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Claudio Moreschini

    Consolation of Philosophy
    Storie - La guerra del Peloponneso
    Minima - 9: Il manuale di Epitteto
    • Minima - 9: Il manuale di Epitteto

      • 89pagine
      • 4 ore di lettura

      Quando Leopardi informò l’editore Stella di Milano, il 9 dicembre 1825, di aver completato la traduzione in volgare del Manuale di Epitteto, l’opera era già ben nota e apprezzata tra i dotti. Era stata oggetto di significativi studi filologici, soprattutto in Inghilterra e Germania, e tradotta diverse volte in Italia da autori come Salvini, Pagnini, Giovio e Lapi. Leopardi non “scoprì” né “rivalutò” il Manuale, ma riuscì a rendere l’arduo greco dell’originale in una forma fluida e accessibile, che ancora oggi si legge con facilità. Inoltre, conferì all’opera una nuova rilevanza, in sintonia con il suo progetto filosofico, ben rappresentato nelle Operette morali. Redatto in un breve periodo con grande dedizione, questo “lavoruccio” era particolarmente caro a Leopardi, sia per il suo contenuto morale e filosofico, sia per la sua riuscita stilistica. Tuttavia, il poeta non ebbe mai la soddisfazione di vederlo pubblicato: la prima edizione, curata da Antonio Ranieri, apparve solo nel 1854, otto anni dopo la sua morte.

      Minima - 9: Il manuale di Epitteto
      4,2
    • Storie - La guerra del Peloponneso

      Saggio introduttivo di Domenico Musti

      • 1632pagine
      • 58 ore di lettura

      La nostra civiltà è nata in Grecia. Leggere le opere di Erodoto e Tucidide significa risalire alle origini della cultura occidentale, ripercorrere le tappe dell’evoluzione di concetti come città, politica, democrazia; ma significa anche contemplare la parabola di una nazione che, piccola e divisa, riuscì a sconfiggere il più potente impero dell’epoca e, divenuta ricca e potente, finì con l’annientare un’intera generazione in una disastrosa guerra fratricida. Le Storie di Erodoto (485-425 a.C. ca.) fanno rivivere il fascino del favoloso Oriente, l’eterno mistero dell’Egitto e la grandiosa saga delle guerre persiane, attraverso pagine indimenticabili che rievocano l’epopea dei Trecento di Leonida alle Termopili, l’empia arroganza del re persiano Serse, l’audacia di Temistocle a Salamina. Raccontando la guerra del Peloponneso che, cinquant’anni dopo le guerre persiane, spaccò a metà il mondo greco, Tucidide (460-400 a.C. ca.) si interrogò sui meccanismi che muovono la storia, sulla moralità del potere, sulla giustizia dei forti e la giustizia dei deboli: questioni sempre attuali perché, “essendo la natura umana quel che è, torneranno prima o poi a ripetersi con modalità simili”. Il saggio introduttivo di Domenico Musti, scritto appositamente per questa edizione, traccia un profi lo della storiografi a greca e analizza i princìpi e i criteri ideologici delle opere qui presentate.

      Storie - La guerra del Peloponneso
      4,1
    • Unjustly imprisoned and waiting to die, Boethius penned his last and greatest work, Consolation of Philosophy, an imaginary dialogue between himself and Philosophy, personified as a woman. Reminiscent of Dante in places, Boethius's fiction is an ode-to-philosophy-cum-Socratic-dialogue. Joel Relihan's skillful rendering, smoother to the modern ear than previous translations, preserves the book's heart-rending clarity and Boethius's knack for getting it just right. Listen to him on fortune: "We spin in an ever-turning circle, and it is our delight to change the bottom for the top and the top for the bottom. You may climb up if you wish, but on this condition: Don't think it an injustice when the rules of the game require you to go back down."Consolation of Philosophy recalls the transience of the material world, the eternality of wisdom, and the life of the philosopher. Boethius was deeply influenced by the Platonist tradition, and this piece is one of the more powerful and artful defenses of a detachment that feels almost Buddhist. For anyone who's felt at odds with the world, Consolation is a reminder that the best things in life are eternal. Boethius must be right: the book is just as meaningful today as it was in the sixth century when he wrote it. --Eric de Place

      Consolation of Philosophy
      4,0