Per alleviare insopportabili impulsi
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Nessun narratore americano contemporaneo ha rinnovato con tanta originalità la tradizione dell'umorismo ebraico come Englander. Con trent'anni, riesce a mescolare la meccanica delle comiche da film muto con la clownerie dell'apologo jiddish, presentando un catalogo di tic e manie degli ebrei. Le sue storie, ricche di verve comica, galleggiano sulle grandi tragedie del popolo ebraico. Reb Yitzhak si rivolge alla moglie solo due volte l'anno: per Pasqua, quando deve tirare fuori i piatti rituali, e quando, per sbarcare il lunario, si traveste da Babbo Natale, suscitando sospetti di pedofilia. Pinchas Pelovic, mai pubblicato, si trova in carcere e, mentre affronta la violenza della polizia staliniana, decide di comporre a memoria il racconto che lo renderà felice. Sessanta righe lo legittimeranno di fronte ai celebri scrittori con cui condivide la prigione, impegnati in diatribe talmudiche. Charles Luger, una sera in taxi, è colpito dalla sua neshama Jiddish, che lo spinge verso una grottesca riabilitazione all'ortodossia, guidato da un rabbino californiano. Englander esplora il confine tra legge di Dio e necessità della Storia, tra le ragioni dell'ebraismo e la modernità di fine millennio, creando un coro di vittime e carnefici confusi, come comparse di un film di Groucho Marx.









