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Nives Vidrih

    Iz notranjosti
    L'officina del diavolo
    Il club dei bambini strani
    • Il club dei bambini strani

      Romanzo per ragazzi

      Mila, Petr, Katka e Franta sono considerati strani dagli altri. Mila, dieci anni, ama gli animali, in particolare gli insetti e i ragni. Sa anche "perdersi dal mondo": quando si concentra, tutto il resto smette di esistere. Petr, che frequenta la quarta elementare, sembra un bambino di prima. È un abile disegnatore, ma ha paura del buio e di ciò che potrebbe nascondere. Quando riesce a dormire, ha incubi terribili. Katka non ha amici, si sente grassa e brutta. Ha paura di parlare con le persone e trova felicità solo nei libri. Franta ha problemi alle gambe e usa le stampelle. È arrabbiato per la sua disabilità e spesso è scortese con gli altri. Si diverte a girare video su YouTube, in particolare quelli in cui provoca gli altri. Questi quattro si incontrano per caso. Inizialmente non sono amici, ma solo bambini strani che trascorrono del tempo insieme. Poi, pianificano una fuga da casa e vivono un'esperienza indimenticabile.

      Il club dei bambini strani2021
      4,3
    • L'officina del diavolo

      • 167pagine
      • 6 ore di lettura

      Theresienstadt, la “città della morte”, luogo di nascita del narratore di questa storia, è in procinto di essere distrutta, a eccezione del famigerato campo di concentramento nazista, ridotto a un asettico museo dello sterminio, che l'ha resa famosa in tutto il mondo. Gli abitanti in rivolta si organizzano e costruiscono un luogo di commemorazione alternativo e autogestito, che diventa ben presto meta di giovani turisti da tutto il mondo alla ricerca dei parenti che lì hanno perso la vita e al tempo stesso di un luogo di libertà e trasgressione. Dopo ripetute minacce, lo Stato decide di abbattere questa sorta di “comune”, così il protagonista fugge insieme a due “osservatori” bielorussi in direzione Minsk, dove gli si offre l'opportunità di partecipare alla costruzione della nuova "fabbrica del diavolo", che promette al turista in cerca di emozioni forti un autentico "viaggio nell'orrore”. Tra personaggi picareschi, mirabolanti fughe e situazioni grottesche, “La fabbrica del diavolo” è una critica feroce alla memoria dei totalitarismi ridotta a puro mercato, che con gusto tipicamente postmoderno mescola ironia dissacrante e “horror vacui”, e smonta le chimere di un socialismo utopico e kitsch con la sola arma del paradosso, lasciandoci alla fine qualche interrogativo in più e molte speranze in meno.

      L'officina del diavolo2010
      3,5