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L’uomo si dimentica facilmente di essere uomo. Kolyma, fiume che scorre nell'estremo Nord-est siberiano, è il luogo in cui milioni di deportati, schiavi del regime staliniano, hanno costruito città e infrastrutture, creando la più grande regione mineraria dell'URSS tra gli anni Trenta e Quaranta. I Racconti di Kolyma sono una testimonianza tragica sui gulag sovietici, su ciò che nessuno dovrebbe vedere né sapere. Varlam Salamov, confinato a Kolyma dal 1937 al 1953, inizia a comporre il suo monumentale mosaico contro l'oblio subito dopo il ritorno a Mosca. Kolyma è una desolata regione di paludi e ghiacci, dove l'estate dura poco più di un mese e il gelo può scendere a sessanta gradi sotto zero. Qui, milioni di persone sono state deportate e sfruttate per la colonizzazione. Salamov, già rinchiuso in un lager degli Urali, ha vissuto l'orrore di Kolyma e ha deciso di dedicare la sua vita a raccontare la verità su questa esperienza. "Il lager è una scuola negativa", scriveva a Solzenicyn, sottolineando l'importanza di dire la verità, per quanto terribile sia. I suoi ricordi si snodano come una partitura musicale, con temi che si intrecciano: l'arrivo nei campi, i vari tipi di carcerieri, le condizioni di lavoro forzato e la natura ostile, carica di significati simbolici.

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I racconti della Kolyma, Варлам Тихонович Шаламов

Lingua
Pubblicato
2009
Rilegatura
(In brossura)
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4,7
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Titolo
I racconti della Kolyma
Lingua
Italiano
Pubblicato
2009
Formato
In brossura
ISBN10
8845915034
ISBN13
9788845915031
Prima pubblicazione
1951
Titolo originale
Voskresenije listvennicy
Valutazione
4,7 su 5
Descrizione
L’uomo si dimentica facilmente di essere uomo. Kolyma, fiume che scorre nell'estremo Nord-est siberiano, è il luogo in cui milioni di deportati, schiavi del regime staliniano, hanno costruito città e infrastrutture, creando la più grande regione mineraria dell'URSS tra gli anni Trenta e Quaranta. I Racconti di Kolyma sono una testimonianza tragica sui gulag sovietici, su ciò che nessuno dovrebbe vedere né sapere. Varlam Salamov, confinato a Kolyma dal 1937 al 1953, inizia a comporre il suo monumentale mosaico contro l'oblio subito dopo il ritorno a Mosca. Kolyma è una desolata regione di paludi e ghiacci, dove l'estate dura poco più di un mese e il gelo può scendere a sessanta gradi sotto zero. Qui, milioni di persone sono state deportate e sfruttate per la colonizzazione. Salamov, già rinchiuso in un lager degli Urali, ha vissuto l'orrore di Kolyma e ha deciso di dedicare la sua vita a raccontare la verità su questa esperienza. "Il lager è una scuola negativa", scriveva a Solzenicyn, sottolineando l'importanza di dire la verità, per quanto terribile sia. I suoi ricordi si snodano come una partitura musicale, con temi che si intrecciano: l'arrivo nei campi, i vari tipi di carcerieri, le condizioni di lavoro forzato e la natura ostile, carica di significati simbolici.