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Maider Lafourcade

    Io non soffro per amore
    Cosmofobia
    • Cosmofobia

      • 368pagine
      • 13 ore di lettura

      È il popolarissimo quartiere madrileno di Lavapiés il fulcro intorno a cui ruota questa composita «storia di storie incrociate», questo libro sulle occasioni perdute o colte. Tra le vie di Lavapiés i molti personaggi di questo romanzo intersecano i sapori e i colori, i cibi e i costumi, le leggende e le lingue di una società multietnica, composta per lo più da immigrati e povera gente, ma anche da artisti, intellettuali e scrittori. C'è chi non sa se il giorno dopo avrà da mangiare e chi ha appesi nell'armadio vestiti da migliaia di euro; ci sono i bambini che frequentano la ludoteca e le donne del centro di autoaiuto: ecuadoregne, marocchine, senegalesi e spagnole, vittime di maltrattamenti; e c'è anche una scrittrice di nome Lucía Etxebarría... E i loro destini si incrociano, tra amori ordinari e straordinari, tra storie di amicizia o d'interesse, di successo o di quotidiana sopravvivenza, di malessere e di malattia.

      Cosmofobia
      3,4
    • Io non soffro per amore

      • 280pagine
      • 10 ore di lettura

      Smettere di soffrire per amore si può. Parola di Lucía Etxebarría. Tutto sta nello sfatare certi miti e nel saper lavorare su se stessi. Cosa regala, infatti, l'amore? La sensazione inebriante di toccare il cielo con un dito, di sentire che siamo creature uniche e meravigliose, indispensabili per il prossimo come l'aria che respira? Ci rende infinitamente sicuri di noi? La realtà è spesso assai diversa. Dietro donne e uomini che si accaniscono a voler assomigliare ai modelli imposti dai media, che sfilano per le strade sfoggiando vestiti identici, con corpi smilzi a forza di patire la fame e con relazioni all'apparenza felici, si nascondono quasi sempre un'insicurezza di base e l'incapacità di volersi bene veramente o almeno di accettarsi. Ci sono persone scontente di sé, perché qualcuno le vuole cambiare, oppure le svaluta, o perché nel partner cercano, sbagliando, una figura parentale. A tutti costoro, senza distinzione di genere, gusti sessuali o ambiente sociale, l'autrice mette a disposizione la propria esperienza diretta di donna disinibita e in apparenza scanzonata, ma capace di un'autoanalisi sincera. Lo fa senza imbarazzi, mezzi termini o inibizioni: ricorda a maschi e femmine che a contare davvero non è l'immagine, ma l'indipendenza di giudizio. Conquistandola sarà più facile piacere a se stessi, instaurare un rapporto sereno con gli altri e riuscire finalmente a dire basta con le pene d'amore.

      Io non soffro per amore
      3,3