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Magda Olivetti

    Piccola Biblioteca - 189: Beate e suo figlio
    Gelo
    • Gelo

      • 371pagine
      • 13 ore di lettura

      Un chirurgo incarica un suo studente di studiare segretamente il comportamento di suo fratello, un anziano pittore isolato a Weng, un paesino d'alta montagna. Durante lunghe passeggiate in un paesaggio gelido e malinconico, lo studente si perde nei monologhi ossessivi del pittore, dove verità lancinanti emergono tra allucinazioni, manie e memorie autobiografiche. Il romanzo coinvolge progressivamente lo studente e il lettore nella psicosi visionaria del pittore e nella vita quotidiana di un villaggio abitato da persone prive di ogni luce di redenzione. Questo lavoro, pubblicato nel 1963, ha rivelato Bernhard come uno dei grandi scrittori del Novecento. I lunghi monologhi di Strauch, il pittore pazzo, introducono un nuovo stile e una sintassi labirintica che caratterizzeranno le opere successive di Bernhard e i suoi epigoni. Tra memorie, deliri, congetture filosofiche e allucinazioni, Strauch trasforma il suo orrore per il mondo in una performance istrionica, ironica e complice con il suo interlocutore, rappresentando la reazione naturale dei lettori.

      Gelo2008
      3,8
    • Beate e suo figlio diciassettenne Hugo trascorrono le vacanze su un lago vicino a Vienna. Dopo la perdita del marito, un celebre attore, Beate trova nei tratti di Hugo un riflesso del suo amato. Nonostante le attenzioni di un corteggiatore, Beate è certa che il suo unico amore rimarrà per sempre quell'attore, eternamente giovane e capace di indossare molte maschere. Nelle sue braccia, Beate era stata l'amante di eroi e ribaldi, ma un giorno, nel tranquillo ambiente lacustre, l'insicurezza la colpisce: una donna, coetanea e attrice, sembra avvicinarsi a Hugo. Questo la fa sentire sull'orlo della follia. La donna le riflette un'immagine che non vuole riconoscere e, da quel momento, la sua vita inizia a vacillare. Si interroga se il suo amore per l'attore non fosse stato un inganno reciproco. Nella piccola comunità di villeggianti, si accorge di desiderare un compagno per Hugo, scoprendo una notte inquietante. La storia converge verso un climax in cui il gioco degli specchi e delle identità diventa insostenibile, e Beate si ritrova intrappolata con il suo unico vero amante: suo figlio. Questo racconto, che qualcuno potrebbe attribuire a Schnitzler, è una delle sue opere più riuscite del 1913.

      Piccola Biblioteca - 189: Beate e suo figlio1986
      3,7