“Non ho bisogno di discolparmi, però alcune cose voglio raccontarvele. Soprattutto una: il Banco Ambrosiano non fallì, fu fagocitato da diversi parassiti. È giunta l’ora di ristabilire la verità.” Un protagonista in prima linea, coinvolto in misteri della Prima Repubblica, racconta il suo ruolo di faccendiere, agente segreto e massone. La sua storia si intreccia con eventi drammatici come la strage alla stazione di Bologna e la morte del banchiere Roberto Calvi, rivelando un oscuro panorama di potere che ha governato l'Italia seminando terrore. Francesco Pazienza narra la sua versione dei fatti, supportata da nuovi documenti, per chiarire la sua posizione riguardo al crac dell’Ambrosiano e le accuse di depistaggio. Rievoca gli ultimi giorni di Calvi, descrivendo l’Ambrosiano come un'entità ben più complessa di un semplice fallimento, e denuncia le manovre che hanno portato alla sua condanna per l'attentato di Bologna. La sua testimonianza offre uno sguardo diretto sull'Italia della Prima Repubblica, mettendo in luce sia il potere visibile della politica, da Andreotti a Cuccia, che quello invisibile dei servizi segreti e dell’Ufficio Affari Riservati. In un periodo di violenza e oscurità, Pazienza emerge come una figura centrale, che ha scontato le conseguenze delle sue azioni in carcere.
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