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Dario Mazzone

    La Biblioteca di Repubblica - 58: Utz
    Utz
    Biblioteca Adelphi - 222: Che ci faccio qui?
    Lettera al mio giudice
    • Lettera al mio giudice

      • 206pagine
      • 8 ore di lettura

      Una ragazza minuta, pallida, arrampicata su alti tacchi, nella vita di un uomo «senza ombra», la cui esistenza, così normale, si avvicina sempre più al confine con l’inesistenza. E quella donna è l’ombra stessa, qualcosa di oscuro e lancinante al di là di ogni ragione, che conduce tranquillamente alla morte. Una storia carica di intensità, esaltazione e angoscia.

      Lettera al mio giudice
      4,1
    • In questo libro Bruce Chatwin raccolse, negli ultimi mesi prima della morte, quei pezzi dispersi della sua opera che avevano segnato altrettante tappe di una sola avventura, di tutta una vita intensa come «un viaggio da fare a piedi». Qui lo vedremo spuntare nei luoghi più disparati e fra le persone più opposte: al seguito di Indira Gandhi mentre annota un diario esilarante o in visita da Ernst Jünger, alla ricerca dello yeti o in quartieri malfamati di Marsiglia, o in Africa mentre si scatena un colpo di Stato, a cena con Diana Vreeland o con Werner Herzog nel Ghana o con un geomante cinese a Hong Kong. I numerosi lettori di Chatwin sanno che egli fu, prima ancora che un romanziere e un saggista, qualcuno che è sempre in viaggio e osserva ogni esperienza con lo sguardo penetrante di chi, a partire da qualsiasi cosa, vuole andare il più lontano possibile. Con lui riscopriamo che il tono di fondo del narratore in genere è quello del viaggiatore che si ferma a ricordare ciò che ha visto. Il timbro, l’asciuttezza, l’icasticità della prosa di Chatwin sono stati uno dei grandi e preziosi doni letterari degli ultimi decenni. E proprio alla fine di queste pagine Chatwin ci svela, con un guizzo finale di mirabile teatralità, che dietro l’arte della sua prosa ha sempre operato un consiglio che una volta gli diede Noel Coward, «il Maestro»: «Non si lasci mai intralciare da preoccupazioni artistiche».

      Biblioteca Adelphi - 222: Che ci faccio qui?
      3,9
    • Utz

      • 129pagine
      • 5 ore di lettura

      Kaspar Utz, protagonista del romanzo, è un collezionista di porcellane di Meissen, costretto a vivere a Praga con i suoi fragili tesori sotto lo sguardo di uno Stato poliziesco. Utz è un uomo astuto, simile a un trickster, e il suo legame con le figurine della sua collezione è quasi idolatrico. Riconosce che un collezionista è un teologo in incognito, spesso un eretico, e il suo rapporto con le porcellane riflette un profondo attaccamento. La sua vita è un segreto da proteggere, nascosto dietro una facciata di anonimato e squallore. La vera battaglia di Utz è contro il "rumore di fondo" della storia, che minaccia di cancellare le sue preziose figurine, simboli di un'epoca che non può essere intaccata dal tempo. La sua esistenza solitaria diventa una lotta per salvaguardare la collezione, un esercito silenzioso da sottrarre alle grinfie delle autorità. Questo romanzo esplora la sua lotta, culminando in una conclusione sorprendente. Pubblicato da Chatwin nell'autunno del 1988, poco prima della sua morte, è stato accolto con ammirazione come una "gemma squisita, compatta, luccicante e riccamente sfaccettata".

      Utz
      3,7
    • La Biblioteca di Repubblica - 58: Utz

      • 126pagine
      • 5 ore di lettura

      Ultimo libro pubblicato da Chatwin, questo romanzo fu subito salutato come "una gemma squisita, compatta, luccicante, riccamente sfaccettata". Secondo Susannah Clapp il protagonista di Utz (1988) ricorda assai da vicino un collezionista praghese di porcelane che Kate Foster, un colega di Sotheby's, "conobbe una trentina d'anni fa e di cui parlò a Bruce, il quale non molto tempo dopo andò a cercarlo... Era un uomo molto freddo e cinico, con una voce sottile e aspra e uno sguardo acuto, un uomo forse un po' grigio, ma di grande vigore intellettuale... la sua biografia si rispecchia, almeno a grandi linee, in quela di Utz: la collezione e la sua inspiegabile scomparsa, i dettagli dei pezzi più significativi, gli attriti con le autorità cecoslovacche, il matrimonio con la governate, il ristorante frequentato dai militanti del Partito".

      La Biblioteca di Repubblica - 58: Utz
      3,3