È raro che una parodia superi l'originale ma Triste, solitario y final (1973), del grande scrittore argentino Osvaldo Soriano, è anche un'elegia, per il romanzo giallo e per il cinema. Soriano, infatti, resuscita Philip Marlowe, l'investigatore privato di Raymond Chandler diventato oggetto di culto tra i fans del sottogenere, e lo mette sulle piste di Stan Laurel e Oliver Hardy, John Wayne e Charlie Chaplin. Un eroe dell'«hard-boiled-school» si ritrova faccia a faccia con il vecchio cinema: un commosso, irriverente ricordo di due miti nordamericani diventati universali.
E così, con la sua inesauribile capacità affabulatoria e con il suo stile unico e raffinatissimo, ci racconta di vecchi libri che si fanno scoprire quasi intenzionalmente, degli autori di quei libri, dei libri che lui stesso ha scritto; ma non solo: di scrittori e critici come Francisco Rico, del suo amico e maestro Juan Benet, di John Gawsworth, ma anche di Francisco Franco, del fratellino Julianín morto a tre anni, di sua madre, dell'eredità del titolo di re dell'isola di Redonda... E la voce di Marías è qui piú sorprendente che mai, come se fosse «una voce capricciosa e imprevedibile ma che tutti conosciamo, la voce del tempo quando ancora non è passato né si è perduto e forse per questo neppure è tempo, forse lo è soltanto quello che è trascorso e può essere raccontato o cosí sembra, e che per questo è l'unico ambiguo».
«Ciò che commuove di piú, in un romanzo, è riconoscere situazioni ed emozioni vere che sapevi ma non sapevi di sapere». Javier Marías Tutto comincia all'improvviso. In un appartamento di Madrid, Marta invita a cena Víctor. Il marito Eduardo è a Londra per lavoro, il figlio finalmente dorme. I due, che si conoscono appena, si baciano, hanno davanti un'intera notte. Ma a un tratto, Marta si sente male. Muore in pochi minuti. Cosa fare? Nulla potrebbe essere piú paurosamente casuale di quell'evento. Victor rimane impigliato nei fili misteriosi della vita della sua non-amante e ne insegue come in un labirinto i segreti, fino a scoprire a poco a poco situazioni incredibili e personaggi sfuggenti. Nessuno è quello che sembra, fantasmi e chimere hanno piú consistenza delle persone in carne e ossa (il titolo del libro è tratto dal Riccardo III di Shakespeare). Marías è bravo a disseminare la vicenda di indizi e dettagli come in un giallo e mostrarci l'altra metà della vita, quella nascosta e dissimulata. Raccontandoci l'inganno e svelandone la macchina che esso mette inevitabilmente in moto, Domani nella battaglia pensa a me racconta l'illusoria realtà in cui siamo sprofondati.
L'Argentina dell'esilio vista da Parigi e l'Italia e l'Europa osservate dalla Buenos Aires del ritorno sono il contesto in cui Soriano popola gli anni con figure e figurine. Eroi, leggende popolari come Gardel, scrittori in cerca di identità, artisti che aspirano a una vita straordinaria, ribelli in cerca di utopie e poveri in cerca di dignità umana si intrecciano in un racconto che mescola malinconia, ironia e umorismo. Soriano esplora il mistero nei grandi eventi collettivi, in un tango famoso o negli occhi di un gatto che riposa su una scrivania. L'edizione di Rebeldes, soñadores y fugitivos, presentata al lettore italiano quattro anni dopo la morte dell'autore, recupera testi non tradotti dalla prima edizione italiana del 1991, ora proposta in versione definitiva, con l'aggiunta di numerosi altri scritti pubblicati principalmente su «il manifesto». I lettori possono così scoprire o riscoprire storie come quella di Cristina Onassis o la leggenda della russa María, accanto alle disavventure del mitico don Salvatore, pianista del teatro Colón per i suoi parenti in Italia e ciabattino nella realtà. Tutti protagonisti di un'arte di vivere faticosa ed entusiasmante, di cui Soriano è stato un attento e commosso testimone, raggiungendo, attraverso la fantasia, una sorprendente precisione e verità.