morus.
Requisitoria appassionata, il "libro dell'orrore" costruito da Pietro Verri raccoglie le testimonianze documentarie del processo agli untori del 1630, uno dei casi più crudeli della storia del diritto.